Che cos’è l’amore? La prima risposta che darei, se qualcuno mi chiedesse a bruciapelo “ma secondo te che cos’è l’amore?”, sarebbe, banalmente, questa: l’amore secondo me è volersi bene. Risposta banale, appunto. E poi è una risposta che in qualche modo rientra nella tautologia, nella ripetizione di se stessa: l’amore secondo me è l’amore. Ecco, più o meno ho dato questa risposta. La tautologia infatti serve a mettere nel piatto la stessa minestra e poi ancora e poi ancora e poi ancora e più proviamo a svuotarlo con il cucchiaio e più il piatto si riempie di minestra, all’infinito. Con la tautologia mangiamo la stessa cosa, diciamo la stessa cosa. Però c’è da dire che la risposta a questa domanda inflazionata non è per niente facile e io, che me ne sto sette ore al giorno a gironzolare su un palcoscenico un po' particolare (il negozio, il centro commerciale, il parcheggio del centro commerciale), mica l’ho capito che cos’è l’amore. Cioè, dall’esterno, con un po’ di distacco, dovrei aver capito qualcosa. E in effetti una cosa piccola piccola l’ho capita, penso. Non ne sono tanto sicuro, ma penso di aver capito che cosa non è l’amore: l’amore non è avere gli stessi gusti, le stesse passioni. In libreria, tutti i giorni e più volte al giorno, assisto alla stessa scena e cioè: lei che acquista un libro e lui che le dice che quel libro fa schifo. “Ma che razza di libro stai comprando?”. “Ma leggi ancora quelle stronzate?”. Ecco, il dialogo conclusivo, prima di uscire dalla libreria, è questo, più o meno.









