domenica 1 luglio 2012

Le belle canzoni che ho smesso di ascoltare


del Disagiato

Qualche giorno fa, in libreria, ho capito una cosa davvero strana e questa cosa strana è che ci sono canzoni talmente belle, e ovviamente per me significative, da non riuscire più ad ascoltarle. Canzoni così perfette che diventano micidiali, impossibili da disinnescare. Stavo sistemando libri, quando alla radio hanno “lanciato” una canzone che mi ero completamente dimenticato quanto fosse, diciamo così, dolorosa. Di che canzone sto parlando? Beh, insomma, se ho capito bene arriva un momento in cui ci si dice che odiamo le classifiche ma che ora bisogna farne una. Magari a voi invece piacciono un sacco, le classifiche, e quindi questo momento non l’avete mai conosciuto. Ecco, magari per voi è così. Invece a me non sono mai piaciute o forse, lo ammetto, non sono mai stato capace di essere schematico e deciso e quindi di farne una. L’altro giorno, però, ho pensato di fare una classifica delle cinque canzoni perfette (cinque, non so bene perché) della mia vita e che per questo, e solo per questo, ho smesso di frequentare. Cattive compagnie, si dice. Ma niente classifica, non ne sono stato capace. Così ho fatto una lista che non contempla un vincitore. L’ultimo pezzo di questa lista potrebbe benissimo starsene al primo posto. Ho preso carta e penna e ho scritto il titolo di cinque canzoni che non ho più ascoltato perché troppo belle e dolorose e che ogni volta che le sento arrivare mi tappo le orecchie o, se posso, cambio stanza. Che poi, queste, secondo me, sono le cinque canzoni senza sbavatura, compatte. Perfette, appunto.


Lou Reed, Perfect Day



Se pensate che adesso vi dica anno di composizione e fortuna del pezzo oppure mi metta ad analizzare le parole o le strofe, girate pagina. La noia di questa lista sta nel fatto che vi dico il perché non riesco più ad ascoltarla. Un post molto intimista, tanto per cambiare. Nell’estate di parecchi anni fa (era 1996 o 1997) lavoravo come cameriere in un ristorante dell’immensa provincia bresciana e verso fine serata, quando era il momento di lavare e asciugare piatti, il proprietario del locale accendeva la radio in cucina. La stazione che ci toccava ascoltare mandava tutti i giorni, ma proprio tutti, alla stessa ora, questa canzone di Lou Reed che a un certo punto a lei dice, o chiede, di dare insieme da mangiare agli animali dello zoo, di guardare un film e poi di andare a casa. Che, molto suppergiù, è quello che facevo io e cioè davo da mangiare ai cani che stavano in un cortile sul retro del ristorante e poi, terminato il mio mestiere, scappavo dalla mia ragazza (Alice, si chiamava), a casa sua, per un film o altro. Poco c’entra con il testo della canzone, lo ammetto, ma quei versi mi facevano pensare a me, a quello che stavo facendo, all’amore che stavo consumando come un pasto in quelle sere d’estate (l’amore finisce quando comincia, ha detto una volta un amico al suo terzo bicchiere di birra). Quelli erano i miei giorni perfetti e lo so che gli anni imbellettano e deformano i ricordi ma oggi Perfect Day non riesco più ad ascoltarla. In negozio, l’altro giorno, quando questa canzone stava arrivando, ho abbassato il volume. “Perché abbassi?”, mi ha chiesto una collega. Non ho risposto, ho cambiato discorso. Una canzone terribilmente perfetta, secondo me. Senza sbavature e che per fortuna dura pochissimo.


Coldplay, Yellow



Non c’è movente, questa volta. Non c’è alcun motivo visibile e palpabile per cui io non debba più ascoltare questa canzone, che è una canzone bellissima. Allora? Cosa c’è che non va? Mi appassionai a questi ragazzotti inglesi con leggero senso di colpa. Sapete, ascoltavo i Nirvana, a quei tempi, e loro, i Coldpaly, alle mie orecchie manomesse e scassate sembravano l’ennesima boy band. Ricordo un’intervista a Giuseppe Tornatore, fatta poco dopo l’uscita del primo disco dei Coldpaly: “Che musica ascolti, ultimamente?”, gli chiede l’intervistatore. “Sai, mi vergogno un po’ a dirlo, ma mi stanno piacendo molto i Coldplay”, Ecco, io e Tornatore ci vergognavamo un po’ ad ascoltare i Coldpaly. E Yellow, secondo me, è la canzone più bella che abbiano mai fatto. Anzi, la canzone più inattaccabile. E io non riesco ad ascoltarla. Ogni volta che la sento partire mi viene da alzarmi se sono seduto o da sedermi se sono in piedi. Mi viene voglia di agire, di cambiare posizione e vita. I motivi di tale repulsione sono oscuri. Ci sono, ma sono sepolti. Secondo me non riesco ad ascoltarla perché è bella e basta, e mi sto accorgendo che più passa il tempo e più faccio fatica a guardare in faccia la bellezza. E siccome io amo la vita (ogni giorno di più) e siccome non vorrei morire mai, ecco, allora me ne sto alla larga dalle canzoni belle come questa: canzone che mi ricorda la sabbia della clessidra che scende, il tempo che rimane e che non posso più riavere o chiedere in prestito. Triste, vero?


Vinicio Capossela, Fatalità



A un certo punto mio padre rischia di morire per colpa di una vena della testa che si buca, la ragazza mi lascia, scopro di non essere capace ad affrontare gli esami universitari e una lettera dichiara che devo cominciare a fare servizio civile con le Suore Ancelle della Carità presso un centro di malati terminali di Aids. Non proprio un bel momento, davvero. C’era da perdersi. E infatti mi sono perso e mi sono messo su false piste. Poi trovo per caso Fatalità, canzone in cui si dicono queste parole bellissime: "il furbo l’ho fatto una volta di più delle carte che ho in mano e lo scherzo non scherza col gioco e con il fuoco". Non che fosse tutta colpa mia, ci mancherebbe, ma quella canzone mi spiegò con molta gentilezza che stavo facendo il furbo una volta di più delle carte che avevo in mano. Oppure che rischiavo di farlo, il furbo. E, insomma, Fatalità mi ha rimesso in pista, mi ha ricordato che sono un essere umano, un uomo che soffre come tutti gli altri uomini. Però non riesco più ad ascoltarla (ma, lo confesso, ogni tanto mi faccio forza e la riascolto). Mi viene da essere tristissimo e da ricordare quel buio e quei mesi che tanto mi hanno tolto ma che tanto mi hanno restituito. In chiusura Capossela dice: "figli che mancate, amici di limpide serate". Ecco, non ho mai capito cosa significhi “figli che mancate”. Invece “amici di limpide serate” lo capisco bene. E mi mancano tantissimo i miei amici, dispersi, di limpide serate. Davvero tanto.


Roberto Vecchioni, Sogna ragazzo sogna



Qualcuno, su questo blogghettino o per mail, mi ha caldamente consigliato di smetterla di piangermi addosso. Già, il vittimismo, il mio sport preferito. Non che voi siete molti diversi da me, eh. Sta di fatto che non mi sembra di aver fatto grandi cose, nella vita. Non guadagno neppure molto. La colpa è mia. E dei libri. I libri mi hanno addestrato a rimanermene solo e a non volere di più. O forse sono io che dai libri ho pescato le cose sbagliate e che mi sono fatto venire, inutilmente, i sudori freddi solo per il gusto di essere diverso, speciale. Spesso penso che senza i libri sarei un po’ più felice, stabile e magari, chissà, più ricco. Questa canzone più volte mi ha incoraggiato, ricordandomi però tutti i fuorigioco e tutti quanti gli errori. Ho già vinto, mi dice Vecchioni. Non è vero, è una menzogna, ma gli ho creduto tante volte e ancora gli credo. Non posso fare diversamente, ormai la nave ha preso il largo e mi tocca cercare la rotta, il prossimo porto. Per poi ripartire e rimettermi in mezzo al mare, con gli occhi chiusi, i pugni stretti, credendoci un po’. Solo un po’.


Low, Down



Mi ricorda tanto l’inizio, la partenza. Ascoltavo questi sette minuti e mezzo di canzone durante le mie primissime settimane di lavoro in libreria. Allora pensavo, con l’ingenuità tipica degli ingenui, che mi stavo mettendo in un posto sicuro e privilegiato del mondo: in un luogo di cultura. Mi sbagliavo, ovviamente. Pensavo che i libri avessero a che fare con una cosa chiamata “felicita” e più precisamente “felicità interiore”. In seguito, invece, ho scoperto che i libri non sono strumento o arma di difesa, che non sono un posticino in cui rifugiarsi e proteggersi (ma voi capite le mie farneticazioni? speriamo). Pensavo che la libreria fosse un posto in cui il lavoro non era proprio lavoro e la fatica non proprio fatica. E invece no, i libri sono anche (anche) partecipazione, moda, commercio, mercato, pubblicità, menzogna, soldi e strategie. Lavorare in libreria, questa la cruda realtà, significa lavorare e faticare come da qualsiasi altra parte. Insomma, questa canzone (che secondo me sta incastrata in uno dei dischi più belli di sempre) mi ricorda l’ingenuità della partenza, i muscoli pronti allo scatto, l’inizio della via che ora sto percorrendo cercando di non zoppicare troppo. E per questo non la riascolto. Non l’ho fatto neanche adesso, per scrivere queste righe.


17 commenti:

  1. Le prime tre note, di Perfect day, già le primissime, appena parte, valgono tutte le cinque canzoni insieme. Obbligano al silenzio, al raccoglimento, alla concentrazione. Se stai facendo qualcosa di banale la smetti, se stai correndo ti fermi, se stai parlando ascolti, ti costringono a migliorarti per pochi minuti, ad accendere l'antenna e assorbire quello che puoi.

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  2. ... proprio in questi giorni mi sono ritrovata a viaggiare e camminare per chilometri tenendo in mano il mio lettore mp3 senza riuscire ad accenderlo per motivi forse simili ai tuoi... canzoni e musiche troppo belle, troppo intimamente legate a cose, persone, luoghi lontani... e tra queste ci stanno anche Perfect Day e i Coldplay (e poi Alan Parson, Brian Eno, Muse, Radiohead, Depeche Mode, REM, U2 e tante altre) amate e inascoltate per lo stesso motivo. Ma forse, penso, dipende da una condizione personale del momento, spero passeggero. E, siccome non riesco a scindere emozioni e musica, ho deciso di non rovinarmi le canzoni della tua lista che ancora non conosco(come Low, Down) o che non mi rattristano (Vecchioni o Capossela) rinviandone l'ascolto a un momento migliore. Perché verrà... e si tornerà ad ascoltare musica bellissima e piena di significati e ricordi senza che faccia male...
    (Grazie delle confessioni del post, mi hanno fatto sentire meno strana!)
    ohana

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  3. Lou reed è oggettivamente perfetto. "You made me forget myself I thought I was someone else (someone good)" (ché la perfezione è altro che non essere buoni). Come si fa a non commuoversi? Grazie.

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  4. Grande opportunità per gli aspiranti musicisti... Date un'occhiata: https://plus.google.com/u/0/105958964867148531580/posts

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  5. Mi sento ancora per una volta in linea con il tuo pensiero!
    Anche io ho alcune canzoni che solo il pensiero di ascoltare mi
    fa star male. Sono tutte legate a situazioni o a momenti particolari.
    Per me è October degli U2 la canzone che mi fa piangere per forza anche se non voglio.
    Anche io ti ringrazio per il post, anche io oggi mi sento un pò meno strana.
    Anche se tutto sommato sono felice di essere "strana", non vorrei essere diversamente. E' bello avere una interiorità profonda, il brutto è che è difficile trasmetterla a volte.

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  6. apprezzo l'incrocio che fai di intimità, perfezione, canzone.
    perché smettersi di piangersi addosso se lo si fa in maniera così bene ma così bene che è d'istinto abbassare il volume. p.s. Low d'eccezione.

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  7. Bella musica, belle parole. Grazie.

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  8. c'è il luogo giusto per ognuno. io sono triste, io sono giù, la mia vita se ne va per conto suo, è lei che comanda, il tempo passa e io anche; non è vivere questo. è fluttuare senza senso nell'universo, agitarsi come la falena attorno alla lampada. come se gli atomi e le particelle subatomiche e le leggi fisiche avessero deciso che io devo stare male... quale movimento, quale forza porta alla mia tristezza, come libero arbitrio e leggi fisiche si accordano? è già tutto scritto o sto scrivendo? se è già tutto scritto, perchè esisto? se sto scrivendo io, perchè non so scrivere? forse tutti e due... finirà? finirà... questo è il blog della tristezza, e tu stai come me, empatia, nonostante tutto non siamo soli, e non può che far piacere. uno stupido sadico piacere.

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  9. sai qual'è il problema dei libri, dei film, della musica, dell'arte, della droga, del vino? che ti danno l'illusione che tu stia vivendo...

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  10. molto bella la canzone dei low... non la conoscevo...

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  11. Marcus Garvey3 luglio 2012 13:38

    ma lo scorfano? è morto?

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    1. Vivo. Ma provvisoriamente silente... ;)

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    2. Marcus Garvey4 luglio 2012 17:33

      Ah... Bene dai, mi ero un po' preoccupato :)

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  12. E' bello regalare i propri pensieri, bel post.

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  13. è accaduto anche a me...anzi con una leggera differenza...in certi periodi della vita... è capitato di non voler ascoltare mai musiche lente, che parlano di amore...ma solo rock, caricanti... e poi invece altre volte non ho proprio più ascoltato musica...per poi reincontrarla...improvvisamente...aprire gli occhi, vedere più chiaro...e pensare...come ho fatto tutto questo periodo senza la musica...la mia musica..

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  14. MANNAGGIA, MI S'è ROTTO L'IMPIANTO STEREO, MA PENSA Tè KE SFIGATA KE SONO... E TU KE DICI D'ESSER DISAGIATO, CONSOLATI !!!
    P.S. = Adoro Lou Reed, 1 grande !!!

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)