martedì 10 aprile 2012

Il pezzo più buono del pollo

del Disagiato

Che cos’è l’amore? La prima risposta che darei, se qualcuno mi chiedesse a bruciapelo “ma secondo te che cos’è l’amore?”, sarebbe, banalmente, questa: l’amore secondo me è volersi bene. Risposta banale, appunto. E poi è una risposta che in qualche modo rientra nella tautologia, nella ripetizione di se stessa: l’amore secondo me è l’amore. Ecco, più o meno ho dato questa risposta. La tautologia infatti serve a mettere nel piatto la stessa minestra e poi ancora e poi ancora e poi ancora e più proviamo a svuotarlo con il cucchiaio e più il piatto si riempie di minestra, all’infinito. Con la tautologia mangiamo la stessa cosa, diciamo la stessa cosa. Però c’è da dire che la risposta a questa domanda inflazionata non è per niente facile e io, che me ne sto sette ore al giorno a gironzolare su un palcoscenico un po' particolare (il negozio, il centro commerciale, il parcheggio del centro commerciale), mica l’ho capito che cos’è l’amore.

Cioè, dall’esterno, con un po’ di distacco, dovrei aver capito qualcosa. E in effetti una cosa piccola piccola l’ho capita, penso. Non ne sono tanto sicuro, ma penso di aver capito che cosa non è l’amore: l’amore non è avere gli stessi gusti, le stesse passioni. In libreria, tutti i giorni e più volte al giorno, assisto alla stessa scena e cioè: lei che acquista un libro e lui che le dice che quel libro fa schifo. “Ma che razza di libro stai comprando?”. “Ma leggi ancora quelle stronzate?”. Ecco, il dialogo conclusivo, prima di uscire dalla libreria, è questo, più o meno.

lunedì 9 aprile 2012

il segnapagine del 09.IV.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Il Giornalaio, Visibilità Vò Cercando: Come avviene in tutte le guerre, la battaglia tra l’organizzazione di Assange ed i mainstream media sta avendo un impatto negativo su entrambe le parti. Il torpore delle coscienze, alimentato dagli interessi di parte, rischia di avere la meglio sulla trasparenza e sulla verità.
Massimo Mantellini, Anteprima Punto Informatico: La nostra vita digitale. Mentre ci chiediamo come sarà domani non sembriamo preoccuparci troppo di come sia invece già oggi. Questa settimana Google ha svelato il suo Glass Project in un video di un paio di minuti che ha fatto rapidamente il giro del mondo. Protagonisti un paio di occhiali che Sergey Brin ha pensato bene di indossare...
Filippo Facci, I Bossi passano: Non si illuda chi pensa che la fine di Bossi sia anche la fine della Lega. Parrà strano, ma la Lega è la più vecchia formazione politica che c’è in Parlamento, i temi che ha anticipato riempiono a tutt’oggi l’agenda politica, mentre il radicamento sul territorio – il mitico radicamento sul territorio – è ancora lì, e continuerà a esserci.
Francesco Piccolo, La bolla speculativa della bresaola: Però, la differenza tra noi umani e le tigri, sia in generale sia nel caso particolare della dieta Dukan, è che noi abbiamo il frigorifero e loro no. Loro devono fare una certa fatica per procurarsi il cibo, tanto che il «National Geographic» è spinto a filmarli, mentre non ha nessun interesse a filmare noi mentre compriamo proteine al supermercato o apriamo il frigorifero per mangiarle.

 Il 9 aprile 1975 venne approvato il disegno di legge per ridurre da 45 a 30 giorni la campagna elettorale, oltre a provvedimenti per ridurre le spese elettorali.

sabato 7 aprile 2012

il segnapagine del 07.IV.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Monica Frassoni, Maroni ha sulla coscienza 63 immigrati...: Sono giornate importanti. La menzogna della Lega sta venendo fuori in tutto il suo schifo. Un partito di manipolatori, che hanno mentito e in genere pessimamente governato, un po' razzisti e arroganti, parecchio ladri, i cui leaders hanno sulla coscienza moltissimi morti e molta infelicità.
Amlo, Il silenzio dei deficienti: La cosa che volevo dire è molto, molto semplice. Quando la Thatcher, in Inghilterra, fece carne di porco di un’intera generazione di lavoratori, distruggendo vite umane con una freddezza e una strafottenza che avrebbe messo il freddo ncuollo perfino a Eichmann, il paese si mobilitò. Ma soprattutto si mobilitarono gli intellettuali. Vi faccio solo due nomi: Ken Loach e Peter Mullan
What is left?, Ah, se l’Idv fosse almeno una destra liberale…: Cruciani e Parenzo ormai da anni (all’interno del loro programma su Radio 24, La Zanzara) sono i migliori specialisti di una specie di maieutica al contrario: riescono a tirare fuori il peggio della classe politica italiana. Intervistano spesso gente del livello di Calearo, Scilipoti, essendo quasi sicuri che qualcosa di trash o di indecente salterà fuori.
Giulio Cavalli, Cultura tra chi legge e chi scrive: Pensate che sia interessante fare un festival per scrittori esordienti? Va benissimo, è un’ottima idea. Ma se vogliamo che abbia una rilevanza culturale rivolgiamoci a chi legge e non approfittiamoci dei sogni di chi scrive.

venerdì 6 aprile 2012

il segnapagine del 6.IV.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Diegozilla, Una volta conoscevo un leghista: Tanto per dire: chi studiava era un perdigiorno. Perché se sei uno che lavora non hai mica il tempo di leggere libri. Se lavoravi, lo facevi perchè l’imprenditore era così buono da averti dato un posto nella sua fabbrichetta, e fanculo ad ogni diritto imposto dai burocrati statali.
Leonardo, Innamorarsi di venerdì (santo): Petrarca è uno di quei poeti che sembrano non tornare mai di moda. Ogni tanto qualcuno ci prova - c'è stato un centenario di recente - ma niente da fare, il petrarchismo non tira. Troppo levigato, troppo asessuato, chi lo sa. Però, se posso spezzare la lancia, sul venerdì santo Petrarca aveva avuto una bella intuizione.
Radio Free Mouth, -1²: Ore 17:00. Mentre Mario si dirige verso i tornelli, alza gli occhi dal pavimento in gomma nera e incontra RagazzaTriste, anche lei in procinto di lasciare l'ufficio. E' proprio quella ragazza a fargli capire che i suoi occhiali scuri non sono sufficienti: - Oh, tirati su! Non sei contento di uscire? 
Due colonne taglio basso, Il santo un po' coglione: Una delle cose che non capisco è quella su cui insiste il pezzo del quale qui sopra ho riportato alcuni stralci: perché qualcuno accredita una ricostruzione dei fatti che salva completamente Bossi, restituendone una figura a metà fra il santo e il coglione, ostaggio di due streghe e di un manipolo di spregiudicati.

La pigrizia e gli scrittori (i blogger)

del Disagiato

A me il regista Igmar Bergman piace tanto e così tanto che alcuni suoi film penso di averli visti due volte e addirittura alcuni anche tre volte. Certo, ci sono film non di Bergman che penso di aver visto dieci volte, ma guardare un film suo anche solo tre volte significa che quel film è un capolavoro. Perché se è vero che lui è un ottimo regista, è anche vero che le sue fatiche sono fatiche anche per lo spettatore. Motivo? Per la lentezza dei dialoghi, per esempio, o per la pesantezza dei dialoghi o per l’estrema poeticità dei dialoghi, o per l’eccessiva raffinatezza dei dialoghi. Insomma, se tutti i film del mondo fossero come i film del regista svedese, gli spettatori sarebbero nei pasticci. Nei film di Bergman spesso la macchina da presa rimane immobile e gli attori se ne escono dall’inquadratura. A noi, in questo modo, tocca ascoltare un dialogo (lento e sussurrato, magari) guardando un tavolo o una sedia o una finestra o una faccia immobile che subisce le parole di chi sta fuori campo: e "fuori campo" è, appunto, la tecnica cinematografica che fa capitare le cose al di là dei bordi dell’inquadratura.

Qualche settimana fa mi hanno regalato un film di Bergman che s’intitola Come in uno specchio. Il dvd l’ho messo su un mobile che sta accanto al televisore e lì è rimasto parecchi giorni, sorpassato da altri film. Perché se è vero che Bergman è un genio è anche vero che la genialità ha bisogno di un occhio attento e lucido, di comodità, di pace, di serenità e di altre cose che chi ha un minimo di passione per il cinema conosce bene.

giovedì 5 aprile 2012

il segnapagine del 5.IV.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Roberta Milano, Raccolta di immagini della donna nella pubblicità: Quasi per caso, mentre studiavo Pinterest e i suoi possibili utilizzi, è nata un'idea: creare un "board", una raccolta, che rappresentasse le brutture di certe immagini pubblicitarie che violentano il corpo e la dignità della donna. 
Tempo reale, Il placido Po: Chissà per quale mio misterioso e recondito difetto genetico, quando una persona crolla travolta da se stessa e dai propri errori, provo in fondo, in fondo, in fondo, in fondo, in fondo uno spasmo di malinconia. E’ un riflesso condizionato, come oggi per la resa di quel vecchio malato...
Il grande marziano, Nei panni di un leghista: In casi come questi niente può consolarmi più di una bella, rinfrancante dissonanza cognitiva. Per la serie, ho creduto loro per vent'anni. Sono rimasto appeso alle loro parolacce, ai loro pugni alzati, al loro pane-al-pane, al verde delle loro bandiere, speranza autentica come un sapore di salsiccia cotta su una stufa a legna...
Pietro Bianchi, Storie di ordinario capitalismo...: “Tutte le cose meravigliose che ci dicevano del comunismo erano false, ma il vero problema si rivelò che tutte le cose terribili che ci dicevano del capitalismo erano assolutamente vere”

senza un motivo

di lo Scorfano


Forse, non lo so, forse il mio mestiere sarebbe proprio quello di saperlo, questo motivo, di essermelo domandato molto prima e di averlo ampiamente capito, adesso che è aprile e che l'anno scolastico sta praticamente già finendo. Eppure, nonostante io tema che possa davvero essere il mio mestiere, non l'ho mica capito; e forse non ci ho nemmeno pensato abbastanza, occupato come ogni anno a sopravvivere ai giorni e alle settimane, una dopo l'altra, incatenato alle settimane. E non ho capito perché questa prima (che vedo poco, in realtà: quattro ore alla settimana, per gli standard di un insegnante di lettere, sono poche: forse anche questo è un motivo, ma non lo so mica...), questa classe prima sia così diversa da tutte le altre che ho avuto. Non l'ho capito, non so perché, non lo capisco nemmeno ora, se mi fermo e ci penso.

In cosa è diversa questa prima? Lo è nel modo di stare con me, in realtà; soltanto in questo. L'ho raccontato pochi giorni fa: sono ragazzi (più che altro ragazze, a dire il vero) che si prendono confidenza come mai era capitato prima: chiedono, s'incuriosiscono, ma sopratutto parlano (a me, di loro stessi) e mi raccontano e vogliono che io racconti a loro. In genere succede in seconda, questa cosa; in genere i primini tacciono, sono spaventati, se gli chiedi cosa pensano loro dicono che non pensano a niente, diventano rossi, stanno zitti, fanno i compiti e si lamentano con le mamme di quello che io dico quando li sgrido, e le mamme vengono poi a da me a lamentarsi di parole imprevedibili che io avrei detto ai loro figli e che io non mi ricordo di aver mai detto.

mercoledì 4 aprile 2012

il segnapagine del 4.IV.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Fabio Germani, La depressione al tempo della crisi: La crisi colpisce tutti, indistintamente. Giovani che non trovano lavoro. Cinquantenni che lo hanno appena perso. Imprenditori pieni di debiti e a rischio fallimento. Pensionati ai quali è stato tagliato l’assegno. E nel frattempo aumentano i suicidi.
Le stanze di Gaia, Lezione: Io voglio entrare in classe e fare lezione. Arrivare a scuola, aprire la porta dell’aula, trovarci dentro la mia classe e fare lezione. Tutti i giorni. Soprattutto se siamo ad aprile e la classe è una terza e fra due mesi c’è l’esame. Ma anche con le prime o le seconde voglio far lezione. Allora uno dice: vai, falla. Eh. Pare facile. Invece.
Pensavo fosse amore..., Immortalità: L’idea più chiara dell’immortalità me la danno i ragazzi qui che all’uscita da scuola attraversano un viale con tre corsie per senso di marcia e i binari della tranvia incuranti dei semafori rossi, delle macchine e dei motorini che sfrecciano. 
Giulio Cavalli, Legge crescita Regione Lombardia: un nostro piccolo risultato: L’ostruzionismo che abbiamo condotto in Aula sulla legge crescita ha prodotto almeno un risultato importante: lo stralcio dell’articolo 36, quello che implicava l’estensione delle concessioni autostradali a interventi insediativi esterni.
ilNichilista, Il problema dell'autodittatura digitale: In psicologia cognitiva, la tendenza a credere in ciò che conferma il nostro sistema di credenze ha un nome: ‘confirmation bias‘. E’ un meccanismo del nostro modo di pensare che, in altre parole, ci ‘costringe’ a vedere solo ciò che vogliamo vedere – e ignorare il resto.

lusi, belsito e poi

di lo Scorfano

Dopo il caso del senatore Lusi, tesoriere della Margherita, adesso sarà il turno di questo signor Francesco Belsito, che si è appropriato di chissà quante migliaia di euro per conto o di se stesso, o della Lega, o della famiglia di Umberto Bossi, non si sa (toccherà alla magistratura, come si suol dire, accertare). Quello che invece si sa è che sia Lusi sia Belsito sono cognomi mai saliti prima alla ribalta delle cronache: cognomi che non avevamo mai sentito e che però avevano un grandissimo potere, visto che maneggiavano così tanti soldi pubblici provenienti dai rimborsi elettorali.

E intendiamoci: che ci fosse qualcosa che nella Lega non funzionava più, era abbastanza chiaro, a livello locale, da diversi mesi (e qui avevo provato episodicamente a raccontarlo). Ma mi pare che il dato più fragoroso di questa nuova vicenda leghista (a parte, naturalmente, la soddisfazione di vedere i leghisti che affannati si attaccano a tutto pur di salvare la reputazione -?- del loro capo) sia che lo strumento dei rimborsi elettorali non funziona: perché i soldi che questi partiti, anche i più piccoli, hanno a disposizione sono davvero troppi. 

Un quadro

del Disagiato

Il sedici maggio del 1998 Diego, un amico, mi regalò un quadro raffigurante una faccia a dir poco inquietante, come un volto appena emerso dalla sabbia, rigido e torvo. Il sedici maggio non è il giorno in cui compio gli anni, quindi non so quale fosse il motivo che spinse l’amico a farsi un bel po’ di chilometri per raggiungere casa mia e darmi quel dipinto. Quel quadro era stato fatto da lui, a scuola (allora Diego frequentava un liceo artistico), e quel quadro lo vidi appeso in camera sua qualche settimana prima. “Un po’ inquietante, ma davvero bello”, dissi più o meno davanti al suo lavoro, e allora, forse solo per amicizia, Diego mi fece quel dono. Ricordo solo che mi commossi tanto e ricordo anche che insistetti perché lui scrivesse sul retro della tela la data e una dedica. E lui allora prese un pennarello e sul legno che stava sul retro scrisse: 16.05.1998 Al mio migliore amico questo quadro, per dimostrargli la mia amicizia. Una dedica istintiva e breve, ma sincera. E allora sì, facciamo che questo quadro deve avermelo donato al di fuori di qualsiasi ricorrenza: solo ed esclusivamente per amicizia.

Il quadro lo appesi in camera mia, accanto al letto, sopra il comodino e sia mia madre che mio padre (e pure gli amici che poi entrarono in quella stanza), vedendolo dissero: “Inquietante ma davvero bello”. Perché il quadro obiettivamente era inquietante ma molto bello. Insomma, mi vantai di avere quel bellissimo quadro e mi vantai soprattutto di avere un amico che lo aveva dipinto e che me lo aveva regalato: al mio migliore amico questo quadro, per dimostrargli la mia amicizia.

martedì 3 aprile 2012

il segnapagine del 03.IV.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Demata, Strage ad Oakland. Il movente? Rivalsa …: Dunque, si sbaglia chiunque pensi che la fine delle ideologie coincida con una periodo di “pace” sociale, come si sbaglia chi pensa che per far risorgere il terrorismo serva una “organizzazione”.
Wittgenstein, Che le cose ci portino altrove: E il punto a me pare questo: non che piazza Fontana sia così presente nell’oggi dell’Italia, ma che l’Italia sia così passata nello ieri di piazza Fontana.
Rotta a Sud Ovest, Cristina Kirchner, 30 anni dopo le Falklands/Malvinas...: II 2 aprile l'Argentina celebra la Giornata del Veterano di Guerra. E' il suo modo di rendere omaggio ai suoi soldati nel giorno in cui iniziò, nel 1982, la sua avventura più devastante, l'invasione delle isole Falklands/Malvinas, sue fino a metà del XIX secolo, quindi passate alla Gran Bretagna e adesso abitate da 3mila persone che si sentono inglesi, hanno abitudini inglesi e parlano inglese.
Gad Lerner, ...e ora Maroni casca dalle nuvole: Troppo tardi Maroni invoca pulizia al vertice della Lega Nord. Glielo avevo scritto un mese fa quando commise l’errore di “coprire” Davide Boni finito sotto inchiesta per tangenti, anzichè sollecitarlo alle dimissioni da presidente del Consiglio regionale lombardo.

abbasso la squola

di lo Scorfano


Vi ricordate di quando avevate da fare i compiti? Ecco, io sì, me lo ricordo; e immagino quindi anche voi. E immagino pertanto che vi ricordiate anche piuttosto bene che, generalmente, i compiti non erano una cosa che amavate fare. O almeno io, da ragazzo (e con me tutti i ragazzi che conoscevo), odiavo fare i compiti: odiavo gli esercizi di matematica e le versioni di latino (di più le versioni dai latino, però, lo confesso), odiavo certi disegni e certe relazioni dei libri letti (e di più le relazioni però, confesso anche questo). E, per quanto io mi ricordi, tutti i miei amici compagni di classe e i miei coetanei odiavano, come me, fare i compiti e studiare; e speravamo sempre di non avere compiti da fare; e preferivamo di gran lunga i pomeriggi in cui non c'erano compiti da fare rispetto a quelli in cui c'era un pacco di esercizi di matematica e pure una maledetta versione dal latino. Sì, è ovvio.

Scrivo infatti questa banalissima ovvietà soltanto perché il dibattito centrale della settimana scorsa sulla scuola italiana, non ci crederete, ha riguardato proprio i compiti. Come se non ci fosse altro di cui discutere; e, come se un uomo avesse morso un cane, è venuto fuori che agli studenti non piace fare i compiti.

lunedì 2 aprile 2012

il segnapagine del 2.IV.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Claudio Giunta, Che cosa studiare? Che cosa non studiare?: Perché Marco – che ha studiato informatica a Bologna – semplicemente non potrebbe trovare, in Italia, un’azienda che gli dia un lavoro paragonabile con uno stipendio paragonabile: in Italia non ci sono posti del genere. “E allora non sarebbe meglio che l’Italia smettesse di produrre esperti come te, dato che il sistema produttivo italiano non li richiede?”, gli domando (sottintendendo: “Perché io dovrei pagare le tasse per formare uno come te, se poi uno come te deve andare comunque all’estero?”). 
In coma è meglio, Da che Facebook è Facebook: Io non ho mai pensato che le esperienze fatte nei social network siano “virtuali”, come si diceva qualche anno fa e come dice ancora qualche Papa, anzi penso che questo luogo comune, oltre a essere offensivo come tutti i luoghi comuni, sia anche una solenne puttanata.
Crescere creativamente, Ah i compiti!: Non esiste un unica ricetta sui compiti che, tenendo conto degli obiettivi che la scuola si propone di far raggiungere e delle variabili individuali, possa soddisfare pienamente la scuola, i bambini e le famiglie. Esistono situazioni come quella sopra da gestire di volta in volta, senza rigidità da parte di nessuno
ilNichilista, Esodati, cronologia di un fallimento 'tecnico': I cosiddetti ‘esodati‘ sono lavoratori che non percepiscono più uno stipendio e non hanno ancora una pensione. La riforma previdenziale, con l’innalzamento dell’età pensionabile, li ha gettati nella prospettiva di rimanere in questa situazione per molto più tempo di quanto stabilito con gli accordi presi in precedenza con le aziende, sulla base delle vecchie regole. Che cosa li attende?
Sergio Luzzatto, I professori dell'autoriforma: le cifre dicono che nell'Italia di oggi – fra gli adulti come fra i ragazzi – internet non è certo l'eccezione, è la regola. E allora perché mai la scuola dovrebbe rimanerne fuori, presidio incontaminato, ultimo ridotto da difendere a spada tratta contro l'assalto della barbarie tecnologica?
Corrado Stajano, Su “Romanzo di una strage” di Marco Tullio Giordana: Giustizia non è stata fatta. Lo Stato non ha avuto la forza e il coraggio di processare se stesso. Dopo 11 processi di condanna, 4 giudizi in Cassazione, apposizioni del segreto politico-militare, la serranda della legge è calata il 3 maggio 2005: tutti assolti, strage senza colpevoli, i parenti delle vittime condannati a pagare le spese di giudizio.

Io e Sara

del Disagiato

Lo so che sono un po’ in ritardo e lo so che ci sono questioni più importanti di cui parlare, però volevo dire che tra Gabriella Carlucci e l’inviato delle Iene che è stato quasi picchiato dalla Carlucci, io sto dalla parte di Gabriella Carlucci. Non per forza bisogna stare di qua o di là, però ne approfitto per dire che tutte le volte che si parla del programma delle Iene (ma anche di "Striscia la notizia" e programmi simili), ecco, io sento nell’intimo di stare dalla parte dei truffatori, dei mafiosi, dei cattivi politici, dei ladri, dei cazzari e dei burini. Cioè, quando le Iene s’intromettono, ecco che per me i carnefici diventano le vittime. La faccia un po’ lunga e vi racconto una cosa.

In negozio le mie colleghe non sono contente (questa è l’espressione che si utilizza in libreria) di Sara, la ragazza che da qualche settimana ci sta dando una mano. Non sono contente di certi suoi atteggiamenti, di certe sue incapacità, dei suoi ritardi, della sua lentezza, di quella che una delle mie colleghe ha definito “timidezza eccessiva” e non sono contente di altre piccole cose che non sto a dirvi e che comunque riguardano l’ordine e il modo in cui si appoggiano gli oggetti e il modo in cui si guardano i clienti e via dicendo. È accaduto, poi, che le mie colleghe hanno riferito alla mia responsabile quello che le rende scontente, è accaduto che la responsabile un giorno ha aspettato che Sara entrasse in negozio per incominciare il suo turno, che l’ha chiamata in magazzino dicendole “vieni che devo parlarti”, che sono andate in magazzino e che poi, per circa una trentina di minuti, hanno dialogato. 

domenica 1 aprile 2012

il segnapagine dell'1.IV.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Phastidio, La trivella di Passera: Ieri, a margine dell’ineluttabile workshop Ambrosetti di Cernobbio, il ministro dello Sviluppo economico, Corrado Passera, rispondendo ad una classica domanda sull’altrettanto classico caro-energia, è riuscito a dire che “se sapremo utilizzare risorse italiane, giacimenti di petrolio e di gas non ancora sviluppati”, anche questo potrà contribuire ad evitare che le bollette “crescano ulteriormente”. C’è da restare basiti.
Aciribiceci, Noto come metafora: Via Nicolaci a Noto, se sei un turista, è il luogo delle risposte a tutte le domande sulla Sicilia. Passa da là, leggila per come la devi leggere, e poi puoi pure ripartire. È una strada bellissima, così bella che ti costringe a camminare con il naso all’insù. Ma è pure una strada tutta in salita (o tutta in discesa) e quindi, sì, guarda pure all’insù, però stai attento a dove metti i piedi perché altrimenti ti spacchi la faccia.  
Navi in bottiglia, Veltroni, Calearo e quel che siamo: Penso che la vista dell’onorevole Calearo che bacia la sua donna mi farebbe orrore. Preferirei, per dire, vedere allacciati George Clooney e Keanu Reeves, giacchè il mio confine non è la presunta etica, ma l’estetica. Detto questo c’è pure un limite morale e lì, all’ombra, sta sempre seduto Walter Veltroni, che c’era ma dormiva...

quel che è successo

di lo Scorfano


L'immaginario adolescenziale è spesso confuso e imprevedibile. Più piccoli sono i ragazzi, più il loro immaginario è appena accennato, impreciso, con contorni sfumati in continuo e quotidiano movimento, come se una parola appena un po' più violenta delle altre potesse bastare a modificarne i centri di gravità e le pulsioni fondamentali. Ecco, mi dico, perché anche la loro lettura della realtà è spesso così torbida, precaria e volubile: perché, come chiunque, anche loro leggono e interpretano la realtà che li circonda a partire dall'immaginario che si sono costruiti e che detta i tempi e i modi della loro lettura. E a un immaginario instabile fa riscontro una lettura della realtà altrettanto instabile.

Ed ecco anche perché, mi dico, questi adolescenti giovani (intendo i ragazzi di prima, per capirci) sono anche così fragili e delicati:

sabato 31 marzo 2012

il segnapagine del 31.III.2012

dello Scorfano e del Disagiato

A scopo ludico, Il solito posto: Esistono due tipi di abitudinari: quelli che cambiano posto e quelli che prediligono sempre lo stesso. Si tratta della doppia faccia della stessa abitudine: quella che abbiamo di appropriarci dello spazio attraverso meccanismi riconoscibili.
Beat 'n' Love, Qual è il capoluogo della Basilicata?: Ho passato l’esame da giornalista in meno di tredici minuti e questo probabilmente è dipeso dal fatto che quello prima di me, alla domanda “qual è il capoluogo della Basilicata”, abbia risposto Napoli.
Metilparaben, Alemanno, prima seguo poi banno: Stamattina mi è arrivata una mail di notifica con la comunicazione che il sindaco Alemanno ha iniziato a seguirmi su Twitter: dopo pochi minuti, però, mi sono accorto che io non potevo più seguire lui.
Adriano Sofri, 43anni: Piazza Fontana, un libro, un film (in un file liberamente scaricabile).

I volantini di Marcello Dell'Utri

del Disagiato

L’altro giorno, mentre giustamente gonfiavamo palloncini per festeggiare l’allontanamento di Emilio Fede da quel brutto telegiornale che è il Tg4, è successa una cosa a dir poco sorprendente e cioè è successo che Marcello Dell’Utri, grande bibliofilo oltre che grande compagno di viaggio di Silvio Berlusconi, ha comprato all’asta un lotto di volantini scritti dalle Brigate Rosse, tra i quali ci sono anche quelli che chiusero il processo politico ad Aldo Moro e ne stabilivano la condanna a morte. Non stiamo parlando di pizza e fichi, quindi. L’acquisto è stato fatto con una semplicissima telefonata da casa dalla Biblioteca di Via del Senato di Milano che, senza fare tanti giri di parole, appartiene a Marcello Dell’Utri. 

A me, lui, non ha mai fatto niente di male, però il fatto che questi volantini siano in mano a un privato mi lascia un pochino perplesso. Sì, è vero, è una fondazione privata, però c’è da dire che questa fondazione è aperta al pubblico, ha ribattuto Dell’Utri per difendersi dall’Associazione delle Vittime del terrorismo che, come me, è rimasta un po’ così per questo acquisto. 

Il rischio, poi, era quello che un altro privato acquistasse questi documenti decisivi per capire un pezzettino del ‘900 e poi invece di mostrarli al pubblico li mettesse tutti quanti in un cassetto della scrivania. E poi la sua Fondazione ha tantissimi altri documenti importanti sul ’68. Tutto regge: c’è un’ asta, un privato mostra parecchi soldi e se li compra. Anche se, come dice lo stesso Dell’Utri, “è sempre difficile stabilire il prezzo congruo di queste cose: è il prezzo che è disposto a pagare il compratore, poteva essere 7mila come 17mila o 37mila: non c'è un prezzo giusto”. Adesso, e questo è l’importante, i documenti potranno vedere la luce del sole ed essere studiati. Essere studiati grazie a Marcello Dell’Utri. 

venerdì 30 marzo 2012

il segnapagine del 30.III.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Il Metapapero, Per favore qualcuno spieghi a Monti che: ...sta li’ perché non volevamo più come presidente del consiglio uno che fa intervistare i congiunti da CHI, che brandisce i sondaggi come arma contundente e che ogni volta che va al’estero proclama editti e poi si lamenta di essere stato frainteso.
Azione parallela, Prendono la parola per l'ultima volta o forse per la prima: Le storie non sono mai tutte uguali, come non lo sono le biografie delle persone. Non lo sono neppure le vicende drammatiche raccontate dalle cronache di queste ultime settimane: operai, imbianchini, piccoli imprenditori, immigrati, che dinanzi all’impossibilità di trovare un lavoro, o di far fronte alle difficoltà economiche della propria famiglia o della propria impresa, giungono sino al gesto estremo di togliersi la vita.
Marco D'Eramo, La società fatta a pezzi: Non dimentichiamo che in Gran Bretagna questa è la generazione dei Neets, sigla dal suono delicato che rinvia a «bisogni» (needs), ma che è un acronimo per designare i giovani tra i 16 e i 24 anni Not in Education, Employment or Training, cioè «né a scuola, né al lavoro, né in addestramento», quindi a spasso: gli emarginati di oggi e di domani.
Fascetta Nera (il sito delle stupidaggini scritte sulle fascette di copertina)

fede e speranze

di lo Scorfano


E io già lo sospetto che penserete, leggendo, che sto deliberatamente esagerando; e me lo tengo, il mio sospetto, ma non riesco a non scrivere quello che mi è venuto in mente ieri, mentre tornavo a casa da scuola. E cioè che questo licenziamento di Emilio Fede, così improvviso e inatteso, tanto serale e anche un po' irreale, sia in realtà un segno: e che come tutti i segni debba essere interpretato. Che non sia cioè solo un licenziamento, ma che racconti anche di qualcos'altro, di una storia che davvero (chi ci poteva credere?) si è conclusa.

D'altronde quasi tutti ci ricordiamo che quella storia iniziò allo stesso modo, tanti anni fa: e che ci fu anche allora un direttore di giornale che se ne andò, proprio come l'altroieri se ne è andato (è stato «rimosso») il direttore di cui parliamo adesso.