mercoledì 17 aprile 2013

Forse basterebbe solo questo

del Disagiato

Un paio di sere fa, girando canale, in televisione mi è capitato di vedere un pezzettino di un film che stava già per concludersi. Uno psicoterapeuta va dal suo supervisore per dirgli una cosa che in quei giorni non lo fa dormire e cioè che lui si sta innamorando di una sua paziente che a sua volta è innamorata di lui. Al di fuori della terapia, non dovresti aver alcun rapporto con lei, gli dice il supervisore. Adesso che lei è una mia paziente non posso, ma tra qualche mese o tra qualche anno, quando lei non sarà una mia paziente, le cose saranno diverse, ribatte lui. No, risponde il supervisore, lei sarà sempre una tua paziente, sarà sempre un qualcosa che avrai dentro di te, quindi devi fermarti. Ma questa è una legge inventata da chissà quale avvocato, sragiona ancora lui. Non è una legge: non è permesso da un codice etico che è fondamentale per noi analisti rispettare. E poi aggiunge: "sono tutte cose che tu già sai, ma che vuoi ignorare perché vuoi essere desiderato. Tutti lo vogliamo". Bene, a questo punto lo psicoterapeuta innamorato, e ora molto nervoso, si alza dalla sedia e, puntando il dito verso il suo dottore, gli dice che lui invece sarà in grado di gestire questo transfert erotico e che la paziente di cui è innamorato la sta trattando bene come tratta bene tutti i suoi altri pazienti perché – e queste sono, più o meno, le parole che mi hanno colpito – "io tratto tutti con la stessa integrità, la stessa partecipazione e lo stesso rigore. A me piacciono i miei pazienti, io mi preoccupo per loro, mi identifico con loro, mi metto a nudo davanti a loro. Tu invece li analizzi. Anch’io li analizzo, ma provo empatia. Io non riesco a fare a meno di entrare in sintonia con la persona. Ecco, questo è il mio modo di lavorare, la mia ricompensa”. 

Ovviamente c’è un codice etico da rispettare. Uno psicoterapeuta, se non sbaglio, non dovrebbe mai innamorarsi del suo paziente, e mai dovrebbe lavorare provando empatia, amore. Lo psicoterapeuta innamorato ha torto, oppure il regista ce lo mostra come una persona che ha ragione nel torto o viceversa.

Chiaro, io non sono uno psicoterapeuta che incontra i suoi pazienti. Maneggio libri e ho a che fare con clienti che vanno di fretta o che con calma mi chiedono un consiglio, una buona lettura o un buon libro da regalare alla moglie che compie gli anni. Non sono un dottore, non curo e non devo ascoltare, ma eseguire. C’è un po’ di spazio per le cosiddette iniziative personali ma per il resto devo allestire situazioni già ragionate da qualcun altro, settimane o mesi prima. Però anch'io, come quel dottore, a volte sono innamorato sapendo che non dovrei mai essere innamorato, consapevole dei codici etici. A volte, mentre metto in vetrina un libro che piace a me, mi sento un po’ colpevole, come lo psicanalista davanti al suo supervisore. Una o due volte alla settimana (e non tutte le settimane) – mentre in Italia chiudono le librerie, mentre i librai si chiedono come dovrebbe organizzarsi l’editoria, mentre si discute della legge Levi, mentre i lettori diminuiscono – lavoro mettendomi a nudo, provando una sorta di empatia e identificandomi con il cliente che mi chiede quale libro, secondo me, vale la pena di essere letto. E allora io consiglio un libro che nessuno ci ha detto di spingere, che nessun volantino pubblicizza, che nessun critico prezzolato propone per i suoi spettatori o lettori. Ripeto: capita una o due volte alla settimana, a volte anche mai. Ma quando faccio il mio mestiere con cognizione o mettendoci un po’ d’appassionata intelligenza e responsabilità, ecco, sento di fare la cosa giusta. Addirittura mi capita di pensare: forse basterebbe solo questo. Solo lavorare bene, per non sparire, per non abbassare per sempre la saracinesca. Solo consigliare libri - scusate l'espressione - un po' più profondi e non libri pubblicizzati, ruffiani. E i clienti, quando hanno davanti un libraio che consiglia questi libri - perché questi libri li ha letti e magari li ha saputi giudicare - rivede i suoi concetto di pigrizia e comodità, e quindi ritorna in libreria.

Qualche giorno fa una mia collega mi ha riferito che una cliente ha chiesto di me perché, diceva lei, un po’ di tempo fa le ho dato il consiglio giusto. Non ve lo racconto per farvi vedere quanto sono bravo ma per farvi vedere una cosa ancora più sorprendente e cioè che a volte sono capace di essere bravo o, meglio, di essere efficace. Cosa che mi stupisce, ovviamente. Però quasi sempre mi sento come quel supervisore ragionevole: non si può, c’è un codice etico da rispettare. È da stupidi provare empatia, preoccuparsi e soprattutto identificarsi. Non si fa, è scorretto, controproducente, si rischia di deludere qualcuno. Il titolo che hanno pubblicizzato la sera prima in televisione va in vetrina e la pila di libri del famoso giornalista deve essere sistemata dove c’è l’entrata del negozio, ben visibile a tutti. Solo così - e, credetemi, lo dico con serietà e senza ironia -  la libreria può continuare a vivere e ad essere competitiva.

16 commenti:

  1. Vero, ma quella volta o due alla settimana danno un senso speciale a quello che si fa...

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  2. Io adotto il rigorosissimo codice etico ed evito sistematicamente di innamorarmi delle mie tabelle in excel, benché loro...

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  3. Il codice etico.

    Che cosa porta a noi ma specialmente al nostro "prossimo" il così chiamato "codice etico"?

    Una mia personale notazione: se questo codice di comportamento porta alla maggiore autonomia e presa di coscienza di libertà dell'altra persona allora bene venga questo comportamento.

    Se viceversa questo codice porta ad una minore indipendenza di scelta ed ad una maggiore sottomissione della persona all'altrui intervento allora non bene venga.

    Buon lavoro caro Disagiato.

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  4. Dai, consigliaci un buon libro.

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  5. A proposito di pubblicità, mi è venuto in mente una cosa...Anni fa, saranno passati dodici anni, ero andata nella libreria della mia città. Guardando tra gli scaffali, mi accorsi che le edizioni mondadori di orwell '1984' avevano una fascia rossa "La vera storia del grande fratello ". Mi lamentai con la libraia di questo misfatto , che non si può vendere un libro associandolo al grande fratello che combinazione era uscito quell'anno, per la prima volta. La libraia strappò davanti ai miei occhi le etichette dandomi ragione.
    Perchè queste mere trovate pubblicitarie? la gente non è così stupida...anche se ultimamente mi devo convincere che lo sia realmente.....
    ... Il mio sogno era lavorare in libreria, ma mi accontento di leggere i libri :) e ne ho letti tanti e leggo ancora nonostante mi manchi il tempo... Con i libri non sono mai sola:) ci sono stati autori che mi hanno davvero aiutato in momenti bui, così come altri hanno stravolto il mio modo di vedere, spalancando in un colpo solo tutte le finestre del mio cervello e del mio cuore.
    Riguardo al codice etico, sono d'accordo,ma non totalmente... Con il mio lavoro sto a contatto con la sofferenza della gente , quella più cruda. La sofferenza delle malattie che mette a dura prova anche gli animi più ottimisti, e credimi, non è facile: quante volte sono tornata a casa depressa per loro, perchè una madre ha perso una figlia per un cancro, perchè una moglie ha il marito con la sclerosi multipla...quanti casi tristi ! So che bisogna trovare una giusta misura tra empatia e distanza tra te e la persona malata o il parente della persona malata. Ma quando abbraccio uno di loro, sento di aver fatto molto di più.. Quante volte poi ho assistito anziani soli in casa, portando loro le medicine, mettendo il collirio nei loro occhietti e il loro sorriso mi ripagava ....
    ......
    francesca
    ...
    Francesca
    ............................

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  6. sì, sì, sì.. caro disagiato, consigliaci un buon libro :)

    francesca

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  7. Per questo dovete venire in libreria ;)

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  8. E' un po' come quando noi insegnanti ci sforziamo di non dare la pastura agli allievi, no? Chiediamo loro più fatica, magari, scelte meno "facili", per loro e per noi, ma è così che ci guadagnano tutti in sostanza. E' il principio del "lavoro ben fatto".

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  9. non riesco a mettere i commenti sul sobbalzo e su quanto ha scritto lo scorfano... dio benedetto. Che siate benedetti voi due.

    Non siete per niente pesanti, trovo che con voi due il nulla della vita acquisti un pò del senso, come quando leggo il mio amatissimo dostoevskji. ( Per me sono più pesanti i tipi delle discoteche con le scarpe dorate di cui mi parlò una volta un mio amico ...mamma mia ... )

    Grazie ancora per aver ricordato verga e la magnifica letteratura dell'ottocento di cui ho molta nostalgia. ( C'era stato un tempo che volevo fare un altarino per dostoevskij come il protagonista di I quattrocento colpi per il suo balzac ... :D )
    vi abbraccio forte forte

    francesca

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  10. La persona davanti non è un sobbalzo, non deve esserlo...già...

    ( Adesso sono alle prese con il suggeritore, dopo aver letto il tribunale delle anime , Donato Carrisi è stata una scoperta per me ...mi ha spiazzato )

    francesca

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  11. Bene, lo Scorfano ci ha lasciato di nuovo orfani, ma tu???? sei in forte disagio? coraggio, non lasciarti andare ai rimpianti, hai capacità da vendere, più delle pile dei libri nella tua libreria, e cominci veramente a mancare, per lo meno a me, lo Scorfano ormai mi ha fatto abituare alle sue mancanze, me ne farò una ragione, nei momenti di nostalgia letteraria, rileggo i suoi post, ma tant'è...
    ti aspettiamo

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  12. ma dove sei???
    ogni giorno clicco sul tuo blog, sperando in un tuo ritorno.....
    che succede???

    francesca

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  13. anch'io ti aspetto...
    francesca

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  14. Marcolino ho letto cio' che hai scritto e sono daccordo con te
    Sabina

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  15. Per caso ti ricordi il titolo del film?

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)