
Io penso di essere una persona sensibile, ma è più sensato e costruttivo che siano gli altri a dirmelo. E già il fatto che me lo dica mia madre, non basta: che io sia una persona sensibile, o non razzista, devono dirmelo gli amici, anzi i nemici, il vicino di casa, le persone che lavorano in libreria con me; non mia madre, che è resa strabica dal troppo amore. Penso anche di essere stato un bravo centrocampista, ma purtroppo mai nessuno mi ha detto: “tu sei un bravissimo centrocampista, ti andrebbe di giocare nel Brescia?”. Ecco, se nessuno mi ha detto così, significa che così bravo come pensavo, e penso di essere, non lo sono. Non ho nulla da dire sulla vicenda che sta coinvolgendo la signora Idem, se non che reputo naturale e umana la sua capacità di definirsi, soprattutto dentro l’urgenza del chiarimento: “Non sono una cittadina infallibile, ma onesta”. Ma sta a noi, alla fine, dire se il ministro è persona onesta. E non tanto, come dice Luca Sofri, perché “non esistono le persone oneste per le regole della comunità” – le persone oneste esistono per le regole della comunità, qualsiasi cosa mettiamo dentro l’espressione “regole della comunità” - ma perché l’onesto farebbe bene, magari proprio per onestà, a non dirsi onesto. Un giornalista o un blogger, per fare un altro esempio, farebbe bene a non definirsi “indipendente” o “intellettualmente onesto” per non apparire, agli occhi dei suoi giudici, bugiardo o anche solo un pizzico vanitoso. Se proprio devo amare il mio prossimo, allora lo faccio per questo e cioè perché per mezzo della serenità che non gli tolgo, sappia capire, e dirmi, come sono fatto io. Che sappia reggermi lo specchio, insomma. Non vedo nessun altro motivo per rispettare gli altri.