martedì 15 novembre 2011

Non hanno la pretesa di essere recensioni?

del Disagiato

Da domenica il Corriere della Sera ha un nuovo supplemento culturale: su carta si chiama La lettura, online invece Il Club della Lettura.
Abbiamo pensato al Club della Lettura – che parte oggi in contemporanea al nuovo supplemento culturale del Corriere della Sera – come a un luogo dove le idee dei giornalisti circolano insieme a quelle dei lettori e degli autori. Un social network esclusivo dove scambiare opinioni, informazioni e – forti delle tradizioni e dell’autorevolezza del nostro passato – provare a costruire insieme la cultura di domani. Saremo una community che coltiva insieme la passione per la letteratura, i nuovi linguaggi, l’arte, la fotografia, le mostre, la graphic novel.
Siccome mi sono perso la versione cartacea del supplemento, ho buttato un occhio al Club della Lettura e soprattutto alle recensioni di Antonio D’Orrico. Le recensioni, senza farla lunga, le trovo bruttine per l’assenza di un’analisi, anche superficiale, del testo. Faccio un esempio. D’Orrico ha già letto tutto l'ultimo romanzo di Stephen King (ne sentivamo proprio il bisogno della recensione di un libro di S.K?), che è arrivato in libreria la settimana scorsa e che ha più di 700 pagine. 

il collega mario, la collega rita

di lo Scorfano

Tutti gli uomini, per loro natura, sono fallibili (sono anche mortali, in effetti: ma questo, ora come ora, mi interessa di meno). Pertanto, in quanto fallibili, tutti gli uomini, prima o poi, falliscono. Cioè commettono errori, sbagli, si comportano in modo superficiale, trascurano dettagli che forse non erano dettagli, pasticciano. È così ed è normale che sia così: e vorrei ogni tanto ricordarlo a tutti i miei colleghi che invece, in tutta evidenza pensano che no, che alcuni uomini (o donne) non commettano mai errori. E, generalmente, quando questi miei colleghi pensano che alcuni uomini non commettono errori, si stanno riferendo, guarda un po' il caso, a loro stessi.

Ma tutti gli uomini sbagliano, invece, per definizione: anche «loro stessi». Eppure, chi pensa di non sbagliare mai è lo stesso che in genere pensa che ci sia qualcun altro che sbaglia sempre (proprio sempre), secondo un'altra petizione di principio che, naturalmente, non ha alcuna probabilità di essere realistica. E allora succede questo: succede che nei consigli di classe, dove si dovrebbe parlare magari dei ragazzi, si discute di noi stessi, di chi ha sbagliato sempre e di chi non ha sbagliato mai.

Succede pertanto che il collega Mario pensa che la collega Rita sbagli sempre, qualunque cosa dica o faccia; mentre la collega Rita ritiene che sia il collega Mario a sbagliare sempre, in ogni occasione.

lunedì 14 novembre 2011

il segnapagine del 14.XI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Cattiva maestra, Il sistema patonza: Oggi a pagina 14 di Repubblica c’è la pubblicità di una modella in reggiseno che dà il commiato all’ex PresdelCons. L’iniziativa è di una azienda che produce intimo ed è un interessante cortocircuito...
Non ne so abbastanza,  Sovranità popolare e mercati finanziari: Affermare che il Governo Berlusconi sia caduto per effetto della speculazione finanziaria è, semplicemente, falso. Il Governo Berlusconi è caduto per ben altri motivi: è caduto perché in buona sostanza non è esistito e non ha governato. 
La Tigella,  Perché non è la fine e perché non voglio festeggiare: Solo due settimane fa il 25,1% degli interpellati da Swg dichiarava la propria intenzione di votare PdL. Quando saranno resi noti i sondaggi realizzati in questi e nei prossimi giorni scopriremo che questa percentuale non sarà diminuita sensibilmente né, tanto meno, si sarà azzerata.
Alessandra Daniele, Il Generale Inverno: L'evidenza è ormai innegabile. L''Italia non è matura per la democrazia. Sono ancora troppo forti i legami tribali, le faide interetniche, le reti del narcotraffico, l'influenza nefasta dei leader religiosi, la corruzione sistematica, lo strapotere dei capi tribù.
Freddy Nietzsche, Taveggiare pallido assorto: Al Corriere sono così: non vogliono il baccano, il bailamme, la gazzarra. Quello che fanno normalmente, prevedibilmente, comprensibilmente le persone non è rilevante; rilevante è quello che avrebbero dovuto fare se si fossero comportati da bambini buoni, educati, per bene.
Step by step, Ma Berlusconi non finisce qui: E ciò significherà che, nostro malgrado, continuerà a farci sentire la sua voce, a dare la colpa agli altri – dalle sinistre all’euro passando per la Bce (che pure avrebbe potuto salvarlo) – a lanciare proseliti tramite i Promotori della Libertà, a fare cioè quello che gli è sempre riuscito meglio: casino. 

coppie

di lo Scorfano

A volte i genitori vengono ai colloqui da me (insegnante dei loro figli) in coppia: madre e padre insieme. Mi ascoltano e ogni tanto si guardano l'un l'altro. Poi uno dei due interviene ed è quasi sempre la mamma a parlare per prima: a dirmi come è il figlio e quali sono le difficoltà che il figlio racconta, quando torna a casa, o quelle che loro due vedono, anche se il figlio non racconta niente. Poi magari interviene anche il padre ed è facile che ripeta spesso quello che ha detto la madre, anche se il tono, spesso, è meno indulgente.

Mi capita di frequentedi pensare che ci sono due tipi di genitori, tra quelli che vengono in coppia ai colloqui da me, insegnante dei loro figli. Ci sono quelli che quando parlano dicono «noi», anche se parla uno solo per tutta la durata del colloquio; e poi sono quelli che quando parlano, anche se sono in due e chiunque dei due stia parlando, dicono «io». E a volte mi capita anche di pensare che i figli dei genitori che dicono «noi», quando parlano con me, anche se a parlare è solo uno di loro due genitori, quelli sono ragazzi che, se ho fatto bene i conti, vanno leggermente meglio in latino.

Sabbia

del Disagiato

Non so da quanti anni è che vorrei mettere in ordine i miei dischi. Ogni mese mi dico: “Adesso metto a terra tutti i cd e poi decido un ordine, una sistemazione decente”. Ordine alfabetico. Ecco, sì, mi sembra la cosa migliore. E invece i dischi se ne rimangono figli di nessuno, soli e dispersi, scollegati e vestiti di polvere o graffi. Rimando. Rimando come rimando tante altre cose ad altro mese o ad altra stagione. Non è così per i libri, invece. I libri tendo a difenderli e proteggerli, perché intimamente so che questi libri addormentati su scaffali Ikea senza di me non possono farcela a sopravvivere, a esistere vita dignitosa. E poi chissà perché questa strana idea. Chissà perché reputo i dischi più forti dei libri, assai più indipendenti e meno vulnerabili. Deformazione professionale, vorrei dire. Ma invece non penso che la professione c’entri qualcosa. È solo che le pagine ingialliscono, le copertine si piegano, i titoli degli stessi autori si allontanano nei mesi, durante le piogge di primavera, dopo le cene d’inverno, quando si aspetta che il caffè venga a galla e intanto si danno rapide letture, si strappano frasi da questo libro e poi da quello. E poi si ripone il libro negli spazi sbagliati e si beve il caffè, si fa una telefonata, si esce e il tapis roulant che è la vita scorre e noi dimentichiamo di sistemare e risistemare. Non solo i libri, ovviamente, ci si dimentica di risistemare.

Allora l’altra sera mi sono messo davanti alla libreria e ho rimesso a posto un Tondelli con altri Tondelli, Conrad insieme ai Conrad, Primo Levi insieme a tutti i Primo Levi e poi mi sono fermato con l’occhio, paziente, di fronte a Calvino. Io guardavo lui e lui guardava me, in ordine, senza nessun volume mancante. E da quanto tempo è che non leggo una pagina di Italo Calvino? Da quanto tempo è che non mi rivolgo a lui? E li ho fatti scorrere tutti, i suoi titoli, e mentre li scorrevo sapevo che il mio amore, su tutti, andava a un libro rilegato e consumato anni prima: I libri degli altri. E come è possibile, mi sono chiesto l’altra sera, che tra tutti ami proprio quella raccolta di lettere scritte da Calvino? Il barone rampante non è forse un romanzo eccezionale? E sui Sentieri dei nidi di ragno non ho forse mosso tante volte i muscoli della faccia? 

domenica 13 novembre 2011

il segnapagine del 13.XI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

LGO, La sbronza triste: Sarà che alla fine non è stato merito nostro. Ah, sì, a me sarebbe piaciuto sapere che un po’ di merito ce l’avevamo, che alla fine noi italiani, io e tu e anche tu, in uno scatto di orgoglio, in un rigurgito di dignità, avremmo avuto modo di convincerci che B non ci poteva rappresentare...
Claudio Lagomarsini, Il foglietto di Berlusconi. Filologia e attualità: Come si concilia, all'atto pratico, la prospettiva di chi svolge ricerche su fatti, oggetti e persone lontani almeno sette secoli con quella di chi si occupa di problemi recentissimi (distanti, in media, qualche ora)? Che cosa può insegnare, poniamo, uno specialista della lirica galego-portoghese del XIII sec. ad un giornalista costantemente "sulla notizia"?
Il comizietto, A cosa serve?: La cosa importante tuttavia è che ci sia uno studio fine a se stesso: per scoprire il mondo, per ricercare la bellezza, per giocare, perché sì. Senza questo studio non c’è modo di sperare in qualche novità.
Present t, Nuovo giorno?: Perciò ieri no, non sono andata in piazza del quirinale. E no, non mi sono fatta riprendere dalle telecamere, avvisando amici e parenti "ehi, mi vedete, sono qua!" (forse è facile morale, ma non è anche questo un reiterarsi dei modelli di cui sopra?)

ci mancherà?

di lo Scorfano


Io dico di sì, e lo penso davvero. E sono anche pronto a scommetterci, che ci mancherà. E non perché lo rimpiangeremo, ci mancherebbe: questo no senz'altro, anche perché non sapremmo bene cosa rimpiangere, ché in fondo, alla fine dei conti (sempre sperando che questa sia davvero la fine) non è mica ben chiaro cos'abbia fatto di buono. E anche, in verità, perché poco ha fatto in generale, oltre che occuparsi degli affari suoi e far perdere a noi troppo tempo prezioso.

Ma ci mancherà lui, nella sua terrea maschera di potente. Perché tutte le cose e le persone, nel male o nel bene, quando occupano la scena per tanto tempo, dopo ci mancano: perché lasciano un vuoto. E questo vuoto ci farà ricordare di lui, per molto tempo: non per settimane, secondo me, ma proprio per mesi. E questo vuoto che lui lascerà, inevitabilmente, ci dirà sussurrando che lui ci sta mancando. Che non possiamo mica sostituirlo con Angelino Alfano o con Lamberto Dini, via, non scherziamo! Alfano non è nessuno in confronto a lui. Lui, altro che Dini, altro che Alfano.

Anche perché l'uomo, bisogna ammetterlo, era generoso assai.

sabato 12 novembre 2011

il segnapagine del 12.XI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Girolamo De Michele,  S'ode a destra uno squillo di banca: In altri termini, il Governo Berlusconi ha, da un punto di vista giuridico, venduto alla BCE la Fontana di Trevi, garantendo l'attuazione di norme che non sono mai state varate. Con l'opposizione di una vasta parte del mondo scolastico, che ha resistito a macchia di leopardo all'imposizione dei test Invalsi.
ilNichilista, Due parole sul governo Monti: Che un simile governo sia concettualmente impresentabile è piuttosto chiaro. Del resto, deve limitarsi a eseguire: quindi non ci saranno grosse occasioni per scontri sui massimi sistemi. O così o si salta per aria. Sbagliato, inaccettabile, ma è così. 
Nonunacosaseria, Patente e sigarette: Parto da un presupposto: qualsiasi governante, anche il più inetto, se non è in totale malafede qualcosa di buono, sia pure involontariamente, lo combina. E, talvolta, questo qualcosa di buono rimane ai posteri. 
La versione di Chamberlain, Io non so se sono ancora capace: Non so se sono capace di vivere senza B. Non mi ricordo come si fa. Diciassette anni passati a smadonnare, quasi ogni mattina di ogni santo giorno, per quei due centimetri di cerone e per quello che sarebbero riusciti a creare. Bestemmie, sbronze tristi.

il conforto delle ragnatele

di lo Scorfano

Tra il mese di agosto e quello di settembre di quest'anno, il Pakistan è stato colpito da nuove terrificanti alluvioni. I morti sono stato più di 200; gli sfollati oltre 5 milioni: una catastrofe naturale inaudita, che ha messo in ginocchio in particolare la provincia del Sindh.

Naturalmente anche sono morti molti milioni di animali. Pare, però, che si siano salvati i ragni. I quali, quando le piogge hanno cominciato ad allagare le terre della regione, si sono rifugiati in massa sugli alberi. E, visto il deflusso lentissimo delle acque, prolungatosi per diverse settimane, hanno occupato del tutto i rami e le chiome degli alberi, dando luogo a un fenomeno che nessun abitante di quelle zone ricorda di avere mai visto prima. Qui c'è una foto di quello che è accaduto quando le acque si sono lentamente ritirate:


Altre foto dopo il taglio di pagina. Va anche detto, che queste ragnatele hanno contribuito a decimare le zanzare che vivono in quel lembo di terra, riducendo drasticamente il rischio di malaria per la popolazione già stremata; e che dunque sono fotografie terribili ma anche, a loro modo, degne di un piccolo sospiro di sollievo. (E grazie a Françoise, per le preziose informazioni.)

Paola

del Disagiato

“Arda, ga la pansa”, mi disse un mio collega un paio di anni fa.”Guarda, ha la pancia”. “Di chi parli?”, domandai. “Di Paola, quella là in fondo che sta sfogliando un libro”. E in effetti, là in fondo alla libreria, c’era una giovanissima ragazza con una pancia pronunciata. Se ne stava di fronte al reparto dei libri di puericultura e sfogliava un libro sui nomi o sulla nascita, non ricordo bene. “Quanti anni ha? A me sembra davvero giovane”, chiesi e il mio collega, che la conosceva di vista, mi rispose che aveva sedici anni, che abitava nel suo paese e poi, in fondo a questi pochi dettagli, aggiunse un “Le mancava solo questo”. Le mancava solo questo al fatto di non avere un padre, di avere una madre sempre assente, di avere un paio di sorelle altrettanto giovani e incapaci di badare a se stesse. “Paola ga la pansa”. “Paola ha la pancia”, si diceva molto probabilmente in paese e per le corsie del centro commerciale. Così giovane. E le mancava solo di avere un figlio nonostante tutto il resto. E Paola, mai vista prima, cominciò ad entrare in libreria, all’inizio senza alcun saluto (nei librerie dei centri commerciali magari questo è normale) e poi, pian piano, giorno dopo giorno, settimana dopo settimana, lanciando in mia direzione un “Salve” con un cenno della testa prima di andare là in fondo, dove stavano, e dove stanno tuttora, i libri di puericultura.

Perché nelle librerie le cose più interessanti accadono là in fondo, distante dalla cassa e dai libri più commerciali e commerciabili. E mentre Paola viveva pezzettini di giornata là in fondo, io, da pettegolo, pensavo a come avrebbe fatto a sostenere il peso di quella vita anticipata. Il suo compagno, lo avevamo visto fuori dalla libreria un paio di volte, era giovane come lei (sedici o diciassette anni, mi disse il collega) e di genitori o di adulti a dare una mano, manco l’ombra. Almeno questo è quello che vedevo dalla libreria. Insomma, come diavolo si poteva starsene in equilibrio nonostante i venti sfavorevoli? Così giovane, poi. E a Paola mi capitò di chiederle “posso aiutarti?” e lei mi rispondeva a testa bassa con un semplicissimo ma gentile “No grazie”.

venerdì 11 novembre 2011

il segnapagine dell'11.XI.2011

dello Scorfano e del Disagiato


Giuseppe Sciortino, Sull'immigrazione: Se vogliamo l’integrazione delle seconde generazioni, ci servono scuole che insegnino bene a leggere, scrivere e far di conto. Anni scolastici che durino di più, con più ore e più compiti, e che offrano, ma anche chiedano, di più agli studenti. Ne beneficeranno i figli degli immigrati ma anche i figli delle classi operaie italiane. 
Dis.amb.iguando, I «sondaggi» di Santoro su Facebook: L’effetto è una piacevole conferma per tutti: per Santoro, i suoi fan su Facebook e gli spettatori che lo seguono in tv. Serve a dire «Siamo ancora qui, siamo sempre gli stessi, pensiamo sempre le stesse cose tutti assieme». E vissero felici e contenti. 
Rangle, L'Università al guinzaglio: Quando in ballo c'è Confindustria la paura che la ricerca venga "privatizzata" e cioè che sia il mercato a definirne gli obiettivi è la prima sensazione che viene avvertita dagli osservatori di una certa area politica, sensazione che non è del tutto infondata ma che avrebbe bisogno di una riflessione meno ideologica.
Candido, Un paragone tra Mussolini e Berlusconi: Senza voler essere né servili né apologetici, il parallelo fra Berlusconi e Mussolini non regge per la diversità delle condizioni storiche e politiche: il bipolarismo non è un totalitarismo...

la dignità

di lo Scorfano

Io capisco anche il dolore e la sofferenza, di chiunque; e capisco che ci siano stati problemi di comunicazione e che la Protezione civile forse non si sia mossa come poteva e doveva; e capisco (e so, perché ho tutta la famiglia in Liguria e mi hanno raccontato) che l'evento è stato inaudito e spaventoso e di proporzioni monsoniche; e capisco pure che le responsabilità attraversano i decenni e la cattiva gestione non è di un sindaco soltanto, figuriamoci.

L'unica cosa che davvero non capisco è come, di fronte ai morti per la pioggia, tra cui alcuni bambini all'uscita di una scuola, in una grande città europea, nel 2011, ripeto: morti per la pioggia, non capisco come un sindaco non si dimetta, seduta stante. E poi pianga e trovi tutte le giustificazioni che sa di avere e chiami in causa tutti i corresponsabili che crede opportuno siano chiamati in causa. Dopo essersi dimesso, però: altrimenti è inutile; anzi, altrimenti sa tanto di coccodrillo.

Noi e la Russia

del Disagiato

Le relazioni tra l'Italia e la Russia vantano una storia plurisecolare, fondata sulla base solida dell'amicizia, della reciproca comprensione, della vicinanza spirituale e culturale dei popoli di ambo i Paesi. A coronamento di tale amicizia, il 2011 è stato indicato "Anno della cultura e della lingua italiana in Russia e della cultura e della lingua russa in Italia".
Lo so che l’Italia sta attraversando un momento politico ed economico decisamente importante e difficile e so anche che noi, ora, a Putin e a Medvedev non abbiamo voglia di pensarci. Lo so. Così come so che ci sono stati tempi in cui siamo stati zitti (e va bene, non tutti) quando l’Italia stringeva la mano a Gheddafi e tempi in cui abbiamo alzato la voce quando Berlusconi riceveva Gheddafi. E per "alzare la voce" intendo dire che una parte politica del nostro paese (la mia parte politica, la sinistra) si è chiesta troppo tardi e con vigore sprecato: “Perché l’Italia ha fatto affari con un paese tiranno come la Libia?”, “Perché Silvio Berlusconi è amico di un dittatore come Gheddafi?”. Ecco, intendo sottolineare, con questo ironico "alzare la voce", il non essere mai in scia con la storia e le sue storture, questo accusare con grande ritardo i nostri capi di stare con altri capi. Perché con Gheddafi è andata così: ci siamo accorti troppo tardi (e va bene, non tutti) chi era quell’uomo e quali erano le sue colpe.

un frate

di lo Scorfano
«L'insegnamento è, per sua stessa intima natura, un mestiere destinato al fallimento. Chi comincia a insegnare senza saperlo è destinato, per sua stessa intima natura, a essere un pessimo insegnante».

Queste due righe furono le parole con cui mi accolse, 17 anni fa, sulla porta della scuola privata che mi aveva appena assunto, il vecchio frate, professore di italiano e latino, che doveva farmi da "tutor" nei primi mesi della mia esperienza lavorativa. Era un uomo (lo scoprii nei mesi successivi) straordinariamente colto e brillante, un personaggio quasi d'altri tempi, nella sua sobria umiltà e nella sua sottilissima ironia. Io, ve lo confesso, non le capii subito, quelle parole. Anzi, vi confesso anche questo, ancora oggi faccio fin troppa fatica a capirle. Ma, con il tempo, ho anche elaborato uno stratagemma, che mi aiuta a ricordarmele.

Perché, dentro di me, 17 anni dopo essere stato, per la prima volta, assunto come insegnante di italiano e latino, penso che il vecchio frate avesse ragione, quel giorno. E che avesse soprattutto ragione nel dirle a me, quelle parole:

giovedì 10 novembre 2011

il segnapagine del 10.XI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Phastidio, Grecia o Spagna, purché se magna: Alcuni anni addietro un piccolo villaggio rurale in Spagna si gemellò con un piccolo centro greco. Il sindaco del villaggio greco visitò il villaggio spagnolo. Osservando il palazzo dove il sindaco spagnolo viveva, si chiese come egli potesse permettersi una simile abitazione.
Ciccio Rigoli, La libreria non è morta, viva la libreria!: Quanti di noi vanno in libreria solo per il piacere di guardare i libri? Quante volte ci si fa soltanto un giro, per vedere cosa c’è di nuovo e inserirlo nella nostra “wishlist mentale”? Le librerie devono fare i conti con la transizione dal cartaceo al digitale, e devono cominciare a salire su questo treno
Notiziole di .mau., Repubblica Presidenziale: La storia è spesso ironica. Proprio ora che forse il declino di Silvio Berlusconi è davvero iniziato, l'Italia sta diventando quello che lui aveva sognato: una repubblica presidenziale. Purtroppo per lui il Presidente è ancora Giorgio Napolitano, però...
Gramellini, Una vita con B: Mai nessuno aveva diviso tanto l’Italia e gli italiani ... Un popolo spaccato in due, una democrazia trasformata in un referendum continuo: pro o contro una singola persona che incarnava un mondo che gli uni consideravano sguaiato e gli altri vitale.

una lettera a ludovico

di lo Scorfano

Caro Ludovico, mi dispiace.

Mi dispiace molto, ma mi sa che non ne sono mica capace. Tutti gli anni, ogni volta che so che mi capiterai tu, con le tue ottave e le tue storie incredibili (castelli magici, cavalli alati, anelli prodigiosi, furie improvvise), tutti gli anni mi dico che questa volta sarà diverso e ce la farò. E invece poi, passano le mattine, io ci provo, io ci metto davvero tutta la mia energia e la mia attenzione, ma del tuo poema, ogni volta, mi pare che non resti niente. E che ai ragazzi, nel complesso, faccia schifo.

Eppure io, il tuo poema, l'Orlando furioso, caro Ludovico Ariosto, io l'ho sempre amato tantissimo, fin dalla prima volta che l'ho letto, a vent'anni. E poi ho continuato ad amarlo e a pensarlo come uno dei massimi vertici delle letteratura di sempre e di ovunque, senza dubbio, senza mai esitare. Perché questa tua idea della realtà che è un labirinto insensato, e quindi di un poema che la racconta facendosi esso stesso labirinto insensato di storie e di amori e di follia, e quindi del primo canto del tuo poema che è anch'esso un labirinto che rispecchia tutto il poema e quindi tutta la realtà, e di quella selva che è il luogo in cui già nel primo canto si incontrano tutti i personaggi del poema, selva che a sua volta è un labirinto in cui si incrociano le vicende di uomini e donne che vagano tutti alla ricerca di qualcosa che non troveranno... 

Andare dappertutto

del Disagiato

Dopo la morte di Marco Simoncelli, già dal giorno dopo per essere precisi, ci sono state tantissime persone che sono entrate in libreria per chiedermi il libro che il pilota scrisse più o meno un paio di anni fa e che si intitola Diobò che bello!. Cosa più che naturale, mi verrebbe da dire. Muore un personaggio dello sport, carismatico, bravo e molto amato, e il libro si rimette in circolazione. La cosa che però mi ha sorpreso è che la maggior parte di queste persone sono in realtà padre e figlio. Non solo, sia chiaro, ma la maggior parte sì. Ecco, io questa cosa non so come vederla; non so bene come interpretarla o giudicarla. Un pilota muore per colpa dell’alta velocità e dell’azzardo e un padre non allontana il figlio dalla velocità e dall’azzardo. Anzi, Diobò che bello (con punto esclamativo). Anzi, come dice Simoncelli nella quarta di copertina del libro, “Già dai tempi delle minimoto mi sono reso conto di una cosa: chi va forte, va forte subito e dappertutto”.

Ho cercato di non farmi impressionare dalla grande partecipazione emotiva di una buona parte degli sportivi italiani, ho cercato di non giudicare quella moto messa accanto all’altare il giorno del funerale, ho cercato, per mezzo di strani principi, di non esaltare le doti sportive del pilota, ma questa cosa del Diobò che bello proprio non riesco a capirla. Una delle frasi più antipatiche che si possano dire è “Se io fossi padre”, senza esserlo. Ma non riesco a trattenermi: se io fossi padre direi, di fronte alla morte di un pilota, che andare forte non significa andare dappertutto. Guarda lì, direi, cosa accade ad andare forte.

mercoledì 9 novembre 2011

il segnapagine del 9.XI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Notiziole di .mau., No, Giuliano: Però, caro sindaco Pisapia, non può rispondere a chi le domanda a proposito delle piste ciclabili «Chiedete a chi non le ha fatte prima». Questo non è un problema di piste ciclabili. E non è nemmeno un problema di mancata cordolizzazione di via Solari...
ilNichilista, Quelle incertezze sulle dimissioni di Berlusconi: Se non riusciamo a essere del tutto ottimisti, forse, è perché la prospettiva della sua uscita di scena (definitiva, poi?) mette a nudo come mai prima che un’alternativa chiara non c’è. O forse ancora, che se anche ci fosse la prospettiva non sarebbe poi così meno fosca.
Invece era un calesse, Liguria: La Liguria è una terra infame; coltivare è difficile, faticoso e non rende nulla; parola di una che ha il nome di suo nonno che tornato dalla prigionia in Germania decise che voleva fare il contadino e aveva i figli con lo scorbuto e una famiglia che a ogni malattia doveva vendere un po’ di terra.
Rispettarelosceno, Che si dimetta il popolo: Non è vero che bastava non votarlo, come molti su Facebook nelle precedenti settimane hanno riassunto. In questa estrema sintesi c’è la volontà di non parlarne più, di autoemarginarsi dall’agorà, di fregarsene di tutto ciò che è pubblico, di rimandare ad altri la fatica ed il peso della democrazia...

"Balotelli ama leggere, non mi ha tradita"

del Disagiato

Io le persone che amano leggere non le ritengo più intelligenti delle altre e nemmeno più sofisticate o profonde. Io le ritengo semplicemente più curiose e la curiosità, sempre secondo me, è un ottimo strumento (chiamiamolo così) per essere più intelligenti, profondi e sofisticati. Oppure la realtà è più complicata e non è come l’ho descritta io, può essere, ma quello che voglio dire è che anche le persone che amano leggere tradiscono le mogli o i mariti, le fidanzate o i fidanzati. C’è stato un momento della mia vita, brevissimo, in cui il calciatore Mario Balotelli mi stava simpatico e c’è stato un momento, lunghissimo, in cui ho pensato che fosse uno stupido. Ora, invece, non penso nulla di lui (semplicemente seguo poco il calcio inglese e il calcio in generale e un po’ non ho voglia di pensare a Mario Balotelli). Solo che mi ha lasciato sconcertato (e lo racconto con due giorni di ritardo, scusate) il modo in cui la sua compagna, dopo un giro di voci su un presunto tradimento di Mario, l’ha scagionato: “ha valori simili ai miei, è molto legato alla famiglia e ama leggere». Ora, magari è l’impostazione dell’articolo o il titolo montato un po' alla cazzo di cane (scusate la volgarità) a rendere scema questa idea del lettore come uomo virtuoso e fedele, ma la notizia non posso che leggerla in questo modo.

Insomma, era per dire che se bastasse amare la lettura per passare per esseri umani profondi e fedeli, vi assicuro che le librerie sarebbero sempre sovraffollate e il giro d’affari in tutto il paese si ingrosserebbe vistosamente. O almeno penso.

una tremenda questione ortografica

di lo Scorfano


Il pomeriggio precedente doveva essere stato davvero rissoso e confuso, nessun dubbio. Perché, quando sono entrato in classe, convinto di fare la mia tranquilla lezione sul capitolo quarto dei Promessi Sposi (quello in cui frate Cristoforo, che non è ancora frate Cristoforo, ammazza un nobile per una banale questione di precedenze stradali), non ho fatto nemmeno in tempo a sedermi per compilare il registro degli assenti, che un ragazzo, il più rapido di tutti, ha alzato la mano. E mi ha chiesto, a bruciapelo e infervorato: «Scusi, prof, è vero che se noi facciamo gli errori di ortografia su facebook è grave come quando li facciamo nel tema?»

E io mi accingevo a rispondere, con pazienza. Ma non ho fatto nemmeno in tempo a provare ad aprire la bocca, che subito è intervenuto un secondo ragazzo, altrettanto infervorato, e questa volta senza nemmeno alzare la mano: «Perché qui dentro [sottolineando qui dentro, e poi guardandosi in una precisa direzione] c'è chi sostiene di no, che su facebook possiamo fregarcene, dell'ortografia...» E io ero ancora lì, pronto a rispondere con molta pazienza, che già interveniva un terzo alunno, molto nervoso, senza darmi nemmeno la possibilità di parlare: «Diteglielo, diteglielo pure che sono io, chissenefrega... Non mi vergogno mica! Sono stato io, prof, a dire che l'ortografia su facebook non conta, sono stato io. Però non sono mica l'unico a fare gli errori, anche gli altri li fanno...»

martedì 8 novembre 2011

il segnapagine dell'8.XI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Cristiano Valli, She, president: Gli abitanti di via Solari che oggi dicono che da anni chiedevano una protezione dai tram invece che limitarsi a non parcheggiare in mezzo alla strada, sono gli stessi che anni fa scendevano in piazza coi forconi contro le multe.
Popinga, A che cosa serve la matematica: Prima o poi succede. Se fai l’insegnante di matematica, ti devi confrontare, se già non ti è successo, con la domanda delle cento pistole: “a che cosa serve la matematica?”
Leonardo, Ma Berlusconi non finisce mica oggi: Se ormai possiamo parlare di ventennio berlusconiano è perché riconosciamo che anche nei periodi in cui non governava, B. è riuscito a mettersi al centro del dibattito politico e a trasformarlo in un eterno sondaggio su sé stesso. Non c'è motivo di pensare che non farà la stessa cosa anche stavolta.
LGO, Amy Goodenough: Amy Goodenough era la ragazza più fortunata del mondo: invece di essere a scuola si trovava al centro del Mediterraneo, sul bellissimo panfilo di suo padre. Ecco, era andata così. Un incendio aveva distrutto la scuola, e tutti gli sfigati erano stati costretti a completare il trimestre altrove. 
Totentanz, Quasi un'integrazione: Tra tre mesi festeggio quattro anni di residenza francofortese che, sommati al mio anno berlinese, fanno cinque anni della mia vita in Germania. Trenta a Napoli e cinque in Germania. Sono integrato?  

gratitudine per gabriella

di lo Scorfano

Vorrei timidamente esprimere, in questa inutile sede, tutta la mia gratitudine all'onorevole Gabriella Carlucci, che in questi giorni ha lasciato il PdL per ingrassare le fila dell'UdC di Pierferdinando Casini, cuore inossidabile del cosiddetto Terzo polo. Lo voglio fare con convinta emozione, perché il suo passaggio (la sua fuga al riparo della tempesta prossima ventura, se preferite) sarà per sempre (per me) un ottimo argomento e un insuperabile antidoto per tutte le volte che qualcuno proverà a convincermi che la «convergenza al centro» della sinistra è una necessità non derogabile.

L'onorevole Carlucci infatti non è un'onorevole qualunque: starlette della tv berlusconiana prima, poi traslocata nelle aule del Parlamento, ella rappresenta alla perfezione la vacuità un po' arrogante che ci ha governato in questi anni. E le sue sciocchezze (di variegato e multiforme genere) hanno, in questi anni, attraversato il web in tutte le direzioni: ognuno di noi ne ha più volte riso scuotendo la testa. Ognuno di noi ha pensato che solo la follia berlusconiana delle vallette, dei nani delle ballerine e dei massaggiatori poteva concepire che sugli scranni più importanti del paese sedessero figure di tale impresentabilità, a cui, in qualche modo, ci siamo pure abituati.  

Passa tutto, forse

del Disagiato

Martedì sera andrò a Milano per un concerto. Anche se ormai l'ho già detto, dire “andrò a Milano per un concerto” non mi piace tanto, per il semplice motivo che la frase suona come qualcosa di epico e gigantesco, come fosse, chennesò, un concerto degli U2 o di Ligabue o di Vasco Rossi. Come fosse una cosa da stadio e da accendini accesi durante una canzone strappamutande. Ecco, niente di tutto questo. Il cantante che si esibirà sarà Fink, che è musicista  inglese non famosissimo, che nasce come dj e che poi declinerà le sue doti artistiche in un altro modo e cioè con chitarra accompagnata da altri pochi strumenti. Bravissimo Fink, bellissimi i suoi primi album, Biscuits for breakfast e Sort of revolution su tutti, meno bello l’ultimo. Che musica fa? Folk o musica cantautoriale, non so catalogarla bene. Insomma, non sto scrivendo per dirvi che c’è un musicista che mi piace ma per dirvi che martedì sarò a un concerto. Utilizzo, naturalmente, il tempo futuro, perché questo post lo sto scrivendo adesso, lunedì, giorno di riposo (ho lavorato ieri che era domenica, però). Insomma, come sarà il concerto martedì? Questa è una recensione non di un concerto, ma dell’attesa di un concerto. 

Perché quando l'amico Danilo mi ha detto, tre mesi fa, di aver preso due biglietti per Fink, io ho detto “ci sono” e poi ho messo nel mio impianto stereo a bassissima fedeltà un disco di Fink. Lo ascoltavo ripensando a quando tre anni prima, scusate la ripetizione fastidiosa, lo ascoltai per la prima volta. E la prima volta che lo ascoltai era finita da poco una storia d’amore, ed ero solo, ed ero con tanti sentimenti e poche parole e avevo una macchina scassata e una televisione piccola. Brutti momenti, mi verrebbe da dire. E Fink, tre anni prima, con i suoi dischi, mi diede un po’ di sintassi, un paio di scarpe nuove. Non per i testi (io e l’inglese non ci capiamo molto bene) ma proprio per cose banali e superficiali e cioè l’atmosfera, le melodie, le pause, le riprese. Ecco, a me Fink piaceva per le sospensioni e poi le riprese. Lo so che in quasi tutte le canzoni della nostra vita ci sono sospensioni e riprese, però in quel momento, in quel brano di vita che mi vedeva solo e naufragato, con il cuore gonfio d’amore e i polmoni vuoti d’amore, insomma, in quel momento erano Fink e la sua chitarra a parlarmi, a dirmi: “Non morirai ma ce la farai. È solo un momento”. E io ci credevo e io ho fatto bene a crederci. Le canzoni mi hanno sempre fatto promesse ma mi hanno anche sempre convinto, mi hanno sempre illuso ma anche regalato energia. Ah, che bella la musica.

lunedì 7 novembre 2011

il segnapagine del 7.XI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Diciottobrumaio, Il Palazzo d'Autunno: Che governo potrà mai essere quello rappresentato da veltroniani, dalemiani, vendoliani, renziani, pannelliani, finiani, casiniani e soubrette transfughe dell’ultima ora? Con Pomicino come eminenza grigia!
Personalità confusa, Elogio degli assenti: Sia lode agli assenti, le persone più cortesi dell'universo, la più discrete e riservate. Gli assenti, al contrario dei presenti, non risultano mai molesti...
Varie non eventuali, Questa scuola non è un albergo: La scuola è scuola: si studia, si lavora, si fa esercizio, e chi è assente deve rimettersi in pari al rientro in classe. Quello della "ricreazione" e dell'accudimento non è compito dell'istituzione scolastica: altri sono gli enti pubblici deputati a rispondere a questo bisogno.
Riccardo Castellana, Facebook, il romanzo e le forme del desiderio: Il segreto di questo modello è rivelato da una frase di Sheryl Sandberg (la direttrice generale della società che gestisce il sito) riportata nell’articolo con cui la rivista «Time» ha designato Zuckerberg uomo dell’anno 2010. La frase è questa: "Non importa se a 100.000 persone piace x. Se alle tre persone a te più vicine piace y, allora tu desidererai y".

Non perché vi conosco

del Disagiato

Ieri pomeriggio un mio amico ha accompagnato in libreria un suo amico (che io non avevo mai visto prima) per acquistare una guida turistica. Sono entrati, sono andati nel reparto Turismo a prendere la guida che cercavano e poi, dopo un saluto e due parole di numero con me, i due sono andati in cassa. E anch’io, allora, ci sono andato. Mentre prendevo il resto esatto da dare al signore che non conoscevo, il mio amico, a voce bassa, gli ha detto: “Perché non gli dici di coprire il prezzo del libro, visto che poi la guida devi regalarla?”. E quando l’altro (che io non avevo mai visto prima) gli ha risposto sempre a bassa voce “Ma no, fa niente”, il mio amico, sempre con un filo di voce, gli ha detto: “Io, lui, lo conosco bene. Se glielo chiedi, vedrai che ti copre il prezzo”. E così l’amico dell’amico mi ha chiesto di coprire il prezzo. E io ho coperto il prezzo della guida turistica. Ciao, grazie e ci vediamo presto.

Se vi capita di venire in libreria da me, che sta in un centro commerciale appena fuori città, e se vi viene la buona idea di fare un regalo alla fidanzata o al fidanzato, a un’amica o a un amico, e se volete che il sottoscritto vi copra il prezzo del libro, non avete che da chiederlo. E io, se mi chiedete di nascondere il prezzo, non potrò fare altro che coprirvi il prezzo. Anche se non vi conosco. Anche se non vi ho mai visti prima, anche se me lo chiedete prima o dopo il saluto fascista (che io trovo anacronistico), anche se indossate una maglietta con la scritta I librai sono carne morta. Ecco, coprirò il vostro prezzo perché mi pagano per coprire prezzi. Perché sono obbligato a farlo, punto.

Se vi conosco lo farò con gesti rapidi ed eleganti e soprattutto sorridendo. Ma questo, penso, non ha alcuna importanza.

le due ragazze del primo banco

di lo Scorfano
 
Qualche settimana fa, forse ve lo ricordate, le due ragazze del primo banco avevano preso 3, nella prima verifica di latino, e si erano disperate. Avevano pianto. Avevano dubitato di poter recuperare e avevano preteso, con le loro lacrime, di essere rassicurate. E io, visto che spero di sapere quale sia il mio mestiere e provo a farlo, ogni volta che posso, io avevo provato a rassicurarle: avevo detto loro che un voto non è una sentenza ma solo la fotografia di un gradino; come se quel gradino fosse il punto da cui è necessario ripartire. Per arrivare, con calma e pazienza, a un altro gradino e poi a un altro ancora, finché il gradino finale non sia appunto quello della sufficienza, delle cose che vanno bene, del lavoro che è stato fatto bene, del sorriso quando si riceve la verifica corretta e sufficiente.

Poi le giornate di scuola hanno cominciato a rincorrersi velocemente: non è più settembre ormai, il tempo comincia a non bastare, ognuno di noi insegnanti comincia a fare i conti su come potrà interrogare tutti, due volte, entro Natale; come prescrive la legge. E anche le due ragazze del primo banco sono state interrogate, tutte e due, pochi giorni dopo la verifica.

domenica 6 novembre 2011

il segnapagine del 6.XI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

La versione di Chamberlain, Aromaterapia: Se vi fermate un momento, e chiudete gli occhi, lo potete sentire. Inspirate profondamente e concentratevi. Lo sentite quell’odore dolciastro? E’ strano, vero? E’ un odore di morte e putrefazione, di cadaveri che si stanno consumando fino all’ultimo residuo organico.
Slumberland, Non in classe, ma a scuola: Per insegnare è necessario essere freschi, aggiornati, dinamici, con la testa e il corpo ancora pieni di energie e voglia di fare. Proprio per questo ... niente più aula dopo i 55 anni. In compenso, si rimane a fare (e per più anni di quanto sia richiesto oggi), come personale di ruolo e di esperienza, il molto altro di cui ha bisogno la scuola.
Il fascino del vago, Piove: E piove, piove sulle nostre colline ignude, sui nosti torrenti urbani, sulle strade scroscianti di vetri infranti, sui morti pietosi, sugli argini sfatti...

al telefono

di lo Scorfano

Al telefono, più o meno un mese fa, chiedo a un mio amico come va la sua piccola attività commerciale (non so nemmeno se si dica così), quella che lui ha aperto con un suo amico da un paio di anni. Lui esita. Mi dice: «Insomma...». Mi dice «Mah...».
 
Poi decide che è inutile nascondersi e mi dice: «Guarda, pensavo meglio. Pensavo sarebbe stato più facile». Poi aggiunge: «In realtà riusciamo appena a recuperare le spese. Lavoriamo 16 ore al giorno per 6 giorni alla settimana, tutti e due, non pensiamo ad altro, e ci prendiamo (a parte il vitto e l'alloggio) giusto 50 euro alla settimana a testa, per andare a bere qualcosa la sera in cui siamo liberi. Ma non basta. E non so se potrà mai bastare. La gente non esce più, la gente non ha voglia né soldi». E poi conclude: «In realtà, a dirtela tutta, il sabato e la domenica va pure bene: abbiamo gente, praticamente sempre, se tu venissi penseresti che siamo lanciati verso la gloria e la ricchezza... Però durante la settimana, guarda, ci sono giorni in cui rimaniamo io e lui, ci guardiamo in faccia fino alle undici e poi spegniamo le luci e avremmo solo voglia di piangere. Perché non è venuto nessuno». E poi la conversazione va avanti su altri più piacevoli temi, per fortuna.

Ma già lo avete capito, immagino: il mio amico ha un ristorante, uno di quelli «sempre pieni». E queste cose me le ha dette al telefono perché, nonostante da lui si mangi benissimo (ve lo assicuro), io non vado a cena nel suo ristorante da più di tre mesi. Perché, anche se lui mi fa lo sconto, è un po' caro, in questo momento, per me e la mia ragazza.

Parcheggiare la macchina

del Disagiato

Il centro commerciale che mi ospita ogni benedetto giorno è letteralmente circondato da un immenso parcheggio gratuito. Questo parcheggio, appunto perché grande e gratuito, fa un pochino la fortuna della struttura. Arrivi lì e trovi parcheggio senza grandissimi sforzi. I dipendenti parcheggiano vicino alle porte di servizio del centro, quelle porte dove “solo noi possiamo entrare”, “solo noi possiamo uscire” e “solo noi abbiamo le chiavi per entrare e uscire”. Ecco, tutti parcheggiamo vicino a quelle porte laterali per comodità, per avere, come dire, uno spazio riservato e per fare meno strada possibile per raggiungere il negozio o, finito il proprio turno, la macchina. Tutti facciamo così: cerchiamo la comodità in quel parcheggio laterale e quasi defilato rispetto al resto. Perché noi, lì, ci lavoriamo. Perché noi non siamo clienti e neppure siamo come i clienti. Buttiamo la macchina in quel pezzo di cemento a costo di trovarcela rigata o ammaccata, Già, perché volendo la comodità dobbiamo di conseguenza fare i conti con l’affollamento. E l’affollamento ci restituisce macchine rigate e ammaccate. Insomma, le macchine stanno alle strette e così basta poco per toccare una portiera o uno specchietto. La mia, di macchina, ha una riga sulla portiera sinistra e una botta non vistosa nella parte posteriore a destra.

Ci sono dipendenti del centro che invece non parcheggiano dove parcheggiamo noi. Parcheggiano lontano da noi e dal centro commerciale, in fondo, in quei posti che non conosciamo, che non abbiamo mai visto e nessuno di noi, probabilmente, mai vedrà. Ecco, ci sono dipendenti che mettono la macchina lì per non rovinarla. Posteggiano e poi attraversano un piazzale enorme con un’andatura diversa dalla nostra. Noi conosciamo le loro facce, sappiamo dove lavorano, se hanno figli e di qualcuno sappiamo pure il nome e il cognome. 

sabato 5 novembre 2011

il segnapagine del 5.XI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Step by step, Città e nubifragi, una riflessione impopolare: Però, davvero, mi chiedo: è possibile quantificare l’eventuale colpa della giunta genovese per quanto successo ieri nel capoluogo ligure? Avete visto tutti le immagini, no? Non stiamo parlando di una pioggia battente di qualche ora, ma di un autentico nubifragio.
Piovono rane, Non c'era posto: Spero che tu capisca che quella cosa – il fatto che tu ti sia candidato con il Pdl solo perché altrove «non c’era posto» – è davvero il contrario, il contrario esatto, della buona politica. E’ la poltica fatta per avere un posto, appunto: non perché si crede in un’idea e si spera di contribuire a realizzarla.
Tempo reale, Miserere per un miserabile: Un vecchio vizio del mio carattere minaccia di riaffiorare in queste ore di agonia civile per il logoro pubblicitario di Arcore. Provo un’ irresistibile senso di pietà anche per i peggiori cialtroni quando arriva per loro il momento del “redde rationem”, che viene per tutti.
Francamente me ne infischio, Noia: Che mi aspetto che le basi della buona educazione vengano insegnate in famiglia e che sulla base di quella la scuola possa dare a mio figlio tutto quello per cui ce lo mando. Che tanto per cambiare potremmo provare a considerare la buona educazione come punto di partenza della scuola, non il suo obiettivo.

Il cliente: da quando entra a quando esce

del Disagiato

Ecco un documento arrivato ieri pomeriggio in libreria. Tanto per stare vicino, un poco, a quello che ho scritto ieri mattina:

                                                                                                                      URGENTE

OGGETTO: LE TECNICHE DI VENDITA E IL VISUAL MERCHANDISING


Gentile affiliato,


facendo seguito alla circolare 169/2011, che anticipava la programmazione da parte della nostra azienda di un nuovo e mirato piano formativo per migliorare il lavoro in libreria, abbiamo valutato le preferenze espresse dai nostri Affiliati ed abbiamo progettato alcuni programmi formativi mirati per le nostre attività.

I due argomenti che hanno riscosso il maggior successo e che riteniamo più importanti a fronte del prossimo periodo natalizio sono “Le tecniche di Vendita” e “Il visual Merchandising”, per i quali le proponiamo, per il primo appuntamento, un unico corso che si svolgerà nelle date martedì 22, mercoledì 23, giovedì 24 p.v. 

il mio doppio

di lo Scorfano

Il mio doppio aspetta che sia un giorno di novembre, alle otto del mattino. Oppure un giorno di maggio alle 12, quando il caldo è soffocante e pare che non potrà mai finire. O invece non aspetta per niente, non bussa, non avverte, si presenta semplicemente così, ospite non invitato e sgradito, e parla. E mi sussurra cose all'orecchio, e io muovo le mani, per allontanarlo, ma lui non se ne va, non è una mosca. È il mio doppio, ed è molto peggio di una mosca.

Il mio doppio mi dice che non è vero. Che quello che penso e che scrivo di pensare non è per niente vero. Non fare finta, mi dice il mio doppio. Io sono il tuo doppio e ti conosco troppo bene: non puoi fare finta con me. Il mio doppio mi prende magari una mattina mentre sto leggendo il primo canto dell'Orlando furioso di Ariosto, mentre sto cercando di fare in modo che qualcosa si capisca, che si sentano l'ironia e la bellezza di quel poeta lontano che amo tantissimo... Ma forse io sono stanco, forse le cicatrici si fanno sentire, forse non so cosa, il mio doppio mi dice, all'improvviso: è inutile. Lo sai, non fare finta: è tutto inutile.

E sei inutile tu, mi dice il mio doppio.

venerdì 4 novembre 2011

il segnapagine del 4.XI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Nonunacosaseria, Il giusto dosaggio tra mercato e non mercato: Siamo in un momento talmente grave che se vogliamo salvare quella parvenza di tutele sociali che sono rimaste in Italia, se vogliamo garantire quel minimo di opportunità sulle quali possiamo ancora contare, l’unico metro di giudizio è e deve essere il pragmatismo.
Taccuino 22, Semplicemente: Conosco un tizio che una volta a settimana prende la macchina e va al supermercato, cerca parcheggio, fa la fila e paga, poi si carica diciotto chili sulle braccia, li porta fino a casa, poi consuma in pochi giorni tutta la merce acquistata...
Postille blu, Poesia da condividere: Alunna scanzonata: "Le poesie le scrivono sempre persone un po' tristi". "Perché dici così?". "Perché le poesie che mi piacciono sono tristi". "Quindi chi scrive poesie è una persona triste?". 

E poi, senza link, ché tanto sapete tutto e le fotografie le trovate dappertutto, un pensiero angosciato alla mia terra, la Liguria, devastata dal cemento e dalle piogge.

istruzione senza viaggi

di lo Scorfano

Il Touring Club Italiano, negli scorsi giorni, ha presentato e pubblicato il report 2011 dell'Osservatorio sul Turismo Scolastico, che si occupa di tenere assieme i dati delle gite scolastiche delle scuole italiane. Io lo aspettavo, questo report, vi dico la verità: perché l'anno scorso, nella scuola dove lavoro e invecchio anch'io, abbiamo tutti (o quasi) aderito a una forma di protesta nuova, contro le politiche di questo governo e di questo ministro della pubblica istruzione: e la forma di protesta prevedeva proprio il blocco di tutte le gite scolastiche (o di quasi tutte: ogni consiglio di classe è autonomo e si regola a maggioranza, su queste faccende).

Bene, il report 2011 del Tci parla molto chiaro: gli studenti italiani in gita erano stati, quattro anni fa, 1.300.000; tre anni fa erano stati 1.300.000; due anni fa erano stati 1.300.000; l'anno scorso, quando molte scuole hanno optato per questa forma di protesta, sono stati 760.000. Non molti di più della metà. Per una variazione del fatturato complessivo pari a -36,6%, nonostante l'aumento medio del costo di ogni uscita scolastica. Non semplicemente una simbolica barzelletta, insomma.

E ha ragione chi, commentando, dice che si tratta di un danno per la formazione degli studenti (benché forse sarebbe un danno se le gite fossero cosa diversa da quello che normalmente sono).

Di chi è la colpa? Mia, tua o sua?

del Disagiato

Riassumo brevemente. Romano Montroni più di un mese fa ha scritto un articolo (che non trovo, per incapacità mia, su Repubblica ma qui) dicendo che le librerie rischiano di marcire non per colpa degli sconti ma per colpa dei librai incompetenti. Il blog le memorie di un libraio qualche giorno fa ha risposto a questo articolo sottolineando invece che di libri se ne vendono pochi non per l’incapacità del libraio ma per la pessima qualità dei libri. “Quindi né sconti né bravi librai, semplicemente buoni libri. E forse qualche editore dovrebbe farsi un esame di coscienza”, conclude il post.

Di libri belli ne vorrei anch’io, vista la grande quantità di prodotti editoriali studiati a tavolino. Però c’è da dire che le librerie, oggi, vivono essenzialmente grazie ai prodotti editoriali studiati a tavolino. Ci sono delle eccezioni, ne sono sicuro, ma l’andazzo nella libraria dove lavoro è quello che vi ho appena detto. Quali sono in questo momento i libri programmati per vendere e non per scuotere le coscienze? Il libro (libri) di Benedetta Parodi, di Bruno Vespa, di Sophie Kinsella, di Paolo Fox e, vi sembrerà strano, anche quello di Federico Rampini e di Alessandro Baricco. Come certi film, anche questo sono libri studiati per il periodo prenatalizio e natalizio. Sono libri da comprare e impacchettare. Fabio Volo invece no? Fabio Volo invece no, per me. In questo caso dovremmo fare un discorso sociologico ben diverso (temo che vi parlerò di Fabio Volo fino a febbraio e temo che per questo perderò parecchi lettori). Se gli editori dovessero farsi un esame di coscienza, inizierebbero a pubblicare buoni libri? A proposito, quali sono i buoni libri? No, perché secondo un mio amico abbastanza critico verso la civiltà dei consumi, la globalizzazione e verso la narrativa, per intenderci, alla Kinsella, buoni libri sono quelli di Chuck Palahniuk. Ecco, per me no, invece. Ma per lui sì. Quindi su questo concetto potremmo scendere in strada e fare a cazzotti.

giovedì 3 novembre 2011

il segnapagine del 3.XI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Antonio Menna, Due piccole cose sulla vicenda Cassano: Il difetto si chiama Forame ovale pervio, un’anomalia del cuore: l’atrio destro comunica con il sinistro attraverso una microscopica fessura. Fino ad un anno di età ce l’hanno tutti. Poi si ricompone. In Cassano non si è ricomposta e, secondo i medici, gli ha causato il malore. La prima cosa che ho scoperto (sul web, senza grosse ricerche) è che il Forame ovale pervio ce l’ha circa il 30 % delle persone.
Due colonne taglio basso, Gramellini e il diritto di voto: È troppo comodo, per la miseria, lamentarsi dell’idiozia delle persone che ci stanno intorno (o addirittura – somma prova di coraggio civile – di coloro che governano il Paese) e non rilevare mai che nella loro ascesa c’è il mio zampino; che c’è lo zampino di chi, nelle redazioni, tace davanti a titoli assurdi, a ricostruzioni non veritiere.
Alberto Cane, Brunetta: "Italia a posto entro tre mesi": Era il 10 agosto e il Giornale dava ampio risalto all'intervista a Renato Brunetta, aspirante al Nobel nonché ministro di questa repubblica, un guru insomma, di quelli che prevedono il futuro delle nostre vite con sicurezze granitiche, senza tentennamenti di sorta.
Quadernino, Trova l'intruso: Billy Costacurta dice al Fatto quotidiano, come un complimento, che considera Matteo Renzi “il nuovo Berlusconi”, che alle primarie del Pd (se ci saranno) voterà per il sindaco di Firenze, e che alle elezioni non ha nessuna intenzione di votare per il Pd (né per il centrosinistra).

Un figlio che dice cose sbagliate

del Disagiato

Ieri una signora accompagnata dal marito mi ha chiesto con molta gentilezza l’ultimo libro di Romano Prodi. Io ho guardato il soffitto e ho sussurrato Romano Prodi cinque o sei volte, come faccio con quegli autori che so essere presenti in libreria ma senza ricordarmi la posizione esatta, la casa editrice e il titolo. Niente, in quel momento il titolo non voleva venire a galla, così sono andato al computer e ho scritto Prodi R. “Futuro cercasi”, ho esclamato davanti allo schermo e i due mi hanno detto “Sì, sì, quello”. Sono andato nel reparto Storia-Attualità, ho fatto andare gli occhi e le mani a destra e a sinistra e poi l’ho trovato. Siccome i due clienti mi sembravano gente simpatica, ho detto: “Che fate, sentite la nostalgia?”. A quella domanda la signora mi ha risposto: “Per due motivi compro questo libro. Il primo motivo è che sì, Prodi mi manca e il secondo motivo, ben più importante, è che voglio farlo leggere a mio figlio”. “Suo figlio? E quanti anni ha?”, ho chiesto un po' sorpreso. “Ha diciassette anni. Il fatto è che ultimamente se n’è uscito con delle affermazioni che non mi piacciono e che è bene non sottovalutare. Devono essere gli amici che lo hanno influenzato”. Io ho riso seriamente (come quando non si sa se è il momento di essere seri o essere sorridenti), ho preso una banconota dalla signora, ho dato il resto e poi, tutti e tre, ci siamo salutati con fare complice. Non so bene perché.

Ecco. Io non so cosa intendesse la gentile mamma con “affermazioni che non mi piacciono” e non conosco esattamente il contenuto e il cuore del libro di Romano Prodi (li posso intuire dal sottotitolo che è: “Bisogna aiutare i nostri giovani, che si convincano di avere le gambe per camminare da soli”), però, detto questo, ora il mio pensiero va a quel giovane di diciassette anni influenzato dagli amici, che deve aver detto qualcosa di più o meno disdicevole e che ora verrà rieducato con un libro di poche pagine di Romano Prodi. Che non è stato un cattivo politico e che ha pure la faccia da brava persona. Ma che però, insomma.

invisibile

di lo Scorfano

Quando, tanti anni fa, mi iscrissi alla facoltà di Lettere, inseguendo i miei sogni un po' fanciulleschi sulla poesia che salverà il mondo, mio padre si incazzò. 
 
Cioè, non si incazzò un po', come un padre che dà uno scappellotto al figlio strano, ma migliore di molti altri: mio padre si incazzò proprio di brutto. Per mesi mi rivolse la parola con fatica. Anzi, di più: per anni, praticamente, io e mio padre non ci parlammo. Lui mi manteneva agli studi, forse perché lo credeva un suo dovere, ma era incazzato con me; io lo sapevo, e pensavo che si sbagliasse e mi innervosivo.

Mio padre aveva lavorato in fabbrica per tutta la vita, mia madre era casalinga: io ero il figlio bravo a scuola, il ragazzo promettente, il cui futuro sembrava radioso, pieno di soddisfazioni economiche e di riscatti sociali. Vedere che sceglievo Lettere, cioè un futuro orrendo e povero, mandava in bestia mio padre e lo metteva nella condizione di pensare ai suoi sforzi come del tutto inutili. Era normale. Ed era anche normale che mio padre cercasse qualcuno a cui dare la colpa, qualcuno che in qualche modo mi avesse condizionato: le cattive compagnie, quelle che i genitori cercano sempre per scusare in tutti i modi i loro figli, quelle che poi, nel mondo reale, non esistono mai.

La cattiva compagnia che trovò mio padre fu la mia professoressa di italiano al liceo: e mio padre si incazzò, senza mai dirle niente, anche con lei.

mercoledì 2 novembre 2011

il segnapagine del 2.XI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Un blasfemo, Il debito pubblico italiano nella storia: E’ uno stile che considera il denaro pubblico come strumento del consenso, da destinare a determinate fasce di elettorato per tenersele vicine, per incantarle senza badare al futuro.
Michele Danesi, Pasolini in coda da Trony e Fabio Volo: Sono oggi trentasei anni che siamo orfani di Pier Paolo Pasolini; capita a volte che i padri se ne vadano prima di noi. Purtroppo succede anche che poi ci si dimentichi di avere avuto un padre. 
Un radiologo, Percorsi di tempo, percorsi di spazio: Ecco, io vorrei tanto che gli studenti di medicina non fossero valutati solo per le nozioni che imparano o per la loro capacità di metterle in chiaro di fronte a un professore in genere molto annoiato del suo lavoro, ma anche e sopratutto per questo genere di empatia che ... porteranno nelle vite altrui quando indosseranno un camice bianco
Un tal Lucas, La realtà letteraria: Volevo scrivere un romanzo realista. Così sono uscito fuori stamani, di buon'ora, per incontrare subito la realtà, fresca di primo mattino, e farci a pugni. E chi t'incontro?
Lettiseparati, Se ho sentito la tua mancanza: Se ho sentito la tua mancanza, mi chiedi? Eh. Vediamo se riesco a farti capire. Sì, certo che mi sei mancata. Mi sei mancata tutti i giorni per tutto il giorno, ora per ora...

la metafora di non so che cosa

di lo Scorfano

Il calcio è tutto tranne che un gioco, ovviamente.

Il calcio è affari milionari, prima di tutto, giro di denari preoccupante e sospetto, poi è visibilità e fama e successo, per chi lo pratica e per chi lo compra, poi è spettacolo, soprattutto televisivo, e quindi è anche arma di distrazione di massa, senza dubbio, e sponsor e scommesse legali e illegali, sottocultura strisciante e pervasiva, spesso orrendamente banale, quasi mai sportiva, ed è anche corruzione e doping, omertà e morti misteriose, malattie mal raccontate, ed è anche violenza e tifo organizzato, curve politicizzate, sfogo, oblio, tensione, rabbia. Ma, nei suoi momenti migliori, il calcio è anche una grande metafora, forse la più grande, per questi nostri tempi.

E ho dovuto pensarlo di nuovo ieri pomeriggio, mentre cercavo molti modi per perdere il tempo del mio giorno di vacanza, quando sotto i titoli cubitali che parlavano di spread ai suoi massimi storici, di titoli di stato inaffidabili, di rischio default e di Grecia e di precipizio, ho letto anche questa notizia, in apparenza (e anche nella sostanza) del tutto secondaria: «Pallone d'oro, ecco le 23 stelle 2011: non ci sono italiani».

Cioè, nessuno.

Nulla di così importante

del Disagiato

In libreria stanno arrivando bancali di volumi in offerta e una miriade di (soliti) libri che ci guasteranno le giornate più o meno fino a Natale. Infatti i pomeriggi di noi commessi consisteranno nel parcheggiare la macchina, entrare in negozio, incominciare il nostro turno di lavoro e poi vendere: il libro nuovo di Fabio Volo, il libro nuovo della Kinsella, il libro nuovo di Vespa e il libro nuovo di Baricco (caro Renzi e caro Fazio avete fatto proprio un ottimo lavoro). Ecco, i percorsi e i passi saranno sempre gli stessi e le traiettorie anche. Quindi per colpa della velocità e per colpa della maledetta monotonia avrò ben poco da raccontare. Già in questi giorni la monotonia è cominciata e con essa la buona gestione degli affari e dei rapporti con il cliente. Tutto sotto controllo, quindi. La libreria comincia a muovere gli ingranaggi importanti, la cassa si apre e si chiude spesso, le banconote girano, il bancomat svolge transazioni in grande quantità e i numeri si ingigantiscono. Quindi non è successo nulla di così importante da raccontare. Quando è tutto sotto controllo, quando gli eventi vengono programmati bene, è difficile afferrare sbavature o storture da descrivere e buttare qua sopra. Oppure non le si notano o non le si afferrano facilmente.

Ad esempio ieri è venuto un amico in negozio, Fabio, e mi ha raccontato dell'inaugurazione del suo studio da architetto e del suo recente matrimonio. “È andato tutto alla perfezione”, mi ha detto mentre porgevo l’ultimo libro della Kinsella a una signora. “Marta è felice anche della casa nuova e del centro estetico che ha aperto in Corso Zanardelli, in città”. Marta, che è sua moglie, è davvero carina e gentile. È da parecchio tempo che non la vedo (l’ultima volta è stata prima che si sposassero, in un ristorante indiano), però ho il ricordo di una persona piacevole. Insomma, sono una bella coppia. La loro casa nuova sta invece appena fuori città e se ho capito bene è quella non tanto grande ma graziosa. Una villetta a schiera che è da parecchio tempo che curavano. “Davvero, sono contento per voi”, ho detto all’amico appoggiandogli una mano sulla spalla. 

martedì 1 novembre 2011

il segnapagine dell'1.XI.2011

dello Scorfano e del Disagiato


Neuromancer, La Psicologia dell'Orrore: Halloween sembra aver superato per importanza profana la festa cristiana dei morti... L’aspetto che più incuriosisce è la commistione di paura raccapricciante e l’attrazione per i film e le storie dell’orrore popolati da fantasmi, zombie, streghe, vampiri che vogliono acchiappare, mordere, mangiare.
Freddy Nietzsche, Una parola divertente che non dirò mai più: Ieri ho scoperto una cosa che non sapevo. Cioè qualcuno mi aveva accennato. Anzi no, meglio: qualcuno mi aveva detto che c’era la via, c’era via Amba Aradam da qualche parte. Poi ieri ho scoperto, su segnalazione di un’amica, che non è solo un posto ma un fatto storico.
Le memorie di un libraio, Gli sconti non sono tutto. Servono i buoni librai: Il mestiere del libraio è vendere. L'orizzonte del libraio è la vendita, non la lettura. Che poi certi clienti vogliano sentirsi parte di un cenacolo di eletti e per questo vogliano un libraio alla loro altezza, questo è un altro discorso.
Johnny Palomba, 101 idee per l'Italia: 1 - E' tutto un magna magna,  è ora di dire basta. 2 - Ritiro della patente per chi guida male. Soprattutto i vecchi. 3 - Più deodorante nella vita delle persone. 4 - Abolizione delle macchinine 50 cc. 5 - Divieto di indossare le Hogan, scarpe brutte.

Io e le commesse che fanno le fotocopie

del Disagiato

Un amico mi ha detto che le commesse di un negozio non tanto distante dalla libreria sono letteralmente terrorizzate da me. Il mio amico l’ha saputo dalla sua ragazza che ha un amica che in quel negozio ci lavora. “Il ragazzo che lavora in libreria ci fa paura”, deve aver detto la commessa alla ragazza del mio amico. Io naturalmente sono rimasto sbigottito, perché posso assicurarvi che sono una persona mansueta. Magari ho perennemente la faccia di uno a cui gli è appena caduto un bicchiere di latte in terra, però vi posso assicurare che non sono un attaccabrighe o un malmostoso. O almeno penso. Il fatto, se posso discolparmi da eventuali accuse, è che quelle commesse spesso vengono in libreria a fare fotocopie. Niente di male, anche il fare le fotocopie rientra nella cerchia delle faccende che dobbiamo sbrigare in negozio. Però, ecco il punto, portano fogli da fotocopiare alle 14.32, per fare un esempio, e tornano a riprenderle quattro o cinque ore dopo.

Questa rilassatezza (perché per me è rilassatezza) mi dà parecchio fastidio e la prima volta che questo è accaduto sono stato zitto, la seconda ho fatto la faccia dura con una delle commesse, la terza anche e la settima volta ho anticipato le commesse, ho preso i fogli e poi sono andato parecchio incazzato nel loro negozio spiegando che le fotocopie dovrebbero venirsele a riprendere se non subito, quasi. “Che cosa cambia se veniamo dopo qualche ora?”, mi ha detto sarcastica una delle commesse e io allora ho sfoderato la mia arma invincibile e cioè il  “Se tutti facessero così”. Quindi le ho detto: ”Se tutti facessero così, in negozio non riusciremmo a muoverci per la quantità di fogli”. E lei se n’è stata zitta, mi ha pagato le fotocopie e poi, a quel punto, ha cominciato a temermi. Ecco, penso che le cose siano andate così, più o meno. Insomma, le commesse di quel negozio sono terrorizzate per colpa della mio “Se tutti facessero così”. Per il resto io sono una persona gentile e garbata. Sono loro che non capiscono.

la scuola migliore della città

di lo Scorfano

Siamo nell'anno 2030 e voi avete un figlio di 14 anni. È un bravo ragazzino, sveglio, fa sport, studia senza entusiasmo (come molti altri), ha grandi progetti per il futuro o forse li avete voi per il suo futuro, ché lui pensa più che altro a giocare alla Playstation del 2030, è normale. Visto che avete grandi progetti per il suo futuro ed è all'ultimo anno di medie, cercate una buona scuola superiore, diciamo una scuola che possa garantirgli una preparazione adeguata per affrontare, tra qualche anno, il mondo del lavoro o dell'università. La cercate e la trovate: è una meravigliosa scuola pubblica.

Siamo infatti nel 2030 e il progetto di mettere in competizione tra di loro le strutture pubbliche è diventato realtà. E quindi voi sapete che, nella città in cui abitate, quella scuola è la migliore di tutte: e ci volete mandare vostro figlio, perché pensate che se lo meriti e che sia giusto che il vostro ragazzo goda delle migliori opportunità di formazione e istruzione. Ed è giusto, infatti.

In quella scuola le classi non sono affollate e quindi l'attenzione al percorso scolastico è individualizzata. Gli insegnanti sono reclutati con attenzione dal dirigente scolastico e quindi sono motivati, preparati e aggiornati. E anche pagati molto meglio di quelli delle altre scuole.