giovedì 19 gennaio 2012

help!

di lo Scorfano


Poi, un giorno di qualche anno fa, è arrivato qualcuno e si è inventato i corsi di recupero: olè. Era l’idea, insomma, quella che nessuno aveva pensato prima, l’idea geniale che avrebbe finalmente risolto la situazione; ed era un’idea senz’altro animata dalle migliori intenzioni. Come tutte le pessime idee, infatti.

Le intenzioni, che animavano l’idea che a sua volta avrebbe animato coraggiosamente i corsi di recupero, si fondavano sul presupposto che, quando si va male a scuola, si ha bisogno di aiuto; e che tale aiuto sarebbe dovuto provenire dalla scuola stessa; dagli insegnanti che avevano sancito quell’“andare male”. Ottime intenzioni, appunto. Ma del tipo di aiuto si è sempre parlato poco o niente. Qualche confuso aggettivo, che spuntava qua e là durante le conversazioni e i consigli di classe: disciplinare, motivazionale, interdiscipinare, psicologico, multidisciplinare, multiclasse, per assi disciplinari... Tutti attributi del sostantivo “aiuto”, spesso e inutilmente declinato nella sua forma più seducente ed esotica: help.



E così, un giorno di qualche anno fa, sono nati i corsi di recupero, sono fioriti gli help di istituto, e le lettere spedite a casa che sancivano la necessità dell’help (aiuto) e i moduli da comilare per partecipare agli help; e i corsi sono stati affidati agli insegnanti stessi della scuola. Non obbligati, tali insegnanti, ma pagati: più del doppio di quello che paga una “normale” ora di lezione mattutina, chissà perché, chissà secondo quale altra brillantissima intuizione.

E quindi i corsi di recupero hanno cominciato a dilagare, unico rimedio possibile contro l’insuccesso scolastico delle nuove generazioni, infallibile ricetta messa a punto dai ministri che via via si sono succeduti, medicina essenziale per ogni tipo di insufficienza. Mentre a nessuno veniva in mente che almeno il novanta per cento delle suddette insufficienze vengono dalla mancanza di studio e, prima ancora, di senso di responsabilità; il quale senso di responsabilità non viene certo stimolato da un corso di recupero; che anzi, perlopiù, lo diminuisce (visto che, in parte, c'è qualcun altro che si fa carico del tuo non studiare) e ti fa sentire un po' più innocente di quello che sei.

Ma ci sono pensieri che nessuno pensa, invece; per pigrizia, credo, o forse soltanto perché paiono impensabili, una volta che si è stati abbagliati dalla folgorante e meravigliosa verità dei corsi di recupero (help). Tanto che ogni volta che sui giornali si parla di tagli alla spesa scolastica italiana, si parla di corsi di recupero: “non abbiamo i soldi per i corsi di recupero” urlano disperati i presidi; e io spero sempre che sia vero (sono un illuso cronico, che ci volete fare). 

E invece poi i soldi si trovano sempre, i corsi di recupero si fanno, i corsi di recupero si pagano, e tutti tornano a casa felici e insufficienti. E a nessuno che venga in mente che i corsi di recupero non servono a niente, a un beatissimo niente, se un ragazzo non ha voglia di studiare e non si assume la responsabilità del suo studio. E che la voglia di studiare non si dà certo con i corsi di recupero, se non si è data (e soprattutto presa) la mattina, durante le lezioni normali. Perché, se questi corsi benedetti di recupero fossero lezioni così speciali e stimolanti, francamente, non si capisce perché non farle direttamente la mattina, no?

Ho provato a spiegare, con tanta calma e serenità, questa faccenda dei corsi di recupero a troppe persone nel corso di questi anni. Ho anche provato a dire che le risorse (i soldi) andrebbero spese in ben altre direzioni, se davvero si volesse il bene della scuola e dei ragazzi che la frequentano. Ho detto, sparando di scandalizzare gli ancora scandalizzabili, che le ragioni per cui gli insegnanti tengono i corsi di recupero sono perlopiù vili: intascarsi quei pochi quattrini dei finanziamenti (50 euro l'ora, lordi) o coprirsi le spalle in vista di una prossima bocciatura («Gli ho anche fatto il corso di recupero!»).

Ma niente, nessun risultato, solo teste che si scuotevano in segno di dissenso. E quindi adesso iniziano di nuovo i corsi di recupero per quelli che sono risultati insufficienti alla fine del primo periodo: i ragazzi saranno chiamati, i ragazzi presenteranno il modulo di iscrizione debitamente compilato, i genitori saranno contenti che la scuola pensa ai loro figli con l'insufficienza in latino, io terrò i miei corsi di recupero cercando di spiegare loro che le coniugazioni latine o le impari o non le impari, c'è pochissima alternativa. E se non le impari poi, quando devi tradurre, sbagli la traduzione; e se la sbagli sei insufficiente. Loro mi ascolteranno dubitanti: e, sotto sotto, pensando (insieme ai loro genitori) che il fatto di essere seduti lì anche il pomeriggio dovrà pur valere qualcosa, no?

No, io temo che non varrà molto; che, come al solito (dati alla mano: la percentuale di chi recupera qualcosa grazie ai corsi di recupero - help - è irrisoria: bisognerà un giorno prendere atto e, se non altro, cambiarli), toccherà fare qualcos'altro. E comunque non c'è da preoccuparsi, non molto: perché per chi avrà il debito anche a giugno ci sarà pur sempre il corso di recupero estivo. Help. E saremo di nuovo pagati per rifarlo, 50 euro l'ora, più del doppio di una lezione "normale". E senza che si capisca bene il perché e a vantaggio di chi.
 

16 commenti:

  1. Come genitore di uno studente 'svogliato' sottoscrivo pienamente il post.
    Il tutto è aggravato dal fatto che fino all'ultimo momento non si sa su quali materie saranno organizzati i corsi di recupero, dove, quando, se vi sarà una verifica/prova (talvolta pianificata ad un mese di distanza). Assurdo anche che tutta la scuola si fermi dopo che aveva appena ripreso l'attività in seguito alla lunga pausa natalizia.
    Hai colto comunque l'elemento più significativo: deresponsabilizzare gli studenti, già poco responsabili del loro impegnao a regime. L'effetto da un punto di vista psicologico/pedagogico è devastante. Al punto che considero non solamente inutili questi corsi ma addirittura dannosi.
    Mio figlio, con numerose insufficienze, non ha tratto alcun vantaggio da questa offerta integrativa della scuola (che poi si sostanzia in pochissime ore - assolutamente irrazionale pensare che dove ha fallito la didattica quotidiana possa essere efficace questo palliativo).

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    1. Grazie Luigi. Con il tuo commento hai detto meglio di me quello che volevo dire io con il mio post.

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  2. I vostri ragionamenti non fanno una piega e li sottoscrivo pienamente. Scorfano perdonami, ti rubo un po' di spazio, ma in quanto a sprechi nella scuola devo citarne uno ENORME che ho scoperto pochi giorni fa, dovendo trascorrere tre giorni con mio figlio in chirurgia pediatrica nel grande ospedale della nostra provincia. Vedevo arrivare nella sala soggiorno per i ragazzi, distinte signore che passavano 4/5 ore a far giocare i bimbi, disegnare, colorare, chiacchierare con le mamme davanti a una tazza di caffe, preparare addobbi colorati per il corridoio...Le ho osservate e ascoltate per un po', al pomeriggio si sono riunite da sole in una sorta di riunione in cui si lambiccavano il cervello nella ricerca di argomenti da inserire nella loro programmazione settimanale, quasi dovessero rendere conto a qualcuno... Avendo io fatto parte per anni di un'associazione di volontariato il cui scopo era intrattenere i bambini ricoverati, mi sono infine fatta avanti e ho chiesto che genere di volontarie fossero.
    Ebbene, quasi stizzite mi hanno risposto che sono insegnanti regolarmente assunte da un Istituto Comprensivo cittadino, che mette in atto da circa 30 anni la SCUOLA IN OSPEDALE.
    SONO INDIGNATA, perché se è vero che negli anni settanta questa iniziativa poteva essere all'avanguardia, poichè i genitori erano banditi dagli ospedali e i volontari non esistevano proprio; ora la "scuola in ospedale" è obsoleta e lo spreco economico che ne deriva è una VERGOGNA.
    Se mi sfugge qualcosa in tutto questo, sono pronta a rivedere quanto ho scritto...

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    1. Non conosco la realtà della "Scuola in ospedale", francamnete. E non so nemmeno quanto possa costare in termini economici, quindi non mi esprimo. Quello che so è l'anno scorso un mio alunno dovette stare a lungo ricoverato e tornò con alcuni lavori fatti, tali che sarebbe stato meglio non farli, a mio parere.

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    2. La scuola in ospedale mi è completamente nuova.
      Secondo me sarebbe logico mantenerla solamente per quei bambini che, per gravi problemi, devono passare molto tempo nella struttura. Con SCUOLA io però intendo vere e proprie lezioni, magari alleggerite secondo le condizioni del piccolo paziente, ma comunque sempre lezioni. A quel punto avrebbe molto più senso e farebbe anche risparmiare visto che ne usufruirebbe solamente chi ne ha veramente bisogno.
      Mi scuso anche col padrone di casa per essere uscito fuori argomento!

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  3. Io sono d'accordo ma con qualche riserva, anche se devo dire che sì, anche nella mia esperienza, raramente il corso di recupero cambia qualcosa nella resa dei ragazzi.
    Però la logica c'è: il pomeriggio il prof. ha di fronte un numero ristretto di ragazzi e si può concentrare meglio su di loro. Col fatto che non deve "andare avanti col programma" può rivedere quanto già fatto e, forse, tappare qualche buco.
    Forse i corsi sono troppo pochi o troppo episodici. Certo, se fossero meno episodici diventerebbero tempo scuola standard...ma forse non sarebbe un male!

    Sulla responsabilità sono d'accordo, ma fino ad un certo punto. Noi chiediamo ai nostri ingenuissimi e inesperti adolescenti di essere responsabili a fronte di nulla: devi studiare perché si deve e perché te lo dico io. Sia che ti interessi o meno quel che ti faccio fare. L'imperativo è categorico.

    La responsabilità invece presuppone una scelta ed un adesione. La responsabilità è un patto. Quando si viene chiamati ad onorarlo, il presupposto è questo: "Ha non vuoi? Ma lo hai voluto tu! Eri d'accordo!".

    Con i nostri studenti non c'è nessun patto di nessun tipo: la scuola è "presentarsi e ascoltare". Se poi non lo vogliono fare, c'è solo la coercizione. Per chi ci riesce, qualche margine di persuasione autogestita (mi riferisco agli insegnanti, ma in generale, andare nelle nostre scuole è un'esperienza avvilente, e non c'è corso che tenga.

    Uqbal

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    1. Ecco, tempo scuola standard, non corsi di recupero episodici e abborracciati senza criterio alcuno. Fatti così, per quanto ci sia la logica, non ci sono mai gli effetti sperati, il che li rende obiettivamente un investimento inutile.

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  4. Abbraccio tutte le tesi espresse fino ad ora e mi aggrego: fatti così gli help non servono ad una mazza.
    Una piccola ma positiva modifica potrebbere essere presa in prestito dal mondo universitario: ogni insegnante mette settimanalmente a disposizione alcune ore che gli studenti, previo "appuntamento", possono liberamente occupare per chiedergli qualsiasi cosa sentano il bisogno di chiarire. Gli insegnanti verrebbero pagati a prescindere (magari meno di 50 euro l'ora), in modo da evitare che costringano gli studenti a presentarsi.
    Si potrebbero poi istituire ricevimenti condivisi da più insegnanti, in modo da renderli meno pesanti per docenti stessi.
    Va un po' riaggiustata, ma secondo me potrebbe funzionare bene!

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  5. Dato che comunque, finora, i corsi di recupero sono obbligo di legge, noi siamo faticosamente arrivati ad un piano un po' complesso, fatto di classi aperte, sportelli, e ore in più (una a settimana) per gruppetti ristretti, che parte dall'inizio di ottobre. E' abbastanza faticoso, e forse non risolutivo, ma è a costo quasi zero, e ha lo scopo di far passare il messaggio che si deve studiare da subito, dal primo giorno di scuola. Perchè poi, in realtà, molti di quelli che finiscono il primo trimestre con insufficienze non hanno semplicemente fatto nulla, e nel momento in cui si mettono a studiare almeno alla sufficienza ci arrivano.

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  6. Se posso permettermi una scurrilità atroce rispetto all'alto livello medio di questo blog, da ex-insegnante vorrei dire che mentre leggevo la parte sull'impegno e sul lavoro individuale che deve fare il ragazzo stavo per avere un orgasmo. Scusate, non c'erano altri modi per esprimere la sensazione. (a mia discolpa si sappia che sono arrossito)

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  7. Ho cominciato a risponderti, poi ne è venuto fuori un post... :-)

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    1. Poldo Sbaffini20 gennaio 2012 16:45

      Così come è organizzato nella mia e credo in tante (forse tutte) le scuole il recupero serve solo ad ottemperare gli obblighi di legge. Recupera veramente solo chi: ha voglia di farlo (pochissimi) e ha poche cose da recuperare (nessuno, gli studenti dei recuperi sono quelli che hanno dei 4 che in realtà sono dei 3 se non dei 2)

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  8. ben detto! ma se lo Scorfano volesse completare con i Progetti il quadro scolastico sarebbe completo.

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    1. Non chiedermi troppo. Ho un cuore tenero anch'io... ;)

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  9. L'unico pregio è che a volte questi corsi di recupero sono assegnati agli insegnanti precari. Almeno dalla mancanza di responsabilità degli alunni svogliati (quelli che "vado allo scientifico perché ci va il mio amico, ma non ho voglia di studiare, o di pensare che un giorno avrò bisogno di un'educazione e di un'istruzione purchessia per trovare il mio posto nel mondo") qualcuno ci guadagna. Una specie di "tassa sullo studio mancato e sulla mancanza di responsabilità". Proporrei quasi quasi di farli pagare alle famiglie, i 50 euri lordi l'ora del corso, ma poi il diritto di non studiare e di non assumersi le proprie responsabilità sarebbe un privilegio per ricchi, mentre noi siamo per la democrazia, no?
    IpaziaS

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  10. Poldo Sbaffini20 gennaio 2012 16:48

    Così come è organizzato nella mia e credo in tante (forse tutte) le scuole il recupero serve solo ad ottemperare gli obblighi di legge. Recupera veramente solo chi: ha voglia di farlo (pochissimi) e ha poche cose da recuperare (nessuno, gli studenti dei recuperi sono quelli che hanno dei 4 che in realtà sono dei 3 se non dei 2)

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)