
Il fatto, però, è che la televisione io un po' la guardo e soprattutto all’ora di pranzo, verso l’una, quando fanno un breve e bel programma condotto da Corrado Augias. Il nome del programma è “Le Storie, Diario italiano”, e mi piace perché si parla di libri, perché Augias è un brillante provocatore, perché ad essere provocati sono gli autori stessi dei libri di cui si parla, perché gli autori sono sempre persone serie, perché il programma finisce proprio quando io sono al mandarino e insomma, se gli orari di lavoro me lo permettono, io sono lì, davanti allo spettinato Augias e ai suoi ospiti. Sta di fatto che a conclusione di ogni puntata Augias ricorda di pagare il canone TV e in questi giorni lo ricorda ai ritardatari, cioè a me. Ma io tengo duro. Non mollo. Si fottano tutti quanti.
Fino a quattro giorni fa. Quattro giorni fa, mentre Augias sottolineava che in Francia il canone è non solo più alto ma pure spesa incorporata alla tassa sulla casa (e quindi non si scappa) e mentre sottolineava come in Italia siamo più blandi, l’ospite del giorno, Roberta de Monticelli, autrice del libro “La questione morale”, ha interrotto il conduttore per dire:
Augias, in Italia non siamo più blandi, siamo scettici. Gente che dice "ah, io il canone non lo pago, perchè tanto per quello che mi offrono", ecco questa è una tipica, e non delle peggiori, tuttavia abbastanza grave, manifestazione di scetticismo. E’ il servizio pubblico…come si fa a chiedergli se poi non…
Il fatto, poi, è che io non sono un uomo forte e sicuro di sé e le parole dette o scritte mi rimangono addosso come sabbia, nelle tasche, sui vestiti. Soprattutto quando qualcuno mi rimprovera e mi dà dello scettico, soprattutto quando qualcuno insinua che sono il classico italiano che si lamenta e non fa nulla per migliorare o, perlomeno, partecipare. Insomma, oggi sono andato in posta con il mio bollettino in mano e ho pagato i miei centodieci euro e cinquanta centesimi. Cacchio, pensavo in fila, come posso chiedergli se poi non....
Oddio, anch'io.
RispondiEliminaOgni volta che credo sia arrivato il momento giusto per non... poi penso sempre che è il servizio pubblico, e come si fa se poi non...
Dopo magari mi pento, e penso che sono schiava di una parola che non ha (più) significato.
A me in genere basta pensare a una vecchia puntata di Report in cui facevano vedere i metodi di riscossione arretrati di Equitalia, decisamente inquietanti... (che poi, magari, esageravano per conflitto d'interesse, visto che su quel canone ci campano anche i giornalisti di Report).
RispondiEliminaComunque, l'importante è concentrarsi sul faccione spettinato di Augias mentre sei alla posta, e reprimere il pensiero di tante altre facce...
Sì, che poi servizio pubblico è una parola che in qualche modo ricatta. Quindi cerco di pensare alla faccia di Augias e di pochi altri.
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