Dopo questo post abbandonerò la nave per pochi giorni. Vi saluto, quindi.
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Poi, per scovare un pochino di speranza e complicità, me ne sono uscito così: “Ci vorrebbe un arabo, di quelli ricchi, che comprano la squadra e ci fanno vincere, finalmente”. Questa cosa l’ho detto ingenuamente, sperando che anche lui avesse lo stesso sogno e cioè vedere arrivare un uomo potente dagli Emirati Arabi, con miliardi da spendere in giocatori stellari e uno stadio nuovo. E mentre dicevo questa cosa pensavo alle cannonate di Branco.
Anzi, mentre dicevo questa cosa pensavo alla tristezza infinita provata durante le partite di serie C degli anni ottanta, in punta di piedi, con mio padre, la poggia, il vento e le cannonate micidiali di Branco. Fatica mai ripagata, dolore regalato al destino infame. E allora ho detto a Roby che ci vorrebbe un forestiero, uno di quelli ricchi, a ricompensarci dei dolori subiti. Invece Roby ha girato la sua grande testa verso di me e mi ha detto: “Ma se mat, lase stà chel. Ga pensom no alter al balù”.
“Sei matto, lasciali stare quelli. Ci pensiamo noi al calcio”, mi ha detto Roby innervosito. Io a questo punto ho lanciato verso il soffitto una risatina nervosa e ho proseguito in silenzio il mio lavoro. Ho proseguito, però, con una sensazione strana e cioè di aver sbagliato le distanze tra me e Roby, di essergli diventato un po’ nemico e di essere stato, in quel contesto, uno scemo. Uno che dice fesserie, uno che parla solo perché ha la bocca. Lo so che non ho detto niente di male però è così quando di persone che ti capiscono davvero, in un centro commerciale, ce ne sono poche. Ci si sente sbagliati anche agli occhi di un nazista come Roby. Il fatto è che quando si lavora si stanca il fisico e quando si stanca il fisico si stancano anche i sentimenti e allora si finisce per elemosinare attenzione e parole e si finisce, certe volte, per perdere. Ci si sente sconfitti, insomma. Il lavoro è brutto per questo, penso.
Oggi ho sentito un "Ciao" baritonale arrivare dal corridoio di fronte al negozio. Era Roby che passava di lì, che mi ha visto con una pila di libri in mano e che mi ha salutato. Ciao, gli ho risposto con la bocca e la testa. E dentro di me, vi giuro, si è aggiustato qualcosa, anche se non c’era niente da aggiustare. Stare con gli esseri umani è brutto per questo, penso.
ahhahhahah! E' vero, a volte è brutto e pauroso ma non c'è altra via, ci dobbiamo rassegnare. Stare con le pietre è molto più brutto alla lunga.
RispondiEliminaBuona fermata al porto: magari ti alleggerisce di un paio di disagi...:)
ciao, buon riposo ma torna presto! :-)
RispondiEliminag
Oppure è bello per questo: perchè tu pensi di aver sbagliato qualcosa e invece non hai sbagliato proprio niente. Anche a me a volte capita di fasciarmi la testa prima di essermela rotta, e non sai che sollievo quando scopro di essermi preoccupato inutilmente...
RispondiEliminaBuone vacanze!
Buone vacanze, rondinella.
RispondiEliminaBuone vacanze! Magari torni rilassato e non ti fai troppi scrupoli a parlare con la gente ;^)
RispondiEliminaUno torna, l'altro va...
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