martedì 27 marzo 2012

il segnapagine del 27.III.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Leonardo, Non avrai altro giuslavorista: Dopo mesi di slogan e contrapposizioni generazionali, quando si è trattato di mettersi a tavolino e scrivere una legge praticabile, la bozza Ichino non è stata presa nemmeno come punto di partenza. Forse a causa del livore degli ichinoclasti, è un'ipotesi. L'altra ipotesi è che semplicemente la bozza Ichino non sia praticabile.
Francesco Costa, Sete di showdown: Le esigenze di sintesi dei titoli giornalistici sono sacrosante, per quanto spesso pretesto di semplificazioni e distorsioni della realtà. Ormai chi legge abitualmente i giornali sa prendere con le molle i virgolettati: sa che spesso non sono veri virgolettati ma a loro volta sintesi più o meno affidabili delle cose dette. 
Barabba, Son fatto così (16): Son fatto che, per esempio, l’altro giorno mi ero definitivamente stufato del continuo spegnersi della batteria del telefono ogni dieci minuti, allora ho preso dal baule coi panni da lavare due vestiti stropicciati, mi son tolto il pigiama e sono sceso a cambiarlo...
ilNichilista, Fenomenologia della vita quotidiana al tempo di Twitter: Ci sono quelli che retwittano chi gli fa i complimenti. Quelli che si autotaggano. Quelli che leggono una notizia che hai impiegato tre ore a trovare e invece di retwittarti la twittano come l’avessero scovata loro, senza nemmeno un grazie. Quelli che ti fanno la cronistoria dei loro spostamenti in giro per il mondo, delle loro conferenze...

il buon motivo

 di lo Scorfano
Non abbiate il dubbio di lavorare la domenica, dovete darlo per scontato e non riesco a credere che qualcuno di voi abbia un buon motivo per non lavorare la domenica.
Cioè, lui (mentre parla ai ragazzi di un liceo) non riesce a capire quale sia "un buon motivo" per non lavorare di domenica; mentre io, che conto molto meno di lui, ne avrei almeno almeno un centinaio, forse un migliaio, di motivi buoni. Ma il guaio, ragazzi, è che siamo tutti nelle mani di gente come lui. Preparatevi, insomma: si chiama futuro, ed è tutto vostro.

Viva la Francia

La metamorfosi di Kafka, quella lunga storia nella quale un uomo si risveglia sotto forma di scarafaggio, venne pubblicata nel 1915 e da quel momento il racconto divenne anche un modo di dire: situazione kafkiana. Sinceramente tutti i racconti o i romanzi di Kafka hanno questa chimica un po’ strana ed elementare che rotola fuori dalle pagine e che poi alla fine diventa una situazione kafkiana: sentirsi trasformati è una situazione kafkiana, essere accusati ingiustamente è una situazione kafkiana, non riuscire a raggiungere un luogo è una situazione kafkiana e poi subire eccessivamente l’autorità di un padre può essere una situazione kafkiana. Insomma, Kafka è un po’ come il pongo, materiale che possiamo modellare a nostro piacimento e nei suoi racconti, con facilità, troviamo molto della nostra vita e nella nostra vita troviamo molto dei suoi racconti. 

Questa storia dello scarafaggio è una storia sull’alienazione? Gregor Samsa, nonostante la metamorfosi, è preoccupato di non potere sbrigare i suoi affari in tempo, quindi sì, ha a che fare con l’alienazione innescata dalla società borghese. O forse quella tracciata da Kafka è una lunga pista che ci porta alla psicoanalisi? E il castello che in un altro racconto il personaggio non riesce a raggiungere è il simbolo dell'irraggiungibilità del potere? O forse l’uomo non potrà mai conoscere Dio? Non so, dovrei riprendere in mano il romanzo e cercare di capire e magari sentire quello che avete da dire voi.

lunedì 26 marzo 2012

il segnapagine del 26.III.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Italia2013, Una guida critica alla riforma del mercato del lavoro: Queste mistificazioni si avviluppano in via preferenziale intorno al tema della precarietà (...), terreno prediletto della retorica governativa, sul quale sono state sbandierate rivoluzioni che non è dato oggi rilevare e dove, invece, emergono contraddizioni non da poco. Vediamo perché.
Oglaroon, Il giusto?: Io, se c’è qualcosa che detesto, sono quelli che dicono che insegnare è una missione, che uno ci deve essere portato, che ci vuole la vocazione. E’ una cosa che mi soffoca, perché io sono atea e la fede non ce l’ho, e nelle vocazioni non credo. Credo che ci sia sempre da imparare e che uno debba essere onesto, ma questo è un altro discorso.  
Un radiologo, Miniguida alla sopravvivenza del paziente, a essere ottimisti: a fare la radiologia non sono le macchine, come da più parti si sente dire, ma gli uomini, ossia i radiologi. Per dirlo terra terra, è inutile dare una Ferrari in mano a me che guido come un bradipo: Schumacher, con una 500, andrebbe sicuramente più veloce e farebbe migliore figura.
Maurizio Codogno, Maturità distribuita: A quanto pare, il testo delle prove della maturità non verrà più distribuito nelle famigerate buste guardate a vista da non so bene chi e aperte il mattino stesso, senza effettivamente chissà quale cerimonia. Tutto questo costa troppo: così si è stabilito che verrà usato l’Internét, o meglio «la trasmissione telematica delle tracce delle prove scritte».
Paolo Nori, Io e Bersani: e io posso dire che Pierluigi Bersani è una persona che mi sembra simpatica, come modo di fare, anche se non lo conosco benissimo e, confesso, non lo capisco; cioè io, quando parla, Bersani, non capisco quello che dice...

quella foto

di lo Scorfano

Oggi, chissà perché, è venuto fuori in prima il discorso sui figli e sulla fatica di averli e di allevarli. E uno di loro, un po' più sfacciato degli altri (in realtà si è trattato di una di loro: sono sempre le piccole donne di quattordici anni a essere un po' più sfacciate, dentro una scuola), una di loro mi ha chiesto: «E lei, come mai lei non ha figli?»

E io, scherzando come con loro scherzo spesso, ho risposto: «Perché a certo punto della mia vita ho preso atto della lacunosità del mio corredo genetico e mi sono detto che no, non c'era proprio niente che valesse la pena di essere trasmesso ai posteri e quindi ho rinunciato...» Loro hanno riso. E poi ho aggiunto: «E poi anche perché so come diventano i figli, quei meravigliosi frugoletti che uno porta ai giardini o alla stazione a vedere i treni che passano e che sembrano essere la cosa più meravigliosa del mondo: diventano come voi...» E loro hanno riso di nuovo, perché hanno imparato il mio modo di scherzare, dopo tanti mesi.

Ma mentre tutti ridevano, la ragazza che aveva fatto la domanda un po' sfacciata e impertinente (e che è ragazza simpatica assai, come ben avete capito) si è girata verso la compagna di banco e ha detto qualcos'altro, qualcosa che non sono riuscito a decifrare perché è rimasto coperto dalle risate degli altri. E io allora ho chiesto: «Cos'hai detto?»

domenica 25 marzo 2012

il segnapagine del 25.III.2012

dello Scorfano e del Disagiato

La bottega delle immagini, Diffidare dei diffidanti: Allora, c'è un editore in Italia, che sia poco conosciuto non è il punto, che pubblichi esclusivamente ebooks meno che mai, che pare dedito a singolari prassi lavorative. Pare infatti, a quanto leggo in rete, che tale "editore", le virgolette cominciano ad essere necessarie, chieda ai traduttori che vogliono lavorare per lui un obolo di 160 euro.
Luca De Biase, Fidarsi sui licenziamenti economici: Tutta la discussione attuale sulla vicenda dei licenziamenti economici è basata su un equivoco. Si parla dell'articolo 18 ma in realtà si parla di fiducia. La fiducia nella possibilità che le imprese usino con correttezza il nuovo strumento a loro disposizione.
Galassia malinconica, Tipi - 5: Chiamano poesia indiscriminatamente la descrizione dei loro pruriti, del loro mal di pancia, dei risentimenti, dell' attitudine al melmoso vittimismo, del loro infantile bisogno di affetto sdolcinato e le dozzinali rime talvolta baciate retaggi di esercizi elementari e semplicistici.

Persone strane

del Disagiato

Che poi dovremmo sederci attorno a un tavolo e decidere cosa mettere dentro l’aggettivo “strano”. Un paio di giorno fa una signora mi ha chiesto “Avete il libro che s’intitola Arcipelago Gulash?" e dopo questa domanda io ho riso, la mia collega ha riso, la cliente non ha riso, poi abbiamo smesso di ridere, alla cliente abbiamo dato “Arcipelago Gulag”, lei allora ha realizzato e ha riso, io e la mia collega abbiamo riso ancora, la cliente ha pagato, è uscita dal negozio, noi sorridendo l’abbiamo presa per i fondelli e poi basta. Quella cliente era strana? No. Di clienti così ce ne sono tanti. E poi anch’io dico cavolate in negozio e altrove e tirando le somme posso dire che il centro commerciale è popolato da tanti clienti (e commessi) buffi e curiosi. Allora, cosa si può dire strano?

Strano è quel signore che tutti i santi giorni svuota i portacenere del centro commerciale per pigliare sigarette lasciate a metà? Se vi capita di venire dalle mie parti, sappiate che lo incontrerete là, in uno dei due ingressi principali. Questo signore è basso, ha i capelli bianchi raccolti in una coda di cavallo e gli occhi azzurri. Fuma e beve birra (tutti i giorni) e quando cammina per i corridoi i suoi occhi cercano le commesse che in vetrina cambiano i vestiti ai manichini.

sabato 24 marzo 2012

il segnapagine del 24.III.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Radio Free Mouth, Una persona in più: Io so già come andrà a finire. L'ho capito dal modo in cui saluti persone che conosci appena, da come sorridi a tutti, dall'ansia di quando mi chiedi qualcosa al telefono...
nonunacosaseria, Ricetta con pochi ingredienti per fare opposizione: L’esperienza del governo Monti, con le sue riforme difficili, ci sta insegnando che fare opposizione al netto di Berlusconi non è poi così complesso. Forse ancor meno rispetto a quando c’era Lui. Perché a quei tempi in fondo arrivava (abbastanza presto, a dire il vero) un momento in cui tutto si riduceva a una questione personale.
unradiologo.net, Altri modi di diventare vecchio ed essere felice: E’ una vecchina parecchio arzilla, quella che mi entra in sala ecografica. Anzi, troppo. Veleggia oltre gli ottantacinque con un’allegria apparentemente inattaccabile...
Beppe Sebaste, La messa al bando della politica: Avere idee diverse sul mondo, sull’economia e sui valori della nostra civiltà è consentito al massimo nelle conversazioni da salotto o nelle pagine culturali, non nell’agenda politica. Si predica il dialogo, ma senza porre in discussione i paradigmi e gli imperativi vigenti

la lacuna del cuore

di lo Scorfano


«Non hai scritto nemmeno una riga sulla Giornata mondiale della Poesia, che è stata due o tre giorni fa... Nemmeno una parola, niente. Ma te ne sei dimenticato?»

No, non mi sono dimenticato. Non potevo nemmeno dimenticarmene in realtà, perché in tantissimi sul web (e in tantissimi su twitter) ne hanno parlato e scritto e raccontato e citato e laicato e  ritwittato. Ma forse è stato proprio questo a mettermi malinconia, a farmi desistere, a dirmi che forse non ne valeva la pena ed era meglio tacere. Come se la poesia fosse morta, come se non esistesse più, come se le «giornate mondiali» fossero riesumazioni che non parlano a nessuno e che non servono a niente. E quindi ho taciuto.

Perché la sensazione è che non ci sia davvero niente da dire se non citare qualche verso distante decine o centinaia di anni. Perché la poesia non si vende e soprattutto non si legge più: e gli scaffali dei poeti nelle librerie sono infatti vuoti.

venerdì 23 marzo 2012

Un periodo di prova

del Disagiato

Volevo dirvi che in negozio, da un paio di settimane, c’è una ragazza che si chiama Sara che sta facendo quello che si suol dire un “periodo di prova”. Questo periodo di prova, come ben sapete, è quel segmento di tempo che fa capire a noi commessi (e alla responsabile) se Sara è adatta a lavorare in una libreria e a Sara stessa se il lavoro fa per lei o, più semplicemente, se le piace. Tutti quanti, lì dentro, in quella libreria, abbiamo percorso questo breve corridoio prima di diventare irrimediabilmente librai. Bene, perché vi racconto questo? Vi racconto questo perché di fronte a questo suo periodo di prova, si sono formate due scuole di pensiero. Ecco cosa pensano due mie colleghe di Sara.

Non sopportano che Sara arrivi puntuale al lavoro. Se, ad esempio, il suo turno comincia alle tre del pomeriggio è giusto e corretto che lei si presenti alle tre meno sette o otto minuti, in modo tale che chi finisce il turno abbia tempo di raccontare, a chi comincia, quello che è successo in negozio, di indicare i libri nuovi che sono giunti sullo scaffale e, magari, di dire il nome dei clienti che nel pomeriggio verranno a lementarsi per un qualcosa che richiederà calma e lucidità (e altre varie e eventuali questioni di negozio). Invece no, Sara giunge tra gli scaffali alle tre in punto spaccate, nonostante la nostra responsabile le abbia consigliato di presentarsi con qualche minuto di anticipo.

giovedì 22 marzo 2012

il segnapagine del 22.III.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Zvi Schuldiner, Il terreno di coltura del fondamentalismo, dalla Francia a Kandahar: Il pensiero moderno, il concetto di democrazia, i diritti propri delle idee liberali o progressiste degli ultimi secoli, tutto ciò è negato dal fondamentalismo, sia esso islamico, ebreo, cristiano o, negli ultimi anni, il fondamentalismo del mercato.
Alcuni aneddoti dal mio futuro, l'oroscopo di oggi: Quando mi dici cose tipo che non vedi l’ora di essere in quarta per studiare gli egizi, o che vorresti essere alle medie per risolvere le operazioni di matematica con le lettere al posto dei numeri a me viene un brivido, perché...
Ciclofrenia.it, Io odio le persone puntuali: Sfatiamo una volta per tutte questo mito che la gente puntuale è dalla parte della ragione e i ritardatari devono sempre e comunque scusarsi per le loro mancanze: alla fine è tutta una questione di prospettive. Non siamo noi ad arrivare in ritardo, siete voi che rompete le palle con la vostra disgustosa precisione.
ilNichilista, Senza la poesia: Manca la volontà che serve a rinunciare a gratificazioni immediate. O, se necessario, a qualsiasi gratificazione – nel tempo, o dopo il tempo.

la rinuncia di oggi

di lo Scorfano


Viste da fuori (e cioè: viste da uno che ci sta chiaramente dentro fino al collo, come sono io, ma che non ha affatto le competenze per capire nei dettagli quello che sta avvenendo e quindi si limita, semplicemente, a cercare di comprendere il quadro generale entro cui i dettagli stanno via via prendendo la loro forma), viste da fuori, dicevo, sia la crisi economica sia la cosiddetta riforma del mercato del lavoro, che in questi giorni occupa le prima pagine di tutti i quotidiani italiani, trovano una spiegazione piuttosto semplice e non del tutto, almeno per me, confortante.

Nel senso che, vista da chi non ha molte competenze tecniche oltre al suo banalissimo sguardo curioso, la crisi economica appare niente di più che che una redistribuzione su scala planetaria delle ricchezze del pianeta: che, fino all'altroieri, ci siamo goduti noi, accumulandole – seppure in varia misura – nelle nostre mani e sotto i nostri tetti, e finanche lamentandoci se qualcuno arrivava qui sui barconi a cercare di averne un pezzettino per sé e per i suoi figli: noi italiani intendo, noi europei, noi occidentali, noi che eravamo nel G7 prima e nel G8 dopo. 

mercoledì 21 marzo 2012

il segnapagine del 21.III.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Piste, Elsa Fornero quando era brava: Tanti anni fa Elsa Fornero non pensava a tagliarci pensioni e diritti, si limitava a studiare. Con ottimi risultati a giudicare da questo articolo del giugno 1965, comparso nella cronaca torinese del quotidiano La Stampa, che costituisce di fatto il suo debutto sui media.
Demata, Pagherete caro, pagherete tutto: Ma, d’altra parte, se “per salvare l’Italia” ci tocca d subire un “iniquo governo Monti”, come meravigliarsi se ritornerà il giorno dei giovani allo sbaraglio, dei falsi profeti e dei cattivi maestri in sella e del sangue per le strade?
Piovono rane, L'erba cattiva e la memoria fragile: L’aspetto più incredibile, del decreto Licenzia Italia (scusate, ma ora per par condicio con gli altri va chiamato così) è che c’è veramente gente convinta che migliorerà le condizioni di quelli che oggi non sono garantiti.
Anskijeghino, Mortuario: Sì, ho capito: che peccato, che dispiacere, eccetera eccetera. Però poi uno si ricorda di quando il sommo poeta e sceneggiatore diceva che Sakharov, alla fine, era un gran noioso e che Stalin, in fondo, aveva difeso la spiritualità russa...
E io che mi pensavo, Unesco Unesco amore mio: Stamattina avevo in mente di scrivere una poesia, poi c’era il signor Potts che m’ha detto che oggi l’Unesco celebra la Giornata Mondiale della Poesia...

Le amicizie (inspiegabili)

del Disagiato

Premessa: gli esseri umani, piccoli e difettosi, sono tutti uguali. Nell’intimo ci stanno gli stessi rancori, le stesse passioni, le stesse speranze, gli stessi sentimenti e gli stessi desideri, che sono ben altra cosa dalle speranze. Gli esseri umani sono diversi ma in fondo in fondo, sempre laggiù nell’intimo, nelle viscere, nell’interiorità, sono uguali. Il colore della pelle, l'elevatezza spirituale e culturale, la religione, la nazionalità, la passione per una squadra di calcio, il sesso, la preferenza sessuale sono caratteri decisivi e rilevanti però, in fondo in fondo, davanti a una valigetta piena di banconote da cinquecento euro diventiamo tutti avidi uguali. Fine della premessa.

Il mio lavoro, in libreria, è un po’ simile a una piccola centrifuga di una lavatrice. Si viene sbattuti di qua e di là, ci si avvicina alla gente, ci si allontana e poi ci si avvicina ancora e poi si sale una scaletta per prendere un volume là in alto, sullo scaffale, e poi si scende e poi si sale e a fine giornata avrò visto duecento persone ma conosciute nessuna. La centrifuga non regala tregua, non dà fiato per allacciare amicizia. Però mi sono reso conto di una strana legge fisica che interferisce con la forza centrifuga che sta in negozio e questa strana legge vuole che in tutti questi anni io abbia, senza alcuna fatica e sforzo, stretto amicizia soltanto con laureati in Lettere. E sia chiaro sin da subito che questo non è un post dove si dice che i laureati in Lettere sono migliori dei non laureati in Lettere. Vi sembro forse uno scemo?

martedì 20 marzo 2012

il segnapagine del 20.III.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Giorgio Israel, Toulouse: Sarebbe bene rendersi conto delle nubi minacciose che si addensano in questo 2012 che rischia di essere l’anno della resa dei conti sulla questione iraniana, che non è soltanto la questione della bomba atomica della ayatollah, ma della bomba atomica in mano ai paladini del più sfrenato negazionismo della Shoah e della cancellazione di Israele dalla carta geografica.
letteredalucca, forti con i deboli e deboli con i forti: Quello che sembra, in tutta questa spinta a tappe forzate, è piuttosto che questo governo, che sta erodendo, ai miei occhi, la dose di fiducia che gli avevo concesso, solo perchè veniva dopo il sale sparso sulle rovine, come a cartagine, sia forte con i deboli e debole con i forti.
Marco Sarti, La burocrazia spiegata a mia moglie (americana): C’è una vicenda burocratica che ha caratterizzato i nostri primi anni insieme. Tra lungaggini amministrative e ricorsi in tribunale ci ha accompagnato nei primi cinque anni della nostra storia. E ormai ci siamo quasi affezionati.
John Foot, Arrivano gli uomini ricchi: Nel 2007 tre uomini ricchi comprano una squadra di calcio. I tre uomini sono Flavio Briatore, Bernie Ecclestone (che viene dalla Formula 1) e l’imprenditore dell’acciaio indiano Lakshmi Mittal...

le ostriche del paese irreale

di lo Scorfano


Lo dico subito chiaro, come se dovessi togliermi un peso o un sasso da un scarpa male allacciata: non mi è per niente piaciuto il lungo articolo che ieri Galli della Loggia ha scritto per il Corriere della sera, e che portava il bel titolo di «Le ostriche del potere», e che è stato variamente ripreso e citato e ribloggato in rete.

Non mi è piaciuto per il tono, innanzitutto. Il tono che, a mio parere, nasconde un certo compiacimento e una buona dose di ruffianeria populistica, celata in certi piccoli ami nascosti tra le pieghe della sintassi. Ami piccoli ma per niente invisibili, in realtà; ami che finiscono per trascinare qualunque lettore alla superficie delle cose e per lasciarlo lì, come si fa con i pesci, nella facile e un po' apnoica sensazione di essere «diverso», diverso dalle «élites», diverso dai «politici» e da don Verzè, diverso dai piccoli industrialotti di provincia che scendono negli hotel della capitale, diverso da tutti coloro che vengono nominati nel testo e che sono poi i nomi che oggi stanno sulla bocca di tutti. Non mi piace questo passaggio, quindi:

lunedì 19 marzo 2012

il segnapagine del 19.III.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Lipperatura, Questioni di smalto: Stasera XXX mi ha detto che le metteranno lo smalto a scuola e che vuole che io le compri lo smalto. Io le ho risposto che è una cosa da grandi e che finchè lei è piccola non glielo compro. L’ha presa male (”io sono brutta, io sono monella, io sono stupida….”) e si è offesa, nascosta fra le coperte piagnucolando.
Metilparaben, Zdenek, il fuoriclasse: Zdenek Zeman non mi manca soltanto perché metteva in campo la Lazio in un modo che a guardarla giocare veniva da lustrarsi gli occhi, ma soprattutto perché...
Keplero, Calvin, Hobbes e l'universo: Calvin: "Guarda tutte quelle stelle! L'universo continua all'infinito!" Hobbes: "Ti fa chiedere perché l'uomo si crede chissà che." Calvin: "È per questo che ce ne restiamo a casa coi nostri elettrodomestici." 
Cronache dalla libreria, Se niente importa...pur di vendere: Ma poi, se si entra nel merito, la colpa non è mai di nessuno. Non è dei governatori (che hanno portato avanti, a sentire loro, ottime politiche) non è delle banche, non è del mercato, del capitalismo, degli imprenditori e delle imprenditrici. Insomma pare che questa crisi non sia colpa di nessuno. Se ne parla come si potrebbe parlare di un tornado.
Lettiseparati, Stream of counsciousness: Qualcosa però non cambia, per fortuna. Due anni di SSIS ti permettono di rintracciare a colpo sicuro (e velocemente) i cessi di Lettere. Ma anche il migliore bar pasticceria di via D’Azeglio.

Valencia è bella. Ma anche Milano

del Disagiato

Non servono le liste ma servono, forse, le motivazioni. Perché si lavora? Per guadagnare. Perché guadagnare? Per pagarsi l’affitto, per pagarsi la pagnotta, per pagarsi un maglione di lana e per tanti, tantissimi, altri motivi. Perché andare al cinema? Per avere un punto di vista, una visione delle cose, risponderebbe Max Weber. Per divertirmi e svuotare la testa, risponderebbe mio cugino, che di punti di vista non sa cosa farsene. Bene, allora perché viaggiare? Perché fare le valigie, chiudere la porta di casa a chiave, avvisare la signora del piano di sotto che staremo via qualche giorno (cosa che solitamente faccio, non si sa mai) e prendere un aereo o un treno o un’automobile per andare a Barcellona o a Palermo o ad Acapulco? E qui si potrebbe cominciare a fare una lista. Viaggiare per: conoscere posti nuovi, per fare nuove conoscenze, per aprire la mente, per farsi una cultura, per mangiare piatti che non abbiamo mai mangiato, ad esempio.

Calvino è più sofisticato e, non ricordo dove (saggi sul Giappone? Calvino ha scritto così tanto che non appena ci si avvicina a lui la bussola impazzisce), ha detto che viaggiare serve per dare all’occhio geometrie diverse. Da casa nostra al luogo di lavoro le rette, le parallele, le intersezioni, i cerchi, i rettangoli, i quadrati sono sempre gli stessi: le stesse case, le stesse tangenziali, le stesse rotonde, gli stessi capannoni, gli stessi semafori e poi, ecco, le stesse facce, che a un certo punto l’abitudine trasforma in figure geometriche. 

domenica 18 marzo 2012

il segnapagine del 18.III.2012

dello Scorfano e del Disagiato

Filippo Facci, A tempo indeterminato: Sono contrario al matrimonio e basta: che sia etero o gay. Sono contrario, cioè, all’assurdità per cui in Italia debba esistere un solo tipo di contratto matrimoniale – perché un matrimonio è anzitutto un contratto – quando al mondo non esiste solo l’unione di due persone con l’obiettivo della progenitura...
Diciottobrumaio, Alcune cose che...: Questo governo, non diversamente dai precedenti, è chiamato alla difesa delle rendite, dei grandi patrimoni e dei profitti messi in pericolo dalla crisi finanziaria, e lo sta facendo palesemente nei modi che si è detto, colpendo salariati e ceto medio, aumentando l’iva che è una vera e propria tassa sui redditi più bassi. 
Ho rapito un alieno, Una grande esplosione: Continuo a serbare nell’intimo un misterioso e mai abbastanza riluttante senso di non appartenenza con gli altri strani esseri del mondo.
Formamentis, The human centipede: E' la stagione dei prestanome, nessuno ci vuole mettere la faccia: Alfano per Berlusconi, Bersani per D'Alema, li mandano allo sbaraglio per assaggiare le portate e fare gli anticorpi ai veleni.

lo erano e non lo erano

di lo Scorfano


Ci sono notizie che poi si scopre che non erano notizie e allora bisognerebbe che le redazioni dei giornali dessero ogni tanto una seria controllata, sono d'accordo. Ma soprattutto, sono abbastanza d'accordo anche su questo, sarebbe necessario che noi lettori, per la nostra stessa igiene mentale, si stesse ben più attenti a quel che si legge e non si credesse ciecamente a tutto quello che si può trovare in giro, in rete, alla tv o sulla carta stampata. Perché non tutte le notizie sono effettivamente tali; perché alcune notizie non erano notizie, come da eponima rubrica.

Per cui, per esempio, io posso benissimo credere che questa notizia non sia tale.