lunedì 12 agosto 2013

Per sempre

del Disagiato

Ci sono canzoni che sono come l’amore. Pensi che sia l’ultimo, l’amore definitivo di una vita, pensi che dopo non può esserci spazio, fatica e tempo per altro. “Ti amo”, dici. Ti amo, ti amerò per sempre. Poi, invece, di altro ce n’è ancora, e anche di spazio e di tempo e di fatica per amare. Ecco, così, a me, è capitato con alcune canzoni incontrate casualmente per strada. Sono canzoni che quando le ho conosciute ho pensato di non cercare più altre canzoni che potessero dirmi o darmi qualcosa. Oppure, visto che il mio sogno - una volta, tempo fa - era quello di diventare musicista, quelle canzoni mi hanno fatto abbandonare propositi: bene, adesso posso smettere di voler fare musica, di voler fare la canzone perfetta. Perché questa è la canzone che avrei voluto fare io. Ma l’ha fatta qualcun altro, e va bene così. Meno male… Capita anche con i libri, ovviamente. Quando qualche anno fa lessi "L’amore è sopravvalutato" di Brigitte Giraud, meditai seriamente di smetterla con la letteratura. “Ecco, questo è il libro che avrei voluto scrivere io”, mi dissi giunto alla fine, commosso. Non è il mio libro preferito, no, ma è il libro che tra venti o trent’anni avrei voluto scrivere io. La stessa dolcezza, la stessa prosa tagliente. Invece l’ha scritto una signora francese. Una volta mi è capitato con un post che s’ intitola Il post grigio milanese. Quando l’ho letto, ho pensato di chiudere questo blog. Il post che volevo scrivere l’ha già scritto un’altra persone. Basta così, quello che c’era da dire l’abbiamo detto. Invece, poi, si va avanti a cercare altri avvocati che ti difendano, altre parole che ti rappresentino o giustifichino.

Che non amo le classifiche, l’ho già detto. E infatti questa non è una classifica, ma un brevissimo elenco -facciamo cinque e non seguendo un ordine cronologico - di canzoni che quando le ho ascoltate ho pensato: adesso smetto di ascoltare musica, perché questa canzone mi ha già detto e spiegato tutto. Impossibile, anche, emozionarsi di più. Davvero impossibile.

Un amico, per sfottermi, una volta mi disse: c’è la musica bella, la musica brutta e poi la musica che ascolti tu. Si riferiva al fatto che ascoltavo, e ancora ascolto, quel genere che viene chiamato post rock (che non vuole dire molto, ammettiamolo) e cioè, tra le tante band, i Sigur Ros, i Gregor Samsa, gli Explosions in the sky e poi i Mogwai. I musicisti che suonano il post rock, se la dico giusta, rallentano e dilatano i ritmi e i tempi della musica rock. Poi inseriscono strumenti che solitamente appartengono alla musica classica o colta. Questa è una definizione molto approssimativa del genere. "Emergency trap" dei Mogwai, eccoci, mi fece abbandonare propositi e curiosità. “Questa è la canzone che cercavo”, pensai. Non c’è un testo, ma solo musica splendida, emozionante ed emozionata. Dura pochi minuti e, lo so, è semplicissima. Ma mi fece fermare il passo. La incontrai un pomeriggio d’estate di qualche anno fa. Ricordo che mi sdrai sul letto e che pensai: è fatta.


Come ho detto prima, in questa lista non ci sono quelle che secondo me sono le canzoni più belle o particolarmente significative. Per questo ho già fatto un breve elenco – e cioè un elenco di canzoni che non riesco ad ascoltare da quanto sono belle – oppure dovrei fare altre scelte e spendere altre parole. Quindi "Asleep" degli Smiths non è la canzone più bella del gruppo. Non sto qui a citarvi altri titoli. "Asleep" è la canzone che avrei voluto fare io. I primi versi (Sing me to sleep / sing me to sleep /  i’m tired and i /  i want to go to bed) hanno modificato per sempre il mio Dna. Qualcosa è cambiato e questo tanti anni fa. Tutta la canzone ha fabbricato una matrice che oramai mi porto dietro con leggerezza. A volte, anche quando scrivo la lista della spesa, mi sembra di scriverla in questo modo, con la stessa voce, le stesse parole e la stessa patetica malinconia.


Io adesso mi vergogno un po’, ma "Strange World" di Ke, quando la ascoltai in radio, mi fece pensare che stava nascendo una star. “Se fa tutte canzoni come questa, passerà alla storia”, pensai, più o meno, allora, Ma le altre canzoni non erano così struggenti e belle. Mi vergogno un po’, dico. Sì, perché ad ascoltarla ora, su You Tube, con il cantante che ha una voce slegata dalla sua faccia e dai suoi muscoli, mi vengono in mente le feste liceali. Che a ripensarci, a quelle feste, mi viene un po’ di tristezza. Però la canzone, tempo fa, per me era una di quelle definitive. Non avevo molto gusto, vero? Ma ancora adesso, lo ammetto, è una bella canzone. Feste liceali a parte.


Ci sono gusti e preferenze che non riesco a giustificare. Non saprei dirvi perché mi piacciono i romanzi - ma non quelli appartenenti a quest'ultimo decennio - di Stephen King. Perché parlano del nostro inconscio? No, non per questo. Perché nei suoi libri il confine tra il bene e il male è sempre netto? No, ecco, fosse per questo a me Stephen King non dovrebbe piacermi. Insomma, non lo so. Ritengo "Il miglio verde" un capolavoro senza proporre alcuna giustificazione. Ecco, non so dirvi perché i Placebo mi piacciono. Avrei addirittura qualche motivo per detestarli: si vestono come dei truzzi, il cantante è antipatico e i testi fanno schifo. Ma a me, vai a sapere perché, piacciono. Sono pochissimi i dischi con tutte, ma proprio tutte, canzoni belle. "Without you i’m nothing", disco dei Placebo del 1998, è uno di questi, per me. Perfetto, davvero. Gli altri dischi, invece, insomma, così così. C’è una canzone che ho ascoltato un miliardo di volte che s’intitola "Follow the cops back home". Quando l’ho ascoltata, per settimane mi è presa una paralisi interiore. L’ho ascoltata in casa, in macchina, con le cuffie per le strade della mia città e del Portogallo e della Spagna e poi, addirittura, a casa dei miei genitori, come sottofondo, durante le visite e i pranzi domenicali. Poi, prima che il formicolio mi uccidesse, mi sono mosso, e ho ripreso a vivere. Per fortuna.


Sentite questa. Sette o otto anni fa una ragazza che era segretamente innamorata di me – e io ero segretamente innamorato di lei – mi ha regalato un cd dicendomi: “Qui ci sono le canzoni che mi piacciono di più, e vorrei che tu le conoscessi”. Io sono tornato a casa, ho inserito il cd nel lettore e poi ho scoperto che di tracce ce n’era una sola. Una canzone soltanto. Un errore oppure no? Non sto a dirvi il resto, andrei fuori argomento, ma il fatto è che non sono mai riuscito a chiederle se la cosa era voluta. Eravamo così segretamente innamorati che non ci siamo quasi più parlati. "Colorblind" dei Counting Crow adesso non mi piace più come una volta. Ma una volta, invece, sette o otto anni fa, con un gran segreto nel petto, non uscii da camera mia per parecchi giorni. Avevo una canzone da ascoltare. Ti amo. Ti amerò per sempre.