martedì 30 agosto 2011

Cosa significa leggere

del Disagiato

Leggere un libro significa passare il proprio tempo in santa pace, significa imparare, significa emozionarsi, significa rispecchiarsi, condividere, sentirsi soli, sentirsi meno soli, partecipare, divertirsi e via dicendo. Insomma, a seconda del temperamento di ciascuno di noi, la lettura acquista un significato diverso. Per me cosa vuol dire leggere un libro? Quasi non lo so più talmente la lettura è diventata un gesto istintivo e quotidiano. Ma provo a dare una risposta: leggere è imparare. Però, a pensarci bene, il mio tempo con un libro non equivale soltanto a imparare, anche perché spesso, anzi, la maggior parte delle volte, da un libro non imparo un bel tubo. Quindi ci riprovo: leggere è capire gli altri esseri umani e quindi comprendere come vanno le cose del mondo. Ecco, probabilmente leggere, per me, significa questo: capire gli altri per capire me stesso. Però sento che questa risposta non è esauriente. Ci riprovo: leggere significa sapersi concentrare. Ci sono arrivato. Scusate se l’ho fatta lunga, ma mi ci è voluto del tempo per entrare tutto intero dentro il cuore della questione. 

Leggere, quindi, significa saper stare. Significa avere la pazienza di guardare in faccia una cosa, una persona, una situazione e saperla giudicare.  Azzardo a dire, se me lo permettete, che la stessa cosa vale anche per il cinema: guardare un film significa non tanto saper guardare e ascoltare storie d’amore o altro, ma guardare un film, per me, significa saper stare in poltrona. La mia poltrona, quella che sta di là in sala, vicino alla finestra, accanto a una lampada. Leggere un libro, per tornare al discorso bomba, significa saper stare in poltrona (o a letto). Perché guardate che non tutti sono capaci a stare in poltrona. Non tutti sono capaci a starsene immobili, in silenzio, con gli occhi che vanno da sinistra a destra, da sinistra a destra, da sinistra a destra. Non tutti, appunto, sono capaci a concentrarsi. Perché saper stare in poltrona è una disciplina, mica uno sport o un passatempo. Saper star fermi con un libro sulle ginocchia vuol dire essere defilati. Anzi, saper stare in poltrona significa non partecipare. E qui cominciano i guai. 


Già, perché se per sventura vi siete detti che questo mondo non vi piace e che ci sono tante cose da cambiare, beh, lo stare in poltrona in silenzio e concentrati è un buon sistema per fare la rivoluzione. Altro che sassi e molotov. Non partecipare desta sospetti. Non aderire totalmente alle cose del mondo, avere un senso di margine, significa avere in mente di mutare molte cose. Magari sto esagerando, ma il fatto è che più campo e più ho l’impressione che la gente sappia fare tante cose (alcune davvero singolari, ammettiamolo) tranne che stare ferma e concentrata. Ho amici che fanno paracadutismo ma che se gli chiedi di starsene in poltrona a leggere un libro, ecco, non sono capaci. Ti guardano come se tu fossi un alieno, uno po’ matto.

Insomma, per me leggere significa essere capaci a star fermi, a concentrarsi, a defilarsi, a proteggersi (altro che partecipare) dalle cose del mondo. La lettura è, forse, una forma di difesa per i più deboli. Ma, ripeto, non solo difesa, ma anche attacco. La lettura, quella buona, per me ha ragione d’essere quando diventa un riparo dal mercato, quando allontana dai personaggi che stanno in tv, quando insegna ad essere tristi e vulnerabili e insegna a stare soli (in poltrona).

Quando i libri diventeranno cose che hanno link che rimandano a video o fotografie o a disegni o a pubblicità, ecco, quando i libri saranno elettronici, allora non significherà più stare soli, concentrati e defilati, ma significherà che ce l’hanno messe in quel posto, che siamo fregati. Saremo costretti a partecipare, a quel punto, a non concentrarci solo su una cosa sola. Allora non sapremo più stare in poltrona infelici e disadattati. Che è una cosa difficilissima da fare, soprattutto il sabato sera.

18 commenti:

  1. Condivido interamente!
    Marco

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  2. Anche io condivido.

    In particolare la frase "capire gli altri per capire me stesso.". Personalmente mi piacciono molto gli scrittori che mi fanno dire: "Così è proprio quello che penso (o provo) io e non me ne rendevo neanche conto."

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  3. Ma mica si legge solo in poltrona o a letto (aggiungerei, a statistica, almeno il cesso e il treno - e in generale ti segnalo un bel libro su tutto questo: http://books.google.com/books/about/La_pratica_del_leggere.html?id=FDIWAQAAIAAJ). Proprio nella pratica del leggere, inter alia, si legge: ""Ogni lettore, quando legge, legge se stesso. L'opera dello scrittore è soltanto una specie di strumento ottico che egli offre al lettore per permettergli di discernere quello che, senza libro, non avrebbe mai visto in se stesso", che è per me definizione abbastanza calzante della mia lettura.

    Sull'e-book, invece, credo di non essere d'accordo. Un po' perché penso che rimarrà sempre un doppio canale, e un po' soprattutto perché vedo la lettura come un canale per aprire e costruire altri mondi, forme di pensiero, ermeneutiche e quant'altro. E' qualcosa che apre, non chiude. E dunque è un atteggiamento di curiosità esistenziale che non potrà avere paura nemmeno di un paio di link!

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  4. Vero. L'ultima baia selvaggia al riparo dal turismo di massa, dove stare svaccati, in mutande o come ti pare, ovvero dove essere solo se stessi. A proposito di poltrone, lo scorso we, al mare c'era una ragazza che leggeva in piedi,sotto il sole cocente,a riva, con i piedi nell'acqua, spostando il peso ora a dx ora a sx. Ero sconcertata ed ammirata ad un tempo :)

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  5. @rigorosamenterosso: penso che io, quando fa troppo caldo, mi sdraio sul bagnasciuga a leggere, sperando che i passanti non mi calpestino.

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  6. Ecco, a proposito, trovo che questa novità sia una cosa abbastanza di cattivo gusto.

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  7. Che bello questo post! A me piace tantissimo leggere, ma non so nemmeno io perché! È così, è sempre stato così, probabilmente sarà così per sempre. Spero di non dover mai dire che non ho più tempo per farlo, spero di riuscire sempre a trovare un momento per me e il mio divano. D'estate veramente leggo sempre sull'amaca. È bellissimo. Potrei stare lì sopra a dondolare per non so quanto tempo. Dici che anche questo è un talento?

    Mi è piaciuta tanto la tua riflessione.

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  8. Gentile Disagiato,

    ma non esiste soltanto la poltrona ed il libro sulle ginocchia per verificare il proprio stato di concentrazione: ricordo le ore della notte trascorse con il libro sulla pancia, disteso sul letto, la luce di cortesia a lato della parete, gli occhietti incollati sul volume.

    Pensando alla lettura appassionata di libri scritti così bene tanto da non volerli appoggiare sul comodino ricordo i miei anni di bambino con i sette volumi immensi (come dimensioni) delle fiabe illustrate, con i caratteri da leggere grandi grandi, le prime avventure condivise con il mondo della fantasia.

    Poi sono arrivati gli anni di fanciullo, la lettura de "I gialli dei ragazzi", con le avventure degli "Hardy Boys", de "I tre investigatori", "Nancy Drew", i "Pimlico boys".

    E poi via via la lunga sequenza dei libri più vari, più intriganti, variopinti almeno nella copertina.

    La magia di una storia o di un racconto di un libro non sarà mai superata dalla magia del racconto cinematografico che vorrà riassumere uguale per tutti quel grande e multiforme mondo immaginario che ognuno di noi avrà creato durante la lettura.

    La stessa storia, le stesse parole, ma mille mondi personali, colorati dalla nostra fantasia e dal nostro pensiero personale.

    Buona lettura!

    Marcolino

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  9. @'povna
    Grazie per la segnalazione. Per il resto quello che mi spaventa è la deconcentrazione.

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  10. @rigorosamenterossa
    Io avrei guardato quale libro la anestetizzava in quel modo. Così, solo per curiosità.

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  11. @speaKerMuto
    Ti confido che già tempo fa volevo scrivere questo post ma poi per evitare parole e toni parrocchiali ho evitato di farlo. Ieri però ho letto l'articolo che oggi mi hai segnalato (grazie)e così mi sono deciso a scriverlo. Con tanto di parole e toni parrocchiali.

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  12. @FruFru
    Grazie per le tue parole.

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  13. Personalmente ho apprezzato parole e toni parrocchiali ;^)

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  14. Piaciuto, apprezzato, condiviso! :-)

    g

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  15. Bellissimo articolo. :)
    Mi hai fatto venire in mente un discorso fatto ad una lezione di filosofia alle superiori. Pensa te :)
    Si parlava appunto della società ellenica, e sopratutto dell'origine del museo e la biblioteca. Era giusto un'ambientazione da fare per introdurre le scuole filosofiche degli stoici, e credo anche degli epicurei. (Sono passati 4/5 anni, non ricordo i dettagli ma ricordo il punto focale)

    Il professore ci chiese cosa avevano in comune, la biblioteca e il museo, e ci chiese pure di paragonarlo al cinema, cosa avevano in comune questi 3 posti.

    La risposta è che sono tre posti in cui prevale la mera e propria solitudine, tre posti in cui il silenzio è la regola. Certo qualcuno potrebbe obbiettare che al cinema se vai con una bella donna fai tutt'altro che stare da solo, giusto. Ma fai tutt'altro che guardare un film.

    Puoi anche essere in compagnia, ma al cinema, in biblioteca e al museo, sei fondamentalmente solo. Credo che a leggere succede quello. Io posso anche leggere in movimento, stando su un treno, ma è un momento in cui ti raccogli e stai da solo.

    Poche persone sanno stare in solitudine oggigiorno, ora che ci penso pure io ormai, noto che tempo fa leggevo in modo molto più tranquillo e riuscivo a stare seduto su quella cazzo di poltrona senza avere internet sottomano.

    Bel post. Grazie :)

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)