lunedì 6 febbraio 2012

Spazzature

del Disagiato

A casa mia, nel mio paese, i rifiuti organici vanno in un secchio marrone, quelli non organici in un secchio grigio, la plastica in un secchio giallo, il vetro in un secchio azzurro e la carta in sacchetti di carta che dobbiamo procurarci noi altri. Si fa la cosiddetta “differenziata”, che è una civilissima gestione della spazzatura che ben conoscete e che magari anche voi fate. Paghiamo delle tasse non indifferenti, però (o forse per questo) ci impegniamo nella "differenziata". Una volta ogni tre mesi per posta ci arriva un giornalino del comune che ci dice che siamo bravi: bravi che fate la differenziata, bravi che mettete l’organico nel secchio marrone, il non organico nel secchio grigio e via dicendo. Insomma, bravi. E poi seguono, nel giornalino che ci arriva per posta, numeri e percentuali. A me basta il complimento e quindi questi numeri non li leggo mai. I signori che vengono a ritirare la spazzatura sono tutta gente prussiana, ligia al dovere, seria, dura e con la faccia di pietra. Quando mi alzo presto, li vedo dalla mia finestra arrivare con il camioncino, scendere, prendere a seconda del giorno i sacchetti dai secchi marroni o grigi o gialli o azzurri e poi ripartire verso un altro civico. 

in castigo

di lo Scorfano


Una classe non è solo una classe: o meglio, a volte fa comodo pensare che lo sia, fa comodo chiamarla la «terza B», a volte è anche utile dare delle caratteristiche a quel numero ordinale seguito da una lettera dell'alfabeto, «la terza B è vivace», «la terza B è supponente»; a volte è comodo e a volte è pure vero. Ma una classe resta un'entità astratta e, nella sostanza, non è una classe.

Perché, prima di tutto, una classe è venticinque persone (o trenta, se ti va male), venticinque teste diverse, con storie molto diverse tra loro, genitori diversissimi, progetti per il futuro (o sogni, o vaghe idee, o semplici fantasmi) molto differenti e spesso divergenti. E questo, ovviamente, è necessario non dimenticarselo, in nessun caso, e soprattutto quando si dice che «la terza B eccetera». Magari lo si dice ma sapendo che sono in venticinque, lì dentro; non sono soltanto una classe, perché una classe non puoi mai essere solo una classe.

domenica 5 febbraio 2012

il segnapagine del 5.II.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Debora Billi, Neve a Roma: Alemanno non c'entra, la colpa è nostra: Neve a Roma. Ovvero, come rendersi amaramente conto di quanto i cittadini siano psicologicamente impreparati ad una vera crisi. Adattamento, collaborazione e raziocinio: zero.
Crescere creativamente, I compiti, le procedure e la riduzione dei rischi: E' emblematico quanto accaduto a Roma venerdì sera a proposito della chiusura delle scuole, sospensione delle attività didattiche a causa delle avverse condizioni meteo. Le due azioni, che ai non addetti ai lavori potrebbero apparire la stessa cosa, in realtà sono cosa ben diversa e prevedono decisioni prese a livelli diversi.  
Alcuni aneddoti dal mio futuro, Rete!: Leggo di molte solitudini, momentanee o di lunga durata, lettere d’amore, disagi quotidiani sul posto di lavoro e amore per la propria professione. Leggo di piccole cronache famigliari e di intensi podcast mai trasmessi, persone che ritornano in parole da viaggi distanti.
Il Capoluogo, L'Aquila, una stagione d'altri tempi: Oggi mentre la parte più bella di L’Aquila dormiva ancora assopita tra le sue macerie e i tubi giunti – abbandonata nel silenzio di grondaie gocciolanti stalattiti di ghiaccio, e neve e vento, e vento e neve - oggi i cittadini facevano diventare luoghi tutti i terribili e odiosi nonluoghi, mentre dall'esterno era impossibile raggiungere la città, gli aquilani camminavano, si incontravano, si parlavano, vivevano
Andrea Pomella, La neve a Roma: scene da un supermercato: Sono le undici e un quarto del mattino di sabato e il marciapiede è ricoperto di neve, tutto a Roma è ricoperto di neve, le macchine, gli alberi, le strade. Passano due signore tossendo e ansimando. Una delle due ha un paio di scarponi da montagna, sguardo da intenditrice; l’altra arranca con due bacchette da sci...

La paglia e il ferro

del Disagiato

Io racconto delle grandi pedalate che faccio lì dentro in libreria ma non è che mi manchino le occasioni, eh. Le occasioni, dico, di girare l’angolo e di fare altro, di realizzarmi finalmente in modo un po’ più consono all’immaginario di mamma e papà, tipo alzarmi, mettere la camicia, la cravatta, salire su una macchina decente per stringere mani e fare contratti bevendo aperitivi e via dicendo. Vabbè, magari questo immaginario me lo sto inventando un pochino io con un pizzico di esagerazione e magari ho visto troppi film dove il libraio è lo sfigato del racconto mentre tutti gli altri sono i potenti o i realizzati, però, dicevo, è capitato eccome di poter cambiare passo. E infatti l’anno scorso un vecchio amico che si chiama Simone e che gestisce una nota agenzia assicurativa scopre che lavoro in libreria. Lo scopre per caso, passando davanti al negozio e voltando la testa proprio mentre io sono lì pendente con una pila di libri in mano. E da quel momento, come è capitato con altri amici ritrovati, è stato tutto un revival, un ricordare i sentimenti che ci hanno uniti e fatto simili e un contare i pesci che stavano nella rete che abbiamo buttato in acqua tanti anni fa. Insomma, ci siamo ritrovati così, per caso.

Sta di fatto che Simone è ritornato e poi è tornato ancora e poi ancora.  E una volta, nei miei venti minuti di pausa, siamo pure andati a berci una caffè. E durante quel caffè Simone mi ha chiesto: “E in libreria come va?”. “Così così. Non c'è più tanta clientela come qualche anno fa, ma rimane che a me il lavoro continua a piacere”. “Non lo lasceresti questo lavoro?”. “Non saprei immaginarmi da un’altra parte, in un luogo diverso da quello di questa libreria”, ho risposto io. E Simone, a questo punto, mi ha fatto la sua proposta.

sabato 4 febbraio 2012

il segnapagine del 4.II.2012

dello Scorfano  e del Disagiato

ilNichilista, Lusi, cinque modi per non spiegarsi: Le argomentazioni con cui gli ex dirigenti della Margherita stanno difendendo la loro completa estraneità al caso Lusi sono pessime. Premessa: ciò non significa che non siano davvero completamente estranei alla vicenda dell’ex tesoriere della Margherita... Questo lo stabilirà la giustizia.
Quadernino, Senza cuore: Per adesso, stando alla sostanza, mi limito a osservare che questa giustificazione dei mali italiani e delle dure riforme considerate necessarie – espressa attraverso lo stesso lessico, la stessa divisione dei ruoli, lo stesso sottotesto politico e culturale – l’abbiamo già sentita. Esattamente vent’anni fa. 
Giacy.nta, Ebrei e pregiudizio: Mi sono sempre chiesta cosa ci fosse dietro la discriminazione degli ebrei. Tempo fa ho  letto  un saggio che mi ha dato  elementi per capire qualcosa in più  sull’antisemitismo e le sue origini. Si tratta di Ebrei e pregiudizio  di Riccardo Calimani.

i badanti

di lo Scorfano


Scuole chiuse per neve. Anzi no. Aperte ma senza professori. Anzi no. Aperte, con i docenti in classe, ma senza lezioni. E chi non andrà sarà giustificato.
Io ci ho pensato per ventiquattro ore, ma giuro che non riesco comunque a capacitarmene. E sto parlando dell'ordinanza del sindaco di Roma, Gianni Alemanno, che aveva chiuso le scuole per due giorni (causa neve) ma contemporaneamente le aveva tenute aperte, con gli insegnanti che dovevano andare a scuola a non fare lezione.

(Poi, nel frattempo, è cambiato tutto e ieri pomeriggio le scuole sono state chiuse davvero: meglio così, secondo me, ma la sostanza e le implicazioni - con relative dichiarazioni - del provvedimento iniziale, e quindi della mia costernazione, non cambiano.)

E ho provato anche a dirmi che devo essere paziente, perché è una questione di ordine pubblico e non di altro. E ho anche provato a dirmi che qui, Lombardia prealpina orientale, non siamo mica così più furbi, anzi: perché anche qui è nevicato in abbondanza e giovedì raggiungere la scuola è stato un grosso problema per tutti (soprattutto qui, sul lago, dove ci sono tanti piccoli paesi, tante frazioni e una scuola unica in un unico paese, non sempre vicino a tutti gli altri; e soprattutto perché i pullman, che portano gran parte dei ragazzi a scuola, non si sono nemmeno visti): soltanto che noi abbiamo... anzi: i nostri governanti lombardissimi hanno questa ossessione di essere sempre i primi della classe, quelli che lavorano tanto e di più, e le scuole sono rimaste aperte, anche se gli alunni erano mediamente sette o otto per classe e scivolavano sui marciapiedi gelati del cortile e per fortuna nessuno si è fatto male e gli insegnanti (tra cui anch'io) sono arrivati con un'ora di ritardo, quasi tutti. Ma le ossessioni, è noto, sono più persistenti delle neve ghiacciata. 

venerdì 3 febbraio 2012

il segnapagine del 3.II.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Leonardo, Fuori le pale: A questo punto probabilmente ne avete abbastanza della neve sui giornali, delle foto di neve degli amici su facebook, della neve in generale, e vi capisco. Racconto solo la mia storia, sperando che abbia un senso anche per voi. Mercoledì avevo messo la sveglia presto, perché volevo spalarne il più possibile finché era leggera. 
Due colonne taglio basso, Lo stupro di gruppo delle notizie: Sono molto colpita dalla leggerezza con la quale sta montando una reazione violentemente forcaiola e gastrointestinale alla sentenza di ieri della Corte di Cassazione su un caso di stupro di gruppo.
Notiziole di .mau., Giudici (ir)responsabili: L'emendamento passato ieri alla Camera (proponente il leghista Gianluca Pini, alla Lega sì che sanno fare le cose) sarebbe chiamato dalle mie parti un tipico atteggiamento mafioso.
Andrea Fogato, Tre anni in uno, scarsi: Laureato in Lettere all’Università di Trento, nel 2010 e nel 2011 Andrea Fogato ha lavorato in uno di quegli istituti a cui ci s’iscrive per recuperare gli anni scolastici, prima come insegnante di italiano e storia, poi come impiegato. Si tratta, a tutti gli effetti, di una scuola: ci sono le aule, gli insegnanti, una segreteria, una direzione.

un profumo

di lo Scorfano


Mentre in seconda sto leggendo una poesia di Montale, durante l'ora di italiano, un ragazzo alza la mano. E mi chiede una cosa che mi fa pensare che io abbia letto la poesia con un non so che di eccessivo, forse un'inflessione nella voce, forse uno strano trasporto che loro hanno notato. Eppure la poesia I limoni, che è sull'antologia e che sto leggendo, a me non piace nemmeno tanto, o almeno non come altre di quel poeta. Ma evidentemente ci dev'essere qualcosa che si rivela nonostante tutto, anche quando uno pensa di stare lavorando e basta, nel suo monotono posso fisso di sempre.

E insomma, il ragazzo alza la mano, io mi fermo un po' contrariato e lui mi dice: «Mi scusi , prof. Posso farle una domanda personale?» «No» gli dico io «non ora che stiamo leggendo la poesia...» Ma lui insiste: «Ma la domanda è personale ma riguarda anche la poesia, è tutt'e due le cose...» «Va bene, allora, fai questa domanda, se è pertinente...» (e devo aggiungere, tra parentesi: ai ragazzi di seconda piace, ultimamente, farmi le domande personali, non so perché; forse hanno scoperto che esisto, che sono vivo, una persona; forse hanno soltanto un po' più di confidenza, può darsi; comunque le domande personali sono diventate la loro specialità, da qualche settimana). E quindi arriva la domanda personale: «Ma lei, prof, non sente mai la mancanza di casa sua?»

giovedì 2 febbraio 2012

il segnapagine del 2.II.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Aciribiceci, Sarò breve. Forse, un giorno: La brevità di Twitter è falsa perché è ricavata da un modello unico. In pratica, e mi voglio concedere una sottigliezza, non è brevità: è solo velocità. Sui centoquaranta caratteri ci si sfreccia, ma ci si uniforma. 
Rangle, Il piano: Esiste una categoria di persone, professori universitari anziani si chiamano, che pensano di saper far tutto. Forti delle competenze e del potere acquisito negli anni, potere che esercitano con profitto all'interno dell'accademia dove sono entrati senza aver mai fatto un concorso, sono certi di riuscire in qualsivoglia cimento.
Nonunacosaseria, La pancia piena di Mario Monti: Anni fa mi è successo di rimanere, da un giorno all’altro e non per colpe mie, senza lavoro. Era novembre e lo ricordo come uno dei mesi più brutti e formativi della mia vita.
Barabba, Biografie essenziali (130): Wislawa Szymborska aveva un cognome che avremmo scambiato per il nome di una vodka...

il guazzabuglio

di lo Scorfano


Il signor S. non è esattamente un mio amico: più che altro è un conoscente, un amico di amici che io vedo e frequento soltanto in compagnia di questi ultimi. Il signor S. è un libero professionista, piuttosto noto da queste parti, ed è un grande evasore fiscale. Lo dice lui stesso, ad alta voce: «Se pagassi tutte le tasse, non potrei nemmeno tirare avanti». Benché, pensandoci bene, è abbastanza ovvio che il suo concetto di «tirare avanti», come capirete presto, non coincida affatto con il mio.

Il signor S. è un uomo, secondo me, straordinario. Coltissimo, grande intenditore di arte e di cinema, lettore voracissimo e dai gusti molto raffinati, starlo a sentire quando parla di questi argomenti (e lo fa spesso) è un vero piacere. Da lui ho imparato tante cose, grazie a lui ho letto libri molto belli e compreso film che da solo non avrei mai capito. E il signor S. è anche di sinistra, assolutamente di sinistra, da sempre. Le critiche più feroci (e meglio articolate) al sistema di potere politico e mediatico berlusconiano, in questi anni, le ho sentite da lui; e le ho apprezzate e spesso le ho fatte mie. Il signor S., libero professionista ed evasore, ha litigato con quasi tutti, in paese, a causa della politica: con tutti i berlusconiani e con tutti i leghisti (cioè con la totalità delle persone, più o meno), senza mai tirarsi indietro e sempre avendo ragione, secondo me.

mercoledì 1 febbraio 2012

il segnapagine dell'1.II.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Freddy Nietzsche, Si fa ma non si dice: Ma ciò che fa profondamente schifo nella cronaca della trattativa Sanremo/Celentano non è il nome, non è l’entità del compenso, bensì il ricatto morale legato alla beneficenza. Chiedo soldi, tanti soldi, ma per beneficenza. È un trucco da cattolici scaltri, un bluff come quello del film Asso, una vigliaccata — questa sì — immorale.
Femminileplurale, E' un paese per vecchi: E’ vero, i ragazzi studiano e lavorano, ma non ci dovremmo dimenticare che, dalla mattina alla sera, ogni giorno dell’anno, essi vivono la propria città. Sarebbe opportuno chiederci quale sia effettivamente la qualità della vita al giorno d’oggi in Italia, e come questo possa influire sulla voglia di molti giovani di lasciare il paese. 
Un radiologo, Ritorni: Qualche giorno fa è tornato a trovarmi un anziano paziente che da anni, sempre nel mese di novembre e con costanza encomiabile, viene ad arricchire la mia misera libera professione intramoenia. È un signore molto distinto, sempre ben vestito...
A litlle less conversation, Stand by me: Mi capita nei sogni, nei migliori, di sentire dieci anni. Ma non di tornare a quando li avevo, o di avere quell’età adesso: mi capita di sentirmi il mondo intorno come lo sentivo a dieci anni.
ilNichilista, Quello che Acta non dice: Ho provato a lungo a documentarmi su ACTA, l’accordo commerciale anti-contraffazione che per i molti critici rappresenta una minaccia per la libera espressione in Rete perfino più insidiosa delle già detestabili SOPA e PIPA, e delle infinite varianti nazionali ‘promosse’ dai soliti noti.

La disperazione di Jonathan

del Disagiato

Le relazioni umane diventano sempre più difficili, ciò riduce di conseguenza la quantità di aneddoti di cui una vita è composta (M. Houellebecq)


L'altro giorno molte persone
hanno preso per i fondelli questo uomo
La settimana scorsa ho letto Come stare soli, una raccolta di vecchi saggi (i più recenti sono di undici anni fa) di Jonathan Franzen. In questi saggi lo scrittore difende, come ultimamente fanno in pochi, il libro, il lettore e lo scrittore dalla cultura di massa. Già, ma cos’è la “cultura di massa” secondo Jonathan Franzen? La televisione. E magari qualcos'altro che il mio occhio non è riuscito ad afferrare. Ma la televisione e i palinsesti che le stanno in pancia sono, secondo Franzen, i principali nemici di una cultura umanistica (cultura fatta di lettori e di romanzieri ancora presi in considerazione) che negli Stati Uniti si sta atrofizzando pian piano, in un angolo buio di questo paese così poco saggio. Potremmo riassumere la raccolta con una formula assai banale: lettori contro teledipendenti. Secondo l’autore le immagini televisive stanno invadendo il terreno che fino a qualche tempo fa apparteneva al narratore. Perché scrivere romanzi? Questo è ciò che si domanda Franzen nel saggio più lungo e tormentato della raccolta. Come può uno scrittore pensare di avere ancora un ruolo quando la maggior parte della popolazione americana si affida alle immagini? Quale contributo può mai dare un intellettuale con la sua scrittura in una società che non ha più famigliarità con il romanzo e la parola meditata?

Molto probabilmente nessun contributo e per questo Franzen sottolinea una disperazione intima perché sociale. “Non c’è mai stato un grande spreco di amore fra letteratura e il mercato. L’economia dei consumi predilige prodotti che si possano vendere a un prezzo elevato, che si logorino in fretta o si possano migliorare regolarmente, e che offrano a ogni miglioramento qualche lieve vantaggio in termini di utilità”, scrive Franzen in questo saggio. Letteratura contro prodotti commerciali, quindi, scrittore isolato contro televisone, anche.

martedì 31 gennaio 2012

il segnapagine del 31.I.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Aciribiceci, Cartapesta: Possibile che in questo paese nessuno sappia stare seduto a tavola per come si deve? Non ci sapete resistere coi gomiti aderenti ai fianchi per più di cinque minuti? Che c’è, vi cominciano a fare male le scarpe? La cravatta vi strozza? Non vedete già l’ora di sbracarvi sul divano con la cintura allentata?
Paolo Nori, Ad Auschwitz: C’erano delle cose complicate, lì ad Auschwitz. La cosa più complicata, mi sembra, era: Tutta questa bontà.
Cronache dalla libreria, Cosa (loro): È ovviamente una cosa positiva che un mafioso decida di passare alla legalità. Ma che poi scriva anche un libro intitolato: “La regola del padrino. Lezioni di cosa nostra per Business regolari” e che trovi pure un editore disposto a pubblicarlo... direi che è ben altra cosa (nostra).
Cesare Picco, La musica universale e le mucche del West Bengala: La musica è un linguaggio universale è frase eurocentrica, retaggio di secoli di pensiero occidentale dominante. La sicurezza che abbiamo nel pensare che una sinfonia di Mozart possa commuovere un indio amazzonico, poggia sulla sola vana nostra certezza di possedere la verità del Suono e del Verbo.

la felicità davvero

di lo Scorfano


Quando entro in classe, in seconda, c'è una ragazza che piange, da sola in un angolo. Non so bene cosa dire ovviamente: allora faccio un segno alla sua compagna di banco e le dico (ma solo a gesti, quasi senza parlare): «Prendila e accompagnala fuori». Lei si alza, le due ragazze escono, la porta si chiude alle loro spalle e davanti ai nostri occhi un po' stupiti, i miei e quelli degli altri ragazzi (cinquanta occhi esclusi i miei, per la precisione). Allora chiedo se qualcuno sa cosa sia successo (e penso magari a un brutto voto nell'ora precedente) e una voce non identificata mi dice: «Ha litigato con il suo ragazzo, stamattina». Io smetto di scrivere sul registro e dico, un po' a voce alta, un po' parlando con me stesso: «Ah, l'amore... Vi farà soffrire alla vostra età, l'amore...» E poi sarei pronto per cominciare la lezione.

Ma una mano si alza e uno sguardo si rabbuia un po', lo vedo bene. E la voce (maschile) mi dice: «Ma dopo non si soffre più, per amore?» «Mah, dico io, si soffre sempre in realtà. Magari si soffre per altre cose, magari a un certo punto si trova anche, l'amore... Io l'ho trovato, per esempio». Ed è forse quest'ultima osservazione che li mette in allarme; un'osservazione molto personale, in effetti. E un'altra voce (femminile) mi dice: «E quindi adesso è felice?» Io sorrido.

lunedì 30 gennaio 2012

il segnapagine del 30.I.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Alcuni aneddoti dal mio futuro, Pagherete tutto: Marco fa l’artigiano in proprio, lavori di edilizia di interni come pavimenti e pareti, Stefania per lo più è casalinga e accudisce i tre figli anche se prima di avere il terzo ha ottenuto qualche lavoretto a tempo determinato part time. Marco e Stefania non sono sposati, la scelta dello stato civile dipende ufficialmente dalla loro visione della famiglia, in realtà dalla loro visione dello stare al mondo.
In coma è meglio, Tare: Le nazioni sono come gli amici: all’inizio vedi solo pregi e simpaticissimi tic, poi solo routine e insopportabili tare. Se per esempio vivessi in Inghilterra odierei gli inglesi (noiosi e ipocriti) e mi piacerebbero gli italiani (così espansivi e disinvolti), ma siccome vivo in Italia odio gli italiani (cafoni e delinquenti) e mi piacciono gli inglesi (così sobri e beneducati).  
Leonardo, Nec minimo puella naso: Non resta che rassegnarsi: la Shoah non è un fenomeno come gli altri, suscettibile di osservazioni differenti da differenti punti di vista. Non si può avere differenti punti di vista sulla Shoah. Non si può nemmeno avere "il" punto di vista degli ebrei, perché anche l'uso dell'articolo determinativo non può escludere che ce ne possano essere altri, e il solo pensiero è psicoreato.
Malvino, Semplice: In occasione della morte di Scalfaro ci si domanda per l’ennesima volta – con rinnovato stupore, vedo – come mai a Pannella venne in testa di proporre proprio lui alla Presidenza della Repubblica. Ovviamente è inutile chiedere a Pannella, così abituato a mentire a se stesso da incazzarsi se non lo si trova convincente.

L'educazione religiosa

del Disagiato

I miei genitori, parecchi anni fa, decisero di darmi una discreta educazione religiosa e questa educazione religiosa consistette nel farmi frequentare la messa domenicale e il catechismo. Così, senza passione (volevo andare all’oratorio solo per giocare a pallone, io) imparai a memoria le preghiere, a stringere la mano a semisconosciuti e soprattutto ad avere a che fare con altri bambini che come me se ne stavano quasi costretti dentro una chiesa o una stanza d’oratorio. Ma perché di domenica mattina devo alzarmi presto per andare a messa? Ma perché di martedì pomeriggio, dopo la scuola, devo andare a catechismo? Ecco, facevo queste domande ai miei genitori, che a messa non ci andavano (non ho mai visto mio padre entrare in un luogo sacro), che non dicevano una preghiera e che non riflettevano, neppure un secondo, su quell’entità astratta (è astratta e luminosa, vero?) chiamata “Dio”. A quelle domande capricciose rispondeva sempre mia madre pressapoco così: “Devi andare perché è giusto. Quando sarai più grande deciderai tu se andare in chiesa o no”.

E io ci andavo, a messa, così come andavo pure a catechismo. Intanto, poi, finita la messa o il catechismo si metteva la palla in campo o si compravano le caramelle. E poi da grande avrei fatto di testa mia e avrei deciso se continuare a dire le preghiere o a frequentare Dio e gli altri personaggi che popolano il suo mondo. Cose che in effetti, arrivati i quindici o sedici anni, smisi di fare. Risultato? Il risultato è che ho imparato un paio di preghiere importanti e la composizione della Bibbia cristiana: la Bibbia cristiana è composta da Antico e Nuovo Testamento. Ecco, di certo so questo e, se posso, ne approfitto per ringraziare la mia infantile educazione religiosa per avermi insegnato questa suddivisone importante. Importante da sapere in libreria, intendo.

domenica 29 gennaio 2012

il segnapagine del 29.I.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Manteblog, Sostiene Ferrara: Nel 2010 Il Foglio ha incassato 3,4 milioni di finanziamento pubblico (val la pena di ricordare raccolti a suo tempo con un trucco, inventando un partito inesistente con la complicità di Marco Boato e Marcello Pera).
Formamentis, L'inganno dell'allibratore: Si narra che Pascal smise di fare lo scienziato per dedicarsi con maggior impegno alla filosofia in seguito a un incidente di carrozza: correva l'anno 1654 quando sul punte di Neully si ritrovò in bilico sul parapetto con i cavalli penzoloni sull'acqua...
Treccani.it, 2001-2011. Cinque istantanee della lingua italiana: Scritto e parlato, radioteletrasmesso e digitato, serio e scherzoso, dalla parte del potere (i politici) e dalla parte dei giullari (i comici), scritto per restare (i romanzi), per bruciare (la pubblicità), per esondare (la rete). Molti stili e molte ibridazioni; medietà e variazioni; turpiloquio ed eufemismi.

tali padri

di lo Scorfano


A volte penso che dovrei chiedere, all'inizio dell'anno, di non avere mai l'ultima ora del sabato. Oppure potrei semplicemente fermarmi ancora una ventina di minuti dentro la scuola, alla fine delle lezioni, a correggere compiti, a sistemare il registro, a passeggiare in mezzo ai banchi sporchi nelle aule vuote, a cancellare le lavagne, qualcosa del genere. Ma fermarsi ancora a scuola, all'ora di pranzo, dopo tutta la settimana di lezioni... be', me lo riprometto ogni settimana, ma poi il richiamo della «libertà» è davvero troppo forte. E dunque ci ricasco, ogni sabato, ed esco subito, in mezzo ai miei alunni e a tutti (o quasi) gli studenti dell'istituto.

Eppure io so che mi farebbe bene alla salute uscire un quarto d'ora dopo, ne sono sicuro. E mi permetterebbe di tornare a casa, per il breve fine settimana che mi è concesso, con animo un po' più sereno, con lo sguardo un po' più limpido, con i nervi meno tesi per nulla. Perché, se non avessi l'ultima ora del sabato, da sempre, e non uscissi, da sempre, in mezzo a tutti gli studenti della scuola, non vedrei quello che succede nel parcheggio fuori della scuola. E, per questo, starei meglio.

sabato 28 gennaio 2012

il segnapagine del 28.I.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Distanti saluti, 4-3-3 ragioni per seguire il Pescara di Zeman: Zeman è l’unica persona al mondo che – se la cerchi su Google – non ha la propria foto come primo risultato, ha un modulo. E quel modulo è Zeman. È lo Zeman allenatore e tattico, quanto è lo Zeman personaggio e maestro (come lo chiamano i suoi ammiratori).
Come diventare il mio cane, Ora funziona: La felicità mi deprime. Intendiamoci, anche l’infelicità mi deprime. Ma la felicità riesce a deprimermi di una flebile depressione senza appello, mentre quando sono infelice lo sono in genere per qualche ragione precisa e posso sempre sperare che prima o dopo tutto si aggiusti...
Letti separati, Bricoleur dell'intercettazione: E allora, all’ennesimo scazzo, il compagno più scafato e più tecnoevoluto sai che fa? Col cellulare, durante un cambio d’ora registra alcune affermazioni della ragazza, piuttosto pepate e non proprio ortodosse, riguardo ad alcuni insegnanti. Dopodiché le fa riascoltare all’autrice e la minaccia di renderne edotti gli interessati. 

Lavoriamo troppo

del Disagiato

Qualche mese fa, io ero in libreria, in un noto programma radiofonico mattutino condotto da Fabio Volo è intervenuto per dire la sua, su non ricordo più quale argomento, Silvano Agosti, che io conosco bene di fama e poco di vista. Silvano Agosti è regista e scrittore e, come Fabio Volo e me, è di Brescia. Agosti parecchi anni fa aprì qui in città un cinema piccolo e scomodo (le poltroncine sono letteralmente scomode, ve lo assicuro) che proiettava e proietta tuttora film datati, lunghi e silenziosi. Ci andai cinque o sei volte e poi, tra impegni lavorativi e trasloco, non ci tornai più. 

I libri Lettere dalla Kirghisia e Lettere dalla Kirghisia, due anni dopo Agosti li scrisse per consegnarci questo messaggio: bisogna, come nell’immaginario paese di Kirghisia, dedicare meno ore al lavoro per riprendere in mano le nostre vita. Bisognerebbe lavorare due o tre ore al giorno e basta, perché l'essere umano è più imprtante del lavoro. Così "più importante" che il regista da anni sta chiedendo a certe istituzioni che l'essere umano venga proclamato patrimonio dell'umanità. Io i libri non li ho mai letti (li ho solo spulciati) ma il regista ogni volta che si affianca a Volo parla di questa cosa: lavorare pochissime ore per essere felici. Ovviamente in radio esprime il concetto con un lungo e sentito discorso e non in modo lapidario: ci stanno o ci stiamo rubando le ore preziose della nostra vita, non sappiamo più di che pasta siamo fatti, pensiamo solo a consumare, pian piano ci allontaniamo dall’autentica felicità e via dicendo. Agosti dice queste cose, Fabio Volo apprezza (l’introduzione a uno dei due libri è di Fabio Volo, infatti) e noi commessi ascoltiamo silenziosi, mentre puliamo il pavimento o contiamo il cassetto prima di incominciare a fare il nostro dovere.