mercoledì 14 dicembre 2011

Sarebbe tutto diverso

del Disagiato

Dei miei studi universitari mai terminati devo averne già parlato in passato. Mi mancano (o mi mancherebbero) un paio di esami e un paio di quelli che vengono chiamati laboratori e anche, naturalmente, la tesi. E poi sarei uomo laureato in Lettere. A me piacerebbe, con laurea in tasca, rientrare nelle scuole, nelle aule e fare quello che fa il mio collega Scorfano e cioè insegnare. Mi piacerebbe tanto, lo giuro, ma evidentemente non così tanto da finire gli studi. Anche perché poi dovrei fare una qualche specializzazione che non ho capito bene e anche perché poi, come ha scritto Ipazia l’altro giorno, mi toccherebbe una vita controvento e io già non ne posso più di andare ai cocktails con la pistola figuratevi quindi di vivere vita controvento, vita in salita. Quindi, come già detto in passato, me ne rimango comodamente intrappolato nella mia rete a fare quello che mi pagano per fare e cioè vendere libri.

Solo che non tutto fila liscio e c’è sempre qualcuno che giustamente mi ricorda questi pochi ostacoli che stanno tra me e la laurea. “E allora, la laurea la facciamo o no?”, mi ha detto ieri con faccia seria mio fratello. Che non è laureato. Che anche a lui mancherebbero pochi esami per arrivare al traguardo. E allora io gli ho spiegato della mia incapacità a fare troppe cose insieme e gli ho anche detto che il blog e la scrittura mi tolgono secchiate di frustrazioni e che intanto va bene così e che magari più avanti finirò. E allora lui, da bravo fratello, mi ha messo in guardia, mi ha detto di sbrigarmi, mi ha detto che è un peccato per uno come me (qualsiasi cosa voglia dire “uno come me”) non essere laureato e mi ha pure detto di smetterla con il blog “se nessuno ti paga”. Laureati, spicciati, muoviti, stai perdendo tempo, mi ha detto mio fratello. Che non è laureato.

Anche una mio caro amico, Marco, ogni volta che mi incontra mi rimprovera di non essermi laureato. L’ultima volta mi ha detto: “Tu non puoi non avere una laura, diobuono”. Che è un po’ come il “uno come te” di mio fratello. Io, per come sono fatto, secondo loro dovrei avere una laurea. Ecco, dovrei offendermi? Io piaccio più per quello che potrei essere che per quello che sono? E poi c’è anche questa cosa e cioè che Marco, come mio fratello, non è laureato, visto che ha smesso a metà strada di frequentare l’università di Padova. “Ma anche tu non ti sei laureato”, ho detto una volta a Marco. “Lascia stare me. Per me è diverso”, mi ha risposto fissando un punto del soffitto, ripensando a chissà quali sciagure. Già, per lui è diverso e dimenticavo di dirvi che anche per mio fratello è diverso. “Io ho avuto problemi di altro tipo”, mi risponde mio fratello quando gli ricordo che anche lui non è laureato. Già, problemi di altro tipo. Capisco, ci mancherebbe. E io, invece? I miei ostacoli di che tipo sono? Sono ostacoli facili da saltare? La mia asticella da scavalcare non è poi così alta?

C’è un signore napoletano con il quale in negozio ho fatto amicizia che una volta al mese entra in libreria, mi stringe in un angolo e quasi in dialetto mi dice: “Abbiamo fatto gli esami o no?”. E io una volta al mese divento rosso, gli dico che no, che non li ho fatti e poi rido e lui ride e infine lui i parla della sua vita passata in fabbrica e di quello che avrebbe fatto lui se ne avesse avuto la possibilità. L’altro giorno mi ha anche detto: “Con la laurea, qui dentro tu saresti diverso”. E allora a bocca aperta ho fissato un punto del soffitto ripensando a quel “qui dentro” e a quel “saresti diverso”. Avrei più autorità? Sarei una persona più credibile? Sì, forse sarei una persona credibile o più credibile. Questo voleva dirmi il signore napoletano che non si è mai laureato, che però se ne avesse avuto la possibilità si sarebbe laureato. Un libraio laureato è diverso da un libraio non laureato. Sono d’accordo e senza alcuna ironia. Lo penso pure io.

Pure mia madre ogni volta che mi vede me lo dice che con una laurea sarei una persona diversa. “Finisci gli esami, che io e tua padre abbiamo fatto carte false per farti studiare”, mi dice lei. Loro hanno fatto sacrifici, nella vita, e non certo per vedermi rinchiuso in un centro commerciale. Non era certo questo che sognavano per me: i libri, la libreria, fare pacchetti regalo, pulire le vetrine del negozio, contare i soldi nel cassetto alle dieci di sera e via dicendo. Pensavano a qualcosa di assai diverso. E anche loro, non avessero avuto la vita che hanno avuto, avrebbero studiato, si sarebbero laureati, si sarebbero comportati diversamente.

Ecco, tutte queste persone mi dicono di darmi una mossa e di non perdere troppo tempo. Perché anche loro, se la vita non fosse stata così ostile, si sarebbero laureati e sarebbero persone diverse. Sono persone che vorrebbero essere diverse che mi consigliano di essere una persona diversa. E da anni ci frequentiamo e ci vogliamo bene e da anni stiamo in mare e il nostro porto di attracco non dà segni di sé.

21 commenti:

  1. Capisco che è imbarazzante sentirsi dire che dovresti essere laureato da persone non laureate. Allora, io che sono laureato, perché ho avuto culo e nulla mi ha ostacolato nel farlo, ti dico che concordo con chi dice che chi scrive così bene dovrebbe essere laureato.

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  2. Le ultime tre righe sono da nobel (quello lo si può vincere anche senza la laurea?).

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  3. alesiro
    ringrazio e chissà se anche la scrittura ha a che fare con degli studi programmati e disciplinati.

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  4. perché la tua vita ti sarebbe così ostile?

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  5. Non credo saranno un paio di esami a cambiarti, Disagiato.

    Chiaramente i tuoi ci terrebbero a poter dire in giro che hanno un figlio laureato.

    Per gli altri mi sa che il discorso è un po' diverso: chi ci ha provato e non c'è riuscito, più o meno inconsciamente gode un po' a sentirti rispondere che non puoi finire gli studi per un motivo o per un altro. Perché sei tu e non loro, e allora possono pensare "Se non ce la fa neanche lui, sono a posto con la coscienza".

    Occhio al tranello, però: ora ti dicono che è un peccato non aver finito gli studi; se e quando dovessi finirli, ti diranno che è un peccato per un laureato lavorare in una libreria (non vedo il nesso ma te lo diranno, stanne certo). Non c'è scampo. Alla gente che si fa i ca..i degli altri non c'è scampo. Come me che commento, d'altronde.

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  6. Caro Disagiato, ti scrivo per la prima volta e, quindi, mi sembra doveroso ringraziarti per i bei post che mi hanno allietato da quando ho iniziato a seguirti.
    Io mi sono laureato, benché fuori corso di tre anni e anche la mia ragazza si è da poco laureata in ritardo di otto (8!) anni.
    In realtà non abbiamo avuto ostacoli insormontabili ma si sa come vanno le cose...
    Quello che mi sento di dirti è che tutte quelle storie del "ma devi farlo per te" e "non centra col lavoro ma è una realizzazione personale" in realtà sono vere.
    Quando ti laurei, per qualche strana alchimia del cervello ti senti un po' meno a disagio.

    con affetto
    Nicola

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  7. non so se "una vita controvento" è una citazione casuale (non credo: fai il libraio, lavori in un posto dove di ciclismo se ne mastica ...) Quanto alla laurea è uno dei tanti incroci della vita: se svolti a sinistra quel che c'è a destra non lo conoscerai mai più, se non per sentito dire.
    I cocktails con la pistola, invece, penso si riferissero a tutto un altro argomento.

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  8. .mau.
    La mia no, non mi è più di tanto ostile. Gli altri invece mi parlano, e magari non a torto, come se la vita l'avessero subita più che vissuta.

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  9. Nicola
    Non per alleggerire e chiudere il discorso ma io sono d'accordissimo con te. Una laurea potrebbe dare uno sfondo nuovo e ricco alla mia vita sociale, però prima di tutto mi farebbe sentire meno a disagio. E grazie per le belle parole.

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  10. D'accordo con quanto scritto da Speakermuto. C'è una mia amica che ha interrotto gli studi, sempre il lettere. Mi hai fatto pensare a lei. Personalmente le ho detto di capirla benissimo, il sistema universitario mi è venuto talmente a nausea!
    Perchè non spiazzi tutti e ti iscrivi a un altro corso di laurea?
    oppure, cambiando completamente discorso, dato che mi sembra che tu scriva bene e comunque mi piace leggerti, perchè non inizi a scrivere dei racconti? (magari lo fai già...)

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  11. Ti parla uno che si è laureato in ritardo sulle tabelle di marcia, che di ostacoli veri non li ha mai avuti se non nelle sue para(noie) e che non usa i suoi studi sul lavoro. Ebbene, non ho nessun dato oggettivo per convincerti. Anzi, da laureato probabilmente faresti esattamente quello che fai ora, ma qualcosa cambia. La laurea è stata per me, e per molti, come le colonne d'Ercole. Dall'altra parte sei sempre in mare con la tua barchetta, però non sei più nel Mediterraneo, sei nell'Oceano Atlantico. Puoi andare in America, o costeggiare l'Europa fino alla Norvegia. Potresti anche tornare indietro, in Grecia. Dopo la Laurea sai che puoi. Prima no.

    Questo non vuol dire che senza laurea non si abbia potere di fare ciò che si vuole, né che con la laurea si faccia chissà quale vita superiore. Però di solito quelle persone che fanno ciò che vogliono senza laurea non ti dicono di laurearti e il salto di prospettiva lo hanno fatto da soli, senza corso di studi. E chi fa una vita normale con laurea la farebbe anche senza, perché non tutti vogliono/riescono a fare il giro del mondo una volta arrivati in Atlantico.

    Però, se non hai davanti a te ostacoli insormontabili, laureati.
    ilcomizietto

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  12. Ti posso dire, pure io annata '79, laureata un paio d'anni fa in lettere, ovviamente un bel po' fuori corso. Dopo la laurea ho fatto diverse cose, pure se in maniera dispersiva. Adesso faccio quello che mi piace fare, vivo una vita precaria, sono mediamente felice (e trattandosi di me non è poco).

    Insomma, si può fare. Tutto dipende da quello che tu VUOI fare.

    (e comunque la soddisfazione più grande resta quella di finire 'na cosa e poter metterci una pietra sopra...)

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  13. maurogì
    Scrivo qua, per questo blog, e poi poco altro (dovrei avere più tempo). Un altro corso di laurea? No, già mi costa fatica trovare energie per finire questa, di laurea.

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  14. Caro Disagiato,
    ti sei messo in un mare di guai con questo post. Perchè anche io sono costretto a dirti, per esperienza, che dopo la laurea ti senti molto meno a disagio, il mondo appare diverso e cammini perfino in un altro modo. È un po' come perdere la verginità, "dopo" sei sempre tu ma qualcosa cambia per sempre...poi per chi, come me, ha studiato materie tecniche, la vera iniziazione, più segreta, è l'esame di Analisi 1 dopo il quale entri nel club degli iniziati, ma non fa olta differenza. Tutto questo è sicuramente un condizionamento sociale pesantissimo, per certi versi: ma anche se continuerai a fare il degnissimo lavoro che fai adesso, la pura e semplice consapevolezza di avere la possibilità di cambiare, di avere una scialuppa di salvataggio se ti servirà, ti fa guardare il mondo in un modo diverso. Mio padre, che da emigrante ha conosciuto moltissimi ebrei e li ha sempre ammirati moltissimo, dice che hanno tutti in tasca una laurea e un lavoro manuale e che questa è la loro forza. Oppure, per vederla in un modo più poetico, come libraio non avrai certo difficoltà a procurati le storie di Mort Cinder di Breccia e Oesterheld: nell'episodio in carcere c'è la sublime figura del bibliotecario, che ha scavato un tunnel e poi è rimasto in prigione perchè in fondo stava bene l' e gli bastava la consapevolezza di potersene andare quando voleva.
    Ecco, ora l'ho detto. Ovviemente poi se tu sei felice così, continua pure: ma se sei felice così, beh...cambia nick. Con rispetto da un lettore assiduo,

    Scialuppe

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  15. Caro Disagiato,
    vado controcorrente e ti dico che secondo me devi deciderlo tu, se laurearti oppure no. La laurea è uno status symbol, ed è normale che i tuoi ti vogliano coronato di alloro. Ma tu la vuoi, questa laurea? E' questo che non ho capito. E se la vuoi, perché? Per avere un titolo? Per avere l'opportunità di fare una tesi? Per tornare a studiare? Per avere un lavoro migliore? Ognuna di queste motivazioni è buona (anche se, essendo l'università diventata un laureificio, la n. 2 e la n. 3 mi sembrano un po' delle utopie, comunque), ma devi decidere tu quale fa per te.
    La laurea in lettere non è che ti collochi chissà dove, nel mondo. Ed è una cosa che, visto anche come si sta svilendo l'università, è difficile farla per passione. In ogni caso, è proprio su questo che dovresti puntare, se vuoi finire quella laurea, per quanto possa essere un controsenso. Francamente, non mi ricordo di essermi sentita granché bene dopo la laurea... ricordo più una sensazione del tipo "e adesso, che faccio?". Tu hai già un lavoro, e immagino che per te sarebbe diverso... Ma non lasciartelo da dire dagli altri!

    IpaziaS

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  16. nonostante tutto frank15 dicembre 2011 01:44

    ...che le persone che decidono per te, o vorrebbero decidere per te, le devi mandare a fanculo e di corsa anche... tu evidentemente scrivi tutto ciò perchè con una laurea tu stesso ti sentiresti migliore... se invece così non è sentiti in diritto di mandare a fanculo chi ti pare e di fare ciò che vuoi... l'importante non è quello che vogliono gli altri, ma quello che vuoi tu... quindi la prossima volta che qualcuno ti chiede perchè e percome non ti sei laureato rispondigli di farsi i cazzi suoi, starai meglio tu, e starà meglio anche lui e forse comprendendo che i legami che hai o pensi di avere con determinate persone sono solo fittizi, troverai il coraggio di fare quello che voui veramente...

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  17. Tre parolacce in nove righe è una buona media. Non migliorarla, per favore.

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  18. Anche a me piacerebbe cucinare come Vittorio Fusari, eccome se mi piacerebbe.
    Però forse preferisco fare il pane sciocco con il lievito naturale e tagliarne una fetta dopo tre o quattro giorni e berci su un buon bicchiere di Sangiovese. Di più non so o non vo'.
    I poeti e gli scrittori laureati sono peggio di quelli genuini, militanti si diceva una volta. Giorgio Bocca è il giornalista italiano che più ho stimato, anche sforzandomi di comprenderne le ragioni anti-italiane che lo portarono all'equivoco sul primo Formentini (allora ero a Milano anch'io; amai Milano, in qualche modo). Giorgio Bocca, per motivi storici, non conseguì alcun diploma, e un mio amico e suo collega mi rivelò che aveva la licenza elementare. Tanto di cappello, allora. I "nostri" colleghi ingegneri -- e pure qualche biologo -- annotano sul registro di classe le mancanze di taluni alunni, spesso mancando essenziali segni paragrafematici o diacritici o aggiungendovene di non richiesti: "La classe non è in classe".
    Eugenio Montale neanche terminò gli studi superiori, né si laureò D'Annunzio. Poeti professori furono invece Carducci e Pascoli. Calvino nix, Vittorini manco a parlarne, Gadda ingegnere e quasi filosofo (ma non faceva errori di ortografia), Sciascia era maestro elementare, come il Duce. Hornby è laureato, ma scrive come un black bloc, e rinnega quegli anni di cattedra che ingolfavano di literacy i suoi primi passi da scrittore. Per concludere: o scrivi o ti laurei. O non fai un cazzo, metti su un po' di Mahler e fissi il Vuoto-Senza-Segreti e il Guglielmo innevato o il profondo blu del lago come fa, a volte, lo Scorfano.

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  19. nonostante tutto frank16 dicembre 2011 18:31

    ah sei contrario alle parolacce, scusa non pensavo... è che sembra facile, ma non lo è... usare le parolacce dico... a me piace un sacco usare le parolacce, non perchè io sia volgare o ignorante, solo che mi piace fingere di esserlo, tutto qui... sono bravissimo anche a non dirle le parolacce... guarda, guarda: tatto, calo, fuga, cozza, parco, perla ecc. ecc. per non dover scrivere eccetera eccetera...

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  20. Caro sempreunpoadisagio, io non mi sono laureato, ma solo inizialmente per noia "scolastica". Da quando poi anche un disarticolato uomo di lettere, cioè, forse, ma no, dài allora che, chiamato Rossi Vasco, e quell'altro, detto Rossi mi pare dottore Valentino son stati intonacati del valore che io avrei meritato attraverso studi che cioè dai, però insomma, massì, ecco allora ho detto: lo Stato che dà le "carte" come il più volgare boscazziere non vale il fuoco della mia libertà. IO brucio tutto, se voglio. Così.

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  21. ehm ... Biscazziere cioè capito, volevo, dài

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)