lunedì 28 marzo 2011

quello che ci si merita

di lo Scorfano
In prima sta finendo l’ora e comincio a ritirare le verifiche di Geografia, che dovrò correggere nei prossimi giorni. I primi a consegnare sono sempre gli stessi, quelli che sanno già che prenderanno un bel voto, perché hanno studiato, perché lo hanno preso la volta scorsa, perché ho visto come scrivevano. Tra gli ultimi, invece, rimane Francesca, un po’ affannata: io mi avvicino al suo banco e, mentre lei mi porge il foglio con un po’ di riluttanza, le chiedo: «Com’è andata?» E lei mi dice: «Mi pare bene».

Francesca ha preso 4, nella precedente verifica di geografia, due mesi fa. Quando ha ricevuto il voto, ha pianto, ha urlato tra le lacrime che non era giusto perché lei aveva studiato tantissimo, ha fatto tragedie e inscenato un dramma spaventosamente commovente per tutti i suoi compagni, ha mandato sua mamma a parlare con me due giorni dopo, la mamma di Francesca è venuta al colloquio molto nervosa e ha urlato anche lei sulla mia faccia e mi ha non tanto educatamente accusato di una serie di cose (la stessa serie di cose di cui mi accusano tutte le mamme di tutti i ragazzi di tutte le prime, quando c’è un’insufficienza); poi è anche andata dal preside ad accusarmi delle medesime cose e non so cosa gli abbia detto di me e di questa benedetta verifica, ma me lo posso serenamente immaginare. Io ho fatto finta di niente e (a onor del vero) anche il preside, dopo aver dato un’occhiata alle verifiche stesse (immagino anche questo), ha fatto comunque finta di niente e non mi ha mai cercato.

Ma, visto che oggi Francesca mi dice che la verifica le pare «andata bene», do subito un’occhiata a quei suoi due fogli, mentre lei rimane seduta al suo posto, un po’ stanca.        
             È l’intervallo: mi bastano tre minuti per capire che la verifica è andata più che bene: e che sarà ben più che sufficiente. E glielo dico subito, perchè sono contento, per lei e anche per me: «Mi pare che sia andata molto bene, Francesca. Senz’altro sufficiente, probabilmente anche di più». Lei sorride con un sorriso tutto quattordicenne e fa per uscire di corsa in corridoio a festeggiare.

Ma io, che cerco sempre di attirarmi le sventure terrestri e celesti, la fermo e le chiedo: «E come mai l’altra volta invece era andata così male?» E lei, candida e serafica, come un angelo biondino caduto da un cielo concavo e lontano: «Be’, l’altra volta non avevo studiato quasi niente…»

Insomma. Io resto comunque contento, perché è un bene quando le verifiche sono ben fatte, perché significa che il mio lavoro funziona e un sacco di bellissime e meravigliose altre cose; però un po’ mi incupisco, lo confesso; e insisto: «E le lacrime, allora? Le tragedie domestiche e tua mamma? E i colloqui con me e con il preside? Che roba era quella?» Ma lei mi sorride con il suo sorriso quattordicenne e non dice niente ed esce a festeggiare in corridoio con le sue amiche: che oggi ha fatto una bella verifica e potrà tornare a casa e dire che è stata brava e si è meritata un bel voto e adesso si merita anche di festeggiare alla grande, ci mancherebbe.

Io invece resto in classe, sistemo i fogli delle verifiche di tutti i miei ventotto primini per non spiegazzarli, li infilo dentro la mia borsa, mi sistemo l’impermeabile e mi preparo alla prossima lezione, in terza, che devo spiegare una canzone di Petrarca e sarà l’ultima ora e loro saranno stanchi e disattenti e dovrò quindi inventarmi qualcosa. 
Ma prima di cominciare, vaffanculo, vado a fumarmi una sigaretta nel cortile, che qualcosa mi merito anch’io. Qualunque cosa significhi meritarsi il fumo di una sigaretta.

17 commenti:

  1. Buon giorno,
    bella storia, io avrei subito ribattuto alla risposta "«Be’, l’altra volta non avevo studiato quasi niente…» "Be' allora dillo anche a tua madre...."
    Vediamo se la mamma ora torna da Lei a dire qualcosa.... almeno a scusarsi.
    Bisogna educare anche (e prima) i genitori che i figli?

    Franca
    Una mamma

    RispondiElimina
  2. Grazie, Franca.
    Vedi (ci diamo del tu, no?), io avevo già provato a dire alla mamma che c'era qualcosa che non funzionava in quello che sosteneva. Però l'amore a volte sa essere completamente cieco. (A volte: ne ho altri 27 in prima le cui mamme non sono affatto cieche, naturalmente: solo che fanno sempre più rumore le eccezioni).

    RispondiElimina
  3. fumare una sigaretta. Bah.

    RispondiElimina
  4. Forse sei stato troppo indulgente, i genitori (me compreso) sono la componente peggiore della scuola.

    p.s. l'impermeabile? Che prof di classe.

    RispondiElimina
  5. Beh, è proprio vero: qui (come spesso nella vita) tanto rumore per nulla. Ma tu, nella tua consumata esperienza, l'avevi già capito, no? (e il preside, con te). Quindi, la sigaretta è forse la stessa di Humphrey Bogart?!? (cfr plus1gmt: anche l'impermeabile è un indizio interessante!).
    Al di là dell'ironia, capisco il tuo stato d'animo (che è spesso anche il mio): perché nella vita uno parte con l'idea che l'altro tendenzialmente non bari. E infatti il problema di Francesca penso sia sopratutto l'età (e anche quella - anagrafica?!? - della mamma...). Ma tutto è bene quel che finisce bene...

    RispondiElimina
  6. Fumare una meritata sigaretta, sì :)

    (Però, un dubbio mi viene:
    se io, in prima, in seconda, in terza e anche in quarta e in quinta, fossi tornata a casa con un quattro dicendo che avevo studiato tantissimo e che la colpa non era mia, mio padre (era lui deputato ai rapporti con la scuola) mi avrebbe, se mi fosse andata bene, risposto che evidentemente non avevo studiato abbastanza e, anzi, mi avrebbe tagliato ore ludiche per rimediare la volta successiva. Questo se mi fosse andata bene.)

    RispondiElimina
  7. Forse la sciagurata avrà capito che se studia va bene, altrimenti nisba, questi sono gli scogli della vita, e prima o poi i cari "angioletti" dovranno capirlo, con le buone o con le cattive ( e pure i loro genitori)
    Ciao da Rita, mamma di 3 "angioletti"

    RispondiElimina
  8. Meritarsi il fumo di una sigaretta, che tempi.

    RispondiElimina
  9. @Thumper e Rita (e anche gli altri)
    La questione che pone Thu è ormai un dato di fatto acclarato: la prima tentazione è ormai sempre quella di proteggere gli "angioletti", come scrive anche Rita, infatti. Ma poi si cresce e si capisce qualche cosa...

    RispondiElimina
  10. Comunque la storia è andata avnti stamattina, in due tempi.
    1° tempo: ho consegnato la verifica corretta in tempi record: Francesca ha meritato 8 ed era felicissima e credo abbia imparato che si può studiare meglio e che serve.
    2° tempo: senza fare nomi ho raccontato lo stesso aneddoto in terza e il primo loro commento è stato: "Be', per forza, uno si deve proteggere dai genitori..."

    RispondiElimina
  11. @Plus1gmt
    Non essere troppo severo, dai. Le componenti peggiori della scuola sono un po' come le migliori, tutto sommato: sono esseri umani, tutti, genitori alunni insegnanti bidelli, fanno (facciamo) quel che possiamo...
    (il commento precedente lo avevo cancellato io, perché avevo sbagliato firma)

    RispondiElimina
  12. Ma, scusatemi, sono rimasto l'unico al mondo a usare un impermeabile classico? ;)

    RispondiElimina
  13. Si, pero' prima o poi comincero' anch'io. Non mi ero accorto che Monica aveva gia' notato la somiglianza...allora diciamo Sipowitz

    RispondiElimina
  14. No, non sei l'unico ad usare un impermeabile, ma ora i guro della moda lo chiamano trench. Sempre un po' a disagio ne sa qualcosa...

    RispondiElimina
  15. Ok, allora lo chiamerò anch'io trench, e mi eviterò lo stupore... ;)

    RispondiElimina
  16. Non e' solo il trench...e' anche l'idea di una sigaretta solitaria fumata nel cortile che affaccia sul Sunset Boulevard...

    RispondiElimina

(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)