venerdì 8 luglio 2011

le vacanze lunghe degli insegnanti

di lo Scorfano

«Be’, però le vostre vacanze sono molto lunghe, no?» mi dice lei. «Sì, insomma, abbastanza» le dico io. «Eh, tre mesi non sono solo abbastanza, sono di più che abbastanza» mi dice lei. «No, in realtà non sono mica tre mesi… Sono meno di due mesi, in realtà. Si finisce l’esame di maturità intorno al 7-8 luglio e si ricomincia alla fine di agosto (io, quest’anno, inizio il giorno 27): sono 50 giorni, a essere precisi» le dico io. «Vabbè, però non è detto che hai l’esame di maturità…» mi dice lei. «Se non ho l’esame, ci sono i corsi di recupero, che è uguale» le dico io. «E vabbè, ma sono poche ore al giorno e poi non sei nemmeno obbligato a tenerli… Tu quest'anno non li hai tenuti, per esempio» mi dice lei. «Sì, è vero: in quel caso finisco intorno al 20 giugno. Che fanno due mesi abbondanti», le dico io. «Ecco, appunto» mi dice lei, «vacanze lunghissime. Beato te.»

E beato me, allora, lo ammetto. Però, mentre lo ammetto, mi chiedo qualcos’altro: a cosa mi devono servire queste vacanze così lunghe? Io credo di saperlo, anche se voi siete già pronti a fare polemica. Io credo di sapere che queste vacanze così lunghe mi debbano servire a riposarmi, ma non solo: perché per quello basterebbe anche di meno.  
     Io dovrei leggere e studiare, in queste vacanze così lunghe: aggiornarmi, prendere in mano i libri importanti (non i romanzi gialli) che non ho avuto modo di prendere in mano durante l’anno, e studiare. Studiare. Non so se avete capito… Studiare.

Dovrei andare in biblioteca, cercare i testi critici appena usciti, oppure rileggere bene quelli che ho trascurato, oppure capire qualcosa di più di quello che ho finora capito male. Dovrei rileggere i classici e i moderni, rileggerne alcuni che so di non conoscere come dovrei, e prepararmi qualche nuova idea didattica su come impostare un ciclo di lezioni l’anno prossimo, dovrei cercare di capire cosa ho fatto male nell’ultimo anno di scuola e organizzarmi per farlo meglio l’anno prossimo. Dovrei leggere, studiare, rileggere, ricercare, capire. Ecco perché ho le vacanze così lunghe, mi dico io.

E lo faccio, tutto questo? No, non lo faccio. O almeno, lo faccio meno di come dovrei e potrei. E gli altri, i miei colleghi insegnanti, lo fanno? No, siamo sinceri, nemmeno gli altri lo fanno, non come potrebbero e dovrebbero. E perché? Perché nessuno ci controlla e nessuno ce lo chiede veramente, ecco perché. Perché a tutti va bene che noi insegnanti lavoriamo così così, anche maluccio, e ci accontentiamo di uno stipendio basso, e facciamo le vacanze lunghe: basta che non rompiamo le scatole, che non siamo troppo severi, che non ci crediamo dei veri professionisti. E, in silenzio, questo è diventato un patto che abbiamo accettato, con la complicità dei nostri sindacati; ed è stato il peggior errore che potevamo commettere. E quindi non studiamo e non leggiamo abbastanza: questa è secondo me una delle nostre gravi colpe, come insegnanti.

Mi ricordo, tanti anni fa, del professor Claudio Scarpati, all’università: fu lui a dirci, durante una lezione sull’Agamennone di Alfieri, che saremmo diventati insegnanti, in grandissima parte. «Lo so che ora non ci pensate e forse nemmeno lo volete, ma sarà così. La statistica dice che è così: la maggior parte di voi farà l’insegnante di scuola media o superiore. Ecco» ci disse «quando avrete quel ruolo così delicato, non dimenticatevi di quello che avete studiato qui; coltivatevi le vostre passioni, anche solo in una o due direzioni. Non abbandonate lo studio come se non fosse più roba per voi. Interessatevi, tenetevi aggiornati, lavorate sulle vostre conoscenze e non pensatevi mai come impiegati. Se riuscirete a farlo, a continuare a farlo, diventerete anche insegnanti bravi e probabilmente felici». E poi ricominciò a leggere Alfieri.

Oggi, io credo che avesse completamente ragione. E mi dispiace di questa mancanza che noi insegnanti abbiamo, in questo paese. Mi dispiace ancora di più quando costringo i miei alunni a preparare uno schema per valutare i loro insegnanti e mi rendo conto che loro, i ragazzi, assegnano tantissima importanza proprio alla «passione»: e ripetono questa parola in cinque, in dieci, in quindici, tantissime volte, con ostinazione. E io mi dico che se la ripetono con così tanta insistenza è perché per loro conta tanto, per loro deve valere tantissimo: e se vale così tanto per loro, deve valere tanto anche per noi, che siamo lì per loro.

Dunque, questo è il rimrprovero che mi faccio e che faccio alla categoria cui appartengo, prima di ogni altro rimprovero: che non siamo capaci, spesso, di coltivare sul serio le nostre passioni, con la disciplina e la diligenza che sono necessarie a coltivarle, dedicando loro il nostro tempo estivo, studiando, leggendo, studiando, facendo fatica. A questo ci servono le vacanze lunghe: che in questo modo, anche se nessuno venisse a saperlo, non sarebbero nemmeno più vacanze ma la costruzione fondante del nostro lavoro, in qualche modo una delle sue parti più belle.

A volte vorrei che qualcuno mi costingesse, che mi filmasse e contasse le ore che d’estate io passo sui libri a studiare: mi piacerebbe che anche questo diventasse oggetto della valutazione del mio operato. Perché non si può trasmettere la passione ai nostri studenti (cosa che loro chiedono, e l’ho sempre saputo) se non siamo noi, per primi, animati dalla passione per quello che stiamo insegnando. Noi siamo la scintilla, prima di tutto.

A volte vorrei essere osservato e controllato: poi mi rendo conto che no, che sono grande, un uomo adulto, che devo sapere fare da solo. E che devo rileggere libri importanti quest’estate, devo andare in biblioteca, devo portarmi in giro per l’Europa libri che ridaranno respiro alla mia passione per la letteratura. E respirare forte. E non dimenticarmi che insegno letteratura perché è quella la passione a cui ho obbedito quando ero giovane: e non tradire la mia giovinezza, allora, almeno non tradire quella scintilla che ancora c’è. Visto che troppe altre cose, in effetti, le ho già ampiamente tradite.

23 commenti:

  1. Scorfano

    A me sembra che ammetti, ma poi ritrai, con molto talento retorico, e alla fine torni circolarmente la': le vacanze non sono tali perche' mi aggiorno e mi ricarico. Siamo onesti: abbiamo vacanze lunghissime. Lo studio, l'aggiornamento, la fatica che dici tu possiamo farle anche sotto una palma, oppure viaggiando, che e' come piace a me.

    In teoria le vostre ferie (le mie no, io sono precario) sono ad agosto, mentre a giugno e luglio siete a disposizione. Si potrebbero fare tante cose, come ad esempio programmare (e costruire in dettaglio) la didattica dell'anno successivo, ma a nessuno frega. Si potrebbe fare delle scuole dei veri centri-studi o centri-sociali, e invece no.

    La verita' e' che una delle ragioni per cui il nostro lavoro e' bello e' anche nelle lunghe ferie. In Scozia, dove i professori di scienze e matematica mancano, una degli slogan per attirarli e' "13 settimane di ferie l'anno!".

    Non c'e' niente di male. Il lavoro, e questo in Italia non lo vuole capire quasi nessuno, non si paga in relazione alla fatica, ma alla responsabilita' e alla competenza. E quelli direi che sono assai grandi per gli insegnanti, che si prendono in carico le basi della cultura che una persona si portera' appresso nella vita. Le famiglie ci mettono in mano i loro figli (e in questo discorso rientrerebbe anche quello dei nostri stipendi).

    Insomma, non e' che ci dobbiamo per forza arrampicare sugli specchi. Facciamo ferie lunghissime? Si'. Punto. Rubiamo i nostri soldi? No. Se ci mettessero a fare attivita' estive dovremmo farle? Assolutamente si'.

    uqbal

    RispondiElimina
  2. Io però di questa storia delle vacanze lunghe che ci viene rinfacciata ne ho piene le scatole. Quando qualcuno la tira fuori, dico: "Ho quelle previste dal mio contratto di lavoro, esattamente come te. Quando hai firmato il tuo, sapevi esattamente quante ferie ti spettavano, e lo sapevo anche io. Se ora non sei soddisfatto, hai sbagliato mestiere tu."

    RispondiElimina
  3. @uqbal
    Una minima precisazione: io ho 36 giorni di ferie, da contratto: per cui sono in ferie dal 14 luglio quest'anno (non sono a disposizione fino al 31).
    Quanto al resto, io rimango convinto che abbiamo effettivamente vacanze lunghe, che sia giusto che le abbiamo, proprio perché dovremmo usarle per la "rimotivazione" personale. Forse ho espresso la mia tesi in modo confuso, e quindi non è stata chiara. E' possibile: non so come mai, ma sono molto stanco in questi giorni. Nonostante le vacanze lunghe, appunto. ;)

    RispondiElimina
  4. @Galatea
    Sì, vero. Io volevo soltanto aggiungere che abbiamo vacanze lunghe perché ci sono dei validissimi motivi per cui è necessario che siano lunghe.

    RispondiElimina
  5. Però scusate, pure io che faccio l'impiegato avrei bisogno di 36 giorni filati per "rimotivarmi"... Non pensate che fare l'insegnante sia molto più stressante di fare diversi altri lavori.

    Deck

    RispondiElimina
  6. Vedi, Deck, il punto sta proprio qui: "rimotivarsi", per un insegnante, non significa (non deve significare) soltanto riposarsi. Significa soprattutto lavorare: studiare, aggiornarsi, prepararsi all'anno nuovo. sono tempi essenziali. Sarebbe bene capirlo, tutti; e sarebbe però bene farlo davvero, gli insegnanti.

    RispondiElimina
  7. beh...se posso aggiungere...le stesse cose vengono dette a noi formatori, che però finiamo a fine luglio e non possiamo durante l'anno prendere ferie. Le nostre ferie sono obbligatoriamente di 6 settimane tutte insieme...evi assicuro che agli invidiosi verrebbe davvero di rispondere male.
    Il post mi è piaciuto davvero molto.

    RispondiElimina
  8. @Lia
    Grazie mille, Lia, mi lusinghi. In ogni caso è vero anche per noi: dei 36 giorni, possiamo prenderne 6 fuori dal periodo estivo, salvo "esigenze superiori dell'istituto". Che poi ci sono sempre, le esigenze superiori, e quindi non possiamo in sostanza prenderli mai (o quasi mai).

    RispondiElimina
  9. È vero: le nostre ferie effettive sono poco più di 30 giorni: gli altri siamo "reperibili" o a "disposizione" (di nessuno).
    Comunque, a parte le parole sagge dette qui da te e da altri commentatori, aggiungo: ma che colpa sarebbe questa? Anche a me questa "accusa" ha rotto gli zebedei e, ad essa, replico dicendo, come Galatea, che qualunque cittadino, previo titoli ed esami può diventare insegnante di ruolo (e vorrei dirlo anche per coloro che ancora son precari: ad essi la mia solidarietà. Lo sono stato anch'io, 5 anni). Vale a dire - ed è per questo che siamo una categoria "bistrattata" politicamente? - per diventare insegnanti non occorr[evano] raccomandazioni, agganci, conoscenze: bastavano i titoli e gli esami per superare un concorso o una scuola di specializzazione.

    RispondiElimina
  10. E' vero, le vacanze sono lunghe.
    Noi abbiamo questa particolarità.
    Altri hanno i ticket per la mensa, altri ancora hanno il CRAL che gli procura gli sconti a teatro e le case delle vacanze a prezzo scontato, poi ci sono quelli che hanno l'auto aziendale, e il telefonino, e quelli che hanno i libri di testo gratis per i figli, e via via un elenco infinito di specificità contrattuali.
    Se poi vogliamo parlare dei professionisti e dei lavoratori autonomi, che magari scaricano dalle tasse anche la ricevuta del bagno pubblico..
    E c'è anche chi non lavora, qualche benestante che campa di rendita (tassata in modo irrisorio..) pure c'è, no?
    Sicuramente chi ci dice "beato te" rientra almeno in una delle precedenti categorie... :-)

    RispondiElimina
  11. Io da dipendente pubblico (geometra) ho i miei 30 giorni di ferie, 6 settimane, ed ho pochi problemi a prendermele più o meno quando voglio... Sinceramente, non vi invidio, così forzatamente tutte di fila, in una sola stagione dell'anno, sono mal sfruttabili.

    RispondiElimina
  12. Non per fare il pignolo

    Ma io nel conto ci metterei anche un due settimane abbondanti a natale, un'altra a Pasqua, e ponti vari...

    Col che non voglio dire che ci dobbiamo vergognare delle nostre vacanze, ma se gli altri ci invidiano, ci sta (come io invidio il mio amico che si scarica le macchine di servizio, perche' fa il rappresentante...).

    uqbal

    RispondiElimina
  13. Claudio Scarpati...: adesso capisco perché nei tuoi post a volte trovo così tanta affinità :-)
    Sì, è vero, noi prof abbiamo vacanze lunghe. Che servirebbero per ritemprarci e aggiornarci. Io mi aggiorno forse meno di quello che dovrei anche perché non so mai di preciso che classi avrò l'anno dopo (sia lavorando nello stato, sia nel privato, le cose non sono molto diverse...). Insegno per passione, e devo dire che la passione per questo mestiere, nonostante tutto, cresce. La coltivo come posso: soprattutto attraverso gli amici insegnanti (anche nei blog, come il tuo), e non solo. E la questione di avere amici da cui imparare a coltivare le proprie passioni, e tenerci al confronto con loro, non è solo questione di essere prof, ma di essere umani, punto. ("Homo sum: nihil humani... ).
    Serve umanità per non soccombere a qualsiasi mestiere: si possono far solo tre settimane di vacanze, ufficialmente, e passare 8 ore in ufficio sopravvivendo... Si possono vivacchiare anche tre mesi di vacanza...
    Comunque, dammi buoni consigli di lettura/aggiornamento, e io farò altrettanto (per esempio, tu hai già letto "Il mestiere di scrivere" di Carver? Bellissimo...)

    RispondiElimina
  14. Io quoto Randolph
    (anche se io di giorni di ferie ne ho 34)

    RispondiElimina
  15. Nell'apprezzare tutti i vostri interventi, che sottolineano cose giuste e sacrosante, faccio di nuovo notare che obiettivamente le nostre vacanze sono più lunghe della media. E io credo (credo) che sarebbe importante farle in qualche modo fruttare, non per il "mestiere" ma appunto per la passione che necessariamente deve animare il nostro mestiere. Poi si tratta solo di un'opinione, ovviamente, da prendere e, al limite, buttare via...

    RispondiElimina
  16. E' vero che d'estate si possono fare tante cose - leggere e studiare tutto quello che durante l'anno non è stato possibile fare, per esempio. Io questo periodo lo sto sfruttando al massimo, per esempio :-)
    E so che magari questo commento può sembrare solo un appunto stizzito, ma leggendo Uqbal mi è venuto in mente che io - che sono di ruolo e l'anno prossimo sarò nella stessa scuola dove sono stata quest'anno - ancora non so che classi avrò. E se volessi sfruttare ancora di più questo periodo, per esempio programmando più in dettaglio qualcosa, rischio di fare del lavoro che non mi servirà, perché invece di una seconda potrei avere una terza e invece di insegnare matematica potrei insegnare fisica, o roba così. E' utile sottolineare che molti colleghi che lavorano all'estero, oltre ad avere due mesi di vacanza, sanno esattamente cosa, come e dove insegneranno tra un paio di mesi?

    RispondiElimina
  17. E se mi permettete, riguardo al recupero delle forze... vogliamo parlare degli insegnanti di sostegno precario? Un anno scolastico a rincorrere allievi ipercinetici, a schivare oggetti, a grattare via le caccole e altri residui organici depositati nel corso della giornata... a coloro che mi dicono "beato te"... che dirgli? mi tolgo una caccola e la applico sulla sua maglietta di Armani! Buone vacanze!!! Tutte, fino all'ultimo giorno!

    fabio

    RispondiElimina
  18. Ho finito ieri, è da pasqua che non faccio un giorno di riposo, niente weekend perché il mio giorno libero, lunedì, è stato sempre impegnato da attività istituzionali. Adesso sono in vacanza e me ne vanto e quando sarò sufficientemente riposata, abbronzata, ristorata, mi metterò a studiare cose che ho dovuto trascurare per mancanza di tempo. Ma come dico sempre questo lo faccio principalmente per me stessa perché è solo così che posso, poi, contagiare con la mia passione. Buona estate a tutti gli insegnanti ;)

    RispondiElimina
  19. saverio fanigliulo10 luglio 2011 09:56

    Da un pò di tempo, ormai, non riesco più a staccare la spina, nonostante le " vacanze lunghe". Sarà passione, senso del dovere........
    Insegnanti per sempre!

    RispondiElimina
  20. ero sulla nave e leggevo il libro "la grammatica è una canzone dolce" di Erik Orsenna ho trovato alcune idee da poter utilizzare i prossimi anni..... mi chiedo,come Saverio, sarà passione .....o senso del dovere? x me è il secondo buone vacanze lunghe a tutti gli ins da Mary

    RispondiElimina
  21. Posso permettermi di insistere?

    Anche io sono un insegnante e sento anch'io tornarmi l'ispirazione nella dolcezza di un giugno che muore in un principio d'esteate.

    Però, riprendendo Mary, Saverio ed Emanuela altri: non sarebbe il caso di mettere in prospettiva quel che è il nostro unico vero privilegio (vox media, declinabile tanto in positivo quando in negativo)?

    Non siamo gli unici a lavorare per passione, non siamo gli unici a dover pianificare, non siamo gli unici ad essere umani (Monica). Siamo forse gli unici ad avere un giorno libero a settimana aggratis, però.

    Credo che un po' meno di compiacimento (e di rivendicazionismo) e di senso dell'alterità ci aiuterebbe anche a rientrare in contatto con chi ci guarda con ostilità. Sicuramente a torto, decisamente a torto, ma con qualche appiglio.

    E rimango dell'idea che lavorare per la scuola almeno un mese dopo la fine della scuola, a prescindere dagli esami, sarebbe assai necessario.

    uqbal

    RispondiElimina
  22. Io lo faccio. Studio in continuazione, credo sia importante: non leggo le cose che mi piacerebbe leggere solo per me stesso, ma do' la priorità a quelle che leggo per le ricadute educative. Monografie scientifiche: compro e leggo. Cerco di non farmi catturare da Internet se non per innescare la curiosità e per ... risparmiare qualche soldo. La sensazione (almeno quella) di diventare più competente, il "dialogo" critico con gli autori, mi danno un appagamento ancora maggiore delle letture di "distrazione" che soddisfarebbero esclusivamente il mio piacere della lettura e la mia curiosità. Ecco: cerco di rifuggire dalle distrazioni proprio perché ho in mente precisi progetti.

    Credo che dietro tutto ciò ci sia una finalità precisa: quella di lasciare un segno, un esempio, un contributo tangibile a migliorare l'insegnamento, e che questo sia comune a molti di noi che qui hanno scritto di come impiegare le ferie.

    E' vero: le classi riconoscono la nostra passione, e facciamo bene a coltivarla. Ma la passione non è l'unico requisito della professionalità. Molto altro può derivare dalla comprensione di opere di psicologia educativa, se non altro in termini di saper dare un diverso senso alle nostre esperienze di insegnamento. Quindi suggerisco ai prof. di letteratura di lasciarsi incuriosire anche da questo mondo.

    La curiosità per la disciplina che insegno, la chimica, preferisco coltivarla in classe, preferisco che i miei studenti la vedano nel momento in cui nasce (spesso in loro), e come sia possibile svilupparla nei giorni e nell'adattare le attività che seguono. Se si parla di passione, ad ogni curiosità segue una responsabilità. In un mondo di televisivizzazione e spettacolarizzazione, con studenti continuamente ridotti a spettatori, che conoscono bene solo il ruolo di spettatori, non mi piace fare il prof. estroso, da ammirare, da guardare, capace di catturare spettatori. Credo anche di saperlo fare bene. Ogni tanto lo faccio. Mi piace farlo. Ma il mio compito è un altro. Non si cambia solo per osservazione-imitazione della mente degli altri in azione. E' un arma a doppio taglio, poiché nella metà degli studenti più uno ciò crea differenziazione e senso di inferiorità: la condizione dello spettatore. Ciò che dobbiamo fare è far sì che gli studenti abbiano piacere di osservare la PROPRIA mente in azione. Perciò devono essere attori, sentirsi liberi - ma anche responsabili - di essere curiosi.

    Fin qui ho parlato delle azioni individuali, che servono a migliorare la professionalità. Ce ne sono altre, che servono a migliorare l'offerta formativa e soprattutto ad avere un modello condiviso, una sorta di coscienza collettiva di ciò che si sta facendo come comunità educativa, una condizione indispensabile per poter parlare di miglioramento. Queste altre azioni di consapevolezza e strategia di miglioramento, e richiedono apertura e collaborazione, dovrebbero essere effettuate durante l'anno, in gruppi di lavoro. Ci troveremo il 24 agosto per gli esami dei rinviati a giudizio". Ci accorgeremo di come rispondono. Ci ricorderemo dei risultati dei test di verifica delle competenze da noi stessi costruiti. Ecco; questo è il momento adatto per cercare di capire che cosa non va nel sistema e per cominciare a pensare fino alla fine di settembre che cosa si debba e si possa cambiare. Ma per carità, lasciateci i quasi due mesi di ferie!

    RispondiElimina
  23. Alf

    Io credo che la tua risposta esemplifichi quel che voglio dire.

    In primo luogo, mi chiedo cosa ti abbia portato a pensare che io, prof. di letteratura (o ti riferivi allo Scorfano?), non mi interessi di psicologia educativa. Se posso permettermi un'azzardata ipotesi, tu stai semplificando: in virtù di come hai interpretato le mie parole, mi hai messo in un angolino triste privo di passione in cui, presumi, io non legga e non mi aggiorni. Non è così.

    Che la passione ci voglia io ne sono ben convinto e non ho detto nulla che smentisse tutto questo. Anzi, mi sento di poter dire che sono appassionatissimo e che amo il mio lavoro.

    Il volo lirico sul tuo lavoro (in cui peraltro mi ritrovo molto) non elude quel che stavo dicendo. Faremmo un servizio migliore se anziché andarcene in ferie 3 mesi e più (considerando tutte le vacanze nell'arco dell'anno), una parte di quel tempo la passassimo a scuola, riprendendo in mano il lavoro svolto durante l'anno e discutendo insieme su cosa abbiamo fatto bene o male, su cosa si può migliorare e cosa si può inventare di nuovo.

    Così magari smettiamo di essere figure monadiche che battibeccano in saltuali collegi e cominciamo a diventare una squadra.

    Così magari applichiamo le nostre letture di psicologia dell'educazione. O magari ce ne facciamo consigliare qualcuna. O magari noi prof. di lettere cominciamo ad imparare qualcosa da quelli di scienze (ché sarebbe pure ora, altrimenti continuiamo a dire enormità tipo quelle della Mastrocola, che pensa che la scienza sia stregoneria).

    Rimarrebbe comunque molto tempo per vacanze assai lunghe.

    E' vero che il lavoro intellettuale non può essere costretto in una catena di montaggio, ma io inviterei i miei colleghi a cercare con un po' più di acribia quel confine sottile tra la necessaria tranquillità intellettuale e l'isolamento intellettualistico che ci evita di mettere in discussione anche quei difettucci e quelle abitudini men che perfette che ci portiamo dietro.

    uqbal

    RispondiElimina

(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)