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sabato 14 giugno 2014

Evviva, ha colpito ancora

del Disagiato

Più di un anno fa, in un mio post, fui molto contento di parlare di Mario Sconcerti e di calcio. Ecco un brano:  
Mario Sconcerti, naturalmente per chi ancora non lo conoscesse, è un giornalista e opinionista sportivo. Scrive, poco, per il Corriere della Sera ed è ospite fisso di un programma sportivo di Sky Sport. Ha scritto libri bellissimi: Storia delle idee del calcio, La differenza di Totti e, uscito poco più di un mese fa, Il calcio dei ricchi. Ci sono poi anche altri libri (uno su Roma e Romolo, che nulla c’entra con lo sport) e, come avrete capito, scrive di calcio. Solo che non scrive esclusivamente di calcio. Il pallone, i giocatori, le tattiche, gli schemi, i soldi e le scelte sono, nei libri di Sconcerti, una conseguenza delle scelte che abbiamo fatto noi, più o meno tifosi, nel mondo, nella nostra società, nella nostra casa e nella nostra stanza. Nei suoi libri si parla di noi come punto di partenza per arrivare sui campi da gioco, sugli spalti, sulle panchine. Una nazionale di calcio è, sostiene Sconcerti, come è il suo popolo: gioca in difesa (ad esempio la Germania che esce dalla guerra) se il suo popolo è, in quel momento, sulla difensiva; gioca in modo estroso (il Brasile), se il suo popolo è caloroso e per nulla timido; se una nazione è felice gioca un calcio felice, se una nazione è triste gioca un calcio triste. Il calcio nasce e fiorisce dove c'è il mare, dove ci sono commercianti e marinai. 

Oggi Luca Di Ciaccio, sul suo blog, pare contento di scrivere un post: su Sconcerti, il calcio e altre cose. Ecco un brano. 

Sto leggendo un libro. Il pallone, i giocatori, le tattiche, gli schemi, i soldi e le scelte sono, nei libri di Sconcerti, una conseguenza delle scelte che abbiamo fatto noi, più o meno tifosi, nel mondo, nella nostra società, nella nostra casa e nella nostra stanza. Nei suoi libri si parla di noi come punto di partenza per arrivare sui campi da gioco, sugli spalti, sulle panchine. Una nazionale di calcio è, sostiene Sconcerti, come è il suo popolo: gioca in difesa (ad esempio la Germania che esce dalla guerra) se il suo popolo è, in quel momento, sulla difensiva; gioca in modo estroso (il Brasile), se il suo popolo è caloroso e per nulla timido; se una nazione è felice gioca un calcio felice, se una nazione è triste gioca un calcio triste. Il calcio nasce e fiorisce dove c’è il mare, dove ci sono commercianti e marinai. Forse ha ragione chi sostiene che una nazionale di calcio è come è il suo popolo: gioca in difesa se il suo popolo è, in quel momento, sulla difensiva; gioca in modo estroso se il suo popolo è caloroso e per nulla timido; se una nazione è felice gioca un calcio felice, se una nazione è triste gioca un calcio triste. 

È la terza volta - e chissà, magari anche di più - che indovino cosa Di Ciaccio scriverà in futuro.

Aggiornamento: Il post ora è stato cancellato dal suo blog, ripulito e ripubblicato. L'originale lo potete comunque trovare qui.


lunedì 4 marzo 2013

La nostra giornata di caccia

del Disagiato

Il calendario geologico consiste nella relazione tra la vita sulla terra e un anno solare. È come lo conosciamo noi, e cioè fatto dai dodici mesi con i suoi giorni, però dentro ci sta la vita della terra, tutta quanta, dalle origini (quindi gennaio), e cioè 4.550.000.000 anni fa più o meno, fino ad oggi (quindi 31 dicembre), a questo momento in cui sto battendo tasti sulla tastiera del computer dopo la mia giornata di lavoro in libreria. Questo calendario serve per mettere in una dimensione più umana la storia del nostro pianeta, che una volta si pensava coincidesse con la storia degli esseri umani e che ora, invece, si sa non coincidere più. Tempo fa, infatti, la Bibbia diceva che insieme alla terra Dio aveva creato l’uomo, e così tutti quanti pensavano che prima dell’uomo, di Adamo ed Eva, non ci fosse storia, passato. Poi, grazie a quello che potremmo chiamare in maniera riduttiva “progresso”, alcuni scienziati del settecento hanno cominciato a sostenere senza timidezza che la terra c’era già prima dell’uomo: molto prima dell’uomo. Come facevano a sapere che il passato era molto più passato di quello che si ritenesse? Tramite lo studio dei fossili, ad esempio. Qualcuno, poi, verificò che dove il quel momento c’era la montagna moltissimo tempo prima invece c’era il mare. “Ma dai, come puoi sostenere questa cosa così assurda”, chiedeva la gente incredula, e un po’ rozza, allo scienziato. “E secondo te cosa ci fa una conchiglia sul cocuzzolo della montagna?”, rispondeva lo scienziato. 

Insomma, molto lentamente i mari si erano ritirati o spostati, e con l’avverbio lentamente dobbiamo pensare ad anni che corrispondono a cifre con molti zeri. Pian piano, litigando anche tra di loro, gli studiosi sono arrivati a stabilire che “l’aiuola che ci fa tanto feroci” ha circa 4.550.000. 000 anni e che in tutti questi anni sono accadute tantissime cose: si è formata la terra, poi l’ozono, l’ossigeno, l’atmosfera, hanno fatto la loro comparsa le piante, gli animali, i dinosauri, i mammiferi, la terra ha cominciato a muoversi, i mari a ritirarsi e a spostarsi (e le conchiglie sono rimaste lì, per noi, a raccontare il passato), i dinosauri sono scomparsi a causa dell’estinzione e poi, alla fine, sono arrivati gli ominidi, primo anello di una lunga catena che conduce a noi. Non vi sono venute le vertigini?

lunedì 5 settembre 2011

L'amore superiore

del Disagiato

Ieri pomeriggio, dopo tanto tempo, sono entrato in una chiesa di Brescia. Non per una normalissima messa ma per il matrimonio di un’amica. Sono entrato con il vestito migliore che avevo e mi sono seduto in fondo, nel posto più laterale che la chiesa, in quel momento, aveva da offrire. Poi la sposa ha fatto il suo ingresso, noi invitati abbiamo fatto una specie di applauso (in una chiesa non so quanto sia educato applaudire, così abbiamo fatto una specie di applauso), il prete ha introdotto la cerimonia e poi uno dei fratelli della sposa ha letto, malissimo, un brano dei Cantico dei cantici:

                   Mettimi come sigillo sul tuo cuore,
                   come sigillo sul tuo braccio;
                   perché forte come la morte è l’amore,
                   tenace come gli inferi è la gelosia;
                   le sue vampe sono vampe di fuoco,
                   una fiamma del Signore! ....




Non si sentiva bene e inoltre la mia vicina di panca, con la quale ero arrivato sin lì, a un certo punto mi ha chiesto (ve lo giuro) se secondo me un’altra nostra amica, che stava seduta là in fondo, si era rifatta le tette, però, nonostante questi intoppi, ricordo che il prete, dopo la lettura, ha detto grosso modo queste parole: