mercoledì 1 febbraio 2012

La disperazione di Jonathan

del Disagiato

Le relazioni umane diventano sempre più difficili, ciò riduce di conseguenza la quantità di aneddoti di cui una vita è composta (M. Houellebecq)


L'altro giorno molte persone
hanno preso per i fondelli questo uomo
La settimana scorsa ho letto Come stare soli, una raccolta di vecchi saggi (i più recenti sono di undici anni fa) di Jonathan Franzen. In questi saggi lo scrittore difende, come ultimamente fanno in pochi, il libro, il lettore e lo scrittore dalla cultura di massa. Già, ma cos’è la “cultura di massa” secondo Jonathan Franzen? La televisione. E magari qualcos'altro che il mio occhio non è riuscito ad afferrare. Ma la televisione e i palinsesti che le stanno in pancia sono, secondo Franzen, i principali nemici di una cultura umanistica (cultura fatta di lettori e di romanzieri ancora presi in considerazione) che negli Stati Uniti si sta atrofizzando pian piano, in un angolo buio di questo paese così poco saggio. Potremmo riassumere la raccolta con una formula assai banale: lettori contro teledipendenti. Secondo l’autore le immagini televisive stanno invadendo il terreno che fino a qualche tempo fa apparteneva al narratore. Perché scrivere romanzi? Questo è ciò che si domanda Franzen nel saggio più lungo e tormentato della raccolta. Come può uno scrittore pensare di avere ancora un ruolo quando la maggior parte della popolazione americana si affida alle immagini? Quale contributo può mai dare un intellettuale con la sua scrittura in una società che non ha più famigliarità con il romanzo e la parola meditata?

Molto probabilmente nessun contributo e per questo Franzen sottolinea una disperazione intima perché sociale. “Non c’è mai stato un grande spreco di amore fra letteratura e il mercato. L’economia dei consumi predilige prodotti che si possano vendere a un prezzo elevato, che si logorino in fretta o si possano migliorare regolarmente, e che offrano a ogni miglioramento qualche lieve vantaggio in termini di utilità”, scrive Franzen in questo saggio. Letteratura contro prodotti commerciali, quindi, scrittore isolato contro televisone, anche.

Sembra di leggere le pagine di un Pasolini stanco ed eccessivamente patetico. Stanco perché Franzen non è mai troppo acuto o troppo profondo, e patetico perché la letteratura, qui, viene trattata come un rimedio all’infelicità, un farmaco contro l’influenza. Senza letteratura si muore, sembra dirci lo scrittore. Non che io non sia d’accordo, però non condivido questa frizione tra buono e cattivo, questo tono tutto personale e intimo nel parlare di una cosa che riguarda tutti e che a ben vedere è più complessa. E secondo me, come scrissi mesi fa, questo sono poi i difetti del Franzen romanziere e cioè trascinare il lettore da una stanza all’altra con la forza delle parole e con una disperazione magari sincera ma magari (anzi, secondo me senza magari) anche ruffiana e calcolata: il buono e cioè lo scrittore, contro il cattivo e cioè il mondo che produce prodotti scadenti, immagini e programmi televisivi.

E poi c’è un’altra cosa che non mi piace di questi saggi. Franzen pensa che, qualunque sia l’accusa, ci sia un solo colpevole: l’economia americana. Se i lettori stanno diminuendo, se la letteratura si sta svuotando di contenuti, se la ribellione intellettuale sta scomparendo, secondo lui la colpa è degli Stati Uniti e della sua economia omologatrice. Ci sono altri colpevoli? Secondo me non solo ci sono altri colpevoli ma anche altre colpe. Franzen l'altro giorno ha affermato che la carta è più leggibile, affidabile e stabile di un ebook (e in molti, per questa affermazione, l'hanno preso per il culo). Con queste parole, insomma, ha stabilito che la carta è buona e che gli ebook sono cattivi. Ecco, tutto ciò riassume benissimo i saggi contenuti in “Come stare soli”: la tradizione (la carta anche si bagna funziona ugualmente) contro la tecnologia (che è alterabile). Il mio punto di vista, che in questo blog ho sottolineato centinaia di volte, prende in considerazione non tanto il materiale di cui è fatto un romanzo, ma il modo in cui si arriva al romanzo e cioè: Quanta strada faccio per raggiungere un romanzo? Chi mi ha consigliato il romanzo? Quante cose mi sono capitate per acquistare o semplicemente per leggere questo romanzo?

Insomma, non è la letteratura ma come si arriva alla letteratura. Se gli ebook hanno un difetto non è quello del supporto elettronico ma quello di isolare l’essere umano, di tenerlo fermo, di privarlo di aneddoti. La vita è fatta di aneddoti o no? È fatto di cose (anche brutte o spiacevoli, non lo nego) che ci accadono? Con l’ebook si può acquistare "letteratura" comodamente da casa. Comodomante, comodamente, comodamente, comodamente e a forza di “comodamente” la vita si assottiglia. Ecco, a cambiare le cose (è solo una misera previsone, niente di più) sarà non il tipo di lettura ma il tipo di acquisto. Non sarà il supporto ma chi questo supporto lo tiene in mano. I responsabili, mi viene da dire un po' timidamente, non sono coloro che manovrano l'economia (statunitense o europea non importa) ma noi tutti che leggiamo e leggeremo romanzi. Comodamente.


7 commenti:

  1. Disagiato, la tua riflessione è molto interessante e condivisibile. In effetti, in un periodo che stavo da solo a Roma, la scusa per uscire era andare in libreria.

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  2. Interessante la tua opinione. Sto leggendo "il suono in cui viviamo" di Franco Fabbri nel quale si ragiona sull'evoluzione della musica popolare, da fine '800 ai giorni nostri. Per la musica il supporto di fruizione (dischi in vinile, musicassette, cd, mp3) è stato parte integrante del complesso intreccio culturale, economico e sociale di creazione della musica. Molto probabilmente il rock non sarebbe mai nato senza i dischi in vinile.

    Ho l'impressione che per la letteratura stia accadendo una cosa analoga. Gli ebook cambieranno il modo di leggere e anche di scrivere. Ci saranno nuove possibilità, che prima non c'erano, ci saranno modi nuovi di leggere. La rete, con l'email e le chat, e gli SMS hanno già cambiato di molto la nostra percezione della scrittura. Ci saranno nuovi problemi, come la durata di quello che scriviamo (un file pdf sarà leggibile fra 100 anni?) e nuove possibilità, come condividere quanto letto con molta facilità.

    Per quanto riguarda i bei tempi andati, con la letteratura al centro della vita sociale... è mai stata vera questa cosa? Che percentuale di analfabeti c'era nel 1800? E a metà del '900? E oggi? Quanti scrivevano nel 1800? E a metà del 1900? E oggi? Ho l'impressione che l'unica cosa da fare sia far funzionare i nostri neuroni per cogliere le nuove possibilità e risolvere i nuovi problemi. Il libro di carta sparirà? Ce ne faremo una ragione, ma non credo che l'uomo smetterà di raccontare storie e a scrivere poesie per questo. Ne scriverà semplicemente di diverse e noi le leggeremo in modo diverso.
    ilcomizietto

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  3. Io amo leggere e guardo anche la televisione. Non posso negare l'influenza che il mondo "libresco"e quello televisivo e mass-mediale esercitano l'un l'altro. Però come hai ben detto a fine articolo, la differenza la facciamo noi.Noi che dall'altra parte del libro e della televisione scegliamo e ci lasciamo scegliere. Ecco, il problema dell'influenza dei mass media è stato trattato in lungo e in largo e non voglio qui rispolverarlo.Però è indubbio che condiziona la vita di oggi,molto più di ieri.Sì,oggi impera il comodo e il facile,il rapido. In tutti gli ambiti,ahimè. E questo è deleterio per i giovani. Si dovrebbe riscoprire il gusto dell'attesa,della fatica e del non tutto e subito.Ma come si può?Proporlo è un andare contro corrente arduo. Io non amo gli e-book,sono tradizionalista,penso ai romanzi da leggere e ri-leggere come un libro da sfogliare,a cui fare le virgole per non perdere il segno.Gli e-book sono comodi,ma non hanno la forza di condivisione che ha un libro con la copertina,magari consunta.E non ha lo stesso calore. Concordo con Franzen,da quel poco che ho capito del suo pensiero,perchè non ho letto nulla di quel che ha scritto e il rimando al link in alto non me lo permette :-)Sì,indubbiamente la società influenza. In positivo come in negativo,la produzione scritta. Si fa un largo uso delle immagini e poco ricorso alle immagini mentali,quelle che ti balenano nella mente mentre leggi un bel romanzo. Odio,per esempio,questo ricorso alla trasposizione dei romanzi in film-tv o film ricchi di colpi di scena. Sono vecchiotta,mi rendo conto.Ma penso che non tutto debba necessariamente passare per la televisione o il cinema. E il guaio è che oggi è "di moda così",e molti giovanissimi conoscono la trama di un romanzo "classico" solo perchè c'è stato qualcuno che ha pensato di farne un film. Povera cosa. Poi in Italia,noto,si scrive molto,molto di più e a farlo da un pò di tempo,son anche i personaggi tv.Come dire,tv e libri si fondono insieme,si interesecano.Possono essere sì,bravissimi scrittori,ma questo crea una nuova moda,cioè un nuovo modo di pensare al libro e alla scrittura. Perchè,di conseguenza, vien pubblicato quel che va per la maggiore. A scapito della qualità, del contenuto. Per quanto pieno di contenuto possano essere certi libri scritti da personaggi televisivi.Il problema non è,forse,tanto l'economia, ma il modo di pensare a cui dà vita. Il consumare tutto e voracemente,non è così positivo,neppure per la televisione. Presto ci si stancherà anche delle immagini e allora? Si scrive per vendere un prodotto e non per diffondere un pensiero,per condividere storie. E' cosa nota,credo. Nulla da obiettare.Ma se queste son le intenzioni,va da sè che con la rapida obsolescenza che investe ogni settore,compreso quello "umano",si dovrà sempre correre correre correre per inseguire quel che piace oggi, adeguarsi adeguarsi,omologarsi alla massa e al di più, secondo la legge dei numeri.A me,questo,sembra un impoverimento più che un progresso positivo.

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  4. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  5. Lo sai Disagiato, che non sono d'accordo. Altre volte ti ho sottolineato come non sia vero che manchino le esperienze sociali, quando si legge via e-book, e come non sia vero nemmeno che così non compri più la carta (io la carta la continuo a comprare, certo, non in Italia: ma la colpa non è degli e-book, è delle leggi protezioniste idiote - e la percentuale di persone che fanno come me è in aumento, anche perché su questo facciamo iniziative pubbliche, nelle quali ci incontriamo de visu, parliamo, ci scambiamo idee, opinioni, letture e poi decidiamo nuove strategie di boicottaggio attivo: in una parola, facciamo tutte quelle cose che tu descrivi come cammino verso i libri). Questa volta però preferisco soffermarmi sulla storia del libro: come ricorda il Comizietto, pensare davvero alla letteratura come storia dei movimenti in libreria, significa di fatto appiattire la storia della lettura al postmoderno. Perché il mezzo che tu vedi come grandemente culturale di approccio alla letteratura si è affermato nel tardo capitalismo occidentale (che è poi lo stesso limite di quei saggi di Franzen, di considerare come buco di culo del mondo gli Stati Uniti di America, e quelli soli). Mentre il raccontare storie, e dunque ascoltarle, leggerle, tramandarle, è vissuto di tanti mezzi, e ciascuno scrittore, raccontatore, lettore, ascoltare si è organizzato, a seconda del mezzo, il proprio concetto di comunità. E questo perché il raccontare storie è espressione, di per se stesso, del concetto di comunità (non si condividono storie senza una ragione sociale). E dunque la società avrà un'evoluzione, inevitabile. E, semplicemente, intorno a questa, insieme a questa, si organizzerà il nuovo modo di condividere storie. Che non sarà migliore o peggiore, più o meno intenso. Sarà, banalmente, l'espressione di quella forma di evoluzione (che è un po' ingenorosamente antistorico considerare peggiore solo perché non sarà il nostro, non ti pare?)

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  6. nonostante tutto frank ha detto:2 febbraio 2012 03:18

    e a forza di "comodamente" la vita si assottiglia... poche frasi per me in questo momento sono più vere di questa...

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)