giovedì 2 febbraio 2012

il guazzabuglio

di lo Scorfano


Il signor S. non è esattamente un mio amico: più che altro è un conoscente, un amico di amici che io vedo e frequento soltanto in compagnia di questi ultimi. Il signor S. è un libero professionista, piuttosto noto da queste parti, ed è un grande evasore fiscale. Lo dice lui stesso, ad alta voce: «Se pagassi tutte le tasse, non potrei nemmeno tirare avanti». Benché, pensandoci bene, è abbastanza ovvio che il suo concetto di «tirare avanti», come capirete presto, non coincida affatto con il mio.

Il signor S. è un uomo, secondo me, straordinario. Coltissimo, grande intenditore di arte e di cinema, lettore voracissimo e dai gusti molto raffinati, starlo a sentire quando parla di questi argomenti (e lo fa spesso) è un vero piacere. Da lui ho imparato tante cose, grazie a lui ho letto libri molto belli e compreso film che da solo non avrei mai capito. E il signor S. è anche di sinistra, assolutamente di sinistra, da sempre. Le critiche più feroci (e meglio articolate) al sistema di potere politico e mediatico berlusconiano, in questi anni, le ho sentite da lui; e le ho apprezzate e spesso le ho fatte mie. Il signor S., libero professionista ed evasore, ha litigato con quasi tutti, in paese, a causa della politica: con tutti i berlusconiani e con tutti i leghisti (cioè con la totalità delle persone, più o meno), senza mai tirarsi indietro e sempre avendo ragione, secondo me.


Un giorno, quando eravamo seduti vicini a una cena, il signor S. si è fatto serio e mi ha chiesto: «Ma tu, quanto guadagni esattamente a fare il professore?» Io gli ho detto la cifra del mio netto mensile (tasse escluse), lui ha scosso la testa e mi ha detto: «Io, in una sola mattina, guadagno di più».

Invece, un'altra volta, mi ha detto: «Se io fossi in te, mi incatenerei davanti i cancelli della scuola e non mi muoverei finché non mi raddoppiano lo stipendio». E un'altra volta ancora mi ha detto: «Non ha senso che tu faccia il mestiere che fai... Con il talento che hai, con le capacità che hai, dovresti guadagnare dieci volte tanto». Io l'ho ringraziato della stima, e poi ho cambiato discorso.

Qualche anno fa, vi ricorderete, per un errore di non so chi, molte dichiarazioni dei redditi italiane sono finite on line e con poco sforzo chiunque poteva consultare. Io confesso che lo feci: trovai il documento e andai a guardare alcune cifre, di persone che conoscevo. Andai anche a guardare il reddito che dichiarava il signor S. e, quando lo vidi, rimasi senza fiato e senza parole. Perché la cifra annuale lorda dichiarata era di un paio di migliaia di euro inferiore alla mia.

Il signor S. è l'unica persona che conosco al mondo che una sera ha notato che c'era un ragazzo magrebino che dormiva in un angolo di una strada, sotto un cartone. Il signor S. lo ha chiamato toccandolo con un dito, gli ha chiesto come stava, se aveva fame o freddo, e poi se l'è portato a casa. Gli ha dato da mangiare e da dormire e lo ha tenuto in casa per quasi un mese, portandolo alle mostre  e al cinema, e a volte ospitando anche alcuni suoi (del magrebino) amici di passaggio. Poi ha scoperto che il ragazzo aveva moglie e un figlio piccolo e, tramite sue conoscenze (notate anche questo termine, per favore: conoscenze), è riuscito nel giro di qualche mese a fargli avere il permesso di soggiorno, un lavoro, e a far venire qui in Italia anche la moglie e il figlio. E poi gli ha trovato anche un appartamento in affitto a un prezzo molto vantaggioso, grazie ad altri amici del paese vicino.

E, badate bene, il signor S. non è affatto una figura retorica: è un uomo in carne e ossa, un uomo gentile e generoso (soprattutto molto gentile, sempre e con tutti), con una moglie e tre figli ormai già grandi, con una villa con piscina vista lago e un garage con tre macchine molto costose e molto belle (che mi presterebbe volentieri, se ne avessi bisogno: ma io non ne ho mai bisogno): è uno che esiste, insomma, uno che c'è nella realtà. Però, è stato quando ho visto la villa, la piscina e le macchine, che ho capito che il suo «tirare avanti» è diverso dal mio, come concetto.

Ma tutto quello che ho finora scritto sarebbe nulla (chissà quanti ne conoscete voi, di persone così...), se non ci fosse un ultimo episodio, che è poi quello che dà senso al post, secondo me. Non molto tempo fa, in compagnia, si parlava delle regole e degli italiani che non le rispettano. Si faceva il solito discorso (un po' generico e stancante) sulla differenza tra noi e i paesi scandinavi eccetera. E allora io ho detto una cosa che mi sta parecchio a cuore, ultimamente, e che non trova mai nessuno d'accordo con me (anche voi mi avete corretto, quando l'ho scritto qui). E cioè ho detto che io credo che gli italiani non saranno mai scandinavi né tedeschi (e ho anche pensato "per fortuna", lo confesso); e che quindi noi non avremo mai quel senso delle regole che hanno gli altri, e non me ne stupisco. Ma mi stupisco molto, invece, del fatto che siamo anche diventati poco gentili, sempre aggressivi, prepotenti, egoisti e sgarbati. E che chi si ferma davanti alla strisce pedonali per far passare un pedone, lo fa o per rispetto delle regole o per semplice gentilezza; e che, senza assolutamente disprezzare le regole, ci mancherebbe, a me basterebbe che noi fossimo semplicemente gentili, come mi pare (ma forse mi sbaglio) che una volta fossimo. E poi ho smesso di parlare. E a quel punto è intervenuto il signor S. e mi ha detto a brutto muso (con durezza, davvero): «No».

Mi ha detto: «È dalle regole che si parte, è dalle strisce pedonali e dai limiti di velocità. Finché non pretenderemo il rispetto delle regole, non c'è gentilezza che tenga, altro che cazzi: l'unica cosa che conta è il rispetto delle regole!» E poi si è rimesso a mangiare e a parlare di altro.

E io sono rimasto lì, stupito e senza parole. Magari aveva ragione, ovviamente, ma non è questo il punto. Io nel frattempo pensavo alle sue dichiarazioni dei redditi e alla sua generosità e alla sua cultura e poi ancora alle sue dichiarazioni dei redditi e giuro che non mi capacitavo. E mi è venuto in mente Manzoni, quando a proposito del padre di Gertrude, futura monaca di Monza, scrive (bene, come lo sa scrivere lui) che è il cuore umano è un guazzabuglio, non c'è niente da fare. E pensavo a quella frase e ho ricominciato a mangiare anch'io, scuotendo un poco la testa e trattenendo un sorriso che forse il signor S., che pure è un gran conoscitore del mondo e del romanzo manzoniano, non avrebbe capito.

31 commenti:

  1. Sostituire "cuore" con "encefalo"?

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  2. Ah, che simpatico personaggio: prima salva il magrebino, poi fa in modo che con le tasse gli paghi la manutenzione delle strade dove sfreccia in Maserati (o dove va a passo d'uomo in Maserati, visto che dal ritratto sembra molto comme il faut).
    Scorfano, ti invidio la disincantata e sorridente comprensione dell'animo umano. Al di là del rapporto personale, io con uno così - uscito da Tom Wolfe o da una delle orrende pièce teatrali di Montanelli - avrei dovuto faticare per reprimere l'istinto dell'epica capocciata sul setto nasale, per poi chiamare il 117 al volo. Tollero di più il bauscia in SUV che legge un libro all'anno ed è la biografia di Ibra, tollero di più il dentista con lo yacht che non fattura e con candore si dichiara fascista. Ma chi ha intelligenza e cultura, per me, non è solo inconsapevole vittima del guazzabuglio: è anche malvagio – non la malvagità dei fumetti: quella dabbene, altoborghese, comunque non immediata – o patologicamente incapace di collegare causa ed effetto. Però la malattia mentale mi stona col resto del tuo ritratto.

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    1. NOn lo so. MI sembri molto severo. E l'evasore si mertia tutta la tua severità, intendiamoci, pure secondo me. Ma ovviamente è anche quella un'etichetta che non esaurisce la persona (e te lo dico ovviamente da persona che ha sempre dichiarato tutto, pagato il canone, mai dato lezioni private se non gratuite, agli amici: figurati...).

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    2. Hai ragione: sono cose che mi mandano in bestia e la mia severità può suonare stonata verso una persona che, come dici, ha sicuramente lati positivi. Ma ho conosciuto molti ingenui che in pubblico proclamavano enormi sciocchezze e poi sotto sotto erano bravi Cristi; i classici "Rom a morte" e "Ma no, a quello do due euro perché siamo diventati amici". A loro, un po' sempliciotti, sfuggiva il collegamento tra il proprio particulare e il generale. Invece il signor S., colto e acuto, dovrebbe avere capacità di astrazione e immedesimazione. Sa che, se evade, il pensionato che non arriva a fine mese dovrà fare economia sulle pastiglie. Questa incoerenza che rasenta troppo da vicino il puro egoismo è umana, forse: ma è un lato dell'umanità verso cui proprio non riesco a essere indulgente. Poi lo so, giudicare da fuori è facile... ma la mia è una reazione istintiva, malgrado non sia un delatore e non faccia mai male a una mosca.

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    3. Non so... Meglio un evasore coerente e quindi pessimo a tutto tondo o uno come il signor S.?

      Io preferisco il signor S. alla fine. Il "bauscia col SUV" lo tollero molto meno.

      Estremizzando la logica di questo commento ottengo come risultato che la coerenza sia un'attenuante per difetti, le furberie o le prepotenze. Quello che spesso viene riassunto in: "Sì, sono uno stronzo, ma almeno lo ammetto".

      Ecco, per me questa è un'aggravante, non una scusante.

      Tommaso

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    4. Il discorso è paradossale: sicuramente preferirei anch'io avere a cena il signor S. che non il bauscia col SUV. E specifico che gli ingenuoni del mio secondo commento non sono necessariamente i fetenti arrivisti del primo.

      Non è tanto la coerenza, in ogni caso. È l'ignoranza o l'incapacità che, per una volta, sono (parzialissime) scusanti, o meglio danno una logica a una serie di comportamenti. Se a uno manca la sensibilità per cogliere la conseguenza delle proprie azioni possiamo disprezzarlo, ma che vuoi farci? Non ci arriva. Possiamo sperare che si educhi, che approfondisca, che legga un po' di giornali. La cultura dovrebbe servire anche a questo.
      Se uno invece questa sensibilità ce l'ha (o dovrebbe averla) e la seppellisce sotto la facciata etica del villone, se è uno che solitamente parla senza problemi di rispetto delle regole, etica e onestà, per me c'è più dolo, o perlomeno una confusione in testa da lasciar basiti.

      Per Luigi più sotto: questo è il genere di ragionamento all'italiana del vince-il-più-furbo che tanta fortuna ha portato all'arcorita. Preferisco essere imbecille ma onesto (e continuo a pagare il canone, sospirando).

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  3. Davvero non so spiegarmi una cosa del genere: se motivarla pensando che lui non sapeva che tu sapessi, o se volutamente lo ignorasse, o se le sue incoerenze gli sembrassero talmente normali da permettersi di ignorarle lui stesso.

    Quel che so è che formulare una frase come quella che ho appena scritto sul blog dove scrive un insegnante, e cercando di coniugare correttamente tutti i congiuntivi... be', è la roba più vicina al suicidio che abbia mai fatto.

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  4. se non ho capito male il tuo post, per S. lo Stato non è cosa sua.

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    1. Esatto: direi che è questa la patologia. E' anche per quello che ho sottolineato la parola conoscente, dentro il post...

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  5. La gente è tonda, penso spesso (che è poi la mia variazione particolare del guazzabuglio). Ma, proprio perché persona gentile, parlargli delle tasse? E, soprattutto, passare dalle parole ai fatti?

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  6. Le regole che hai in mente tu non sono le regole che ha in mente lui. Questa è l'unica spiegazione possibile. Ma tu non hai mai avuto voglia di sapere che ne pensa LUI delle regole che hai in mente TU? Io non resisterei.
    ilcomizietto

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    1. Io resito. A volte, francamente (ed è molto brutto, lo so), penso che non ne valga la pena.

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  8. il signor S. ha trasmutato del piombo in oro, quindi lo considero un alchimista.
    ci sono due tipi di alchimista, che io sappia:
    il primo tipo è l'alchimista che raccoglie piombo fuori e porta oro dentro.
    il secondo tipo è l'alchimista che prende piombo dentro e lo trasforma in oro per portarlo fuori.
    non sta a me dire di che tipo è il signor S., nè quale sia il tipo giusto, ma non ho resistito al paragone

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  9. Vedo tutti animi nobili in questo spazio.
    Provocazione. Ma considerato come è amministrata la RAI, i compensi ai vari MInzolini o Celentano (per non parlare degli innumerevoli imboscati), considerate veramente disdicevole 'evadere/eludere' il pagamento del canone? Privare voi stessi perché qualche furbo più in là ne abbia beneficio, e oltre al danno si faccia beffe di te? E se lo accettiamo per la Rai perché non farlo per altri tributi? E se accettiamo che 112 euro siano una quota risibile perché non 113? E se 1000 perché non 1001? E se 100.000 perché non 100.001?

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  10. Quando ero piccola mi chiedevo come fosso possibile che ci fossero persone intelligenti e di destra, pensa te.
    Poi col tempo mi ci sono rassegnata :-)
    Mi resta un ultimo piccolo muro da buttare giù, convincermi che chi si porta a casa un senzatetto e per gli regala un futuro è uno generoso e di sinistra, e non un narcisista innamorato delle sue belle azioni.
    Ecco, sul guazzabuglio sono d'accordo, ma sulla sinistra devo avere idee tutte mie...

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  11. (anche sull'ortografia, a volte)

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  12. Sistemi di comportamento più o meno di certi monsignori o cardinali.

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  13. è che ci siamo assuefatti a degli stereotipi. Il signor S ha dalla sua l'essere colto. La cultura fa ancora la differenza (per fortuna) ma in questo caso fa anche da viatico e ce lo fa preferire al bauscia col SUV. Non so se è giusto e me ne impippo; osservo il guazzabuglio. Quello del signor S. e possibilmente, il mio.

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    1. +1 a minnelisapolis, anzi anche +2

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  14. avere come commensale il signor S. o il "bauscia col SUV" fa di certo una bella differenza; averli come concittadini assolutamente no.

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    1. Psiche

      Caro Prof. Scorfano,
      il punto è proprio che il signor S. NON è una figura retorica: se fosse il protagonista di un film, o meglio ancora di un romanzo, sarebbe facile appassionarsi al guazzabuglio del suo cuore; sapendolo invece persona in carne ed ossa il pensiero va subito ad altre persone in carne ed ossa, tutte quelle che vengono danneggiate dal suo toglere allo Stato risorse dovute. Ma tenendo conto che lui è uomo generosissimo e sensibile, anche io proverei a metterlo davanti alle sue contraddizioni, beninteso dopo aver premesso che per te (e per tutti noi lavoratori dipendenti) è molto più facile essere coerenti, sentirci "a posto": considero questo, di non poter essere indotta in "tentazioni evasive", un aspetto positivo del mio lavoro.
      Da un punto di vista un po' cinico si potrebbe dire che lui è generoso (anche) con i nostri soldi, noi siamo onesti perché non possiamo farne a meno - però possiamo scegliere di pagare le tasse con serenità e non imprecando.
      Buona serata!

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  15. Diro' solo

    117

    Uqbal

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    1. Mi chiedevo perché non fosse uscito prima questo aspetto. Io non la vedo molto complessa la situazione: prima paghi il giusto, poi fai tutto il bene/i cazzi che vuoi. E' troppo facile, altrimenti.

      E a te, Davide, non è mai venuto in mente questo numero?

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  16. Che dire?
    Mascheriamoci da magrebini e andiamo a dormire sul marciapiedi della sua villa ... hai visto mai? ;-)

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  17. Come ha detto Grignano ieri sera alle Iene : ladro e assassino.
    Quoto uqbal! :)

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  18. Gosh!
    Direi che il signor S. mi ricorda Yuri Orlov, il protagonista del film "Lord Of War". Inquietante...
    Io gli consiglirei di leggere "Tanti Auguri Scomodi" di don Tonino Bello e "La Banalità Del Male" della Arendt...
    Inquietante, veramente inquietante!

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  19. (Visco, era Visco quello che ha fatto mettere in rete i redditi di tutta Italia...)

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  20. Il succo di tutta la storia è che comunque il tipo ci ha fregati tutti ed è anche a causa sua che lo Stato(noi!) si trova in queste condizioni!

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  21. Lui non ha pagato, e' appagato. Perde un'acca, lui, e guadagna una pi. Pi di pensa un po'...

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)