giovedì 12 gennaio 2012

Non come una volta

del Disagiato

Dal dentista ci vado da quando ho sette o otto anni. Carie, molte carie in vita mia. Se è vero che ognuno di noi ha le sue parti del corpo più fragili e vulnerabili, ecco, io ho i denti che mi si guastano facilmente. Somatizzo, lì, in modo inspiegabile. Mi lavo i denti cinque volte al giorno ma ugualmente il dentista, ogni volta che vado a fare un controllo, mi dice “Ah, guarda lì una piccola carietta da fermare prima che sia troppo tardi”. E allora, sdraiato sul lettino, mi chiedo come sia possibile avere ancora una “piccola carietta” nonostante l’intensa manutenzione. Questo per dire che in vita mia di dentisti ne ho visti molti e di tutte le età. Dopo un lungo periodo di latitanza dai dentisti (strano, eh) ho cominciato a sentire un dolorino vicino a un incisivo. Non proprio dolore, dai, ma fastidio. Niente, qua bisogna andare dal dentista prima che sia troppo tardi, mi sono detto. Un amico, notando le mie smorfie di dolore bevendo una birra fredda, ha capito la situazione e mi ha detto: “Guarda, ho da consigliarti un dentista molto bravo. Lavora in uno studio modernissimo insieme ad altri dentisti in via XY. E poi ha dei prezzi ragionevoli”. Allora ho seguito il suo consiglio del dentista bravo, moderno e poco costoso. Che quello dove andavo ultimamente stava invece in una struttura un po’ grigia, triste e fredda. E poi non costava poco.

Allora il giorno seguente ho telefonato per prendere un appuntamento. Bene, la settimana scorsa sono andato in via XY, ho parcheggiato la macchina, ho avvistato da lontano lo studio incastrato in un edificio recentissimo, sono entrato, ho detto alla segretaria il mio nome e cognome e poi mi sono seduto per aspettare il mio turno. Lì, seduto su una sedia molto comoda, osservavo l’ambiente moderno: musica in filodiffusione e televisori giganti appiccicati ad ogni parete. “Ma sono necessari questi televisori?”, “E questa musica a cosa serve?”, mi sono chiesto e subito mi è venuto in mente Filippo Facci che, al telegiornale di La7 (trentesimo minuto più o meno) di qualche giorno prima, diceva che Don Verzé ebbe l’idea di costruire un ospedale moderno, non grigio, non freddo, “non come li intendiamo oggi”, che “prima del San Raffaele gli ospedali erano dei casermoni puzzolenti con delle camerate intrise della cultura del dolore o della penitenza”. Certo, uno studio dentistico non è un ospedale ma a me, chissà perché, sono venute in mente queste parole.  


Insomma, più o meno le stesse cose che poi Facci ha scritto in un articolo per il Post, sempre parlando di Don Verzé. Il dolore, la penitenza, i casermoni puzzolenti: erano più o meno così i corridoi e le stanze che mi avevano ospitato tempo prima per curare i miei denti? Magari non proprio così ma quasi? E adesso, invece? Adesso invece segretarie giovani e belle, sedie comodissime, televisori, musica in sottofondo, mensili costosi sui tavolini e niente puzza e niente dolore e niente penitenza È questo che intendeva Facci? È anche questo che significa “essere all’avanguardia”? Vabbè, mi sto dilungando, scusate. Dopo una mezzora mi hanno chiamato, mi hanno fatto entrare in una saletta, un dentista giovane mi ha chiesto cosa c'era che non andava, io gli ho spiegato il mio fastidio proprio vicino all’incisivo, lui ha guardato, ha alzato il labbro, ha fatto una smorfia e poi mi ha detto: “Ah, qui c’è una piccola infezione da fermare subito, prima che sia troppo tardi”. E così si è messo i guanti, ha preso gli attrezzi del mestiere e poi, dandomi le spalle, ha acceso lo stereo a volume altissimo (e guardate che non sto esagerando). Musica, come si suol dire, da discoteca, di quelle che fanno tum tum, tam tam, tunz tunz e io lì sdraiato mi sono irrigidito e ho pensato a Filippo Facci e al dolore e alla penitenza. 

E nel delirio ho pure pensato alla televisione in bianco e nero e ai documentari lunghi, fermi e noiosi di una volta, prima che Berlusconi costruisse con le sue mani una televisione nuova, allegra, colorata, provocante. “Rilassati”, mi dicevo, “rilassati che questo dentista è moderno e giovane. Non come quei dentisti statali ingrigiti, nelle camerate silenziose e puzzolenti che frequentavi tempo fa. Non come loro”. Tum tum, anestesia, trapano, sangue, cotone, tunz tunz, trapano, sangue, cotone, pasta, tum tum, così per una ventina di minuti o poco più. “Abbiamo finito”, mi ha detto poi il dentista abbassando il volume della musica. “Meno male che l'infezione l’abbiamo fermata subito perché poi succedeva che la situazione si complicava ed eravamo costretti a fare una apicectomia”. Io con il labbro un po’ malmesso l’ho ringraziato, ho preso un altro appuntamento per un controllo e sono uscito.

Adesso, mentre sto scrivendo, molto vicino all’incisivo ho un piccolo ascesso. che ogni tanto, con la lingua, tocco. Ma non lo tocco troppo, altrimenti sento dolore. Tanto dolore.

8 commenti:

  1. Pensi sia improponibile chiedergli di spegnere lo stereo?
    ilcomizietto

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  2. La vita è come un dente, caro socio.

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  3. Io dei professionisti - soprattutto in ambito medico - che investono *troppo* sullo styling e l'immagine non mi fido affatto.
    (Che poi mia mamma c'è stata, al San Raffaele, ed è brutto e scomodo e squallido peggio - molto peggio - di altri. E il personale di somma antipatia. Poi sarà stato un caso, eh.)

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  4. Sindrome da caramelle da oratorio?

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  5. se il problema è anche il prezzo, beh: io mi trovavo molto bene col dentista della mutua. (genova; non so di dove sei e magari lì non si riesce ad andarci...) stessa attrezzatura degli studioS privati, e 20.66 EUR di ticket per visita di controllo.

    castellini

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  6. ilcomizietto
    Avevo paura di disturbare.

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  7. claudia
    Io con la mutua (ambienti grigi e freddi) mi sono sempre trovato bene. Solo che adesso, per questione di censo (e qui c'è da ridere) non posso più andarci.

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  8. Uhm. Mi piacerebbe saperne di più, sulla questione di censo.

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)