mercoledì 18 aprile 2012

mattoni, libri, coperte e quant'altro

di lo Scorfano


Dopo due pomeriggi di ininterrotti colloqui con madri e padri e finanche sorelle e fratelli maggiori, davvero, dopo due pomeriggi che mi sono sembrati quest'anno molto più interminabili del solito, molto più stancanti e faticosi del solito, che mi sono sembrati qualsiasi cosa più del solito, dopo due pomeriggi così, lasciatemi dire, ve ne prego, una cosa in modo un po' brutale, abbiate pazienza... 

Poi magari mi correggerò nei commenti, anzi senz'altro converrò con voi che si tratta di un ragionamento assai più complesso, che ha bisogno di molti compromessi e di una moltitudine di sfumature e non certo di un urlo semplicistico come questo; e ammetterò anche di avere esagerato e di essermi lasciato prendere le dita (e la tastiera) dal furore della scrittura e dalla stanchezza delle mie giornate sempre più lunghe... Ma adesso fatemelo dire, però: fatemi dire che dovete lasciarli un po' in pace, questi ragazzi, eccheccazzo!


E lo dico a voi, madri e padri e fratelli e sorelle maggiori di questa torma di quattordicenni e quindicenni, lo dico a voi per cui sembra che nulla vada mai bene: e invece, forse, va bene lo stesso. Vanno bene loro e vanno bene anche le cose che stanno intorno a loro: non è necessario che loro siano perfetti e non è nemmeno necessario che ciò che li circonda sia perfetto. Sono persone, anche loro, come noi: imperfette, come tutte le persone e come noi e come il mondo che abbiamo costruito. E hanno solo bisogno di un po' di spazio, come noi: e allora lasciateglielo, questo spazio, per favore!

E anche se non leggono libri, può andare bene lo stesso; e se non leggono i libri che voi pensate che dovrebbero leggere (e che io dovrei far loro leggere – perché sono i vostri preferiti, magari, ma non i miei) va bene lo stesso; perché magari, chissà, a leggere impareranno domani, o dopodomani, o forse non impareranno mai, ma non è che sia proprio così necessario; e non è che nel frattempo io veda la gente che legge i libri così più felice di quella che non li legge, a dirla tutta.

E anche se non sono maturi, anche se non studiano come vorreste, anche se non sono curiosi di niente e a voi pare impossibile che non lo siano, anche se ogni tanto rispondono male, anche se non navigano sul web come voi vorreste e stanno invece tutto il giorno attaccati alla playstation (eh già, sono questi i quindicenni, molto spesso...=) , anche se credono alle stupidaggini che girano su facebook, anche se tutto questo, e anche se prendono ogni tanto un 4 in latino: lasciateli fare, insomma, lasciate che la loro vita quindicenne sia un po' la loro vita quindicenne, ve ne prego.

Lasciate che si perdano e che si ritrovino, lasciate che prendano 4 e che capiscano che forse non ne vale la pena, lasciate che pensino un bel po' di cazzate (quante ne pensavamo noi, a quindici anni?) lasciate che leggano un libro solo di nascosto, perché glielo ha consigliato l'amico che forse a voi non fa piacere che sia un suo amico, perché gli presta i libri di Moccia o di Fabio Volo, lasciate che abbiano idee stupide e banali sul mondo, sulla politica e sull'amore, lasciate anche che si innamorino della persona ovviamente secondo voi (anche secondo me, tra l'altro) sbagliata. È difficile? Sì, credo che sia molto difficile, me lo immagino; ma non c'è altra strada, però. E lasciateli quindi respirare un po', lasciate loro un po' di spazio, non state loro addosso come se non avessero bisogno d'altro che di questo, che di voi e delle vostre tiepide coperte. Hanno bisogno di altro, ve lo devo purtroppo rivelare: hanno bisogno di molte cose che non sono né la madre, né il padre, né la sorella o il fratello maggiore o le loro coperte.

Non siate così assillanti, ve ne prego: per loro, ve ne prego. Non siate così protettivi e asfissianti e spaventati e preoccupati. Ce la faranno, anche loro, in qualche modo, come più o meno ce l'abbiamo fatta tutti. Anche se non avranno letto Thomas Mann, ce la faranno lo stesso (benché, in effetti, Thomas Mann...); non so a fare cosa, ovviamente, ma questo non lo sa mica nessuno, nemmeno voi. Abbiate allora pazienza, insomma, e lasciateli fare e sbagliare. E lasciate che portino a me, a scuola, anche la parte peggiore di loro (e di voi): non pensate che io mi scandalizzi, non è un problema per me. Io lo so bene che i ragazzi sono insieme brillanti e stupidi, egoisti e affettuosi, scemi e presuntuosi ma anche capaci di slanci che nessun adulto conosce più. Per cui, ve ne prego, basta: lasciateli, definitivamente, stare. Leave them kids alone, come si diceva nelle canzoni di una volta, quelle che secondo voi dovrebbero ascoltare invece di quello che normalmente ascoltano (a volte siete pazzi, davvero). E non lo si diceva a voi, ma va bene lo stesso.

40 commenti:

  1. non ho mai letto Thomas Mann :-)

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    1. Male, malissimo... ;) (almeno i Buddenborock, e La morte a Venezia, e il Tonio Kroger, insomma!)

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    2. Devi non-leggere moby dick, se vuoi diventare zelig!

      Uqbal

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    3. mi permetterei di aggiungere la montagna incantata

      Dario

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  2. e infatti sono uscito così.

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    1. Allora ti porterò a esempio, nei prossimi colloqui ;)

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  3. ...mi sa che il prof. ha ragione...grazie ;)

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  4. Messaggio ricevuto.
    Grazie.
    Da una mamma.

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  5. Mi sa che il prof. ha parecchia ragione. Non sono madre e non ho intenzione di diventarlo ma l’incredibile numero di telefonate che la mia collega fa quotidianamente al figlio soffoca me… Figuriamoci il figlio…

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  6. Sottoscrivo tutto tutto e amplierei la cosa al resto del mondo. Bravo Scorfano!
    ilcomizietto

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  8. Tutto questo unanime plauso, ve lo confesso, mi preoccupa.
    Mi ero preparato a dovermi difendere da torme di genitori inferociti... Siete sicuri, sì?

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  9. Allora mettiamola così: si, lasciamoli stare 'sti figli, non impediamo loro di sbagliare, di perdere tempo, di prendere 4 in latino, di isolarsi con la play. Ma almeno diciamoglielo, che non siamo d'accordo.
    Buzzer

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    1. Sì, diciamoglielo, anche più di una volta. Non perseguitiamoli però, che non serve a niente...

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  10. hai ragione,ragionissima. è così. devono fare la loro vita, e vedere di organizzarsi. una cosa però non l'ho mai capita: ma si deve andare a sti colloqui o no? cioè voi prof cosa pensate veramente? perché io una volta l'anno andavo (il mio passero sarà maggiorenne tra un mese, quindi ho finito) ma non ho mai capito se era meglio astenersi. Tra l'altro mio figlio è bravo (è nato così, beato lui) quindi non c'era lo stress di dover comunicare cose sgradevoli. ho sempre visto i prof molto stanchi e ogni volta ho pensato che forse sarebbe stato meglio non anfdare. essendo però madre single, volevo ostentare che il ragazzino non era trascurato. mah.

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    1. Secondo me ci si deve andare se si ha qualcosa da dire o qualcosa da chiedere al prof (anche i voti, se si pensa di non saperli tutti). Altrimenti si può benissimo non andare.

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    2. ...e io che vado perchè mi sembra sgarbato ignorarli! Anche solo per un saluto, un'incoraggiamento, un "bravo, mi piace come lavora!".
      Buzzer

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    3. Be', quello è qualcosa da dire...

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  11. Non posso che darti ragione in pieno. È un gran piacere leggerti.

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    1. Grazie. Io ti ho scoperto da poco, ma lo è anche per me...

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  12. Magari hai pure ragione, ma non saprei resistere di fronte a Moccia o Volo.
    E poi penso anche che se qualcuno è stato sfortunato e gli sono toccati in sorte genitori rompiscatole, pazienza. Anche quello fa parte del gioco :-)

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  13. Forse tra le famiglie dei liceali c'è una concentrazione di simili tipologie di genitori, che non lasciano molta briglia sciolta ai propri figli o che vogliono dimostrare di non lasciarne, perchè si sentono giudicati.
    Il panorama nel caso delle medie è più variegato. Coloro che aspetti al varco spesso non li vedi. Sarà che io ho insegnato quasi sempre in una sezione a tempo prolungato, quindi con genitori prevalentemente lavoratori, ma devo dire che molti alunni rivelano una mancanza di presenza, ascolto, considerazione. Ho in mente alcuni quadri familiari in uno spettacolo interamente scritto dai ragazzi, in cui si erano autorappresentati e dove emergeva proprio una scarsa attenzione nei loro riguardi.

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    1. Immagino che sia senz'altro così. Il mio punto di vista è assolutamente parziale: liceo, piccoli paesi di una provincia tra le più ricche d'Italia.

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  14. Però quando scopri che ha preso l'ennesima nota sul registro, falsificato i voti prima di farli firmare, risposto male al professore di ginnastica, sbattuto fuori dall'aula a giorni alterni dalla professoressa di matematica, cosa bisogna fare? Ormai le punizioni no tv, no play station non servono a nulla, le sgridate fanno solo venire il mal di testa, ma cosa allora?

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  15. Lasciarli fare ok, però facendo loro notare quando sbagliano, mica che poi crescano e diventino delinquenti perchè "bisogna lasciarli fare"... Libertà totale, ma con un minimo di controllo!

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  16. @ste
    Be', diciamo che se arrivi di botto a scoprire tutte quelle cose significa che te ne sono sfuggite davvero troppe prima, quando era il caso di intervenire e quando ancora si poteva intervenire... Probabilmente adesso è anche troppo tardi per qualsiasi altra cosa.

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    1. Di botto no, ma in un crescendo continuo.

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    2. Onestamente non lo so, cosa bisogna fare. Non l'ho mai capito, in realtà. E forse non c'è nemmeno una ricetta: dipende da tante, troppe cose che chi è fuori da un contesto familiare non può sapere, secondo me.

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  17. @marcoverga
    Ecco, bravo: avevo bisogno di qualcuno che venisse qui a moderare un po' il tutto (lo avevo scritto nel post che stavo esagerando, no?) (e invece hai visto quanti lettori eccessivi che ci sono, eh?) ;)

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  18. @marcoverga
    Dire che stanno sbagliando non implica rompergli l'anima. Si possono avere scontri anche molto duri, ma "alla pari", cioè riconoscendo l'altro come autonomo. Certo, la cosa è difficile, perché sono comunque minori e ancora non autonomi nel pieno senso della parola, ma è un lavoro che vale la pena fare. Con nostra figlia, nei primi 7 anni, ha funzionato alla grande. Fra qualche anno vi dirò come è andata l'adolescenza. :-)
    ilcomizietto

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  19. anch'io ho l'impressione che i genitori dovrebbero lasciare un po' in pace i propri figli. altre, che dovrebbero stargli più dietro.

    forse, i genitori dovrebbero lasciare un po' in pace noi insegnanti. e noi, loro.

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  20. Potrebbe anche bastare che i genitori (e pure i prof...) considerassero i 4 un errore e non una colpa. La differenza è fondamentale!
    Poi, per rispondere a Marcoverga (e parlando da persona che diventerà zio, ma è ben lungi dall'essere padre): una cosa è lasciar correre, tutt'un'altra non accorgersi.

    Uqbal

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  21. Non è per dire, ma potrebbero fare come me, 'sti ragazzi: comprare un` edizione de "La montagna incantata" in due tomi, leggere il primo in gioventù e lasciare il secondo per i giorni della casa di riposo. Immagino aiuti a dominare l`ansia di vivere, una cosa così.

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  22. io, sinceramente, gradirei pure che i miei figli mi lasciassero un po' in pace, che mi facessero vivere la mia fottuta vita da cinquantenne.
    scherzi a parte, con il secondo, è una banalità, ma è più facile.

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  23. Da applauso. Sottoscrivo ogni singola parola.

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  24. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  25. E io, durante le udienze, ho cominciato a chiedermi: ma perchè devo dirle a te queste cose, caro genitore? E' con tuo figlio che devo parlare, è tuo figlio che ha bisogno di più fiducia o di qualche rimprovero (insegno alle medie, servono anche i rimproveri..!), non tu! Perchè dev'essere il genitore che si preoccupa se il compito è andato male, mentre il figlio se ne frega? Io penso che c'è stato un lento processo di deresponsabilizzazione, e un ragazzo di 13 anni a volte viene trattato come se non fosse in grado di intendere e di volere... mentre molte cose, spesso all'insaputa degli adulti, le sa benissimo.

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    1. Ah guarda, anch'io ho sempre più dubbi su questa strana triangolazione per cui io devo dire ai genitori di A. quello che A. sa già benissimo da solo ma lui non dice chissà perché... Ecco, ci siamo capiti. ;)

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  26. ...mi verrebbe da dire ai miei alunni tredicenni: "Le udienze sono fatte apposta per te, caro A. Se proprio ci tengono, i tuoi genitori possono venire ad ascoltare quello che ho da dirti".

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)