Alla fine dell’interrogazione mi rendo conto che Marianna mi ha risposto molto bene su Boccaccio e assai peggio sugli altri autori. La differenza è netta e gliene chiedo ragione. Lei mi dice che Boccaccio le è piaciuto molto di più; io le chiedo perché. Lei esita. Poi con gli occhi che un po’ le si illuminano e il viso che arrossisce, mi dice: «Be’, insomma, mi piace che nelle novelle di Boccaccio ci sono tanti ragazzi che fanno l’amore, in tantissime novelle. Mi piace questa cosa, mi sembra così naturale. Perché sì, è vero, Beatrice e Laura sono una meraviglia, però, insomma, non ci sono mai, ecco, sono così lontane, irraggiungibili… Invece qui ci sono i ragazzi che fanno l’amore, questo mi piace». E mentre finisce di dirlo Marianna è tutta rossa per la vergogna. E io vorrei dirle che sì, è vero, è bello fare l’amore. Ma mi vergogno un po’ anch’io, e non dico niente. E, tra l’altro, mi sa che anch’io sono un po’ rosso in faccia e che a vederci da fuori faremmo proprio ridere. Ma più io che lei, naturalmente.
Qualcosa di simile avveniva con Plauto in letteratura latina. Un po' meno etereo degli altri e più terreno.
RispondiEliminaChe bello :) Ma gli altri ragazzi cosa hanno detto?
RispondiEliminaIo voglio sperare che hai difeso strenuamente Beatrice...
RispondiEliminaGianni
@sphera
RispondiEliminaGli altri ridevano forte, ovviamente.
@Gianni
RispondiEliminaTemo sia stata una delle poche occasioni in cui non ne ho avuto la forza.
Professo', con "sole" undici righe, sei riuscito a dipingere un mondo. Credimi.
RispondiElimina(ma siccome io inizio ad essere un vecchio trombone, continuo a preferire le tue notarelle dantesche (non pensare che mi sia perso Pier delle Vigne)) ;)
Lo so, caro nomade, lo so che sei sempre attento anche ai dettagli...
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