mercoledì 6 giugno 2012

Roma non è così

del Disagiato

Sì, ok, tra poco parlerò di una cosa che è stata detta più di una settimana fa, e poi sì, va bene, in questo momento ci sono cose assai più importanti di cui parlare (ci sono sempre cose più importanti di cui parlare) però, insomma, a me questa cosa di Carlo Verdone che dice che l’ultimo film di Woody Allen fa piagne e non ridere, ecco, insomma, questa cosa mi ha fatto un po' sorridere. Lo dico subito, prima di togliere chiarezza al post: secondo me Woody Allen non fa un film più che decente da un sacco di tempo. Ne dico un’altra: i suoi ultimi film sono cartoline. Non so se cartoline da tabaccaio, come dice Verdone, o meno, però sono cartoline, oppure pubblicità della durata di un’ora e mezza circa. Cosa si pubblicizza in questi film? Città. Si mettono dentro la macchina da presa gli angoli e le facce più belle di Londra, di Barcellona, di Parigi e ora, ecco, anche di Roma. Le pubblicità sono luoghi comuni lucidati e vestiti bene, niente di più. Ma che fine ha fatto il vecchio Woody?

Bene, detto questo ora vi posso confessare una cosa che non è assolutamente un’esagerazione: io senza i film di Woody Allen sarei un uomo morto. Senza il suo modo di fare tragedia mi sarei già buttato giù dal balcone e giuro che non sto scherzando. La vita fa schifo ma con i suoi film un po’ meno. Come quella scena di Hannah e le sue sorelle dove lui vorrebbe uccidersi ma poi va al cinema a guardare per l’ennesima volta un film dei fratelli Marx. E allora Allen fa marcia indietro. Ma come si può pensare al suicidio quando in un film ci sono tutte quelle persone che entrano ed escono da grandi appartamenti e litigano e si amano e danno un poco di speranza e di complicità agli spettatori affranti? Certo, forse è un filo troppo sottile per appenderci tutta la mia vita ma, insomma, il cinema con me ha funzionato e i film di Woody Allen, anche quelli bruttini, anche quelli fatti per mettere in banca un po’ di soldi, ecco, sono stati un’efficacissima medicina.





A Carlo Verdone vorrei dire che sì, magari To Rome with love mostra una Roma contraffatta, un presepe finto, visto con gli occhi degli americani, che quando viaggiano sperano di trovare gente bonacciona, un po’ sguaiata, e i monumenti più curati e appariscenti e il luogo comune del se mangia bbene e tante altre cose che a lui, romano, hanno dato fastidio, però vorrei tanto dirgli che Woody Allen è sempre stato così. La New York di Woody Allen è sempre stata da cartolina e così, da cartolina, sono le strade, i parchi, i ristoranti e pure gli esseri umani di tutti i suoi film. Anche la depressione è da cartolina, e in questo momento vorrei molto che ci fosse qui una persona alla quale voglio tanto bene (e che ha sofferto di depressione), così potrebbe dirvi che Woody Allen ha sempre rappresentato la depressione mentre era in posa, sorridente. Nei film di Allen le città e le malattie sono sempre fotogeniche, sono sempre buone da appiccicare su un rettangolo di carta e da spedire a destinatario conosciuto. 

E a noi, appassionati di cinema e di Woody Allen, questo andazzo è andato sempre più che bene. Era, sin dall’inizio, un patto tra noi e il regista: lui diceva e mostrava cose intelligenti e patinate e noi, in cambio, gli dicevamo che era un genio, un grandissimo comico, il regista del secolo. Perché bravo, lui, lo è per davvero e poi perché il cinema e la letteratura e l’arte sono anche (anche) finzione, un mezzuccio efficace per rendere bello il brutto e brutto il bello.

Da un po’ d tempo, però, Woody Allen bazzica da queste parti, in Europa e allora ecco che i Verdone dicono che la vera Roma è un'altra e che Barcellona non è proprio così e che Parigi è bella ma che non è esattamente come ce la racconta Allen. New York era autentica, Parigi e Roma, invece, mmmm, dai, sono un po’ da cartolina. E quindi no, caro Allen, a Parigi ci sono anche le banlieue e i negri e a Roma le macchine sono in doppia fila (non come a Torino), la movida è sterile, l’integrazione degli immigrati è un miraggio (non come a Torino) e sulle statue dei patrioti trovi la scritta “stronzo chi legge”. Roma, secondo Verdone, è rimasta come la descrivevano Fellini e Pasolini e quindi Woddy Allen ha toppato in pieno. Sarebbe invece da dire che Pasolini Roma non la fotografava ma la dipingeva, tanto per dire quanto erano false e poetiche le campagne, le città, le colline, le chiese e i profili umani nelle sue inquadrature.

E poi c’è anche un'altra cosa che non riesco a capire e cioè come può Carlo Verdone esprimere un giudizio di questo genere sui luoghi comuni che riguardano Roma. Cioè, Verdone viene a dire a noi che non ne può più di queste rappresentazioni un po' ignoranti. Lui. A noi. Dopo i film che ha fatto.


14 commenti:

  1. io vivo solo sperando che prima o poi, quando qualche presuntuoso in fila dice sciocchezze, esca il Marshall McLuhan di turno a umiliarlo

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  2. Splendido post, dall'inizio alla fine. Forse, sai, ognuno è un po' geloso della propria città, e siamo tutti convinti che gli altri non possano vederla con i nostri occhi. Ma è meglio vedere le cose da più visuali diverse, dico io.

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  3. Mi hai fatto venire voglia di guardare un film di Woody, uno qualsiasi.

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  4. io quando volevo far l'attore mi son messo lì a imparare il monologo iniziale di Io e Annie, l'ho fatto andare sul vhs panasonic un milione di volte, l'ho studiato, l'ho ripetuto, mi sono videoripres e ho capito ch'ero negato più di Raoul Bova e, pioggia sul bagnato, pure meno bello.
    e cmq, sarà per scarlett, ma a me match point non m'è sgarbato.

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  5. Bellissimo post...non conosco bene Allen ma qualcosa ho visto e non mi è dispiaciuto.
    A me non dispiace l'idea che possiamo sembrare "una cartolina".
    Con tutte le faccende che umiliano il nostro paese anche se ci fermiamo ad osservare le meraviglie che abbiamo non può che farci bene.
    Anche farlo attraverso occhi diversi dai nostri può aiutarci a riflettere.
    E comunque anche a me è venuta voglia di vedere un film di Woody Allen, mi sa che ne ho bisogno ;-)

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  6. Sono da sempre, almeno lo sono stato, un grandissimo fan di Woody Allen.
    Però la sua ultima 'fatica' credo sia da buttare, niente a che vedere con la produzione grandissima degli anni '70 e '80.
    Che poi Verdone, solo perchè non è un grandissimo come Woody, non possa esprimere dubbi sul film, mi sembra francamente troppo.

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    1. Chi ha detto che non può? Certo che può farlo, e ci mancherebbe, ma dato che il mondo nel cinema di Verdone è fatto di stereotipi e cartoline, è ridicolo che lui sottolinei proprio queste cose nel lavoro di un altro.

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  7. Forse non ho colto l'ironia, ma le prime macchine in doppia fila, io, le ho viste proprio a Torino. E ti dirò di più: parcheggiate in doppia fila e in mezzo alla strada!

    Comunque, da un po' di tempo a questa parte, i film di Allen li guardo per passare un paio d'ore in santa pace; li guardo perché le sue cartoline sono uniche, li guardo perché, comunque, c'è sempre un po' della sua feroce ironia, e perché sui titoli di coda, non posso che sospirare ed essere contento. Perché, rispetto a quanto scrissi tempo fa a proposito di nomi noti, Allen è Allen.

    E comunque, oh, To Rome with love è talmente brutto che è a un passo dal sublime. :)

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  8. Ma perché ce l'hai con la mia amata Torino? (e non venitemi a dire che non si può posteggiare in mezzo alla strada, perbacco!) ^_^

    drakesky

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    1. Ma a me la cosa piacque tantissimo :)

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  9. In generale l'Europa vista dal cinema americano è "da cartolina", quindi direi che criticare Allen per questo aspetto, come fa Verdone, è poco sensato. Piuttosto non mi spiego quale necessità spinga Allen a continuare a fare film poco ispirati.

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  10. Io devo dire la verità, ho trovato To Rome with love così irritante che non mi sento di dare torto a Verdone. Ovvio che ogni città, nel ricordo e nella reinterpretazione personale, finisca per diventare una cartolina, ma Woody Allen se ne è veramente approfittato...
    Storie inverosimili, personaggi non definiti, incastri penosi e tanto acquerello...insomma, è una schifezza, ma amen, Woody Allen ha già fatto abbastanza storia del cinema per non doversene preoccupare.

    Uqbal

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  11. Ma lo sai che io "duck soup" l'avrò visto 20 volte? persino in inglese con sottotitoli. Io sono come Allen, se sono un po' depresso mi guardo i fratelli Marx :) ed è per questo che adoro il primo Allen. Gli ultimi non li ho visti, ma con questo post mi hai fatto venire voglia...

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)