lunedì 31 ottobre 2011

la perfezione congiunta all'imperfetto

di lo Scorfano

Forse, così dicono, non esiste nemmeno più, sostituita dalle canzoni e dalle filastrocche. Ma io so bene che non è vero, anche se a volte mi è difficile dirlo. Io so che ci sono anni in cui la sua voce è flebile, poco più di un sussurro, ed è normale che sia così, è già successo molte volte, nel corso di molti secoli. Ma è comunque la sua voce, per quanto fievole. E io so che, nonostante tutto, la poesia esiste.

E che esistono i poeti e che esistono versi che, una volta letti, possono ancora tormentare una memoria, come quelli di Orazio del I secolo a.C., e quelli di Dante nel Trecento. Esistono i poeti, anche i poeti di oggi: che scrivono pagine belle, che parlano di noi e del nostro muoverci tra i giorni dell'attualità contorta e scivolosa. Ne parlano con la forza lievissima della poesia, che a volte sembra non esserci più, ma invece c'è sempre.

Non si studiano a scuola, purtroppo, i poeti contemporanei (cioè, io ci provo ogni tanto: ma il tempo è poco, i test invalsi premono, l'esame di stato pretende tutt'altro; ci provo per poche ore, sperando che a qualcuno possa servire, chissà). Non si studiano a scuola e non si vendono nelle librerie: perché nessuno la compra, la poesia.
E però, poi, succede che ogni tanto una di quelle voci di poeti contemporanei si spegne e allora tutti scopriamo che la voce c'era, e che dunque parlava. È successo con Zanzotto qualche giorno fa; con Giovanni Giudici, in primavera.

E allora, visto che io so che esiste, vorrei dire che anche il secondo Novecento, quello che molti di noi hanno in parte vissuto, anche gli ultimi cinquant'anni sono stati anni di poesie, alcune belle, altre addirittura bellissime. E ho deciso di fare dei nomi, in modo che restino qui, in modo da avere la consolazione di averli, almeno una volta, pronunciati. Vi chiedo di fare lo stesso, se vi va: di farmi nomi di poeti nati dopo il 1900 (escluso Montale, insomma) che secondo voi sono state voci contemporanee forti; versi che vi hanno tormentato la memoria, come la poesia sa fare. Ve lo chiedo non come se fosse un sondaggio ma piuttosto una presa d'atto, un riconoscimento. Che la poesia esiste.

Le mie voci, quindi, i miei nomi. Le mie voci sono quelle di Vittorio Sereni, senza dubbio e (quasi) prima di tutte: perché nessuno come lui ha saputo raccontare la limpidezza inquieta del vivere moderno, tra lavoro e quotidianità. Quella di Giovanni Giudici, anche: anche lui capace di cogliere il senso laddove il peso dei giorni sembrava seppellirlo sotto il nulla della nostra fatica. E poi, per certe sue poesie d'amore, anche la voce rauca di Giovanni Raboni, traduttore di Proust. Ma anche la poesia di Zanzotto, ovviamente; e poi, per alcune sillabe male inclinate tra incertezza e forza, senz'altro la voce inconfondibilmente rotta di Luciano Erba. E quella limpidamente vasta di Mario Luzi, che forse non ho mai capito ma che spesso mi sono trovato a ripetere, viaggiando in macchina o a piedi.

E però, più di ogni altra voce, vi stupirete, io credo che la poesia più alta degli ultimi cinquant'anni sia stata quella scritta da Franco Fortini. Che tutti pensano come saggista e polemista, e che io invece non riesco a pensare se non come grandissimo poeta. Il più grande di tutti secondo me. Per l'intonazione tragicamente composta della sua scrittura, per il suo senso drammatico della collettività e del suo destino spaventoso, per il suo aver saputo cogliere bellezza e terrore nello stesso angolo di mondo, nella stessa piega incomprensibile della storia e della quotidianità. Io dico: Franco Fortini, insomma. Anche a costo di deludere un po' i massimi esperti della poesia più recente. E vi lascio qui sotto un suo testo, uno di quelli che non ho mai smesso di amare, come se fosse un segno della sua voce.

E so di avere lasciato fuori tanti nomi (alcuni li ho amati di meno, cosa volete farci; altri li lascio fuori apposta, solo per vedere se state attenti, come si fa scuola...) e confido che si ci sia qualcuno di voi pronto ad appuntarli qui sotto, come pro memoria per me e per se stesso. Per noi, insomma; per noi che sappiamo che la morte della poesia è una favola che ci stanno raccontando, ma che è priva di senso. Perché la poesia è da sempre un fiume in gran parte sotterraneo, che percorre intere generazioni senza farsi nemmeno vedere, senza che la sua voce raggiunga mai la superficie. È già successo, in tante epoche della storia.

E poi, improvvisamente, tutto quel suono rimasto imprigionato sotto la cronaca degli anni, tutte quelle voci che erano sembrate fievoli e inutili, improvvisamente rimbomberanno potenti nella voce di uno solo, uno che le saprà raccogliere e le farà risgorgare da sotto, dal profondo, come esplodendo. Sarà acqua in qui annegare il nostro pensiero, luce improvvisa scoccata dall'ombra dei castagni, fiume che scorre e leviga le ossa affaticate.

Perché esiste la poesia, questo mi era difficile dire: ed è la perfezione congiunta all'imperfetto, come la primavera. E noi siamo l'imperfetto, l'umanità; e cosa sia la perfezione, invece, non lo sapremo mai, non ci è dato saperlo, possiamo solo immaginarlo. Ed è per questo, infatti, che esiste la poesia.


Prima lettera da Babilonia

Al vecchio che gira la macina
una vena si spezza nella pupilla
e il serpe è vicino alla culla.
Confuso nella paglia e nella polvere
è il sandalo di un profeta ridicolo.

Non è vero che siamo in esilio.
Non è vero che torneremo in patria.
Non è vero che piangeremo di gioia
dopo l'ultima svolta del cammino.
Non è vero che saremo perdonati.

Siedo la sera sul margine della foresta.
Le bestie selvagge e timide cercano acqua.
Guardo la grande diga che abbiamo costruita,
i lumi della centrale, l'aereo che scende,
la gente come me che ritorna alla case.

45 commenti:

  1. Hai citato tutti italiani...io ci metto Auden.

    E Giuseppe Conte.

    Uqbal

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  2. Giusto, sono stato impreciso.
    Intendevo soltanto italiani, nati dopo il 1900, che abbiano pubblicato nella seconda metà del secolo scorso o in questi primi dieci anni di nuovo millennio.

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  3. Io ho il mio poeta, sconosciuto a tutti... Si chiamava Silvano Paganelli.
    http://www.criticaletteraria.org/2010/10/un-poeta-vero-il-mio-poeta.html

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  4. E c’è che vorrei il cielo elementare
    azzurro come i mari degli atlanti
    la tersità di un indice che dica
    questa è la terra, il blu che vedi è mare

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  5. Grazie a Silvia e Astrid per le loro segnalazioni: nomi che non conoscevo e di cui cercherò di far tesoro.

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  6. DIVIDIMI IN SILLABE AIUOLA

    come sei bravo tu
    e colto e intelligente
    coglione logorroico preparato
    gagno scemo
    glabro patinato
    impotente.

    scommetto che a sei anni
    facevi con grazia gli origami
    o i disegni di fiori carnosi
    e sapevi sillabare la parola "aiuola"
    mesi prima dei tuoi compagni.

    chissà se eri già saccente e razionale
    in prima elementare
    o se il tuo destino sta nella tua bella grafia
    così pallida e arzigogolata
    di uno che non sa amare.

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  7. OOpss.. Francesca Genti

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  8. Ooops.. Nemmeno sapevo chi fosse... Grazie anche a te. (sta diventando una piccola antologia, mi compiaccio)

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  9. E brunello Robertetti? Non vogliamo spendere neanche una parola su di lui?

    Uqbal

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  10. Devo avere qualche rotella fuori posto. Quando leggo poesie di italiani contemporanei (e non) non le capisco. Mi sembrano senza senso. Ampollose in modo inutile. Mi ricordano le parodie di 610, di Gianfilippo Caraglia. (E qui mi devo scusare con il tenutario per la figura di suo lettore zotico e ignorante che faccio.) Eppure ho diversi libri di poesia, non tanti, ma qualcuno sì. E quando la poesia mi prende la leggo molto volentieri. La Divina Commedia, per esempio, non si può certo annoverare fra le poesie facili, eppure non mi stanco mai di ripassarla. O la polacca Wisława Szymborska, che qualsiasi cosa scriva è oro, nonostante la traduzione (o forse per merito della). Altri poeti sono meno riletti, ma mi dicono qualcosa ogni volta che li rileggo. Gli italiani contemporanei no.

    Forse, caro Scorfano, mi è necessaria una tua spiega, che sono "de coccio".

    Forse è necessario che segua i tuoi consigli, che gli autori da te segnalati non li ho mai letti, ma con Zanzotto sono già partito in salita.
    ilcomizietto
    PS: fra le italiane, Alda Merini e fra gli italiani David Maria Turoldo

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  11. aggiungo alla lista P.P.Pasolini:

    "Come un fiume, che nel meraviglioso
    stupefacente suo essere
    quel fiume contiene il fatale
    non essere alcun altro fiume.

    Si dice, nella vita van perse molte occasioni:
    ma… la Vita ha un’occasione SOLA.
    Io l’ho perduta tutta."

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  12. @il comizietto
    Prova appunto con Fortini, se ne hai voglia (e tempo, mi rendo conto). Zanzotto è obiettivamente la scelta più difficile.

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  13. @maria paola
    Grazie. Infatti Pasolini è uno di quelli che avevo lasciato fuori solo per vedere se eravate davvero attenti ;)
    (ce ne sono altri due, eh eh)

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  14. Pavese, senz'altro.

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  15. Caproni, Sbarbaro, Rebora?

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  16. @Matteo
    Ecco, infatti: uno era lui.

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  17. @Dario
    Caproni e Rebora non valgono: nati prima del 1900. Caproni era quello che, nella mia mente, ancora mancava.
    Siete troppo bravi.

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  18. ...e patrizia cavalli
    una bellissima voce femminile

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  19. "muovonsi opachi coi lucenti secchi". Penna Penna Penna! (ma Saba, che pure è nato a fine ottocento, rientra? perchè tu avresti detto tutti tranne Montale...:))
    poi ho apprezzato alcune cose di Caproni, e poi, di recenti, a me non dispiacciono alcune cose della Cavalli. in ogni caso, non posso proprio resistere, voglio condividere il fatto che il mio più caro amico sta facendo una tesi monografica proprio su sereni, e mi ha fatto scoprire qualche poesia davvero bella, tra le sconosciutissime, tipo (dolorosa):
    La scoperta dell'odio

    Qui stava il torto, qui l'inveterato errore:
    credere che d'altro non vi fosse acquisto che d'amore.
    Oh le frotte di maschere giulive
    oh le comitive musicanti nei quartieri gentili...
    Alla notte altre musiche rimanda
    la terrazza più alta e di nuovo fiorita
    si dilunga la strada fuori porta?
    Ma venga, a ora tarda, venga un'ora
    di vero fuoco un'ora tra me e voi,
    ma scoppi infine la sacrosanta rissa,
    maschere, e i vostri fini giochi
    di deturpato amore: nell'esatto
    modo mio di non dovuto
    amore e dissipato, gente, vi brucerò.

    mentre di fortini ho adorato traducendo brecht.
    Scrivi mi dico, odia
    chi con dolcezza guida al niente
    gli uomini e le donne che con te si accompagnano
    e credono di non sapere. Fra quelli dei nemici
    scrivi anche il tuo nome. Il temporale
    è sparito con enfasi. La natura
    per imitare le battaglie è troppo debole. La poesia
    non muta nulla. Nulla è sicuro, ma scrivi.
    e poi vabbè, starei a parlar di queste cose per ore, per ore, per anni, intervallandolo col fare altro, per sempre. :)

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  20. ops, ci ho messo un po' a scrivere ed ero rimasta al commento in cui lo scorfano rispondeva sul comm. di pasolini. :)

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  21. Sono dispiaciuto, ma Saba è nato nel 1883, non può valere. E' passato recente, ma è pur sempre passato...

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  22. che folgorazione! leggendo questi versi di Fortini mi sono resa conto di averli già letti (chissà dove e quando...)

    e Sanguineti?

    ChiF

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  23. @ChiF
    Anche Sanguineti, senz'altro, benché mi abbia lasciato sempre un po' freddino.

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  24. ma come Saba no?? severo, sto prof.
    Primo Levi.

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  25. Hai lasciato fuori anche Quasimodo?

    Poi, non so se l'accetti poiché non della seconda metà del 1900. Ma lascio lo stesso :-)

    Grido

    Non avere un Dio
    non avere una tomba
    non avere nulla di fermo
    ma solo cose vive che sfuggono -
    essere senza ieri
    essere senza domani
    ed accecarsi nel nulla -
    - aiuto -
    per la miseria
    che non ha fine -

    Antonia Pozzi

    ciao,
    g

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  26. @Stefania
    Primo Levi è, a mio parere, il più grande narratore del secolo. Però mi sentirei di non farne una voce poetica, non so. Diciamo che lo lascio lì in attesa di ulteriori spunti...

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  27. @Giovanna
    Quasimodo non può proprio andare. Troppo poco contemporaneo, dai ;)

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  28. Primo Levi..."Se questo è un uomo"?

    Anna

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  29. Eddai, Giovanna... Niente di personale, suvvia! :)

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  30. Dialettale vale? Il Loi di Strolegh. Poi tra i non citati (mi pare) aggiungerei Volponi poeta, Porta, Bertolucci padre.

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  31. Il dialettale vale eccome. E Loi mi pare un'ottima aggiunta. Degli altri tre mi piacque soprattutto Bertolucci, quando ne lessi La camera da letto.

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  32. Ma si, lo s.,
    capisco dai. Certo, ho messo solo la faccina triste, ma non è così :-)
    Intanto penso penso, ma mi vengono in mente più che altro narratori, non proprio poeti.
    Ma continuo a seguire qui!
    g

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  33. Rodari vale? namo su, altrochè se vale...

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  34. Rodari poeta non lo conosco per niente, mi tocca confessarlo... quindi vale sulla fiducia, diciamo.

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  35. Un contemporaneo, molto contemporaneo? Favetto, l'ha citato anche lei, caro Scorfano, alcune settimane fa.

    Non hai bisogno di scrutare il cielo
    per conoscere la fine
    bastano gli occhi a terra
    le ombre dei pigmei
    molto vicino dev'essere il tramonto

    Attuale, no? Be', la poesia è ovunque, basta guardare altrove.
    Grazie, Scorfano

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  36. Grazie, Alan. Con Favetto, che credo sia più o meno mio coetaneo, scendiamo nella più profonda contemporaneità ;)

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  37. Sandro Penna, Toti Scialoja, Fosco Maraini, Patrizia Valduga.
    Ciao.

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  38. e Majorino e Pagliarani.
    A me piacciono anche Giampiero Neri e Antonio Riccardi.

    C.

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  39. Di Antonio Riccardi io ricordo Il profitto domestico che mi era piaciuto.
    E su Patrizia Valduga, è vero: colpevole dimenticanza mia.

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  40. Se andiamo sul contemporaneissimo, allora anche la Biagini e Magrelli ci vogliono di sicuro (e direi pure Roversi). Per il resto per me Caproni nonostante il fuori limite è imprescindibile e poi anche Campana e Palazzeschi che purtroppo col criterio del '900 non valgono. Allora ci metto Amelia Rosselli, per simpatia.

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  41. Caproni non è affatto fuorilimite. Anzi, era una dimenticanza un po' pilotata... ;)

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  42. Niente ahò, più volte menzionato, Penna al Prof. non je sconfinfera, sarà per quel perenne amare i sensi, e mai pentirsi. Troppo ggiovane, vero? ;) (ma anche per me è stato il grande amore dei vent'anni, di quando impazzisci e scopri che hai vissuto vent'anni senza sapere il significato di epifania) Adesso non lo è più. Mi toccano altre cose. Mi tocca il sentimento, più che la passione. (come a dire che fino a un tratto adori duchamp, o van gogh. poi, solo poi, capisci cezanne).

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  43. Ahò, Laura, me tocca de confessa': Penna nun me piaceva a vent'anni e nun me piace manco ora.
    E' brutta cosa, lo so, ma incurabile.

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)