lunedì 4 luglio 2011

un mezzo prodigio

di lo Scorfano


Il latino è difficile, si sa. Però, in un liceo, è una materia importante e bisogna studiarlo bene, perché è facile avere le insufficienze in latino. E poi si arriva in quinta e c’è l’esame di maturità, e c’è anche il latino. E il latino è importante e bisogna saperlo ed evitare di essere fregati dal latino proprio all’ultimo anno, quando il peggio è passato. E almeno quel po’ di letteratura bisogna conoscerla, insomma.

Però, sarà pur importante il latino, ma all’esame di maturità non lo chiedono mai, diciamoci la verità: pochissime domande, spesso con il terrore di causare guai e lamenti, timidi tentativi di interrogazioni che prevedono timidissime risposte. E allora, già nell’autunno scorso, io ho ho guardato i miei ex ragazzi di quinta e mi sono detto (e ho detto loro): noi il latino lo studiamo bene, ci mancherebbe, soprattutto la letteratura cristiana del primi secoli, che mi piace assai; però, visto che tempo ne abbiamo a sufficienza, magari facciamo anche qualcos’altro, che ne dite?

Loro hanno detto di sì, ovviamente.      
        E il qualcos’altro è stato preparare con un po’ più cura del solito le tesine, proprio per l’esame di maturità. Lo abbiamo fatto in classe, spiegando cosa sia una bibliografia, come si citino i titoli di una bibliografia, come vada impostata una ricerca, cosa debba significare la parola «multidisciplinarità» e perché le mappe concettuali interdisciplinari siano uno strumento sostanzialmente inutile, se uno sa da dove parte e dove vuole arrivare.

Ma lo abbiamo fatto anche fuori dalle ore di lezione, però (sì, lo so, sono un cretino, lo so: me lo ricorda tutti i giorni la mia ragazza, non c’è bisogno che anche voi lo facciate). Ogni sabato, infatti, me ne prendevo un paio (dei miei ex ragazzi di quinta), alla fine delle lezioni, e andavamo a mangiarci insieme un panino o una pizza (conto alla romana, sia chiaro). E lì parlavamo delle tesine. E io, spesso sorprendendoli, non davo loro risposte, ma mi divertivo a fare domande. E le domande parevano non servire a nulla, parevano solo mettere in difficoltà quei ragazzi con il panino in mano, che si aspettavano piuttosto dei chiarimenti o delle idee geniali (che io non ho). Ma le domande agiscono molto più delle risposte, si sa; e infatti a un certo punto sono state proprio certe domande (alcune, mica tutte) a definire i profili delle loro tesine, a indicarne il senso, a tracciare una rotta. Da una domanda si può partire, da una risposta non si può far altro che smettere di cercare.

È stato particolarmente interessante vedere come certe tesine partivano per dimostrare qualcosa che poi non riuscivano affatto a dimostrare; ed è stato bello, in quel momento di impasse scoraggiante, superato lo sconforto momentaneo, far capire ai ragazzi che anche quella può essere un’ottima tesina: il racconto di un’indagine che non ha portato i frutti sperati, ma che ne ha messi in evidenza altri, inaspettati eppure anch’essi degni di essere raccontati. Ci è successo con la presunta affinità tra Seneca e san Paolo, ma anche con una lettura “matematica” delle Lezioni americane di Calvino, e anche con una ricerca sulla devozione locale di Montisola, una delle località più caratteristiche del nostro lago. I ragazzi hanno portato belle tesine all’esame, alla fine.

E tutto sarebbe finito qui, naturalmente. Loro si sarebbero fatti l’esame orale, le tesine sarebbero passate un po’ in secondo piano, i punteggi e il calcolo dei possibili bonus avrebbero preso il sopravvento, come è normale che avvenga. Io lo immaginavo già prima, già in autunno, già mentre mangiavo pizze e panini con loro, e sono andato tranquillo e rassegnato a sentire gli orali dei miei ex ragazzi di quinta.

Però, la vita, che pure forse non è bella, è senz’altro originale, e di questo le va dato atto. Ed è successo quel mezzo prodigio che, alla fine, ha cambiato tutto; mezzo prodigio che ha avuto il volto e la parlata meridionale del presidente di commissione. Il quale fin da subito, fin dalla prima tesina, si è fermato ad ascoltare, come non avevo mai visto un presidente fare in nessuna commissione. E fin da subito, fin dalla prima tesina, ha cominciato a commentare le tesine, lodandole, facendo complimenti ai ragazzi appena terminata l’esposizione, mettendo in evidenza punti di forza che nemmeno io avevo individuato, chiedendo chiarimenti e coinvolgendo spesso tutta la commissione.

Magari lo faceva per mestiere, è possibile; o forse solo per strategia, per indirizzare l’esame orale verso un finale positivo, può darsi. Però, intanto, lo faceva. E i ragazzi ne erano contenti e la tesina acquistava, un esame dopo l’altro, un significato sempre maggiore, destava interesse, fin quasi a diventare (quello che secondo me dovrebbe essere sempre) il cuore stesso dell’esame. È andata bene, insomma: è andata benissimo. E si annunciano anche voti molto alti, che i miei ex ragazzi di quinta si sono meritati.

Ma, ve lo assicuro, non vuole esserci vanteria in quello che vi ho raccontato. Ché anzi, io non mai stato nemmeno nominato, da nessuno, come se non fossi stato lì; e c’è quindi forse solo un minimo senso di latente impotenza in questa storia: perché c’è stato quest’uomo, stavolta, il presidente di commissione con la sua parlata napoletana, che ha dato forza al nostro lavoro. Altre volte, le prossime volte, quest’uomo non ci sarà. E rimarremo sempre (o almeno rimarrò io) con questo senso di vanità, che rende tutto terribilmente complicato.

Si lavora per il futuro remoto, lo sappiamo tutti, noi che facciamo il nostro mestiere; si lavora sperando che questi ragazzi, tra vent’anni, quando saranno avvocati, medici, ingegneri, architetti o funzionari di banca o agenti immobiliari o commessi all’esselunga, abbiano voglia, la sera o durante le vacanze estive, di leggersi un bel libro; che sappiano distinguere un bel libro da un brutto libro e che scelgano sempre quello bello; che sappiano consigliare ai loro figli (futuri remoti anche loro) un bel libro da leggere, quando andranno a scuola.

È questo il mestiere, insomma. Un mestiere di cui non si vede la fine, mai; da cui è quasi impossibile trarre riconoscimenti o soddisfazioni immediate. Ed è per questo che quando succede, come è successo a questo esame grazie a quest’uomo piovuto come presidente nella nostra commissione, quando succede quel piccolo mezzo prodigio, si ha la voglia di scriverlo e raccontarlo. Come un’esigenza, come una pretesa o un dovere. Altrimenti bisognerebbe semplicemente smettere, e non raccontare più niente.
 

13 commenti:

  1. Sono capitata qui per caso, seguendo le tracce della copertina di un libro di Perec - che sto rileggendo, come ha fatto il Disagiato tempo fa, perché mi ricordavo, vagamente, che mi era piaciuto moltissimo - e sono rimasta a leggere, un po' qui, un po' là, un po' di cose dello Scorfano (che mi ha fatto commuovere con il suo ultimo post sulle tesine) e un po' di cose del Disagiato (cui dico: fai il mestiere che avrei sempre voluto fare io e non ho fatto, se non per un breve periodo e come commessa, non come libraia, e fa una discreta differenza). E ho deciso che questo posto mi piace molto, e che tornerò a trovarvi entrambi.
    Saluti!

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  2. Grazie, Duck. Sei molto gentile e ci regali anche un po' di soddisfazione, che non fa mai male (a piccole dosi, ci mancherebbe) ;)

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  3. Ma non dovrebbe essere normale che la tesina dello studente maturando sia il centro dell'esame? o sono io che me lo sono sognato?

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  4. Hai detto bene, Gianni: dovrebbe...

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  5. @Duck Qui sono benvenuti più gli ex commessi che i commessi. Grazie

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  6. Che raggio di sole nella mia giornata difficile! Le cronache scolastiche dello Scorfano mi fanno venire voglia di comprare quaderni e matite... :)

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  7. Cara Tinni, contento soprattutto di aver acceso il raggio di sole. Poi il buio passa, prima o poi, fidati...

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  8. Ricordo che un mio studente alla maturità, qualche anno fa, voleva portare come tesine "Apollineo e Dionisiaco nella cività occidentale".

    Gli dissi che un 8000 pagine potevano essere buone per cominciare.

    Lo stesso atteggiamento si riverbera in quelle prove d'esame che dovrebbero "articoli di riviste specialistiche", e che non assomigliano neanche lontanamente alla letteratura specialistica (e non per colpa degli studenti).

    Gli studenti, checché se ne dica, sono degli idealisti astratti che non sanno cosa sia la concretezza: gliela dobbiamo insegnare noi, e il tuo modo, Scorfano, è un'ottimo modo.

    A latere, mi compiaccio molto (eh, sì, io mi compiaccio) del tuo interesse per il tardo antico.
    E mi chiedo: ti piacerebbe andare oltre?

    Intendo dire che io mi sto baloccando con l'idea di far studiare (magari con appositi progetti) il latino moderno: Erasmo e Galileo, per dire. Il Sidereus Nuncius è una lettura bellissima....Io vorrei costruire qualcosa in tal senso (e ci sono mille altre direzioni in cui può portare il latino).

    Ti interessa? Spero che la mia domanda non ti sembri impropria.

    uqbal

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  9. Caro LoSco,

    hai visto che il raggio di sole portato dal presidente di commissione dalla parlata un pò napoletana ti ha reso piacevole l'impegno di assistere a tutti gli orali dei tuoi ex-studenti di quinta? Già questo sarebbe un buon successo.

    Poi il fatto che le tesine con il tuo aiuto anche extra-orario siano state preparate con una cura aggiuntiva giustificherà l'extra valutazione finale. Ben fatto!

    Anche io leggendo della tua "incredulità" sull'apprezzamento e sulla nuova centralità acquisita dalle tesine mi sono un pò commosso. Sono anche io un cuore tenero, un pò come Duck.

    Ciao.

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  10. @Uqbal
    Sì, è un progetto che coltivo anch'io e che credo metterò in pratica nella prossima quinta : il latino di Galileo e di Keplero, per esempio. Lavorando in particolare in uno scientifico, mi sembra un'idea che possa funzionare.

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  11. @Marco cuore_vivo
    Grazie dell'apprezzamento. Ci voleva il presidente "raggio di sole" a darmi un po' di conforto ;)

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  12. Io spero di lavorare in uno Scientifico a settembre, e sto raccogliendo dei materiali "ad ampio spettro", che poi pensavo di pubblicare sul blog appena ho un attimo di tempo. Quando lo farò magari ti mando il link qui nei commenti.

    uqbal

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  13. Tutti i link utili sono graditi e ben accetti, ovviamente.

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)