sabato 28 gennaio 2012

Lavoriamo troppo

del Disagiato

Qualche mese fa, io ero in libreria, in un noto programma radiofonico mattutino condotto da Fabio Volo è intervenuto per dire la sua, su non ricordo più quale argomento, Silvano Agosti, che io conosco bene di fama e poco di vista. Silvano Agosti è regista e scrittore e, come Fabio Volo e me, è di Brescia. Agosti parecchi anni fa aprì qui in città un cinema piccolo e scomodo (le poltroncine sono letteralmente scomode, ve lo assicuro) che proiettava e proietta tuttora film datati, lunghi e silenziosi. Ci andai cinque o sei volte e poi, tra impegni lavorativi e trasloco, non ci tornai più. 

I libri Lettere dalla Kirghisia e Lettere dalla Kirghisia, due anni dopo Agosti li scrisse per consegnarci questo messaggio: bisogna, come nell’immaginario paese di Kirghisia, dedicare meno ore al lavoro per riprendere in mano le nostre vita. Bisognerebbe lavorare due o tre ore al giorno e basta, perché l'essere umano è più imprtante del lavoro. Così "più importante" che il regista da anni sta chiedendo a certe istituzioni che l'essere umano venga proclamato patrimonio dell'umanità. Io i libri non li ho mai letti (li ho solo spulciati) ma il regista ogni volta che si affianca a Volo parla di questa cosa: lavorare pochissime ore per essere felici. Ovviamente in radio esprime il concetto con un lungo e sentito discorso e non in modo lapidario: ci stanno o ci stiamo rubando le ore preziose della nostra vita, non sappiamo più di che pasta siamo fatti, pensiamo solo a consumare, pian piano ci allontaniamo dall’autentica felicità e via dicendo. Agosti dice queste cose, Fabio Volo apprezza (l’introduzione a uno dei due libri è di Fabio Volo, infatti) e noi commessi ascoltiamo silenziosi, mentre puliamo il pavimento o contiamo il cassetto prima di incominciare a fare il nostro dovere.


Così come piace a me, questa cosa dell’evviva l’ozio e abbasso il lavoro piace a molti. Ad esempio l’altro giorno ho ascoltato sul Post quello che diceva Michel Martone alle Invasioni Barbariche e ho notato che quando lui, Martone, parlava della sua vita piena e frenetica c’era sempre qualcuno che ribatteva con un “ma quand’è che vivi?”, “ma quand’è che te ne stai tranquillo e sereno?” e allora, a questo punto, in studio scattava l’applauso. Drupi a un certo punto gli dice indignato: “Ma quand’è che te la godi?". Un altro invece interviene dicendo che bisogna stare sul divano, orizzontali, che "nella vita conosciamo il prezzo ma non il valore delle cose". Silenzio in studio. Applauso. Evvia l’ozio e abbasso la fatica, quindi, che quelli che corrono tutta la settimana, dice un altro partecipante alla discussione, "allentano la cravatta e poi venerdì e sabato è roba di tavoli con le fiammelle e i raudi..." 

Ecco, ieri ho venduto una copia di Lettere da Kirghisa e mentre prendevo i soldi e davo il resto al cliente mi è venuto in mente Silvano Agosti e poi Drupi e poi quel “il prezzo ma non il valore”. Tutte cose sacrosante, davvero, e meno male che c’è ancora qualcuno che la pensa così. Però, non so come dire, io vorrei tanto incontrare Silvano Agosti per descrivergli la faccia mia e delle mie colleghe. Facce pallide e stanche, come quella di tutti voi che lavorate e che vorreste, come me, dedicare più tempo all’ozio. E quelle ore in libreria sono passate in verticale, e non in orizzontale, anche per vendere i libri di Agosti. E di Fabio Volo. Quello che voglio dire è questo: nel momento in cui voi ve ne state orizzontali sul divano con una birra sul tavolino io e la mia collega stiamo mettendo carbone per far andare il treno. E mentre io me ne sto in orizzontale con la birra sul tavolino voi bla bla bla. 

Scusate il discorso da autobus ma Silvano Agosti vende i suoi libri contro la fatica grazie alla mia fatica in libreria e a quella del corriere magrebino che porta i libri in libreria. Nessun applauso.

Dovremo lavorare di meno e oziare di più. Applauso.

8 commenti:

  1. A me Silvano Agosti non sta simpatico. A Roma il suo Azzurro Scipioni è aperto da sempre, proietta vecchi film ma non solo. Tutti i giorni, sempre alla stessa ora, La Dolce Vita, per esempio. A me quel posto incute un po' di soggezione, non mi va sempre di ritrovarmi a scambiare qualche parola con Silvano Agosti, appunto,se vado a vedere un film, sono di quelle persone timide a cui il contatto umano laddove non te lo aspetti mette in crisi. Però mi domando anche: sbaglio io o sbaglia lui? E mi sembra evidente che sbaglio io, anche se non posso farci niente perchè ormai la vita è così. Non credo Agosti faccia i soldi nè che ce l'abbia con chi lavora, con te e le tue colleghe, con me e tutti gli altri. Lui parla di un sistema. Ci siamo assuefatti a una normalità che forse non dovrebbe essere così. E quando parla, Silvano Agosti,sa in partenza che ha perso, come lo sappiamo tutti. Su Fabio Volo sinceramente non saprei che dire. E scusa le troppe parole.

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  3. No, non ho detto che ce l'ha con me, ci mancherebbe. E non ce l'ha neppure con chi lavora le sue normali ore di lavoro. Io ho solo indicato una contraddizione: per far sapere ai lettori che bisognerebbe lavorare poche ore, bisogna lavorare tante ore.

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  4. Ma, il lavoro non nobilita l'uomo?

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  5. Secondo me il discorso non è che è antipatico o particolarmente sbagliato. E' solo superficiale (che poi è quanto dici tu, Disagiato): grazie alla pizza che vorremo lavorare di meno!

    Mi capitò di andare ad un incontro con un autore new-age, Bambarén. Il quale ci consigliava di lasciar perdere l'ansia da successo creata dalla nostra società ipercompetitiva. E lui ci diceva che la sua massima felicità era alzarsi la mattina e bearsi della pace che gli comunicava la vista dell'oceano di fronte a casa sua, seguita da intere giornate di surf.

    Come tutti quanti possano procurarsi una tavola da surf, una casa di fronte all'oceano e il tempo libero per goderseli è un dettaglio che non ha ritenuto di comunicarci...

    Uqbal

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  6. Quelle di Agosti sono un - perdonatemi la franchezza - un mucchio di sciocchezze.

    A parte che da quando l'Homo Sapiens Sapiens è al mondo non si è mai lavorato così poco come nel mondo capitalista occidentale odierno. Fino a non molti anni fa ci si alzava alle 4 della mattina e si lavorava fino a sera, 7 giorni su 7, tutto l'anno per riuscire a malapena a mettere tre pasti in tavola al giorno.

    L'idea di Agosti che il tempo vada usato per fare qualcosa che non sia lavorare è figlia delle possibilità economiche generate da quel mondo che afferma essere malato. Prima era appannaggio di pochissimi, ricchissimi fortunati che vivevano sostanzialmente alle spalle della popolazione.

    Dovremmo cominciare a toglierci dalla testa che il lavoro sia una disgrazia, o un diritto. È una necessità perché se non lavoriamo non mangiamo, non importa se siamo contadini, operai, impiegati o quello che è.

    Non c'è scelta, si deve lavorare, che ad Agosti piaccia o meno. Io a quelli che fanno questi discorsi andrei a controllare come fanno a campare, perché avranno pure loro un affitto da pagare, le bollette, il cibo, i vestiti.

    Perché se c'è un altro modo per vivere, vorrei almeno saperlo. Non dirmi che non serve lavorare, dimmi come si fa a non lavorare, e allora magari comincerò a prenderti sul serio.

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    1. (E prima di dirlo a lui, dillo a me, che sono molto stanco)

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    2. Avete sentito parlare del "reddito di cittadinanza"?

      Potrebbe non essere una idea completamente campata in aria.

      http://it.wikipedia.org/wiki/Reddito_di_cittadinanza

      http://www.google.it/search?q=reddito+di+cittadinanza&ie=utf-8&oe=utf-8&aq=t&rls=org.mozilla:it:official&client=firefox-a

      Marco

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)