martedì 26 giugno 2012

Infinite Jest, 1434 pagine


del Disagiato

Acquistai la mia corposa copia di Infinite Jest nel dicembre del 2000: edizione Fandango Libri, collana Mine Vaganti, traduzione di Edoardo Nesi, 1434 pagine. Incomincia a leggere il libro per fermarmi già a pagina dieci, o forse a pagina undici. Senza alcun senso di colpa, dodici anni fa, pensai che i libri dovessero accompagnarmi fuori casa, trasportarmi, guidarmi, incoraggiarmi e riportarmi indietro, in cucina, in salotto. Stucchevole come pensiero, non trovate? Io lo trovo abbastanza stucchevole ma paradossalmente, per colpa forse di un difetto di fabbrica, la penso ancora così. Visto che nella mia vita, come molti di voi, lavoro, faccio la spesa, mi innamoro, voglio bene a qualcuno, odio qualcuno, pago bollette, faccio la fila alla motorizzazione, vado dal dentista e conosco disguidi, ecco, i libri, a me, devono parlare di lavoro, di spesa fatta al supermercato, di amore, di dentisti, di file fatte alla motorizzazione, di bollette, di sentimenti e di disguidi. Questo per dire che allora, dodici anni fa, non vidi tutto queste cose nel gigantesco romanzo di Wallace. 

Ho bisogno di un libro che parli di cose che mi stanno vicinissime o, male che vada, di eventi che accadono oltre il davanzale. Ancora adesso muovendomi tra i capitoli di Infinite Jest smarrisco facilmente la strada. Sia chiaro che sono considerazioni viziate, deformate dal mio temperamento e dai miei umori. 


Adesso vi racconto una cosa abbastanza curiosa e che però non vuole dire nulla di davvero significativo. Insomma, in questi dodici anni ho incontrato tante persone (più di venti) che non hanno mai letto Infinite Jest. Cioè, l’hanno acquistato, ma non l’hanno mai letto. Cosa voglio dire con questo? Niente di particolare, davvero. Però dal vivo, qui, nella realtà, non ho ancora incontrato una persona che abbia divorato, da tenace e paziente lettore, questo monumento della letteratura americana. Facendo due passi in rete, tra siti e blog, ne incontro un sacco, ma facendo due passi fuori dallo schermo del computer manco l’ombra. Tanti appassionati di David Foster Wallace, questo sì, ma, ripeto, nessuno che abbia letto Infinite Jest. Sia chiaro che non sto dicendo che tanti fingono di averlo letto. Ci mancherebbe. Dico solo che non ho ancora conosciuto una persona in carne e ossa (neppure tra i lettori che popolano treni, autobus e panchine cittadine) che abbia letto questo libro. 

Vi racconto un’altra cosa curiosa, anche questa, però, che non vuole dire nulla di significativo. È solo una statistica molto difettosa e approssimativa che arriva dal mio piccolo e defilato orticello. Ho sentito dire milioni di volte che Infinite Jest è un capolavoro senza però spiegarmi mai il perché Infinite Jest è un capolavoro. Tante citazioni, ma nessuna spiegazione. Sono io che ho frequentato i siti e i lettori sbagliati, molto probabilmente. Un amico, tanti anni fa, dichiarò a un gruppetto di lettori saputelli: “I libri non si spiegano. O li capisci o non li capisci”. Ecco, magari il mio amico aveva e ha ragione: i libri possono essere citati ma non spiegati, interpretati e analizzati. Però, mi dico, a forza di dire che David Foster Wallace è un genio e a forza di citare le sue belle pagine, non si rischia di fare un torto alle sue intenzioni? Ho come l’impressione (un’impressione che nasce dal silenzio di casa mia e non da molto altro) che ogni tanto due parole sulla poetica, la chiamo così, di uno scrittore non farebbero male.

Qualche mese fa un cliente appassionato di Wallace (che però non aveva ancora letto quel capolavoro di Infinite Jest) mi ha consigliato un racconto tratto da La ragazza con i capelli strani in cui si parla di belle ragazze con i piedi brutti. Ecco, io quel racconto non sono riuscito a leggerlo fino alla fine, e vai a sapere il perché. Allora, una volta chiuso il libro, mi sono chiesto se sono io che non capisco gli intenti letterari di Wallace o se è la prosa di Wallace che è eccessivamente criptica, ambigua, insondabile. Può darsi, invece, che sia ancora una volta il mio temperamento a non combaciare con la sua letteratura. Anzi, facciamo che le cose stanno proprio così. Con certo scrittori, capita.


51 commenti:

  1. Io non ho mai letto nulla di Wallace, sono uno di quelli snob che prima gli scrittori devono uscire dall'hype e poi li azzanno

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  2. Ritenta con "Forever Overhead" ("Per sempre lassù", un raccontino che puoi trovare in "Oblivion"). Lo puoi anche ascoltare su youtube, letto da DFW (naturalmente in americano).

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  3. Ci ririririrproverò, allora. Grazie del consiglio

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  4. i libri, a me, devono parlare di lavoro, di spesa fatta al supermercato, di amore, di dentisti, di file fatte alla motorizzazione, di bollette, di sentimenti e di disguidi. Questo per dire che allora, dodici anni fa, non vidi tutto queste cose nel gigantesco romanzo di Wallace.
    Perché DFW non parla di queste cose ma di come l'uomo le affronta, venendone per lo più travolto senza nemmeno capirlo. Ti racconta il mondo - e il Male - da dentro, con un'acutezza e una pietas strazianti. Usa la visionarietà e l'eccesso del genere postmoderno per denunciare la morbosità senza speranza di troppe cose che la società ritiene normali, e insiste a difendere come tali. E ci mette anche un umorismo nerissimo, che sottintende una disperata solidarietà. Nel mio piccolo, ho sintetizzato il suo genio in questa frase: "la capacità di drammatizzare e sdrammatizzare la condizione umana del nostro tempo"
    Non ho il diritto di insistere perché tu cambi idea, ma non posso fare a meno di pensare che potresti dare un'altra possibilità a questo Autore.

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    1. E sicuramente, armato di buona pazienza, gli darò un'altra possibilità.

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  5. Io ho letto un suo racconto in una raccolta di racconti matematici. L'ho trovato prolisso, un chiaccherone, ma simpatico, estremamente simpatico. E parlava di cose di tutti i giorni (la sua giovinezza a giocare a tennis su campetti scalcinati, cose di tutti i giorni come piace a te). Il racconto l'ho letto d'un fiato.

    Di "Infinite Jest" aspetto l'uscita sul Kindle (è uscito?) perché non ho spazio in casa per 1434 pagine. Ma non è che ti deve piacere per forza, eh. Se non mi piace un autore io lo scanso senza rimpianti. A me è capitata una cosa simile con Henry James e "Ritratto di signora", e con Oliver Sacks.

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    1. @Giuseppe: se vuoi ti mando Infinite jest in formato mobi, realizzato un paio di anni fa da me e altri due amici. Scrivimi a biliko at libero punto it
      (invito esteso a tutti gli interessati; ho anche il doc, per chi lo vuole)

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  6. Per me DFW fa parte di quel gruppo di menti geniali (come Burroughs e Ballard) dei quali non sono mai riuscito ad apprezzare gli esiti narrativi ma solo quelli di non fiction. Trovo straordinari i loro saggi, gli articoli giornalistici e simili ma come narratori non li capisco. Colpa mia eh. Però leggo i saggi.

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    1. Come te, anch'io apprezzo certi scrittori più per la loro voce fuori dalla narrativa che per la loro narrativa. Penso a Calvino, ad esempio.

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  7. Io avevo letto "Una cosa divertente che non farò mai più". Mi era piaciuto e mi aveva divertito.
    Poi ho comprato "Infinite Jest" e non sono riuscito a leggerlo. Pur ripromettendomi di non abbandonarlo, alla fine mi sono perso tra le note e la noia e ho ceduto. Quindi sottoscrivo il tuo post.

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  8. Non ho mai letto Infinite Jest.
    E mi sono sempre chiesto perchè Madonna ha avuto tutto quel successo, nonostante ai suoi esordi tutti dicessero che non sapeva cantare, non sapeva ballare, non aveva talento.
    A furia di dire che aveva successo "nonostante", il successo l'ha avuto.
    Cosa significa? Boh!
    Comunque adesso mi sono incuriosito, devo correre a leggere qualcosa di DFW.

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  9. Il racconto che ti consiglia CallMeFdd però si trova in Interiste con uomini schifosi, non in Oblio. Io, per la cronaca, infinite Jest l'ho letto e l'ho comprato alla tua libreria. Però non ci conosciamo. A me è piaciuto di piu quando l'ho finito e ci ho ripensato, che mentre lo leggevo. Mentre lo leggevo mi annoiava un po'.

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    1. Se ricapiti dalle mie parti, fammi un cenno. Che magari, anche se frettolosamente, ci si stringe la mano.

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  10. io l'ho preso in biblioteca e l'ho riportato dopo aver letto un centinaio di pagine.
    Ho letto la ragazza e una cosa divertente. In particolare alcuni racconti li ho trovati molto belli (e non ho un altro aggettivo, è questo quello giusto).
    Per me "DIRE MAI" è il migliore:
    Ragazza sapor di cannella, crema speziata, miele da baciare,sciogliti calda calda tutto intorno al centro di me.

    Comunque conosco personalmente una che l'ha letto!!! Magari la invito a leggere qui e a dire la sua...

    Sta succedendo un fenomeno strano, se prima era snob avre letto Infinite Jest, adesso sta diventando un must non averlo portato a termine.

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  11. Io ho appena cominciato Infinite Jest e mi ripropongo di dedicargli l'estate o parte. Ho letto La scopa del sistema e i racconti di Questa è l'acqua. Alcune pagine di DFW mi emozionano come forse nessun altro autore riesce a fare, altre sembrano effettivamente incomprensibili. Ma non credo si possa dire che non parli della vita (a proposito di questo, leggiti il suo discorso Questa è l'acqua nella raccolta postuma omonimna). Sottoscrivo il bellissimo commento di Melusina.
    Comunque, quando e se finisco IJ ti faccio sapere...

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    1. Ah, e naturalmente il saggio Una cosa divertente che non farò mai più è grande davvero.

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    2. Attendo tuoi giudizi. Grazie

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  12. Se si iniziasse a leggere Wallace da Verso Occidente l'Impero dirige il suo Corso, facendolo seguire da La Scopa del Sistema, lo sbocco ideale diventerebbe Infinite Jest e il Re Pallido. Così non è stato per me, che son partito da Ij per passare ad Oblio...e non vi annoio oltre

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    1. Qualche settimana fa ho cominciato a leggere "Il re pallido" senza capirci niente di niente. Poi quando ho letto l'introduzione per cercare un filo o una bussola, ho capito che questo romanzo non era stato terminato e corretto dall'autore.

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    2. No, no, Il Re pallido andrebbe letto solo per ultimo, e non solo perché è stato manipolato da altri, ma perché è chiaramente l'ultimo messaggio lasciato incompiuto da un uomo che prmai si era perso dentro se stesso. DFW va letto, secondo me, in ordine cronologico, con l'eccezione di Una cosa divertente che magari può essere letto per primo allo scopo di saggiare la propria affinità con lo stile e la propria disponibilità a leggere anche le note, che sono imprescindibili perché sono parte stessa e ampliamento della narrazione.
      Di grande aiuto può essere la lettura di Come diventare se stessi, resoconto di un lungo dialogo con DFW scritto da David Lipsky, un giornalista che lo conosceva bene. Credo sia molto utile cercare di capire che uomo fosse DFW attraverso la sua biografia, le interviste e gli articoli su di lui, prima ancora di leggere i suoi testi: molte cose risulterebbero infinitamente più chiare, e forse la sua grandezza sarebbe capita meglio.

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  13. Ogni tanto leggo questo blog, che trovo sempre interessante, per cui penso che questo testo meriti una risposta. Io sono uno di quelli che IJ lo ha letto 3 volte. Ho in pratica imparato a leggere i romanzi in inglese per riuscire a leggerlo in versione originale (e ne vale la pena). Wallace è uno scrittore di grande abilità linguistica, e anche con un numero di strati che a volte si fa fatica e sentire, ma è la struttura complessiva dell'opera che ti sbalordisce (e quando sei dentro ti fa capire che ormai sei fregato e da quest'opera non potrai staccarti). Wallace prova a parlare cose che stanno dentro di noi nel solo modo che gli riesce: girandole, falsandole, distorcendole, e poi ripresentadole da punti di vista veramente diversi. Il Wallace scrittore è molto meglio di quello che scrive saggi, solo che richiede un impegno maggiore. E capisco che non tutti abbiano voglia. Quello che è capitato a me, e a molti amici miei, è stato che non siamo riusciti a smettere di leggerlo. Cosa ci sia non saprei spiegarlo (e mica faccio il critico), ma leggerlo senza una forte dose di coinvolgimento e di impegno è come cercare di capire l'arte della fuga di Bach trasmessa al supermercato. Ripeto, non è indispensabile leggere IJ, o Wallace, si vive anche senza, ma si vive anche senza Bach, o la matematica superiore, o tante altre cose. Non è meglio o peggio, è solo un'altra cosa. Provaci ancora.

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    1. Beh, anche se non siamo critici o grandi esperti è comunque bello, ogni tanto, ritrovarci qui a dire la nostra ;)

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    2. @Roberto: Sottoscrivo in tutto e per tutto. Anche io ho letto IJ almeno tre volte, e in tutto quel tempo ci ho vissuto dentro. Ora sto leggendo altri postmoderni applauditissimi, Pynchon, Barth e il grandissimo DeLillo che DFW stesso considerava suo maestro, ma nessuno finora mi ha procurato le stesse sconvolgenti rivelazioni, e con la stessa sublime facilità di immedesimazione.

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  14. Ho letto una cosa divertente eccetera e la scopa del sistema, ma infinity jest non ce la faccio. Sono arrivato a pag. 300 pagine e non ricordo quasi niente. Sarà lo stile diverso, i periodi lunghi, o una questione di temperamento come dici tu.
    Quel libro non va letto, va studiato.

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  15. Infinite Jest è uno dei miei libri mancati, un rapporto difficile. Iniziato svariate volte, svariate volte abbandonato dopo poche decine di pagine (sempre le stesse), non senza un senso di fastidiosa frustrazione. Non saprei spiegare perché, ma posso dire che non ha a che fare con le 1434 pagine. Il Wallace di altri testi, come certi racconti raccolti in "Questa è l'acqua" (per esempio "Solomon Silverfish". Se non l'hai letto e ti va di leggerlo, ne ho annotato un passo qui: http://cfr2.wordpress.com/2012/05/13/david-foster-wallace-solomon-silverfish/) o anche pagine diverse come quelle divertenti che non scriverà mai più, è un Wallace che ti fa venire voglia di prendere in mano pure quel volume ogni volta che ti fermi davanti alla tua libreria. E io sto lì, a volte scuoto la testa e dico: "Noi non ci siamo capiti", altre volte alzo le spalle e dico: "Non mi pare necessario capirsi su tutto". Però un po' di invidia per Roberto Natalini, che lo ha letto tre volte, ce l'ho, lo confesso. Come per molti libri, e per molte altre cose, ci sono momenti perfetti per un incontro, oppure questi momenti non arrivano mai.
    Ma, coi libri, il piacere di dire sì o no senza fare alcun torto, nemmeno a se stessi, è insostituibile.

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    1. Il piacere è insostituibile, hai ragione, anche perché invece di perdere tempo e pazienza con libri che non ci piacciono è bello, invece, incominciarne altri. Il tempo a disposizione è poco, dobbiamo giocarcelo con intelligenza. Grazie per la segnalazione, che vado immediatamente a leggere.

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    2. "Solomon Silverfish" è un capolavoro. Per non parlare di "Il pianeta Trillafon". Ecco, forse proprio quest'ultimo racconto (sempre da Questa è l'acqua potrebbe spiegare meglio chi era DFW e perché ha scritto le cose che ha scritto. Mi sentirei di consigliarlo ai dubbiosi.

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  16. Hmmm, non so se merito la tua invidia (anzi mi mette in imbarazzo). È piuttosto qualcosa che non riesci a non fare, un incontro che a posteriori ti sembra non evitabile. E che ti porta a rinunciare ai momenti di relax, per studiare (come dice bene secondofranz), capire, ristudiare. Io ho scritto delle cose qui: http://dueallamenouno.comunita.unita.it/2011/09/11/la-strana-matematica-di-david-foster-wallace/ e qui: http://dueallamenouno.comunita.unita.it/2012/02/21/dfw50-un-pallido-inverno/ per cercare di materializzare questa mia ossessione (che però è condivisa da altri). Il problema è capire che niente succede per caso nelle pagine di Wallace, e che il disegno va cercato con pazienza, come se ci fossero tanti fili che se tirati tutti insieme permettono di vedere una cosa totalmente diversa e incredibilmente strutturata.

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    1. Ho letto i tuoi articoli, che trovo molto utili. Meriti la mia invidia ;) Grazie

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  17. Sono l'amica di Hombre che ha letto IJ. Non so se saprò trasformare in parole i sentimenti e le emozioni che questo libro procura, ma ci provo.
    E’ un libro difficile, si tratta di scalare una montagna, a volte pensi ‘ma chi me l’ha fatto fare’, a volte ti sorprendi per uno scorcio mozzafiato, comunque sudi, imprechi e ti diverti e quando arrivi in cima la bellezza ti travolge. La bellezza la vedi anche mentre sali, ma è alla fine, quando lo sguardo abbraccia tutto l’orizzonte, che ti rendi conto della grandezza e della straordinarietà di quello che hai davanti.
    C’è la genialità del futuro immaginato (con con gli anni sponsorizzati, la grande concavità dove vengono sparati i rifiuti, la folle geografia politica, i feroci separatisti canadesi in sedia a rotelle), c’è una quantità di personaggi tratteggiati con un tocco leggero e originalissimo, anche quelli minori che magari appaiono ogni 200 pagine, e devi essere pronto a riconoscerli, a ricordarli, poi c’è il dolore, la dipendenza, l’amore, la violenza, la tenerezza. C’è un mondo.
    Io l’ho letto in un mese, per come è costruito non è un libro di cui puoi leggere due paginette al giorno, sennò ti perdi, bisogna buttarcisi dentro, testa, cuore, tempo.
    E’ uno di quei libri che quando lo hai finito vorresti ricominciarlo daccapo e ti rimane nell’anima.

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  18. La traduzione di Nesi basta ad indirizzarmi su altri volumi :) (ma anche :|)
    variabile

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    1. Nesi mi sta piuttosto sulle balle, ma con IJ (lo sto leggendo!!!) ha fatto un lavoro splendido.
      Ha tutta la mia stima e la mia invidia.

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  19. Proprio in questi giorni sono alle prese con una lettura di Infinite Jest (mio primo contatto con Wallace in assoluto) che mi sta piacevolmente ossessionando, e che sto cercando di raccontare passo per passo in una serie di post (http://taccuino22.blogspot.it/search/label/Wallace).
    Concordo con Melusina nel percepire che Wallace, attraverso la descrizione di situazioni e tematiche estreme e poco reali, parla tuttavia di vita quotidiana e di come ognuno di noi reagisce ad essa. A proposito, IJ parla soprattutto di Disagio, con la D maiuscola, e questo fatto un blogger con il tuo nickname non può mica sottovalutarlo...

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  20. adesso mi viene da ridere perché leggo questo post stasera e oggi mi sono trascinata al lavoro Infinite jest comprato una settimana fa. sono arrivata a pagina 11, poi ho dovuto fare altre cose, con quel pensiero lì di correre a casa a continuare. e non l'ho ancora fatto e stamane in auto un'amica diceva vedendolo ma cos'ha di particolare questo libro e io non glielo sapevo spiegare che pensavo di iniziare una capolavoro e perché. ora, tutto ciò mi imbatto casualmente nel tuo poas alle 23.59 del giorno delle grande intenzioni; se resto a pagina 11 sarà colpa tua.

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  21. Invece tutti questi commenti dovrebbero farci cambiare idea. O no?

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  22. @aaqui attenzione, in IJ non si parla di "Disagio" (come riporta ahimé la traduzione italiana), ma di "Desease" (nel senso di malattia, disturbo, patologia).

    @minnelisapolis Il primo capitolo (i capitoli sono di solito segnati da quei cerchietti strani), quando hai letto tutto il libro, ti appare come un capolavoro, un pezzo di un'intensità mostruosa. L'ho letto decine di volte. Spesso si dice che all'inizio c'è un'enorme frammentazione che disorienta il lettore, e che il quadro comincia a prendere forma solo verso la pagina 300. Non so se sia vero. Però, l'attesa del tossico nel capitolo due, Hal con il conversazionalista professionista, i dialoghi tra Hal e Mario e Orin, e poi Hal che parla di tennis e anche dell'eroe nelle serie televisive, e il nonno di Hal che spiega al padre di Hal, da giovane, alcune cose sulla vita e Marlon Brando, e sto citando alcuni capitoli che mi vengono in mente a caso, ecco anche solo questi brani sono di una stratificazione che a me lascia stupefatto. E quando dico stratificazione è perché non so dire meglio, ma vorrei dire che lo leggi ad un livello, e poi ti piace, o magari no. Se lo rileggi, capisci che quello era solo un primo livello, spesso opposto a quello che ti aspetta adesso, che lo stai rileggendo. E poi, dopo aver letto uno dei cinque capitoli successivi, capisci che era proprio un'altra cosa. Lo so, esasperante, forse, ma è proprio questa ricchezza che ti avvolge. Come diceva un critico, e confermato da Wallace, il libro per molti versi ha una struttura frattale, che presenta vari schemi a più livelli, con diverse scale, ma con le stesse strutture. Poi insomma leggi (e rileggi) la nota 24, filmografia di James Incandenza, che contiene un numero incredibile di miniature, molte veramente bellissime, che interagiscono profondamente con la struttura stessa del romanzo, e non vorresti staccarti più. E la nota 3, ce la stiamo dimenticando?? Infatti vale la "Regola n.1: le note si leggono tutte."

    @ Il Disagiato. Non so se dovresti cambiare idea. Forse no. Non ti conosco, e a certe persone, anche a me molto care, sconsiglio proprio di leggerlo. In un certo senso, la voce di Wallace è così personale, che in certi momenti ti fa sentire come se stesse parlando nella tua testa. Ma forse è proprio questo che ti dà fastidio. Ciao. r

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    1. Acc, tradito dalla traduzione. Ne approfitto per chiederti se trovi la traduzione di Nesi sufficientemente buona.

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    2. Fino a che non l'ho letto in inglese mi piaceva. E in certe soluzioni, scorre molto bene. Però, a parte "disagio", ci sono un certo numero di inesattezze. Per esempio quando si parla dell'ossessione di Tiny Ewell per i tatuaggi, Wallace scrive: "Near the conclusion of this two-month obsession, Tiny Ewell approaches Don Gately...". Per Nesi diventa: "Verso la fine di questa ossessione, Tiny Ewell sottopone a Don Gately...". Ora, poiché Ewell è entrato all'Ennet House all'inizio di novembre, il fatto di sapere che dopo due mesi Gately è in grado di rispondergli non è certo un informazione da poco. I giochi di parole non sono quasi mai tradotti cercando di trovare un equivalente [tipo:'Mario, what do you get when you cross an insomniac, an unwilling agnostic, and a dyslexic.’
      'I give.’ 'You get somebody who stays up all night torturing himself mentally over the question of whether or not there's a dog.’ viene tradotto letteralmente :-(. ]. E alcuni neologismi wallaciani vengono semplicemente ignorati (tipo la parola "diagnate" nella frase rivelatoria dell'approccio di Wallace al romanzo: " a Cantorian continuum of infinities of possible move and response, Cantorian and beautiful because infoliating, contained, this diagnate infinity of infinities of choice and execution, mathematically uncontrolled but humanly contained, bounded by the talent and imagination of self and opponent, bent in on itself by the containing boundaries of skill and imagination that brought one player finally down, that kept both from winning, that made it, finally, a game, these boundaries of self." ["agnate" vuol dire successione in linea paterna, ma qui ci sono due giocatori e quindi due padri, e Wallace mette un "di" come in "dichotomy"].) Il traduttore tedesco ci ha messo parecchi anni per tradurre IJ, riferendosi costantemente alla comunità wallaciana americana. Nesi ha voluto fare le cose in fretta e senza controllo, tra l'altro usando la prima edizione poi corretta da Wallace per la versione paperback. Il 6 lo prende solo perché è la prima traduzione al mondo...

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    3. Questo vuol dire che aspetterò un'edizione con testo originale a fronte, circa duemilaseicento pagine...

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  23. Forse è stato già detto ma Wallace parla si di cose come andare a fare la spesa, prende una fila al supermercato e ti spiega un mondo. Un esempio lo trovi proprio dentro questo discorso : http://www.nazioneindiana.com/2008/10/08/kenyon-college-and-me/

    (eh si faccio parte di chi l'ha letto e l'ha trovato straordinario, tant'è che ora sto facendo una disintossicazione da libri. però non ho mai finito libri come "la montagna incantata" o Moby Dick.

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  24. Eccomi, anch'io lettore di ‘Infinite Jest’. Ho scoperto DFW forse per caso su Internet, e ho letto il suo discorso al Kenyon College, che mi ha illuminato e fatto innamorare di lui. Ti consiglio fortemente di leggerlo, se non lo hai ancora fatto (lo trovi ad esempio qui: http://it.scribd.com/doc/93894995/Wallace-2005-Discorso-Neolaureati-Kenyon-College ).

    Sarò io quasi illetterato, ma non avevo mai trovato in precedenza uno scrittore che si buttasse così travolgente nei meandri – insignificanti – della vita quotidiana, ma non per navigare nelle sue acque paludose: DFW, con il suo afflato etico fortissimo – morale, mai moralista – ha vissuto e descrive tutte le brutture del mondo moderno, ha la piena consapevolezza del postmoderno e della potenza dell'ironia come arma per sopravvivere al mondo, ma vuole andare oltre. E sa che l'ironia oggi può essere solo una maschera brillante per l'indifferenza, l'apatia, la solitudine.

    Lui sa bene questo, ci gioca più e più volte (nel giovanile ‘La scopa del sistema’, probabilmente non è ancora andato oltre questo uso conscio), e spinge la sua narrativa, e con la sua influenza la letteratura sua contemporanea, al di là. Verso una rinnovata ‘pietas’ dell'uomo d'oggi – la quale concezione emerge splendidamente in ‘Infinite Jest’.

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  25. 1434 è già palloso solo a guardarlo. Però Brevi interviste con uomini schifosi, quanto fa godere, come sfavilla il genio, là dentro...

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  26. Che voi sappiate ci sarà una nuova edizione di "Infinite Jest"??

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  27. Io l'ho letto tutto. Due volte. E ogni tanto lo riprendo e ne rileggo stralci a caso. E vorrei studiarlo ancora più a fondo. E sì... penso che sia un capolavoro. Se vuole, caro "Disagiato", possiamo provare a incontrarci, così ne avrà conosciuto almeno uno di persona. Aggiungo che io invece ne conosco molti che l'hanno letto e che ne sono entusiasti. Sarà che frequento un certo tipo di persone e il mio gusto letterario è più in sintonia con la scrittura (e i temi) di Wallace, di quanto non lo sia il suo. D'altra parte c'è chi nella letteratura cerca proprio l'opposto di quanto dichiara di cercare lei... quindi è chiaro fin da subito che il suo giudizio è un giudizio personale (addirittura un pre-giudizio, oserei dire, basato appunto sui sui gusti, tali o presunti che siano). Detto questo, l'affermazione che ritengo più strana è la seguente: "nessuno che sappia spiegare perché"?, oppure "due parole sulla poetica?": credo proprio che sì, che abbia frequentato i siti sbagliati (e non solo i siti). C'è un'intera letteratura ormai sulla scrittura e sulla poetica di David Foster Wallace. Ci sono addirittura le sue stesse parole (discorsi e interviste molto interessanti) sulla sua poetica. Centinaia di siti spiegano Wallace e spiegano Infinite Jest (ci sono addirittura varie versioni di schemi grafici sulla struttura del romanzo). Quindi, per finire: o una rifiuta di occuparsi di qualcosa che non capisce o che semplicemente non gli piace. Oppure, se decide di intervenire dovrebbe provare a fare bene i compiti. Perché le fonti ci sono e sono una mole enorme di informazioni... evidentemente per chi vuole scoprirle e gli interessa farlo.

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  28. Io l'ho letto tutto. Due volte. E ogni tanto lo riprendo e ne rileggo stralci a caso. E vorrei studiarlo ancora più a fondo. E sì... penso che sia un capolavoro. Se vuole, caro "Disagiato", possiamo provare a incontrarci, così ne avrà conosciuto almeno uno di persona. Aggiungo che io invece ne conosco molti che l'hanno letto e che ne sono entusiasti. Sarà che frequento un certo tipo di persone e il mio gusto letterario è più in sintonia con la scrittura (e i temi) di Wallace, di quanto non lo sia il suo. D'altra parte c'è chi nella letteratura cerca proprio l'opposto di quanto dichiara di cercare lei... quindi è chiaro fin da subito che il suo giudizio è un giudizio personale (addirittura un pre-giudizio, oserei dire, basato appunto sui sui gusti, tali o presunti che siano). Detto questo, l'affermazione che ritengo più strana è la seguente: "nessuno che sappia spiegare perché"?, oppure "due parole sulla poetica?": credo proprio che sì, che abbia frequentato i siti sbagliati (e non solo i siti). C'è un'intera letteratura ormai sulla scrittura e sulla poetica di David Foster Wallace. Ci sono addirittura le sue stesse parole (discorsi e interviste molto interessanti) sulla sua poetica. Centinaia di siti spiegano Wallace e spiegano Infinite Jest (ci sono addirittura varie versioni di schemi grafici sulla struttura del romanzo). Quindi, per finire: o una rifiuta di occuparsi di qualcosa che non capisce o che semplicemente non gli piace. Oppure, se decide di intervenire dovrebbe provare a fare bene i compiti. Perché le fonti ci sono e sono una mole enorme di informazioni... evidentemente per chi vuole scoprirle e gli interessa farlo.

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  29. Anche io l'ho letto e non sono una emanazione della rete, ma un uomo in carne e ossa.

    Lollo

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  30. Dimenticavo, l'edizione fandango fuori catalogo sta a 'na piotta.
    Se lo vendi ci hai guadagnato e non ci pensi più....

    Arilollo

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  31. Perché I.J. è un capolavoro?

    ...perché il numero di erezioni (contemporanee, s'intende) è limitato
    ...perché se tuo padre abusava di tuo fratello, nella notte, "silenziosamente", magari diventi Pemulis
    ...perché è assurdo pensare a quanto spazio occperebbero tutti i cibi che mangerai prima di morire
    ...perché 'UDRI', 'ONAN', 'INC.STER', 'ENNET HOUSE', 'ETA'
    ...perché Ortho Stice
    ...perché sarebbe bello farsi un (o 50, magari) brandy con Lui In Persona
    ...perché vorrei Xare tua sorella
    ...perché a Dio potrebbe non importare della tua opinione su di lui (lei/esso/essa)
    ...perché l'anafora non è mai utilizzata in I.J.

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)