«Non hai scritto nemmeno una riga sulla Giornata mondiale della Poesia, che è stata due o tre giorni fa... Nemmeno una parola, niente. Ma te ne sei dimenticato?»
No, non mi sono dimenticato. Non potevo nemmeno dimenticarmene in realtà, perché in tantissimi sul web (e in tantissimi su twitter) ne hanno parlato e scritto e raccontato e citato e laicato e ritwittato. Ma forse è stato proprio questo a mettermi malinconia, a farmi desistere, a dirmi che forse non ne valeva la pena ed era meglio tacere. Come se la poesia fosse morta, come se non esistesse più, come se le «giornate mondiali» fossero riesumazioni che non parlano a nessuno e che non servono a niente. E quindi ho taciuto.
Perché la sensazione è che non ci sia davvero niente da dire se non citare qualche verso distante decine o centinaia di anni. Perché la poesia non si vende e soprattutto non si legge più: e gli scaffali dei poeti nelle librerie sono infatti vuoti.










