sabato 25 febbraio 2012

Il vuoto

del Disagiato

C’è questo spazio vuoto che sento in pancia, tutto il giorno. Anzi, non è proprio la pancia, ma un po’ sopra la pancia e a volte un po’ sotto. Insomma, qui, in questo punto, sento un leggero brivido, una piccola scossa che nasce da un vuoto da riempire ma che non si riempie mai. Beh, a dir la verità c’è un momento della giornata in cui questo vuoto sparisce. Ma è solo una frazione di secondo, un attimo che se ne va via velocissimo. Questo momento è quando, finito il mio turno di lavoro, esco dal centro commerciale e guardo il cielo e le macchine nel parcheggio. Una volta, in televisione, un giornalista ha chiesto al cantante Manu Chao cosa fosse per lui la felicità e lui ha risposto che per lui la felicità è una piccola scintilla nell’occhio, scintilla che dura solo un attimo. Ecco, io ogni giorno esco dalla libreria, dal centro commerciale e ho questa scintilla veloce, velocissima. Ma poi salgo in macchina per andare a casa e lì, più o meno dove ci sta la pancia, ritorna un ronzio. Che poi questo ronzio è il vuoto.

E allora penso che mi piace il mare. E il mare l’ho visto. Mi piacciono i baci. E di baci ne ho dati e ricevuti. E allora perché questo vuoto nonostante il mare e i baci? Non lo so. A me piacciono i gatti, poi. E in questo momento il mio gatto è sulla tastieejwuriopenudj. In questo momento è qui con me, vicino alla tastiera, volevo dire. E mi piacciono i libri e mi piace il vento e mi piace la Spagna e tutte queste cose le ho viste, le ho avute e le ho abbracciate. Poi una o due volte devo aver detto anche qualcosa di intelligente. O almeno penso. E qualcuno deve anche aver apprezzato il mio modo di. Bene, e allora? Tra questi, qual è il momento più bello? Ad essere sincero tutti. Tutti sono il momento più bello. Tutti quanti sono stati per me una vittoria. E allora? Questo vuoto come diavolo me lo spiego?

E l’altro giorno (come ho fatto a dimenticarmelo) mi è ritornata in testa una scena di un film di Ken Loach. Perché le belle pagine e le belle scene dei film sono come boomerang, tornano indietro dopo settimane o mesi e spesso ci si sorprende vederli ritornare dopo tanto tempo. Insomma, in questa scena il protagonista del film chiede al giocatore Eric Cantona: “Il momento più bello di tutti”. E Cantona dice che non è stato un gol. “Ma per forza deve essere un gol”, dice l’altro e per convincerlo gli elenca una serie di suoi gol splendidi (“Wimbledon…il tiro più bello, più perfetto del mondo! Certo che è un gol... deve essere un gol…”). “No. È stato un passaggio”, dice Cantona.


Ecco, un passaggio che è servito per fare un gol, come una corda gettata a chi sta per cadere. Quello è stato il momento più belli di tutti. E l’altro giorno ho pensato che io non ho mai fatto un bel passaggio. Non dico bello come quello di Eric Cantona, d’esterno, sorprendendo tutti, ma anche solo un passaggio di piatto, di punta, un tocco debole ma vincente.

Non ho mai fatto vincere nessuno e quel vuoto, leggero ma percettibile, ogni giorno me lo dice. Ho vinto, qualche volta, ma non ho mai fatto alzare le braccia al cielo a nessuno. Che poi magari è vanità, voler fare quel passaggio, non lo so. Però è tremendamente difficile passare la palla a qualcuno perché la metta in porta. Bisogna allenarsi molto, tutti i giorni, con il vuoto in pancia. Spesso inutilmente.

12 commenti:

  1. Che quadro bellissimo che hai dipinto! E il video è spettacolare!

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  2. Bellissimo il video... sai forse, non so se hai figli, magari l'hai già detto ma io ti leggo da poco, è questo che ti spinge a procreare, lanciare in avanti la corda, fare il più importante passaggio della vita... ed è questo che in fondo ogni giorno ti fa entrare in una scuola per insegnare...

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  3. Caro Disagiato,

    grazie per le scintille di vita che condividi con noi lettori del blog. La condivisione, così come il passaggio per il goal della propria squadra, è forse il "riempi-pancia" di cui tu parli.

    E' amaro il pensare che siamo su questa terra in modo futile e passeggero, senza poter lasciare traccia buona o un aiuto che ci ricordi alla nostra "squadra" di esseri umani.

    Una vita piatta e lineare? Che noia! Una vita con saliscendi e staccionate da scavalcare? Questa si che è vita!

    Conosci il fu pensatore George Gurdjeff? Nella sua scuola per lo "sviluppo armonico dell'uomo" a Fontainebleau vicino Parigi lui arrivò a pagare uno scocciatore matricolato affinchè potesse continuare a tediare con la sua presenza tutti gli studenti del suo istituto. Quale migliore banco di prova di uno scocciatore professionista per sviluppare la capacità di "passaggio della palla" nel gioco dell'esistenza?

    Brava Palmy: verissimo quello che scrivi sul lanciare in avanti la corda attraverso i figli. Un pò come le frecce (i figli) scoccate dall'arco teso (i genitori).

    Marco

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    1. Non conosco George Gurdjeff, ma vado subito a fare qualche ricerchina per colmare la lacuna. Grazie

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  4. E' molto bello quello che scrivi. La gioia vera è condivisa, che a differenza di quella ottenuta solo per sé, si alimenta nel tempo per la gioia negli occhi che puoi vedere in quella persona.

    "Perché le belle pagine e le belle scene dei film sono come boomerang, tornano indietro dopo settimane o mesi e spesso ci si sorprende vederli ritornate dopo tanto tempo."

    Ci metterei anche le belle canzoni.

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    1. Beh, sì, anche le belle canzoni. Sono d'accordo...

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  5. Mi piacciono il mare, il vento e il clima di questi giorni, un clima di passaggio che trasporta cose nuove o forse cose vecchie; le cose vecchie che non passano. Ieri, nel primo pomeriggio, ero seduto in giardino vicino ad E., abbiamo fumato e parlato molto. Poi ho preso le mie cose e sono andato via, di nuovo. C' era un sole caldo e c' era il vento della primavera. Mi sono accorto, per diversi minuti, di aver fissato il vuoto, di aver chiuso gli occhi e di aver respirato a fondo il profumo dell' aria e dei capelli di E. Ma il vuoto alla bocca dello stomaco era lì, è ancora qui. Ero pronto per il "passaggio" quello decisivo, ma non stato capace. Troppo lungo il "passaggio" o troppo corto, come spesso accade, ci si prova a rincorrere la palla ma non si capisce perché rimane sempre un passo avanti a noi o troppi passi indietro. E il vuoto è lì, invece, sempre puntuale e preciso. E si va via. Stefano.

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  6. E si va via perché ho capito che la cura dei rapporti, la bontà dei "passaggi" e l'assoluta necessità dell' assenza di bisogno dell' altro, sono cose difficili e dolorose da imparare. E come vedi, caro disagiato, non le ho ancora imparate. Stefano.

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  7. Credo che il "vuoto"sia un'aspetto caratterizzante la vita, le persone molto sensibili ed introspettive lo riconoscono per primi.Sta a noi trovare nelle piccole cose quotidiane quella forma di bene e di felicità che vero, dura solo un istante, ma nell'arco della giornata questi istanti possono essere molteplici, basta saper cogliere. E solo così, a fine giornata possiamo ritenere di esserci veramente arricchiti. E così, appare un sorriso.

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  8. Quanto mi piace leggerti!
    Baci Chiara

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)