sabato 12 maggio 2012

una questione lessicale

di lo Scorfano


Giulio, non se ve lo ricordate, è quel tale bellissimo tomo che non è un mio alunno ma che è diventato quasi un mio amico, dopo che ho avuto una supplenza nella sua classe, molto tempo fa: Giulio è colui che prima mi consigliò una carriera alternativa a quella da me intrapresa e che poi, qualche mese dopo, mi confortò con le sue teorie a proposito della sanità mentale mia e dei miei colleghi.

Oggi Giulio, proprio lui, mi ha fermato nei corridoi, mentre stavo uscendo da scuola, e con gesto imperioso e contemporaneamente affettuoso mi ha fatto capire che non potevo proprio non fermarmi a parlare con lui. Io mi sono avvicinato e lui mi ha detto: «Una cosa brutta, prof», con l'aria dell'uomo che conosce il mondo e che sa che ci sono giorni in cui è di cose brutte si deve parlare. «Che cosa?» gli ho detto io. E lui: «Io e la mia ragazza... È finita, prof: ci siamo lasciati». 


 «Ah, mi dispiace», ho detto io e gli ho messo una mano sulla spalla «... ma l'hai lasciata tu o è stata lei a lasciare te?» «Sono stato io, in realtà» mi ha detto Giulio. «E come mai, se posso permettermi?» E lui: «Eh, mah... le cose vanno così, è difficile spiegarlo...» «Lo so, lo so... E da quanto tempo stavate insieme?» ho chiesto io. «Più di due anni» mi ha risposto lui, con l'aria che si faceva giusto un po' più cupa, in quel momento.

Io l'ho guardato e gli ho detto: «Immagino che possa essere molto dura, per te» Lui mi ha detto: «Eh sì, è dura... In realtà non so nemmeno se è dura. Diciamo che è triste, molto triste. Dopo tutto questo tempo, dopo tutte le cose fatte insieme...» «Sì» ho detto io «immagino che sia molto triste. So come vanno queste cose». E poi mi è venuto un dubbio e gli ho detto: «Ma scusa se te lo chiedo... Ma tu hai un'altra?» E lui, con aria sorpresa: «Ma no prof! Ci siamo lasciati solo tre giorni fa!» E io: «Vabbè, che c'entra... Molti si lasciano proprio perché nel frattempo hanno trovato un'altra o un altro...» E lui: «Ma io non sono mica un traditore!» E ha usato proprio questa parola, traditore, e mi ha fatto molto sorridere. E mi è piaciuto il suo scatto orgoglioso, di giovane uomo che non tradisce la sua fidanzata.

E poi abbiamo parlato ancora un po'. E io gli ho detto che secondo me lo aspettava un periodo difficile, perché queste sono storie lunghe e importanti, da cui, a diciannove anni, non si esce facilmente. E poi, non so perché (anzi so benissimo il perché: è perché lo penso), sempre nel corridoio in mezzo alle aule, come se fossimo davvero due amici che si stavano confidando, gli ho detto: «Peraltro il cervello dimentica prima di quanto non faccia il corpo, secondo me». E lui: «Eh?!?» 

E io: «Voglio dire che era una storia importante, con un aspetto anche sessuale, no?» E lui: «E certo che sì!», con sorriso di chi si chiede come io possa fare certe domande... «Ecco» ho proseguito «ti renderai conto che forse il tuo cervello avrà anche smesso di amarla, o sarà stato il tuo cuore, se preferisci, ma che il tuo corpo magari la cercherà ancora, perché è come se avesse una memoria sua, una memoria corporea che non accetta immediatamente le decisioni del cervello...» E lui allora mi ha guardato perplesso e mi ha detto: ««Vuol dire che quando la rivedrò avrò subito voglia di ritrombarla?» [scusatemi: così va il mondo, nel secolo vigesimoprimo]. E io: «Ecco sì... magari esprimendosi con altre parole, ma è come avevo detto io...» E lui: «Eh no, prof! Se lei parla così, guardi che poi in classe nessuno dei suoi alunni capisce quello che lei vuole dire davvero. Glielo dico per lei: parli meglio, perché altrimenti nessuno la sopporterà, in classe!»

E io mi sono fermato un attimo davanti a Giulio, ho tirato un respiro ed ero pronto a dirgli che no, Giulio; che il mio mestiere è anche quello di usare un certo lessico e di insegnare un certo lessico; e che le cose si possono dire in molti modi, e che davanti a una birra le possiamo dire in un modo ma in classe, e non solo, le dobbiamo dire in un altro, e che il contesto e il paratesto e l'educazione eccetera.

Ma lui mi aveva già messo una mano sulla spalla, mentre io cercavo le parole giuste, e mi confortava e mi diceva: «Ma no, prof, non la prenda così male! Va bene lo stesso, anche se lei parla così, anche se magari ogni tanto è un po' strano. Va bene lo stesso, mi dia retta. Magari non dica queste cose ai suoi alunni, che poi la prendono per il culo, ma per il resto, si fidi, lei è uno che ci sa fare, anche se parla strano. E vada a casa ora, che ha l'aria davvero stanca...» Ah vabbè... Tante grazie, Giulio.

15 commenti:

  1. ehm, guarda che se non correggi "copro" in "corpo" magari anche noi penseremo che tu parli "strano" e non ti fai capire... ;o)

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  2. Uuuh, ma non gli hai mollato un ceffone? Prudono le mani a me...

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    1. No, forse l'ho raccontata male. Giulio è molto simpatico (e soprattutto non è un mio alunno, il che lo rende a me ancora più sdimatico, è ovvio ;) )

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    2. Sì sì avevo capito, ma io non sopporto quelli simpatici :-)

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  3. Sto ridendo da un cinque minuti buoni! Sto Giulio è fantastico.

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    1. Fantastico forse è troppo. Però è certo un ragazzo dalle mille risorse...

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    2. A me ricorda molto i maschi della mia scuola, che erano pochi e spesso poco avvezzi al rispetto dell'autorità. A volte in modi pure più esasperati di quelli messi in atto da Giulio.
      Che posso dire? A me i miei compagni di scuola piacevano, ci tenevano svegli e mi hanno insegnato un sacco di cose che non avrei mai imparato altrimenti.
      E pure a qualche insegnante, hanno insegnato qualcosa, da ciò che ci raccontavano durante i momenti di quiete...
      (poi noi eravamo un istituto tecnico, va da sé che non eravamo seri a prescindere!)

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  4. Io credo che tu e Giulio steste (!) quasi dicendo la stessa cosa. Perché tu parlavi di registro e contesto, e lui pure. E ti faceva notare che se un professore nei corridoi della scuola decide che è opportuno parlare con un suo non alunno di memoria del corpo, e introduce lui il discorso, allora forse 'trombare', si avvicina (per quanto per eccesso) al termine più adeguato meglio di "memoria corporea che non accetta le decisioni del cervello" - che troppo, per difetto, vi si allontana. Perché ci sono un sacco di cose che credo. Ma non tutte e non sempre le introduco nelle conversazioni coi miei alunni e non alunni, a scuola. Però, quando lo faccio, sono consapevole che sto andando al di là del registro consueto, e forse semplicemente questo, Giulio, ti voleva suggerire.

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  5. Mah. Secondo me, ti doveva dire perchè ha lasciato la ragazza... così adesso io lo saprei.

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    1. Me l'ha detto in realtà: non è che io possa svelare proprio tutto tutto...

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  6. bella la pacca sulla spalla finale... quella di Giulio a te intendo. Alla fine eri tu quello che andava consolato? ...Continua pure a parlare strano, che va bene così.

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  7. mi piacciono queste storie..soprattutto questi legami che si creano tra professore-alunno quasi d'amicizia,di confidenza,di FIDUCIA.

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)