lunedì 14 gennaio 2013

Che succede?

del Disagiato

L'altro giorno, in libreria, un corriere ha portato trentaquattro scatole piene di libri. Siccome una mia collega è in vacanza e un’altra ha deciso di non venire più, ero da solo ad affrontare scatole, taglierini, soldi, fax, mail, telefonate e carta. “Ma li leggi tutti te questi libri?”, mi ha domandato il corriere, e io ho fatto un bel sorriso, ho preso la ricevuta che lui mi ha messo in mano, l’ho firmata, ho salutato e poi, così, solo per scippare al trascorrere del tempo un po’ di nuova energia, mi sono fermato e ho guardato il negozio. Che era vuoto. C’eravamo io e le scatole, e basta. E allora come mai così tanta carta per fare i libri? E allora come mai così tanta benzina per i camion per portare i libri? Tanti libri, tutti i giorni; pochi clienti, tutti i giorni. Ecco, lì in negozio, fermo, in mezzo al buon odore di carta e inchiostro, pensavo a quella contraddizione per me così ben visibile e demenziale. 

E siccome a me piace tanto la Spagna, mi è venuta in mente una delle cause (o conseguenze?) della crisi spagnola: in Spagna hanno costruito tante, troppe case ma ne hanno vendute poche. Questo, dicono, ha quasi portato al fallimento le banche. Io, naturalmente, ho riassunto rozzamente ciò che ho letto su alcuni giornali: tante case, pochi acquirenti. Chissà, poi, se per davvero è da questa sterile sovrapproduzione che sono partite le profonde radici della crisi. Magari i motivi sono altri e magari questa cosa delle case e della Spagna non c’entra niente con i libri che arrivano tutti i giorni e con i clienti da troppo tempo latitanti. Però l'altro giorno ho preso un po’ di paura e mi sono fatto delle domande: Cosa sta succedendo all’editoria? Ma qualcuno, là, dove ci sono le stanze dei bottoni, si sta rendendo conto che si stampa più di quello che si dovrebbe stampare? Quanto c’entra tutto ciò con la nostra felicità?

42 commenti:

  1. Ben tornato, con l'abituale dose di ottimismo :^)

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  2. Bentornato, Disagiato!
    Per quanto riguarda il tuo dubbio sulla Spagna, dove vivo da 16 anni, te lo posso confermare: non sarà stata certo l'unica causa della crisi (in fondo, è mondiale e nata altrove) ma sicuramente una delle maggiori colpe è data proprio dall'eccesso di costruzioni. Il governo dell'epoca aveva trovato il modo di arricchire (quasi) tutti -in primis i governanti- con la riqualificazione di aree in precedenza non edificabili e con appalti "lievitanti". Ad un certo punto la bolla di sapone a forza di gonfiarsi è scoppiata. Ricordo che si parlava, per la costa mediterranea, di salari dei piastrellisti fino a 6.000 euro mensili! Anche qui in Canarias, che in quegli anni è stata distrutta dal cemento, tutti scappavano dalle campagne per dedicarsi all'edilizia, oltretutto con scarsa o nulla preparazione; noi mettevamo in guardia questi giovani muratori dal possibile scoppio della bolla, ma continuavano a spendere a piene mani il denaro che fluiva incessantemente: tutti avevano almeno un grosso SUV (un altro per la moglie), enormi televisori al plasma, GPS megagalattici per percorrere sì e no 10 chilometri al giorno, andavano al ristorante abbastanza spesso, le mogli e i figli si toglievano tutti i capricci possibili (ricordo uno che permetteva al figlio bambino di tingersi i capelli di blu!). Ora sono quasi tutti a spasso, con la sola indennità di disoccupazione, quelli fortunati con lo stipendio della moglie che lavora come cameriera in un albergo (ma anche nel turismo c'è crisi) o come donna delle pulizie a ore...
    Il risultato di tutto questo, in tutta Spagna, è: coste cementificate con casermoni semivuoti, interi quartieri satellitari vuoti, invasi dalle erbacce e in gravi condizioni (le costruzioni erano fatte molto velocemente, come veniva veniva intanto si vendeva ugualmente, abbiamo visto alla TV documentati questi disastri, con crepe che attraversano l'intero appartamento, impianti idraulici difettosi, ecc.).
    Il paragone che fai con l'editoria è accertato: si stampa troppo, spesso testi di pessima qualità, che però non compro per cui non ti saprei dire se stampati affrettatamente e poco curati anche nella stampa (refusi, errori di impaginazione o che altro).
    Resisteranno solo i libri che hanno un certo valore intrinseco.

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  3. mi associo al "bentornato con il tuo solito entusiasmo" e alla bolla immobiliare spagnola. Però c'è una differenza con i libri: la crescita del valore (fittizio) delle case portava la gente a fare mutui più alti perché tanto c'era il valore della casa dietro; quando il valore è crollato sono rimasti i debiti. Con i libri non è che uno si indebiti più di tanto.

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    1. Hai più che ragione, c'è una grossissima differenza. Però in libreria e scrivendo il post pensavo più alla quantità di cose inutili che ci circondano che alla questione del debito e del valore. Riflettevo sul nostro rapporto con la quantità (quantità priva di senso, a questo punto).

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    2. il rapporto con la quantità deve essere un retaggio della nostra ascendenza cavernicola se non addirittura arboricola, anche se non è che siano in molti ad avere le case piene di libri.
      Più che altro mi chiederei (visto che in fin dei conti ci sono cascato anch'io) come mai scrivere un libro sia ancora considerato uno status symbol. Penso che per il 95% dei libri pubblicati l'autore avrebbe guadagnato di più a fare qualcos'altro nel tempo impiegato...

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    3. Io capisco benissimo il voler pubblicare un romanzo (i motivo sono tanti, personali e non; la qualità del romanzo presto deciderà la sua permanenza sugli scaffali) ma non capisco la pubblicazione di raccolte di twit o sms o mail, che ultimamente abbondano e che in pochissimi acquistano. Ecco, quando in libreria vedo libri di questo genere, mi sento preso in giro. Letteralmente.

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    4. "la qualità del romanzo presto deciderà la sua permanenza sugli scaffali"

      Questa affermazione è sempre da interpretare, vi ricordo :^) Non vendono solo i libri "buoni", anche se vorremmo fosse così.

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  4. Ho brutalmente spammato il tuo post tra gli avventori dello Starbooks.

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  5. Grazie a tutti per il "Bentornato", davvero.

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  6. Ragazzi, considerate che ci sono fattori differenti. Non possiamo paragonare l'acquisto di una casa a quello di un libro. Un testo a settimana posso permettermelo, un mutuo no.

    Bruna, tu dici:

    "Resisteranno solo i libri che hanno un certo valore intrinseco."

    Questo è il punto di vista di una lettrice consumata, non del mercato editoriale. Se vendono i soliti giallisti svedesi o i cyberfantasy per young adult (!), ben venga per il mondo dell'editoria, perché guadagna abbastanza per sopravvivere e magari - si spera - poter perdere soldi nella produzione di qualche libro meno commerciale ma più profondo.

    Poi ci sarebbe da considerare una possibile crisi del cartaceo ma, Disagiato, ogni volta che entro in una qualsiasi libreria - sia la FNAC a Verona o un piccolo negozio in provincia o la Arion a Euroma2 - vedo gente guardare e comprare.

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    1. Guarda che in questo modo stai dando parecchio spazio a una mia paura: è solo la "mia" libreria che vive momenti intensamente drammatici. Io continuo a fingere che non sia così ;)

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    2. "resisteranno" in effetti non è la parola giusta. Il mercato editoriale ha sempre avuto i best-seller che non hanno nessuna necessità di essere anche long-seller: i giallisti svedesi sono pubblicati per essere consumati sul momento; se non sono stati i primi a sparire dalla carta per finire in ebook è perché e comunque più facile leggere un libro cartaceo se non sei un lettore forte.

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    3. @.mau.: credo che un lettore "non forte" si rivolga ancora al cartaceo perché non è convinto che l'investimento di un reader valga la pena, in funzione del numero di libri letti all'anno.

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    4. lo stesso lettore "non forte" che gira con l'iPad? (ammetto che con l'iPhone leggere un ebook dev'essere un'esperienza)

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    5. E' una cosa diversa: l'iPad ce l'ha già perché fa figo ;^) Che ci legga libri è incidentale. Comprare un Kindle, per dire, ha solo uno scopo: leggere, punto.

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  7. Si stampa più di quello che si legge, ma è normale: quando stampi, è come se stessi cucinando per i tuoi ospiti a cena. Calcoli le persone, e prepari con un buon margine. Se per dieci invitati servono 800 grammi di pasta, ne fai un chilo. Tanto poi si mangia tutto.
    Certo, nell'editoria è un po' diverso, visto che qualcosa al macero finisce sempre...

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  8. Mi accodo alla fila dei "bentornato con il tuo solito entusiasmo" e non posso che condividere le tue considerazioni. Non posso stimare numeri in riferimento alla crisi edilizia spagnola, ma, molto più banalmente, in risposta a LFK posso affermare che qui si buttano due chili si spaghetti. Sei preoccupato, si percepisce: usaci come diversivo e continua a scrivere.

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  9. Che bello sei tornato! Grazie!!!!

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  10. Bello rileggerti, bentornato!
    Forse si stampa troppo è vero, ma io credo che le librerie meno affollate facciano parte del generale riflesso dei tempi di crisi economica. Per molte famiglie acquistare un libro in più o in meno può fare la differenza.
    g

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    1. epperò una volta i libri erano anticiclici: si compravano al posto di altri regali per risparmiare. Vuol dire che non si fanno più regali? Oppure che il "regalo da poco" è cambiato?

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    2. No, a Natale, come regalo, i libri si sono venduti. Ma in libreria dicembre è un mese governato da leggi tutte sue.

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  11. bentornato! adesso aspettiamo anche lo Scorfano :)

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    1. The Dark Nomad14 gennaio 2013 15:10

      Noccioli', aspetta e spera...

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  12. Forse, come dice qualcuno, ci sono più scrittori che lettori. Ma forse no. L'economia è una scienza sociale dove la psicologia ha un'importanza enorme: a volte conta più la percezione dell'entità di un fenomeno che l'entità stessa. Quindi forse ci sono anche sufficienti lettori! Devo dire che twittando mi sono sentita più a casa che su fb, dove navigano più sciocchezze che altro. I lettori ci sono! Viva i libri, le librerie.. e i librai che svuotano interi scatoloni :)

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  13. Ecco, sì, in realtà speravo in un post meno disagiato.
    Ben tornato, Disagia'! :)

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  14. Mi associo ai bentornati!
    Difficile liberarsi di casermoni inutili e mal costruiti, ma anche dei libri scritti in fretta e male è dura. Qui vicino c'era un'unica libreria di quartiere, che quest'anno si è feltrinellizzata. C'è sempre gente, ma libri belli mica così tanti. La gente compra quello di cui sente parlare, o cose scritte da gente famosa che fa altri mestieri. Solo che. Se uno scrittore pretendesse di essere un gran calciatore, gli riderebbero un po' dietro. Il viceversa invece fa tanta buona impressione.

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  15. Non ho ancora letto il post, ma intanto bentornato! Ci sei mancato un sacco.

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  16. Grazie per essere tornato. Mi hai strappato il primo sorriso dell'intera giornata.

    (una dei tanti che leggono sempre e non commentano mai)

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  17. Bentornato! E aspettiamo con trepidazione anche lo Scorfano...

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  18. Non so quanto frequenterò questo posto, ma grazie a chi è contento del mio ritorno. Davvero grazie.

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  19. La crisi economica come crisi di sovrapproduzione, un classico marxista! Secondo l'ortodossia il passo successivo è l'imperialismo. Chissà se finiremo veramente a piazzare i nostri magazzini di littizzetto-barzellette-di-totti-libri-harmony-ecc alle italiche colonie...

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  20. Che bello rivederti qui! Non commento quasi mai, ma ci tengo a dirti bentornato!

    Monica

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  21. Non perdere la speranza e mantieni viva la tua stella danzante. Non solo tu ma persino e soprattutto la città dove la tua libreria si trova ne ha bisogno. Forse non lo sa ancora, ma è così. In bocca al lupo.
    Elettra

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  22. Che bello rileggerti!!

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  23. già, è proprio così, dannazione.

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(Con educazione, se potete. E meglio ancora se con un nickname a vostra scelta, se non vi dispiace, visto che la dicitura Anonimo è brutta assai. Qualora a nostro parere doveste esagerare, desolati, ma saremmo costretti a cancellare. Senza rancore, naturalmente.)