domenica 14 agosto 2011

Una soluzione

del Disagiato

Ieri, terminato il mio turno in libreria, mi sono visto con Alessandro. Alessandro è stato per un paio di anni mio compagno al liceo, poi lui è stato bocciato e di conseguenza ci si è persi di vista. Nonostante le strade si siano divise, ogni tanti ci facciamo lunghe telefonate e in queste lunghe telefonate fissiamo il giorno per una serata insieme. “Come i vecchi tempi”, ci diciamo al telefono e allora come i vecchi tempi ci si incontra nella piazza principale di Brescia e come i vecchi tempi andiamo a mangiare un kebab, a bere una birra e infine a fumarci una sigaretta sulle panchine dei giardinetti vicini alla nostra vecchia scuola. Alessandro è un assiduo frequentatore di centri sociali e, diversamente da me, lui non parla. Lui agisce.

Infatti Alessandro organizza manifestazioni, riunioni, dibattiti e proteste. L’ultima protesta organizzata con successo da Alessandro è stata quella sotto il comune di Brescia contro il sindaco Paroli. Il sindaco Paroli, in parole povere, venne pizzicato a spendere soldi pubblici per cose sue. “Noi non ce ne staremo di certo con le mani in mano”, mi disse qualche giorno prima della manifestazione Alessandro. “Tu sei dei nostri?”, mi chiese poi. E io dovetti rispondergli che una collega si era improvvisamente ammalata (dissi con faccia tragica “gravemente ammalata") e che per questo dovevo raddoppiare le mie ore di lavoro. “Peccato”, mi disse Alessandro quella volta. 


Come dicevo, ieri sera sono uscito con Alessandro. Dopo un paio di birre mi ha detto: “Hai sentito che cazzo sta combinando il Governo? Hai sentito di questa cosa che chiamano tassa di solidarietà e che di solidarietà non ha proprio niente? Alla fine a pagare saremo noi altri, come al solito. Alla fine a pigliarlo in quel posto saremo noi altri, come al solito” e dicendomi questo ha estratto un foglietto. “Sai cosa c’è scritto qua?”. “No, cosa c’è scritto?”. “Ora te lo leggo”, mi ha detto con tono spigoloso:
Solo notai, farmacisti e dirigenti d’azienda dichiarano, in media, più di 90 mila euro l’anno. I medici e i chirurghi non arrivano a 65 mila euro, i commercialisti dichiarano poco più di 50 mila euro, per non parlare degli psicologi (20 mila euro l’anno) e dei gioiellieri (14 mila euro lordi annui).
“Ecco, questa cosa l’ho presa da un giornale molto famoso e domani ho intenzione di leggerla ad alta voce ai ragazzi per convincerli a fare una cosa”. “E di cosa vorresti convincerli?”, gli ho chiesto io. “A denunciare gli evasori. Tu conosci qualche psicologo?”. “Sì. Il mio vicino di casa è uno psicologo”. “Ecco, e sai anche bene che quel miserabile evade le tasse. Bene, tu devi denunciare alla Finanza che c’è un evasore. Devi denunciare anche che quel tuo amico che gioca a tennis con te, il gioielliere, è un evasore”. “Ma io non lo so se è un evasore”, ho aggiunto con un alone di stizza. “Dai, per favore, non fare il finto tonto con me”, mi ha risposto agitando una mano. “Sì, però è assurda questa cosa di denunciare gli evasori. Non penserai di risolvere i problemi in questo modo”. “Sì, è l’unico modo. Se le tasse non le pagano i ricchi, alla fine le paghiamo noi. Se i soldi per costuire le scuole, gli ospedali e le strade non li tirano fuori i ricchi, alla fine li tiriamo fuori noi. Dobbiamo denunciare gli evasori, anche se sono nostri amici o conoscenti”.

Dopo una quindicina di minuti e io e Alessandro siamo usciti dalla birreria, abbiamo fumato una sigaretta, abbiamo parlato di donne e poi ci siamo salutati. “A presto, mi raccomando”, mi ha detto lui. “Non preoccuparti. Mi faccio sentire non appena solo libero”. E ce ne siamo tornati a casa.

                                                                   ***

Non gioco a tennis e Alessandro non esiste, naturalmente. L'ho utilizzato, con un po' di fantasia, per stendere un intimo e balordo studio sociologico. Abbiate pazienza.

7 commenti:

  1. Senti ma tutti questi tuoi amici immaginari mi stanno un po' preoccupando.

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  2. E la favola ci insegna che sono tutti socialisti, comunisti, socialdemocratici, a favore del welfare e della giustizia sociale, finché lo Stato tocca le tasche altrui.

    Quando le tasche sono le proprie, le tasse non sono più tasse, ma macelleria sociale :-)

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  3. I tui studi sociologici sono molto interessanti. Adesso pero' ti chiamo e con calma ne parliamo.

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  4. bè, di 'Alessandro' ce ne sono troppo pochi :-))

    g

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  5. Chiedi al tuo amico immaginario se quando si fa fare i lavori in casa da idraulici, eletticisti & C. si fa fare la fattura o paga in nero. O se quando va dallo psicologo/cardiologo/dentista eccetera preferisce "con fattura o senza con lo sconto". Guardalo bene negli occhi, questo amico immaginario, e vedi se almeno si sente un poco imbarazzato. Perché quello che non paga in nero subito lo paga dopo, con ingiustizia e interessi. E' una scelta possibile, ma che non si lamenti, almeno.
    ilcomizietto

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  6. Appena lo vedo glielo chiedo. Giuro.

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)