martedì 2 agosto 2011

Le cose che cambieranno

del Disagiato

C’è una bellissima signora dai grandi occhi azzurri che ultimamente entra in libreria quasi tutti i giorni. Viene con i figli piccoli, di fretta, tanto per dare una sbirciatina a certi libri che stanno sugli scaffali del reparto Psicologia. In verità è sempre venuta, in libreria, ma ora deve essere accaduto qualcosa che le ha cambiato la vita. Azzardo, visto che non costa nulla: si sta separando dal marito. L’ho capito la settimana scorsa da un libro che teneva in mano. Era uno di quei libri che cercano di spiegare al lettore come dire ai figli che mamma e papà non staranno più assieme, che le cose presto per loro cambieranno, che mamma e papà non è che non si amano più ma semplicemente il tempo ha fatto loro capire di essere diversi. Uno di quei libri che consigliano al lettore quali distanze o misure prendere nei confronti dei figli, quali parole e toni adottare per dire che qualcosa si è rotto, che per loro ci saranno altre camere da letto, altre cucine, altri armadi e altri pezzi di cielo da guardare dalla finestra.

Insomma, ho capito che si sta separando dal fatto che teneva in mano un libro che spiega al lettore come dire ai figli nel modo più dolce possibile che presto conosceranno l’infelicità, la furia dell’inverno o senza la mamma o senza il papà, che verranno accompagnati a scuola o dalla mamma o dal papà, che verranno accompagnati da un oculista o in palestra dalla mamma o dal papà e che non esisterà più, per loro, la sorpresa. Ci sarà solo o la mamma o il papà, con l’eccezione aritmetica del sabato o della domenica. Un libro che spiega come dosare le lacrime, come saper gestite il volume della propria voce e delle proprie emozioni e come saper dare il giusto ritmo al proprio dolore. Mettere la virgola al posto giusto diventerà l’essenziale, tutto diventerà duro o fragile, pianto o sorriso, abbraccio o distacco, parole dette in cucine ritinteggiate recentemente o silenzi in camere costantemente in penombra. Perché i figli sono fragili e ora che mamma e papà si stanno lasciano lo saranno ancora di più. 


Perché i figli cominceranno a capire che non ci si può neppure più fidare dei genitori, dei loro gesti, della consueta disposizione dei piatti e dei bicchieri, che non ci si può più fidare dell’amore e delle parole e delle chiavi e delle serrature e delle cartoline spedite e ricevute e delle strette di mano e dei pupazzetti che una volta facevano ridere tanto. I figli cominceranno a convivere con lenzuola bagnate di pianto. I figli cominceranno ad avere il muso, la faccia seria, i capelli sugli occhi e lo sguardo basso, se non si sta attenti.

E la signora, allora, viene in libreria quasi tutti i giorni con i figli piccoli e mentre loro vanno nella stanza dei ragazzi, lei va a spulciare quei libri che spiegano come attutire la caduta di giovani esseri umani senza colpa. Per spiegare loro che mamma e papà si lasciano ma che però questo è un bene e non un male. Ecco, legge libri di questo genere, lei, mentre un po’ più in là i bambini ridono e scherzano e si passano gli Stilton e guardano là in fondo, di tanto in tanto, la loro mamma che legge chissà cosa tutti i giorni. Con la faccia un po' strana ultimamente.

14 commenti:

  1. Può non sembrare, ma i bambini capiscono molto più di quello che danno a vedere. Imparano come delle spugne. E nel loro inconscio sanno.

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  2. Hai ragione. Spesso la loro faccia dice tanto.

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  3. MALE MINORE

    Caro Disagiato,

    esiste soluzione a questa sofferenza dei bambini? E' mai esistita in passato? E nel futuro prossimo e meno prossimo?

    La signora dai grandi occhi azzurri forse sta tentando i primi passi lungo il sentiero del "male minore", un pochino come la filastrocca che sentiamo da molti anni riguardo la politica delle "droghe" da cambiare, la legalizzazione di alcune sostanze e la loro somministrazione controllata, sul come affrontare il male più grande con un male più piccolo.

    Un pochino come anche il dramma dell'aborto, la sua regolamentazione per evitare la piaga e flagello di quello clandestino.

    Disagiato leggo nelle tue righe un pensiero di rammarico, di dolore, di partecipazione alla sofferenza dei bambini, spettatori obbligati di un ostacolo grande come una montagna, più grande di loro.

    Come scacciare questo loro mostro nero? Come ridurre la pena? Continuando a vedere i loro genitori accanirsi uno contro l'altro con litigi e dispetti? Con strepiti ed emozioni forti?

    Il male minore. Tante volte non rimane altra strada.

    Buona giornata.

    Marco

    P.S.
    Perchè il "male"? Quale il suo scopo e necessità?

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  4. Sono sicuro che esiste soluzione, ci mancherebbe. La sofferenza forse sta nell'inzio di questa vicenda.

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  5. @Marco cuore_vivo

    Non sempre la scelta è quella del male minore.

    Certe volte la scelta è fra la sofferenza altrui e la propria.

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  6. Non so. Sono convinto che sacrificherei la mia felicità per quella di mia figlia.

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  7. Lele,

    non è facile misurare con il bilancino quanta sofferenza propria e quanta altrui (di un figlio per esempio) ci sia nella decisione di interrompere una convivenza divenuta impossibile (violenza? botte? liti?) e di eventualmente creare nuove isole (famiglie larghe?).

    Come si fa a quantificare?

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  8. ettoregonzaga2 agosto 2011 17:30

    E' vero anche che i figli avranno più tempo per digerire questa nuova situazione.

    Alla mamma, viceversa, molto probabilmente, gli sta crollando il mondo addosso. E si starà anche preoccupando per come vivranno i figli questa situazione.
    Non la invidio.
    ( non avendo figli la mia separazione è stata meno indolore, ma non senza problemi .... anche economici !)


    Sarei invece interessato alla bella mamma con grandi occhi azzurri, ovviamente per alleviarle la sofferenza. (ed alleviare anche la mia)

    ettoregonzaga

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  9. @Plus
    Sono convinto che sei una bella persona e non solo per quello che hai detto.

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  10. Bel post, bella pagina sulla condizione umana.

    g

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  11. Tanto bello questo post, davvero.

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  12. Delicato come una carezza questo post. Credo che i libri aiutino sempre ma solo se mescolati a sangue e lacrime. Alla carne della gente, insomma, al fatto che i tuoi figli sono i tuoi figli e che prima o dopo capita di deluderli, ma devi far passare che l'hai fatto con tutto l'amore che avevi. Che non devono essere tristi per aver scoperto che mamma e papà sono umani. E prima o dopo lo si capisce.

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)