lunedì 5 settembre 2011

L'amore superiore

del Disagiato

Ieri pomeriggio, dopo tanto tempo, sono entrato in una chiesa di Brescia. Non per una normalissima messa ma per il matrimonio di un’amica. Sono entrato con il vestito migliore che avevo e mi sono seduto in fondo, nel posto più laterale che la chiesa, in quel momento, aveva da offrire. Poi la sposa ha fatto il suo ingresso, noi invitati abbiamo fatto una specie di applauso (in una chiesa non so quanto sia educato applaudire, così abbiamo fatto una specie di applauso), il prete ha introdotto la cerimonia e poi uno dei fratelli della sposa ha letto, malissimo, un brano dei Cantico dei cantici:

                   Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
                   come sigillo sul tuo braccio;
                   perché forte come la morte è l’amore,
                   tenace come gli inferi è la gelosia;
                   le sue vampe sono vampe di fuoco,
                   una fiamma del Signore! ....




Non si sentiva bene e inoltre la mia vicina di panca, con la quale ero arrivato sin lì, a un certo punto mi ha chiesto (ve lo giuro) se secondo me un’altra nostra amica, che stava seduta là in fondo, si era rifatta le tette, però, nonostante questi intoppi, ricordo che il prete, dopo la lettura, ha detto grosso modo queste parole:  



“Come si può dire che l’amore è per sempre? Come si può quantificare un sentimento così forte? Perché sono sicuro che Tiziana e Marco, che vogliono questo “per sempre”, sbaglieranno. Perché la perfezione, si sa (questo “si sa” non lo dimenticherò mai), non è di questo mondo. Quando di sera andranno a letto, avranno parecchie cose da perdonarsi. Allora? Cosa ne sarà di loro? Cosa li spingerà ad affrontare le difficoltà e ad andare avanti? Sarà, il loro, un’ amore all’altezza di quello dei due innamorati del Cantico dei Cantici?”.

Già, mi sono detto pure io, come può un amore sciupato dal tradimento e dalla bugia, perché è di questo che stiamo parlando, andare avanti? Come si può non voler cambiare vita, come si può non ammettere che un amore è finito? Perché se la mia fidanzata o mia moglie mi tradisce, beh, io la lascio. Se m’innamoro di un’altra donna, voglio essere sincero e cambiare vita piuttosto che conoscere l’infelicità e la costrizione. Il Cantico dei Cantici, Il Cantico Supremo, scritto da Salomone o da un anonimo, è una storia delicata e poetica però, appunto, è una storia, un racconto, un libro del Vecchio Testamento. La realtà di noi comuni mortali non è parecchio diversa? Cos’è che ci fa andare avanti nonostante la perfezione (si sa) non sia di questo mondo? Come perdonarsi quando di sera ci si ritrova a letto?

“Con la misericordia”, ha risposto il prete. “Solo con la misericordia potrete avere quel "per sempre". Solo con la misericordia potrete mantenere la promessa d’amore e mettere il sigillo sul cuore”.

Già, la misericordia. Che è una virtù, che è un’inclinazione alla comprensione, che è pietà, che è perdono, che è alleanza, che è la generosità del buon samaritano. “Ma quanto costa essere così misericordiosi?”, mi sono chiesto. “Qual è il prezzo da pagare?”. Perché ad essere misericordiosi, si sa, in questo mondo non è facile? Essere capaci a perdonare, si sa, non è facile. Ci sarà pur un prezzo da pagare. Non ti amo più ma voglio essere misericordioso. Bello, ma cosa perdo? Quanto perdo per questo mio stringere i denti?

E siccome io sono un essere umano noioso e pesante, alla fine della cerimonia sono andato a baciare la sposa e lo sposo, ho aspettato che la folla uscisse per lanciare il riso, mi sono avvicinato all’officiante, mi sono presentato con tutta la gentilezza possibile e poi gli ho detto: “Ho ascoltato attentamente le sue parole sulla misericordia. Ma qual è il prezzo da pagare per essere misericordiosi?”. “Bisogna esserlo, altrimenti l’amore di questi due giovani finirà tra poco tempo, Sai quante coppie si lasciano per essersi persi di vista, per essersi traditi? Ci vuole un amore superiore, che vada oltre”, mi ha risposto lui stringendomi con delicatezza un braccio. “Sì, lei ha ragione, ma avrà un costo tutto questo. Non si può essere perfetti e felici. C’è un prezzo da pagare, secondo me”. E lui, guardando il cielo, mi ha risposto con queste parole: “Il prezzo l’ha già pagato lui per noi”.


Allora io l’ho fissato, gli ho sorriso e ho fatto, con uno scatto, quello che lui stava facendo a me e cioè gli ho stretto con autentico affetto un braccio. Come per dire: “Che scemo che sono stato. Lui, andando in croce, ha già pagato per tutti”. Quale risposta mi dovevo aspettare da un prete? Pensavo forse che tirasse in ballo Freud? Pensavo forse che si mettesse a discutere di malattie psicosomatiche? Poi l’ho salutato e ringraziato, vergognandomi di essermi impantanato in quella discussione in un giorno di festa, mentre un’amica, un po’ più in là, veniva sommersa di riso, affetto e incoraggiamenti. La misericordia, i prezzi da pagare, l’amore che va oltre, l'amore superiore, i tradimenti, i "per sempre". Ma dico, sembra forse il caso di pensare a queste cose, oggi? Ma più che altro, quella là si è rifatta le tette o no? "Ragazzi aspettatemi! Chi mi dà un passaggio fino al ristorante?!", ho urlato a un paio di amici che se ne stavano andando senza di me. 

23 commenti:

  1. otrebbe anche darsi che non abbiano alcunché da perdonarsi...

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  2. D., sei sempre .. Ottimo D.! :-)
    g

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  3. Sai cosa? L'impressione che ho rispetto al concetto di unione tra uomo e donna nel senso tradizionale e cattolico è che riecheggi la solita triste litania che siamo nati per soffrire. Quindi anche il matrimonio è rinuncia, perdono, sacrificio, accettazione dell'altro e affini. Uno scenario deprimente dove non trovano posto libertà e realizzazione di ciascuno, pienezza, piacere e godimento della vita.
    Invece, secondo me, se si accantonano le favolette e questo frusto perseguimento del "per sempre" che cristallizza i ruoli in monoliti immutabili, la possibilità di una bella dialettica stimolante e vivace esiste.
    Certo, forse usando più il rifiuto dell'accettazione supina dell'altro: tra uomo e donna, che sono identità così diverse, a volte scattano certe dinamiche pesanti, distruttive, castranti che si deve rimandare al mittente in un confronto onesto e sempre ad occhi bene aperti.
    Ma la Chiesa questi argomenti non li considererà mai, che non gli tornano utili...:))
    Meglio promuovere un astratto "amore superiore"!

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  4. Frequentando l'ambiente cattolico capisco benissimo la risposta del prete (anch'io mi sarei aspettato una cosa simile), e posso solo dire che non è facile da far capire a chi non è credente (o poco credente)...

    @rigorosamente rosso
    Perchè dici che "il matrimonio è rinuncia, perdono, sacrificio, accettazione dell'altro e affini. Uno scenario deprimente dove non trovano posto libertà e realizzazione di ciascuno, pienezza, piacere e godimento della vita."?
    Se una persona non si sente pienamente realizzato con il matrimonio (perchè se si sposa vuol dire che qualcosa c'è) allora cosa si sposa a fare? Poi magari capisco male quello che intendi tu con "realizzazione di ciascuno"!

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  5. Sbagli prospettiva. Chi ama non paga nulla per essere misericordioso. E' gratis. (Questo non vuol dire che ogni errore sia senza conseguenze.)
    Ilcomizietto.

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  6. Marcoverga: devo essermi spiegata male! non sono io a pensare questo ma è l'immagine che ne offre la chiesa cattolica, mi sembra...che esalta sempre l'aspetto di abnegazione,dedizione, sacrificio e comunione e mai quello per cui due persone che scelgono di fare un progetto insieme magari se la godranno pure, si divertiranno, si manderanno pure in quel posto quando non si sopportano e si chiederanno di cambiare e avranno ognuno i propri amici ed i propri interessi e un mucchio di cose che fanno parte della vita delle persone normali e non in odore di "santità".
    Certo che a monte l'amore ci vuole...
    Ecco, questo intendevo :)

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  7. Beh, da una parte la Chiesa ha ragione (almeno, penso)!
    E' rinuncia e sacrificio perchè non si è più da soli, ma si è in due... E magari devo sacrificarmi un attimino per il bene dell'altro (la classica partita di calcetto che non si fa più perchè c'è da curare il figlio di due mesi).
    E' perdono perchè se non perdono quello che di male fa l'altro dopo due giorni si è belli che divorziati; accettazione dell'altro... Per forza, no?

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  8. al di là che quella risposta effettivamente mette un punto a qualsiasi tipo di riflessione ulteriore, di quelle che procedono analitiche fino ad arrivare al punto, penso che abbia ragione chi dice "è gratis". ovvero non che non si soffra come un cane quando si è lì dilaniati dall'orgoglio che ci indurrebbe a prendere la macchina ed andarcene, e il restare e ingoiare e sopportare. e sono d'accordo che una vivace dialettica sia meglio di una accettazione supina e passiva dell'altro, ma, ahimè, spesso è proprio questo stare insieme. ovvero scannarsi discutere proporre offendersi illudersi che l'altro cambierà quel tale atteggiamento solo perchè intellettualmente ha capito il concetto, e poi vederlo nella sua natura e nei suoi istinti e tendenze tornare a comportarsi "male": chiaramente non alludo a tendenze fedifraghe, per capirci. ma a tutti quei comportamenti piccoli che possono ferire l'altro ed offendere il suo modo di essere. alcune nostre paure non sono neutralizzabili nemmeno dopo anni di psicoterapia, è questa la scomoda realtà. e so che può sembrare cinico, ma si sta insieme fondamentalmente perchè questo lavorio di indulgenze e accettazione viene svolto un giorno dall'uno, un giorno dall'altro. e la storia dura finchè questo "patto" viene naturalmente, ovvero senza TROPPI sforzi, rispettato. in altre parole: chi ce lo fa fare? la convenienza, il fatto che abbiamo bisogno di ricevere quel tipo di attenzioni e amore, e dunque siamo disposti, ripeto, naturalmente, a darli. tutto sta nel fatto che li diamo ad antonio, piuttosto che a giacomo. evidentemente, come diceva robin williams in will hunting, antonio, imperfetto, è perfetto per le nostre imperfezioni. e da qui, da questa base secondo me di adamantina onestà intellettuale, si struttura poi tutto quel che di bello, e dico bello davvero, c'è in un rapporto.

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  9. Ciao, non so se la ragione, il senso e la spinta venga dall'Alto o piuttosto dal cuore dell'uomo, ma di certo la vita di coppia non è facile e non è sempre felice ed è bene che qualcuno ce lo ricordi: è fatta di cambiamenti, di alti e bassi, di routine, ma cosa c'è di più bello di sapere che si è una cosa sola nonostante tutto? Forse dovremmo pensare che l'amore è vario, che è fatto anche di impegno e di sacrificio, che basterebbe spostare il baricentro di ognuno dei due più verso l'altro per equilibrare la coppia, consapevoli che questo a volte comporta sacrificio. Basterebbe poco per ritrovarsi, per rinnovare l'entusiasmo, per non tradire il sogno in cui si credeva il giorno in cui si è deciso di diventare una cosa sola. Se s'interrompe il dialogo con l'altro, se ci si chiude in se' si condanna a morte un'unione che potenzialmente potrebbe durare per sempre.
    Esistono delle coppie che non sono fatte per durare, ma molte altre, secondo me, vanno in malora perché oggi si cerca sempre la strada più facile e perché si ha paura di perdere un po' di se'... Tanti auguri a tutti...
    Ohana

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  10. Ecco, appunto. Secondo me questo diventare una cosa
    sola e' una sconfitta del rapporto tra un uomo e una donna. Ohana ha fatto si che mi chiarissi questo :)

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  11. Buon Dio. Se il prete dovesse fare un discorso del genere durante il mio matrimonio, visto come sono, visti i dubbi e i ripensamenti e le paranoie che mi attanagliano ogni giorno, e che così sarà fino al momento davanti all'altare, sarò la prima a dire:"Mi scusi, ma mi oppongo a questo matrimonio!" La misericordia è roba divina, agli umani non è stata lasciata.

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  12. A me, in questo e in altri ambiti, è sempre parso più onesto parlare di scelte piuttosto che di sacrifici.
    Perché quando fai una scelta ti assumi anche il rischio che le cose vadano male, e che magari non ti arrivi neanche un "grazie". Non implica una ricompensa, in questa vita o in un'altra.

    Poi ci sono rinunce che uno può scegliere di fare, cose che non si è disposti ad accettare ecc. Si smussano gli angoli. Si dovrebbe arrivare a compromessi. E va bene. Ma troverei comunque assurdo per entrambe le parti tenere in piedi un matrimonio di fronte al disamore altrui.

    Non so se sono andata OT. E comunque di fronte alla mia (disastrata) esperienza in fatto di vita di coppia, meglio se prendete quel che ho detto con le molle... va'...

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  13. @giovanna
    E tu sei sempre gentilissima.

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  14. @rigorosamenterossa
    Sono d'accordissimo con te. Penso che il cattolicesimo si regga sulla dimensione della soffrenza.

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  15. @ohana
    Però è anche bello pensare che si può ricominciare da capo, cambiare vita e ricapitolarsi.

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  16. @Eva
    Si dice: parlare con l'autorità del fallimento. Questo per dire che la tua disastrata esperienza, come la chiami tu, forse ha molto da dire.

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  17. Io sono per il mio diletto
    e la sua brama è verso di me.
    Vieni, mio diletto, andiamo nei campi,
    passiamo la notte nei villaggi.
    Di buon mattino andremo alle vigne;
    vedremo se mette gemme la vite,
    se sbocciano i fiori,
    se fioriscono i melograni:
    là ti darò le mie carezze!

    amo il Cantico dei Cantici, l'ho fatto leggere anch'io al mio matrimonio... e il tuo post è come sempre bellissimo.
    per il resto, amore eterno, tradimenti e perdono, misericordia e prezzi da pagare, permettimi di stendere un velo. pietoso.

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  18. Salve. Sono capitata qui per caso, e ho letto questo bel post. Io credo che la "misericordia" non sia solo una faccenda divina, né tantomeno qualcosa che riguarda credenti più o meno illusi. La parola di per sè è polverosa e un po' ammuffita, ma proviamo a riformularla così: perdono e capacità di amare sempre. C'è chi, come Viktor Frankl, è riuscito a conservare intatta la capacità di amare anche in un lager. Oppure Nelson Mandela, invictus, il non vinto, che è uscito da una vita di carcere duro portando con sè non un pur umanissimo desiderio di vendetta ma progetti di riconciliazione e ricostruzione... perchè non dovrebbe essere possibile vivere questo anche nei rapporti uomo - donna ? Io sono credente, ma secondo me non è nemmeno necessario tirare in ballo Dio (aiuta, magari, ma non è indispensabile), perchè questa capacità di scegliere in qualsiasi momento a cosa ancorare la propria anima e il proprio cuore è una capacità profondamente e autenticamente UMANA. Solo che è anche faticosa, richiede pazienza, impone di digerire un bel po' di frustrazione. Magari richiede di mettere in conto anche un bel po' di figuracce pubbliche (chi di noi non considera un po' scemo uno che si tiene la moglie fedifraga, o viceversa?)... quindi è più "semplice" rinunciarvi, non provarci nemmeno.
    Volevo solo dire questo, ecco. Scusate la prolissità.
    Miki

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  19. Contributo più che prezioso, invece. Penso anch'io che la misericordia non debba per forza essere legata alla fede o alla religione. Però è anche vero che per attuarla, per metterla in pratica, ci vuole molta fede.

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  20. @rigorosamente ha detto...

    "Ecco, appunto. Secondo me questo diventare una cosa sola e' una sconfitta del rapporto tra un uomo e una donna. Ohana ha fatto si che mi chiarissi questo :)"

    Capisco che può suonare brutto, ma quando dico "una cosa sola" non intendo annullare la propria individualità, ovviamente, ma essere compagni, complici, amici, confidenti, amanti nella libertà e nella diversità. Diversamente, concordo con te, penserei anch'io che sarebbe una sconfitta.


    @ Il Disagiato ha detto...
    "Però è anche bello pensare che si può ricominciare da capo, cambiare vita e ricapitolarsi."
    Sì, concordo. Se il patto naturale di cui scriveva qualcuno sopra non sussiste più... be', che alternative ci sono? Però io amo avere almeno un punto fermo nella vita, se sto da otto anni col mio fidanzato devo tenere in conto i cambiamenti, proprio perché insiti nella vita di ognuno, e se si intraprende un cammino credo sia corretto preventivare dei momentacci per poterli affrontare insieme. Se poi non funziona... be', bisogna ricominciare per forza di cose... solo che in prima istanza sarebbe bello provare a farlo insieme... Insomma, lo ammetto, sono una stupida idealista sognatrice e, proprio per questo, mi sto ritrovando a sbattere il muso contro i cambiamenti unilaterali... Fa male non avere più nessun punto fermo... tutto qui... e non sempre è facile o si vuole ricominciare. E, comunque, arriva un momento nella propria vita in cui si sente il bisogno di stabilità (non appiattimento), mentre oggi sembra così facile prendere una storia, due o più vite e gettarle via... Scusate per la lunghezza del post, se volete cancellatelo pure. Grazie per il vostro tempo... per me è stato uno sfogo.
    Ohana

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  21. Guarda che puoi scrivere quello che ti pare e quanto ti pare. Siamo qui per questo, penso ;)

    Sì, di punti fermi ne abbiamo bisogno tutti anche se a volta siamo costretti ad abbandonarli o semplicemente a sostituirli. Io ho fatto una riflessione (ho cercato di farla) sulla fatica che ci tocca quando si presenta l'occasione di questo cambiamento. Quanta fatica? È necessaria?

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)