martedì 18 ottobre 2011

requiescat in pace

di lo Scorfano

Oggi è morto l'ultimo dei poeti "contemporanei" che io ho amato da ragazzo, quando avevo diciotto anni e ho scelto la strada della poesia. Era Andrea Zanzotto, era la metà degli anni Ottanta, erano versi ruvidi e raggomitolati, che mi tormentavano la memoria quando, così giovane, passeggiavo per le strade della mia città ligure, Savona. Dopo il taglio di pagina, per chi ne ha voglia, due delle poesie di Zanzotto che ho amato di più. In memoriam.

Come i giornali che non (ci) piacciono

del Disagiato
Durante la mattinata di domenica 16 ottobre un'ascoltatrice ha telefonato in diretta a Radio Padania parlando della manifestazione del giorno prima a Roma e dicendo: «Si ha paura che ci scappa il morto? Io questo non lo capisco, non ce ne frega niente che scappa il morto». Il conduttore di turno, Alfredo Lissoni, gli ha risposto con nuncuranza: «Lei ha ragione».
Domenica Daniele Sensi, insieme a Gilioli e ad altri blogger, ha chiesto al ministro Maroni di dissociarsi da quanto detto dal conduttore. Quel “Lei ha ragione”, insomma, non doveva esserci e magari la signora al telefono non doveva dire quello che ha detto. Ieri l’Unità online ne ha parlato (anche in prima pagina) in un articolo intitolato Radio padania: “Rischio morto? Chi se ne frega”. Bene. Io con la signora che ha telefonato in studio non ci berrei neanche una cocacola, perché immagino (immagino) i suoi pregiudizi, perché immagino (immagino) i discorsi razzisti che una persona così può fare e perché, insomma, immagino il partito detestabile per cui vota. Però la mia impressione è che quanto detto dall’ascoltatrice sia solo una fesseria da autobus da contestualizzare, così come quel “Lei ha ragione”, sia solo un modo molto stupido e superficiale per chiudere una telefonata del genere. Niente di più. Se all’interno della Lega c’è razzismo (e ce n’è molto, moltissimo), non è di questo tipo. Se Maroni deve dissociarsi veda di farlo invece ogni volta che Umberto Bossi o Calderoli muovono la bocca.

L’episodio è discutibile, secondo me. Voi ora potete dimostrarmi il contrario e io insisterò a non vederci nelle parole dell’ascoltatrice e del conduttore nulla di così scandaloso. Mi innervosisce molto, invece, il titolo sensazionalistico dell’Unità e quel “La rete insorge” che ieri si trovava sull’homepage del giornale. Perché se fossero Feltri o Fede, se a comportarsi così fossero quelli che non ci piacciono, staremmo qui a fare le pulci, a indicare con il dito i giornalisti cattivi e fascisti.

un po' di schiuma

di lo Scorfano
Sabato mattina, prima che ci fosse la manifestazione a Roma e le relative non imprevedibili violenze e le polemiche del dopo e i distinguo e i però insomma, sabato mattina è successa una cosa anche nella mia scuola, che forse, paradossalmente, ha anche a che fare con quello che è poi successo a Roma nel pomeriggio. Sabato mattina, nella mia scuola, c'erano le elezioni degli studenti rappresentanti di classe e di istituto.

Io mi sono trovato in prima e quindi ho dovuto spiegare ai ragazzini appena arrivati al liceo il senso delle elezioni, cosa deve fare un rappresentante di classe e tutta un'altra serie di cose che i primini non potevano sapere. Loro sono stati entusiasti: si sono candidati tutti e quelli che non sono stati eletti ci sono rimasti molto male. Ne ho dovuto consolare qualcuno, che aveva preso la sconfitta come un fatto personale, un attestato di disistima da parte dei compagni di classe. Ho detto loro che avranno altri quattro anni per rifarsi e che si rifaranno.

Poi sono andato in quarta, all'ultima ora.

lunedì 17 ottobre 2011

il segnapagine del 17.X.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Nipresa, Davvero buffo: Certo che dev’essere davvero buffo da spiegare a uno straniero che il ministro dell’interno che condanna duramente gli scontri di Roma fa parte di un partito il cui leader evoca lo spettro dell’insurrezione armata ogni volta che deve tirare un po’ su di morale i suoi.
Freddy Nietzsche, Sorridete: Uccidete le manifestazioni, il ricordo di Genova, l’orgoglio del corteo; uccidete Pasolini, Valle Giulia, le mani alzate, i megafoni, la parola “provocazione”; uccidete le protezioni, l’antagonismo, la guerra bella anche se fa male, la controcultura. Fate fuori tutto. Sorridete. Non urlate nei microfoni.
Rangle, Il voto: La prima volta che andai a votare, tanto tempo fa, aspettando di entrare nel seggio, mi fermai a parlare con un carabiniere. A dire il vero fu il carabiniere che si mise a parlare, che io ero concentrato su quello che dovevo fare, e mi chiese cosa avrei votato...

cani e porci

di lo Scorfano

Incontro una mia amica ungherese, che da diversi anni vive in Italia. Mi racconta che sta portando il suo cane (mitissimo) in un centro di addestramento, affinché impari qualcosa, anche solo a raccogliere il bastone lanciato dalla padrona in un prato della Franciacorta. Mi dice che ci sono molti cani di tutte le razze. E poi sorride.

E mi racconta che, in particolare, in mezzo a molti altri cani, c'è un piccolo cane molto peloso, che nessuno sopporta. Perché il cagnetto peloso salta addosso a tutte le altre cagnette del centro di addestramento per accoppiarsi con loro. E non solo: salta addosso anche a tutti i cani maschi del centro, con il medesimo intento di ingropparseli tutti. E poi sorride ancora, la mia amica ungherese, e mi dice che ormai gli addestratori chiamano quel piccolo cagnetto peloso e ingroppatore, normalmente, davanti a tutti, «Berlusconi».

Davanti a una birra, di sera

del Disagiato

Un paio di sere fa io e Marco ci siamo incontrati al solito posto per una birra e un panino. Andiamo sempre lì, in quel locale, perché la musica non è di quella che io sento tutti i giorni nel centro commerciale, perché la birra è buona e perché i panini, giganteschi, sono secondo noi tra i più buoni della città. Insomma, è un posto che ci mette a nostro agio. Così ci siamo seduti, abbiamo bevuto una birra, abbiamo mangiato e poi abbiamo preso un’altra birra. Marco parla molto, a differenza di me, e così mi ha raccontato del suo viaggio in Spagna, della sua moto comprata da poco e degli amici in comune che io, per vari motivi, ho perso di vista e lui no. C’è quello che si è sposato, mi dice Marco, c’è quello che tra poco si sposa, c’è quello che ora ha un bambino, c’è quello che si è trasferito a Pisa per lavoro, c’è chi non è cambiato per niente (allora qui io e Marco ci facciamo una bella risata) e poi c’è chi...c’è chi “io non riesco più a starci assieme perché quando si esce tirano di coca e a me questo non piace”, mi dice lui nervoso. Così, per amichevole complicità e per sottolineare, come ha fatto Marco, che non devono essere belle serate quelle passate con persone che utilizzano cocaina, faccio la faccia altrettanto nervosa. Allora, dopo la confidenza, guardiamo le altre persone sedute ai tavoli vicini e poi le nostre birre. Io aspetto anche che Marco dica qualcosa, che risalga, almeno lui, da un brutto silenzio in cui siamo sprofondati in pochi secondi

“Io non capisco”, mi dice lui, “Non capisco come è possibile crescere nello stesso quartiere, utilizzare lo stesso pallone e poi prendere strade diverse. Non riesco proprio a capirlo”. A questo punto a me viene in mente una cosa ben più inquietante, che con la cocaina non c'entra, ma che voglio assolutamente dire a Marco. “Devo confessarti una cosa ma, per favore, che rimanga tra noi. Ti ricordi di Riccardo? Ecco, Riccardo, qualche mese fa, mi ha confidato di essere andato con un travestito”. E Marco spalanca gli occhi e deglutisce e io mi butto a capofitto nel silenzio e lo guardo. “Come sarebbe a dire?”, mi chiede lui tanto per scansare una cosa che non so se era imbarazzo o che altro. “Sarebbe a dire che Riccardo ha pagato un travestito, punto e basta”, rispondo cercando di rendere la cosa il più normale possibile. 

domenica 16 ottobre 2011

il segnapagine del 16.X.2011

dello Scorfano e del Disagiato

A little less conversation, Siamo contro la violenza, va bene: Magari sbaglierò, ma non riesco a non pensare che una protesta debba dare FASTIDIO. Debba disturbare, deve mettere in difficoltà qualcuno, debba essere in qualche modo un problema.
Malvino, Lo spontaneismo è sempre controproducente: la protesta è sempre legittima, è sempre un diritto, talvolta è addirittura un dovere. Il fatto è che in sé ha sempre il germe della violenza, anche quando riesce a rimanere pacifica, che senza dubbio può essere preferibile, spesso conveniente, e tuttavia non sempre riesce ad essere possibile...
Yellow letters, La virgola di troppo: La virgola di troppo sembra una cosa che ha a che fare con la punteggiatura, e in un certo senso è anche una questione di punteggiatura, o di fiato, perché la virgola di troppo la si può anche dire e le virgole, quando si parla, si dicono con un respiro breve.
Giorgio Israel, L'invito al confromismo...: Tutta la parte pedagogica è un trionfo del politicamente corretto, del costruttivismo più conformista, della pretesa che i presidi siano cloni che pensano tutti allo stesso modo, conoscono le stesse teorie e aderiscono alle verità ministeriali.

il nome dei nemici

di lo Scorfano

Ho quarant'anni abbondanti e sono un insegnante. Quando ne avevo venti ed ero uno studente, negli anni Ottanta, ho partecipato ad alcune manifestazioni contro qualcosa che ora non mi ricordo più che cosa fosse. Poi, a un certo punto, ho smesso. Avevo molto da studiare, avevo una laurea da prendere, un mestiere da conquistare; e l'inizio degli anni Novanta non era un periodo molto fertile di prospettive. «C'è la crisi», si diceva allora, come si dice adesso.

Negli anni, e con fatica, ho conquistato il mio mestiere; ne ho conquistati più di uno, a dire la verità. Non sono più andato a nessuna manifestazione: e quando c'era da protestare lo facevo in casa mia con i miei amici, oppure al bar, sempre con i miei tre o quattro amici. Poi tornavo a casa, a dormire, nel mio letto. Nel frattempo, grazie al mio lavoro e al mio impegno, mi sono comprato una casa. E anche un paio di automobili, e dei libri e dei vestiti. E, ultimamente, una televisione a schermo piatto, un pc nuovo e potente, e anche uno smartphone, per essere sempre connesso. 

una sfiga seria

di lo Scorfano


Ci sono ragazzi silenziosi, in ogni classe. Sono persone forse timide, forse semplicemente un po’ riservate, nel loro stare in mezzo agli altri. I più sono anche studiosi: li chiami e sono preparati; svolgono test e verifiche con ordine, alcuni in modo eccellente, altri semplicemente in modo sufficiente. Fanno sempre i compiti. E se per caso, un giorno, non li hanno potuti fare, te lo dicono con grande ansia malcelata, aspettando che tu li punisca in modo definitivo e perentorio.

È difficile che questi ragazzi siano persone brillanti; è anche molto difficile che lo diventino. Non intervengono mai durante le lezioni e le discussioni, non sono capaci di fare la battuta giusta al momento giusto, non sanno nemmeno fare un po’ di polemica, neppure quando avrebbero ragione e potrebbe loro convenire; non sono mai vestiti troppo alla moda, non godono di nessun successo presso i loro coetanei, in particolare presso i coetanei dell’altro sesso.

sabato 15 ottobre 2011

il segnapagine del 15.X.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Diciottobrumaio, L'incendio: Il proletariato, sia esso dei paesi dove ha raggiunto un certo benessere e un instabile welfare così come quello delle aree economiche laddove il capitale dispiega tutto il suo candido sadismo, ha subito una sconfitta nel Novecento che perdura e del cui esito siamo testimoni. 
Eschaton, La favola delle api: Mentre scrivo queste righe, la manifestazione di Roma sta degenerando, ma va tutto bene: cinque macchine bruciate, in fondo, fanno cinque macchine vendute…
Gad Lerner, I Draghi ribelli e il banchiere d'Europa: Ma con le istanze del movimento che scende in piazza oggi a Roma sarà doveroso fare i conti. Perché la sinistra del futuro non potrà contraddistinguersi per il solo risanamento finanziario. Dovrà cimentarsi in un difficile tentativo di redistribuzione della ricchezza, dopo la lunga stagione dell’iniquità.
Annarellix, E quindi? (di indignati e varie): Quindi? Figo, bello il corteo. Ma dopo il corteo dove si va e cosa si propone? Ed è questa la risposta che non riesco a trovare da nessuna parte. Né nei racconti né nelle discussioni.
Jonkind, Gli indignados del sabato pomeriggio: E’ sempre più difficile fare le rivoluzioni non solo perché ci conosciamo tutti, ma anche perché tutti in casa abbiamo un nonno pensionato, un portantino d’ infermerìa o un bidello, magari un cugino che ha un bar o una cugina che tiene un negozio di parrucchiera, frodando il fisco.

malconnessi

di lo Scorfano

Ogni volta mi stupisco e devo fermarmi per ricordarmi che lo sapevo già. Mi càpita di parlare in classe di web e viene fuori (dalla voce degli studenti) che in tanti (tanti) paesi della zona non arriva la connessione a banda larga. Viene fuori, cioè, che ancora molti di loro sono costretti a usare una connessione a 56k. E che fanno un po' fatica, insomma. E si lamentano, ma pare che il loro comune (sono ben più di uno, questi comuni) non faccia nulla.

E non siamo in una valle remota e inaccessibile delle Alpi Orobiche. Siamo a 20 km da Brescia, in una zona di aziende importanti, di case produttrici di vino che esportano migliaia di bottiglie in tutto il mondo, in una delle zone più ricche di tutta la penisola. E ci sono ancora interi paesi che si connettono al web con una connessione a 56k. E ogni volta che i ragazzi me lo dicono, un po' perpelessi e quasi vergognandosene, io mi stupisco come se fosse la prima volta. E poi passano i mesi e me lo dimentico per poi stupirmi di nuovo, la volta dopo. E intento passano gli anni e in sostanza non cambia quasi niente. E l'adsl, dove abitano alcuni di loro, non arriva.
 

Con sottofondo musicale

del Disagiato

Volevo evitare. Volevo evitare di dire che ieri mattina sono arrivate quattrocento copie dell’ultimo libro di Fabio Volo intitolato Le prime luci del mattino, titolo non brutto ma un po’ troppo ruffiano (i titoli devono essere un po’ troppo ruffiani, penso). Sono stato in negozio dalle undici del mattino alle sei di sera e in quelle sette ore abbiamo venduto una quarantina di copie, più o meno. Un ragazzo mi ha chiesto se potevo impacchettare il libro con un bel fiocco rosso e per lui consegnarlo personalmente ad una commessa che lavoro in un negozio di abbigliamento che sta in fondo al corridoio a sinistra. “Un libro di Fabio Volo come fosse una rosa”, ho pensato mentre il cliente attendeva la risposta. “Posso farle il pacchetto, però non posso farle la consegna”, gli ho detto con seria gentilezza (è questa forse la professionalità?). Lui ha insistito con altrettanta gentilezza, io allora mi sono lasciato convincere e poi, chissà come mai, il ragazzo ha cambiato idea. “Glielo porto io, dai”, mi ha detto e io ho riso con il naso e poi ho impacchettato Le prime luci del mattino con un grande fiocco rosso. “Grazie, sei stato molto gentile”, mi ha detto strizzzandomi l’occhio prima di andarsene dalla commessa. “Figurati”, gli ho risposto.

Volevo evitare di parlare di Fabio Volo perché in queste ore gli snob e gli appassionati ne parlano già abbastanza. Volevo evitare di raccontare che una cosa che mi da fastidio di questo nuovo libro è che comincia con una frase di Kurt Cobain, che è stato un cantante che mentre stavo cadendo della finestra, qualche anno fa, mi ha preso per il colletto e mi ha rimesso a terra. Ecco, mi da fastidio che tutta questa gente legga un libro che incomincia con la frase del mio eroe. Vabbè, il mio è egoismo e appunto per questo volevo evitare di raccontarvi il mio incontro con le quattrocento copie del nuovo libro di Fabio Volo. Come volevo evitare di dirvi che la mia lieve antipatia per Fabio Volo nacque una mattina di circa due anni fa. 

venerdì 14 ottobre 2011

il segnapagine del 14.X.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Mario Seminerio, Indignati, protesta informata?: Improvvisamente, un bel mattino d'autunno, questo paese decide che non è interessato a cercare di capire come potrebbe crescere di più, per produrre quelle risorse necessarie non solo a ripagare o rinnovare i debiti, ma anche a redistribuire la ricchezza, attraverso un sistema di welfare nuovo, inclusivo e onnicomprensivo. 
Leonardo, Rimpianto per un golpe mancatoBerlusconi non ha rispettato mai la Costituzione e, se lo lasciamo al suo posto, farà tutto il possibile per svuotarla di senso o stravolgerla. B. non ha mai giocato pulito. Questa è una constatazione perfino banale. E allora perché insistiamo a voler giocare pulito con lui?
LGO, Chiamiamola Lin: Lin io l'ho vista solo un paio di volte, in una classe nuova dove ancora qualche nome mi sfugge, e non so se Dario è proprio Dario oppure Leonardo, mi dispiace. Lin era seduta al terzo banco della fila davanti alla cattedra di una delle aule piccole della mia scuola. Quest'anno si sono iscritti decine di ragazzini in più, stiamo tutti un po' stretti.

Nonostante tutto

del Disagiato

Potete immaginarlo anche voi. Le librerie pian piano spariranno e presto o tardi toccherà pure a me perdere il lavoro. Mi dispiacerà, inutile dirlo. Mi dispiacerà abbandonare un luogo che ho frequentato per tanti anni e mi dispiacerà perdere di vista persone che ho frequentato ogni giorno, per molte ore. Se ne andranno anche un buon contratto e uno stipendio dignitoso. Le cose allineate verranno mosse e sparpagliate. Dovrò, a quel punto, ricapitolarmi e non so quanta energia avrò per farlo. La voglia non ci sarà, poco ma sicuro. “È bene fare nuove esperienze”, dice qualcuno. “È bene cambiare aria”. Può darsi, però anche per fare nuove esperienze e per cambiare aria servono intelligenza e fantasia, ingredienti, diciamo così, che mi mancano da ormai troppo tempo. Mi sono concentrato troppo sul prodotto, sulla domanda e sull’offerta. Mi sono inaridito per una giusta causa, viziato da solo, mi sono impantanato in una serie di fissazioni e morbosità che spesso mi hanno scippato ossigeno. “A me piace vendere i libri”, dico a me stesso ogni tanto, di notte, prima di addormentarmi. “Io penso che i libri siano oggetti importanti”, mi dico al mattino, appena sceso dal letto, poco prima di andare in libreria. Mi sono addestrato e autodisciplinato. Ho cercato in questi anni di credere a una cosa e la mia passionale ottusità mi ha fatto toccare l’obiettivo.

forse, certamente

di lo Scorfano



Forse siamo come automobili in corsa. Forse, come automobili in corsa, a volte acceleriamo a volte rallentiamo, a volte addirittura freniamo e forse non ce ne rendiamo nemmeno bene conto. E non sappiamo il perché. È la corsa, a volte lenta a volte velocissima, a dettare i suoi ritmi, i nostri ritmi, i suoi ritmi, il nostro viaggiare in una direzione che, forse, non abbiamo nemmeno mai scelto. O che abbiamo scelto forse troppo tempo fa per ricordarci le ragioni per cui, forse, quella volta, l'abbiamo scelta.

Forse siamo come auto in corsa su una strada che non sappiamo dove ci porta; ma sappiamo che su quella strada incontriamo altri come noi, che forse sono auto in corsa come noi. Alcune viaggiano nella nostra stessa direzione, le salutiamo, un cenno della mano può bastare, un sorriso. Altre invece vanno in tutt'altri luoghi, lontano da noi, non ci salutiamo. E con alcune il viaggio si fa proprio insieme. In colonna, in riga, la stessa strada, la stessa aria sulla faccia, per pochi chilometri, o per lunghi tratti, senza perdersi mai di vista, come se fosse mano nella mano. Senza sapere dove andiamo.

giovedì 13 ottobre 2011

il segnapagine del 13.X.2011

dello Scorfano e del Disagiato

L'Anticomunitarista, Anche i padani nel loro piccolo s'incazzano: Noi non siamo contro il voto agli immigrati, l'importante è che prima abbiano acquisito la cittadinanza italiana.
In coma è meglio, Cose da sapere subito: Ci sono cose che avrei voluto sapere subito invece di impiegare anni a impararle da solo. Appena uno nasce bisognerebbe dargli l’elenco delle cose da sapere e dirgli: “toh, da qui in poi fai tu”.
Metilparaben, L'assordante rumore dei clacson: Se siete in coda in automobile, il traffico è paralizzato e intorno non vedete che un muro di lamiere multicolori, c'è sicuramente qualcosa che non va nella gestione della città in cui vivete.

il rigore e le bocciature

di lo Scorfano

Non mi convincono del tutto i vari commenti che, in questi giorni, ho letto a proposito dei dati e delle percentuali sulle bocciature e le promozioni, finalmente pubblicati dal ministero. Non mi convince innanzitutto la sottintesa (per tutti) pretesa che la scuola sia un corpo rapido e duttile, e che quindi bastino pochi e veloci ritocchi per cambiarla in profondità. In realtà, è precisamente il contrario: la scuola è un corpo elefantiaco e conservatore, che tende all'immobilismo, che prima di cambiare, in qualsiasi direzione, oppone resistenze fortissime e spesso ostinatamente cieche.

Poi, in secondo luogo, non mi convince questa idea che un cambiamento in direzione del rigore e della severità debba provocare necessariamente più bocciature (ed è questo, a ben vedere, l'errore del ministro Gelmini, replicato in questi giorni anche dai suoi detrattori: quello di avere associato il rigore e la severità con il numero dei respinti, vanamente vantandosene all'inizio del suo mandato).

Dispiace anche a me

del Disagiato

Ieri ha telefonato il titolare della libreria e solo perché in quel momento la responsabile non c'era ha detto a me che le cose non stanno andando bene. Anzi, stanno andando proprio male. “Ho guardato le cifre e le cifre non tornano”, mi ha detto con una brutta voce. Poi mi ha domandato: “Ma secondo te cosa sta capitando? È la libreria o tutto il centro commerciale che è in crisi?”. E allora, allarmato, ho cercato una risposta, un “secondo me” molto improvvisato e così gli ho detto che siamo penalizzati dal centro commerciale che sta in città, che chi deve pranzare e farsi due passi non viene più da noi ma da loro e che poi la crisi, questa dannata crisi, è una brutta bestia per tutto e per tutti. Ho detto banalità, parole lente e interrotte, dette con il tono di chi vorrebbe dire di più ma che non è capace di dire di più. Mentre parlavo guardavo la libreria vuota e ascoltavo il respiro del titolare. “Non c’è gente”, dicevo io, e lui allora cominciava un’altra frase tragica che poi finiva con un altro “non c’è gente”.

Poi siamo rimasti in silenzio per qualche secondo. E in quei pochi secondi, in fretta, ho fatto un pensiero ancora più banale delle parole appena dette: ho pensato al suo BMW nero. Ma non solo. Ho pensato anche al suo Mercedes grigio e poi alla casa in Umbria acquistata da non molto. Ho pensato all’altra sua libreria e alla sua passione per il footing a Central Park. Ho pensato queste cose di fretta, in pochissimi secondi, mentre entrambi, forse per la prima volta, eravamo blindati dalla stessa angoscia, toccati dallo stesso sottile fastidio. 

mercoledì 12 ottobre 2011

il segnapagine del 12.X.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Non ne so abbastanza, Una foto val più di mille parole: Questi giovini, che non sanno niente di credito, di debito, di economia e probabilmente neppure di calcio, hanno avuto oggi la bella pensata di andare a manifestare davanti alla Banca d'Italia per farsi dare un po' di mazzate e poter così sfoderare l'arma vincente di chi non ha nulla da proporre: il vittimismo gratuito.
Suzukimaruti, Co-marketing politico parassitario, presente cadavere: Nello spezzettamento lacaniano dell’io in rete, questa bella iniziativa del partito di Nichi Vendola è riuscita a infastidirmi come uomo di sinistra, come appassionato di tecnologia, come comunicatore di mestiere e pure come semplice cittadino. 
Terminologia etc, “Stay hungry. Stay foolish” in italiano: Contesto: Jobs aveva spiegato che la frase era apparsa sull’ultimo numero di una rivista “alternativa” della controcultura americana che, quando era ragazzo, era stata una specie di bibbia per la sua generazione.
Distanti saluti, Che bravo: Il miglior giornalista al mondo si chiama Christopher Hitchens ed è malato di cancro.Una bambina di 8 anni, che lo ascoltava per la prima volta a una conferenza, è fuggita dalla propria madre, ha raggiunto “l’uomo del microfono” ed è riuscita a fare una domanda: «che libri mi consigli di leggere?»
Luca De Biase, Come va la vita?: L'Ocse ha chiesto ai cittadini di mezzo mondo: «Come va la vita?» E ha raccolto i dati nel rapporto How's life? I dati riguardano la percentuale di persone che hanno dichiarato di avere emozioni più positive che negative in un giorno medio del 2010.

È contento

del Disagiato

Da quando c'è questo blog mio padre sembra contento. Sa che insieme a me c’è quell’uomo di (s)fiducia che è lo Scorfano, sa che ci scrivo quasi tutti giorni, sa che scriverci quasi tutti i giorni è una cosa che mi piace fare e sa, più che altro, che una volta il nome del nostro blog è finito su un giornale importante. Sì, insomma, diciamo che è più o meno da quella volta che mio padre è contento. Soddisfazioni. Quando poi ha saputo che dovevamo andare a una premiazione, beh, non vi racconto la sua faccia. “Vincete, sicuro”, mi ha detto. “Papà, non vinciamo”, gli ho risposto e allora un pochino si è arrabbiato per non so quale motivo. 

Insomma, forse lui pensa che io stia occupando il mio tempo in modo intelligente. Dico forse. Ma c'è una domanda, a questo punto: mio padre legge il blog Sempre un po’ a disagio? Boh. Non lo so mica se legge quello che scriviamo. Di certo ogni tanto stampa i post e poi li mette in una cartelletta verde, che sta sopra alla sua scrivania, affianco alle bollette da pagare. Ecco, di sicuro so che fa questa cosa molto commovente (o che secondo me è molto commovente). L’altro giorno ero a pranzo da lui e a un certo punto mi ha detto: “Ho una cosa che potrebbe servirti per il blog”. Si è alzato da tavola, è andato in camera sua e poi mi ha dato questo: 

«ingrati, volubili, simulatori e dissimulatori»

di lo Scorfano


In quarta, mentre leggo il capitolo XVII del Principe di Machiavelli, lo so che non si fa, ma sto pensando a tutt'altro. Sto pensando ai primini, in realtà; alla classe da cui sono uscito appena un quarto d'ora fa. Ma intanto leggo Machiavelli, il Principe, ed è proprio quello che leggo che mi fa pensare ai primini. Ho davanti agli occhi il capitolo in cui ci si chiede se, per un uomo di potere, sia meglio essere temuto o amato; io non sono un uomo di potere, è ovvio; però, quando entro in prima, ci assomiglio molto, almeno per i ragazzini di quattordici anni. E allora leggo:
Debbe, per tanto, uno principe non si curare della infamia di crudele, per tenere e’ sudditi sua uniti et in fede; perché, con pochissimi esempli sarà più pietoso che quelli e' quali, per troppa pietà, lasciono seguire e' disordini... (...) Nasce da questo una disputa: s'elli è meglio essere amato che temuto, o e converso. Rispondesi che si vorrebbe essere l'uno e l'altro; ma perché elli è difficile accozzarli insieme, è molto più sicuro essere temuto che amato, quando si abbia a mancare dell'uno de' dua.
È meglio essere temuto, insomma, mi dice Machiavelli; sarebbe meglio entrambi, ma non sempre ci si riesce, aggiunge. La troppa pietà fa danni, mi dice Machiavelli:  

martedì 11 ottobre 2011

il segnapagine dell'11.X.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Lo SciacquaLingua, Il "sesso" delle squadre di calcio: Se parliamo della squadra di calcio "roma" senza dubbio diremo "la roma" pensando ad essa al femminile perché si tratta di una squadra che è un sostantivo femminile (la squadra roma), e così vale per "la lazio"...
A little less conversation, Buono: Non si dice più Sii buono. Si dice Fai il bravo. Che è una cosa molto diversa, mi pare: un modo di comportarsi, non un modo di essere. Si può essere perfidi, e comportarsi molto bene.
Plus1gmt, Con destrezza: La signora davanti a me, con le mani nel borsellino intenta a pescare monete utili a ricevere in cambio il minor numero di tagli possibile, drizza subito le antenne. Ha inteso dal labiale che si tratta di una storia di zingari.
Antonio Menna, Unomappina: La televisione è come te la immagini. Finta e sontuosa, come una vecchia nobildonna che si rifà il trucco sulle rughe. La Rai, poi, ha queste buone maniere, e corridoi bui, e organizzazione perfetta, e sedie di metallo nelle anticamere, che sembra un ospedale ben tenuto.

condonati e non

di lo Scorfano

Si farà quindi, probabilmente, il condono fiscale. Ma non solo: si farà anche il condono dei «piccoli abusi edilizi». Ma non basta ancora: perché non ci si deve dimenticare il contributo di solidarietà sui redditi lordi dichiarati sopra i 300.000 euro...

Insomma, le linee guida della politica economica del governo ora sono abbastanza chiare. L'unica altra mossa che si potrebbe pensare di fare, a questo punto, sarebbe formare delle piccole squadre di volontari (tipo ronde padane) che vadano, casa per casa, a prendere anche per il culo (con pernacchie e insulti) quelli che ancora pagano le tasse.

trasferiti ad altro incarico

di lo Scorfano
 
La categoria professionale a cui mi onoro (ehm) di appartenere è, per dato universalmente noto e da diversi anni riconosciuto e considerato preoccupante, la più soggetta alla cosiddetta Sindrome da burnout: vale a dire, copio da wikipedia, «l'esito patologico di un processo stressogeno che colpisce le persone che esercitano professioni d'aiuto, qualora queste non rispondano in maniera adeguata ai carichi eccessivi di stress che il loro lavoro li porta ad assumere»; «il burnout comporta esaurimento emotivo, depersonalizzazione, un atteggiamento spesso improntato al cinismo e un sentimento di ridotta realizzazione personale. Il soggetto tende a sfuggire l'ambiente lavorativo assentandosi sempre più spesso e lavorando con entusiasmo ed interesse sempre minori, a provare frustrazione e insoddisfazione, nonché una ridotta empatia nei confronti delle persone delle quali dovrebbe occuparsi».

I casi di sindrome da burnout molto grave determinano, com' è ovvio, l'allontanamento dalla professione docente e la riconversione ad altro incarico. Successe qualche anno fa, ed è un ricordo personale e struggente, a un mio collega, che nelle ultime settimane in cui lavorava con gli studenti sognava quasi tutte le notti (me lo confessò lui stesso, tra le lacrime) di dirigere un forno crematorio (come quelli che si ricordava di avere visto a Dachau, in una gita paradossalmente scolastica) e di infilare nei forni i corpi dei suoi allievi, uno per uno. Fu destinato ad altro incarico, anche lui. Per fortuna sua e dei suoi allievi, naturalmente. 

lunedì 10 ottobre 2011

il segnapagine del 10.X.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Il grande marziano, Pdl: psico-analisi di una campagna: La nuova, fiammante campagna di adesioni al Popolo della Libertà deve registrare due notazioni d'obbligo, anzi tre, anzi quattro. La prima, esplicita e palese, riguarda l'assenza - per la prima volta da diciassette anni a questa parte - del nome di Berlusconi nel simbolo.
Crossroads, Censimento e banda larga: il disservizio del successo: Una quindicina d'anni fa si poteva dire che un'iniziativa online fosse stata un successo perché aveva avuto tanti accessi da far cadere il server. Oggi un'iniziativa che non funziona perché cade il server non è un successo ma un disservizio.
Alessandro da Rold, Il patto segreto Bossi-Cav: L'asse del Nord, architrave dell'esecutivo, si regge in realtà su un accordo economico siglato di fronte a un notaio dal Cavaliere e dal Senatùr nel gennaio del 2000, giusto l'anno prima dalle elezioni politiche del 2001
Personalità confusa, Che cos'è il flusso di coscienza: Il flusso di coscienza è un modo di comunicare secondo il quale uno invece di star lì a cercare di spiegare le cose per bene con tutte le parole giuste la punteggiatura la sintassi corretta la grammatica lo stile i sinonimi quindi evitando le ripetizioni...

Chi esattamente?

del Disagiato

Se Diego Della Valle ha la necessità interiore di acquistare una pagina di quotidiano per pubblicare una lettera contro la politica e i politici italiani faccia pure. Però faccia anche i nomi, dei nomi, alcuni nomi, anche solo un nome. Dica con chi ce l’ha, esattamente. "Lo spettacolo indecente ed irresponsabile che molti di voi stanno dando", scrive. Voi chi? Molti quanto? Anche i politici per i quali lui ha sempre votato? “Rendetevi conto che tanti italiani non hanno nessuna stima e nessuna fiducia in molti di Voi”. Tanti quanti? Pure io sono tra questi italiani? Vabbè, la lettera ormai è di inizio ottobre e mi pare stupido riprendere la questione adesso. E poi, a volerla dire tutta, questa approssimazione e questo qualunquismo in un personaggio pubblico che nelle questioni politiche ci mette il naso solo quando desidera lui sono più che comprensibili. 

Se invece è Giuseppe Civati allora la cosa si fa un pochino più seria. “Siamo il Paese dello stay. Di quelli che si sono accomodati già. Anzi, per loro, si erano già accomodati i loro genitori. Siamo l'Italia immobile, dove tutti stanno, appunto, al loro posto, senza mettersi in gioco mai”. Tutti tutti o Civati intende alcuni? Si riferisce a qualcuno e per non litigare gli è più comodo dire tutti? E proprio tutti i genitori si erano accomodati? Anche i genitori delle brave persone? Anche gli italiani che, come delle bestie, hanno lavorato per il petrolchimico di Marghera fanno parte dello Stay? Civati, penso di aver capito a chi ti riferisci, però per non equivocare ti chiedo di fare sempre i nomi, di dire sempre chi sono i tutti e "gli altri che", invece, "vogliono muoversi". Vorrei sapere chi sono esattamente quelli che preferiscono lo stay al move "sempre e comunque".

un giro in centro

di lo Scorfano

Venerdì, in tutta Italia, ci sono state le manifestazioni di protesta degli studenti delle scuole superiori. Io me ne sono accorto perché, arrivando a scuola alle 8, ho visto, ferma davanti al cancello dell'istituto, Barbara, una mia ex alunna, che non doveva affatto essere lì.

Barbara, infatti, è stata bocciata l'anno scorso, alla fine della terza, e ha cambiato scuola, perché non poteva fare altrimenti: è andata in città (noi, qui sul lago, chiamiamo Brescia «la città», siate comprensivi) e quindi non la sia vede più, nemmeno nei corridoi durante l'intervallo. Quando l'ho notata, davanti al cancello, lei mi ha sorriso da lontano e io ho capito che stava un po' aspettando anche me. Mi sono avvicinato, l'ho salutata e le ho chiesto: «Cosa ci fai qui?»

domenica 9 ottobre 2011

il segnapagine del 9.X.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Antonio Menna, Se Steve fosse nato in provincia di Napoli: Mettiamo che Steve Jobs sia nato in provincia di Napoli. Si chiama Stefano Lavori. Non va all’università, è uno smanettone. Ha un amico che si chiama Stefano Vozzini. Sono due appassionati di tecnologia, qualcuno li chiama ricchioni perchè stanno sempre insieme.
Slumberland, "Felice notte, venerabile Jorge": posto che è ignobile che un ministero non sia in grado di produrre, per la selezione dei suoi dirigenti, una batteria di domande competenti, chiare e formulate in maniera corretta, la 'povna pensa che la vergogna stia nella forma stessa scelta per la preselezione.
Livefast, Blog your fucking heart out: Si chiama depressione e credo di averla da quando avevo 8 anni o giù di lì. C’è tanta gente che mi vuole bene, anche tanto bene, ma non basta.
Massimo Adinolfi, Steve Jobs e l'estetizzazione dell'economia: Ora, è curioso che nessuno dei più sinceri ammiratori del genio di Steve Jobs si accontenti di celebrarne le doti imprenditoriali, come se il campionato dell’imprenditoria non fosse il più bello del mondo e fosse necessario far scendere Steve Jobs in pista in altri tornei, fra icone pop e scienziati moderni, guru semi-religiosi e altre figure carismatiche

tenerezza e perdono

di lo Scorfano

L'intervista rilasciata oggi, con le lacrime agli occhi, dal ministro Gelmini alla «Repubblica», lo ammetto, fa davvero tanta tenerezza. Tanto che, se si trattasse di una mia alunna, io l'avrei già perdonata, la ministra, e le avrei detto: «Vabbè, per questa volta vai a posto senza voto. Guarda però che è l'ultima volta che succede una cosa del genere...» Però il ministro Gelmini non è una mia alunna, anzi è il mio capo: il che, ovviamente, cambia parecchio le carte in tavola.

Resta la tenerezza, soltanto quella. Resta il tentativo imbarazzato, da parte del ministro, di non alienarsi ancora di più le simpatie degli studenti già scesi in piazza: «Nel tempo si è perso qualsiasi rapporto con loro, e mi dispiace»; o quello di rimediare all'epico errore dei neutrini e del tunnel, maldestro quasi quanto il comunicato originale: «So che non esiste un tunnel da Ginevra al Gran Sasso, ho visitato il Cern e non ho visto tunnel. Bastava mettere quella parola tra virgolette e aggiungere tecnologico, "il "tunnel tecnologico" dentro il quale sono viaggiati i neutrini» (davvero bastava quello? io avrei i miei dubbi...). 

Stiamo seduti composti, per favore

del Disagiato



Non so se è una buona idea però secondo me prima di indignarsi o anche solo prima di spendere parole sull’attività giullaresca del Potere è bene ridurre al silenzio l’andazzo comico e superficiale di chi sta per strada assieme a noi e cioè i nostri parenti, i nostri vicini di casa, gli amici, quelli che contano e via dicendo (e, perché no, noi stessi quando serve). Inutile fare i buffoni e poi lamentarci che al governo c’è chi fa il buffone. Lo so, “dare il buon esempio” è una formula che ha la silhouette della retorica da quattro soldi e so pure che la parola “coerenza” spesso significa tutto e niente, però, insomma, sarebbe bene ridare una bella spolverata a queste espressioni e ricollocarle tra le cose giuste del mondo.

sabato 8 ottobre 2011

il segnapagine dell'8.X.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Piovono rane, Sempre meglio che lavorare?: Com’era prevedibile, la dolorosa protesta dei collaboratori pagati poco o niente dall’Unità è stata ripresa e polemicamente sfruttata dal Giornale. Sarebbe tuttavia puerile e intellettualmente disonesto nascondersi dietro la consueta e detestabile parola che viene usata da molti quando si solleva un problema (cioè: «strumentalizzazione»).
Invece era un calesse, Dolce Stil Novo: Nei giorni precedenti s’era già parlato di amore cortese, amore gentile, amor platonico; sublimazione del desiderio, valore della poesia lirica, autoreferenzialità del poeta. Le solite cose che si fanno a inizio anno in terza, cercando di coinvolgere i ragazzi su questo tema così lontano da loro - la poesia - agganciandoli con un tema così vicino a loro, l’amore. 
Crescere creativamente, Con chi studi, come studi?: Ai bambini piace essere ascoltati mentre ripetono, ed è proprio questo il compito della famiglia nel sostenerli nell'apprendere i contenuti: ascoltarli ripetere, costruire la frase, magari suggerire i sinonimi, aiutarli a costruire la frase.
ilNichilista, Perché Santoro non avrà i miei dieci euro: Io non so se Santoro si renda conto dell’incredibile mancanza di rispetto del suo paragone verso chi è davvero oppresso, verso chi è disposto a rinunciare alla propria vita (e non a una trasmissione in prima serata) per denunciare la sua mancanza di libertà.

concorsi a quiz

di lo Scorfano

Il delirio a cui il concorso per Dirigenti scolastici sta spingendo molti insegnanti aspiranti presidi è il risultato di un'altra delle straordinarie (inimitabili) trovate del ministero guidato Gelmini. Un delirio senza significato e senza scopo. Come bene si evince da quanto raccontato, ieri sera, sul blog nonunacosaseria

Avvertenza: da leggere scuotendo con forza la testa.

venerdì 7 ottobre 2011

il segnapagine del 7.X.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Notiziole di .mau., Forza Gnocca: ...gli è bastato dire che pensava di rinominare il partito "Forza Gnocca" e subito tutti si sono dimenticati della situazione in cui ci troviamo come nazione e si sono messi a litigare sulla battuta.
Femminile plurale, Comunicazione di servizio: Repubblica ritiene che la battuta di Berlusconi sul “Partito della Gnocca” offende le donne. Vorrei comunicare a Repubblica che io non mi sento per nulla offesa.
Metilparaben, Think different: Ieri, in televisione, hanno mostrato il celeberrimo spot di Apple in cui comparivano immagini di Gandhi, Martin Luther King, Albert Einstein e via discorrendo, al termine del quale spuntava l'altrettanto famoso slogan "think different".

basse frequenze

di lo Scorfano

Leggo il programma d'esame di Letteratura Italiana Moderna di una delle più importanti università del nord Italia, facoltà di Lettere. Non è un esame per matricole: è un esame di laurea magistrale, rivolto a studenti che hanno già festeggiato la laurea triennale e che quindi, si suppone, hanno già ricevuto un'istruzione letteraria superiore.

Leggo il programma e vedo che l'esame riguarda autori del primo Ottocento: Parini, Foscolo, Monti, Leopardi, Porta. Sono autori che più o meno mi piacciono (più Leopardi, meno Monti, per l'esattezza), che ho letto anch'io, sia quando studiavo all'università sia negli anni successivi; e sono autori che spiego in classe, a lezione, a ragazzi del liceo che, invece, hanno una preparazione letteraria molto approssimativa.

Mentre leggo, mi balza all'occhio un particolare (nemmeno troppo particolare, in realtà) che mi colpisce: c'è una pesante differenza tra il programma per i frequentanti e quello per i non frequentanti. È proprio una differenza di mole: i non frequentanti devono leggere tre saggi in più (il doppio) degli studenti che hanno frequentato.  

Perché come diceva Lacan non so più dove

del Disagiato

“Non dirmi che per domani mattina hai intenzione di scrivere un post su Steve Jobs. Perché sappi che hai rotto con ‘sto Jobs”.
"Sì, avevo intenzione di scrivere una cosa un po’ critica e…Ma tu come fai a sapere che volevo scrivere un post su Steve Jobs?”.
“Sei prevedibile, tutto qua. Dici sempre le stesse cose”.
“È solo che Steve Jobs è responsabile di…”.
“Di?”.
“Della…”
“Della cosa? Non lo sai neanche tu?”.
“No, è che sto cercando le parole. Insomma, è che, come dicono Pasolini e Lacan da qualche parte, non ricordo più dove, gli oggetti proposti dal mercato hanno creato una convergenza tra il mondo della contestazione e l’affermazione del discorso del capitalista”.
“…”.
“Sì, insomma, i sudditi sono diventati consumatori di oggetti che non esauriscono il proprio desiderio ma, invece, lo prolungano da lì a poco. I consumatori desiderano, desiderano, desiderano fino a diventare maniaci e la società dei consumi guarda caso si regge su un popolo di maniaci consumatori”.
“Ma ti senti?”.
“Cosa?”
“Ti rendi conto di cosa stai dicendo? Sei in grado di comprendere le tue stesse farneticazioni?”. 

giovedì 6 ottobre 2011

il segnapagine del 6.X.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Un tal Lucas, Aspettando un altro tipo di rivoluzioni: L'unanime riconoscimento del valore di Steve Jobs e della sua influenza nel mondo dell'informatica e, di conseguenza, nel mondo della comunicazione e del pensiero, è ampiamente giustificato. Niente da aggiungere su questo, se non che tutte le sue invenzioni rientrano pacificamente all'interno del sistema. 
Non ne so abbastanza, Stare scomodo: L'ateo razionalista confonde la ricerca di Dio con un processo penale: dato che nessuno può fornire la prova della Sua esistenza, ecco dimostrato che Dio non esiste.
Brightside, L'ultimo tabù: C’è quest’ultimo tabù, che sembra non si possa essere insieme laici e spirituali. O scienza o fede, o razionalità o credulonismo, o doppio cieco o new age.
Le parole e le cose, Dieci poesie di Tomas Tranströmer: In omaggio al Premio Nobel 2011 per la Letteratura, il poeta svedese Tomas Tranströmer, pubblichiamo dieci sue poesie tradotte da Franco Buffoni e incluse in F. Buffoni, Songs of Spring. Quaderno di traduzioni, Marcos y Marcos 1999

Andarsene perché è tutto uno schifo

del Disagiato

Vi faccio un po' di confidenze. Confidenze che nascono dalla lettura del post di DIS.AMB.IGUANDO (e della lettera aperta a Riccardo Iacona), in cui si discute di Barcellona e della visione idilliaca che la televisione dà di questa città. Perché non è proprio così, ci si dice in questo post, perché anche a Barcellona si sente la crisi e anche a Barcellona, come in tutta la Spagna, il lavoro è cosa fragile, labile. Gli italiani che se ne vanno a Barcellona trovano quasi gli stessi problemi: poco lavoro, pochi soldi e cattivi contratti.

Volevo dirvi che io ho avuto culo. Molto culo. Cinque anni fa la responsabile della libreria per la quale lavoro ha letto il mio curriculum, mi ha chiamato, ci siamo parlati e, dopo un lunghissimo periodo di prova, il titolare mi ha fatto un ottimo contratto. Ottimo se paragonato a quello che capita in giro: contratto indeterminato. Una collega, poco dopo, se ne è andata e così per una serie di coincidenze il mio apprendistato, che doveva durare tre anni, è finito quasi subito. Sono passato subito di grado con quello che ne consegue. Molti miei amici appena laureati nel frattempo mi guardavano e dicevano con un disprezzo più che comprensibile: “Non lavorerei in un centro commerciale neanche se mi pagassero”. Me lo dicevano per mancanza di tatto, sorridendo, ma più che altro perché attendevano di meglio, perché sapevano che sarebbe arrivato il loro momento. Essendo degli amici io non mi offendevo e così assieme continuavamo a bere le nostre birre guardando la nostra fronte allo specchio appeso al muro.

lo specchio delle mie brame

di lo Scorfano

In questi giorni, mi tocca vergognarmi e confessarlo, in questi giorni io sono ansiosamente ossessionato da Amanda Knox.

(Intendiamoci subito, però: io non sono ossessionato dal processo, dalla sentenza e dall'assoluzione di Amanda Knox. Starei quasi per dire che di quello non me ne importa niente, ma non è vero; ché anzi, quando ho sentito che la sentenza si fonda sull'assenza di indizi probanti, ho subito pensato: «Meno male che i giudici se ne sono accorti.»; e poi ho pensato: «Mano male che li hanno assolti tutti e due.» Perché, francamente, in uno stato di diritto è questo che io mi aspetto che avvenga, agli altri come eventualmente, speriamo mai, a me: che se non ci sono prove schiaccianti ci sia, di conseguenza, un'assoluzione. Non è questa la mia ossessione, insomma.)

No, la mia ossessione è proprio Amanda Knox: lei, la ragazza, la giovane donna americana che se n'è tornata nella sua città, a Seattle (se ho capito bene), quella persona lì, Amanda. 

mercoledì 5 ottobre 2011

il segnapagine del 5.X.2011

dello Scorfano e del Disagiato

It's not just the economy, stupid, Lettera a Riccardo Iacona: Lo spezzone della sua puntata dedicato a capire meglio la realtà degli italiani che vivono a Barcellona mostra una visione, quasi paradisiaca del capolugo catalano, dov’è descritta una città in grado di offrire ottime opportunità a tutti quelli che arrivano.
Neuromancer, La Scuola non è mia: Ieri durante la ricreazione ho chiesto ad un bimbo di quarta (la classe in cui svolgo per più ore il mio lavoro) di raccogliere dal pavimento la confezione di una brioche. Mi ha guardato con un sorriso di disappunto e poi, dopo qualche secondo, infilando le mani nelle tasche (dichiarandomi indirettamente il suo rifiuto), ha detto: “non è mia!“.
Sasaki Fujika, Non per fare la punta al cazzo, Gomez...: A casa mia 400 blogger rigorosamente gratis sono sicuramente un modo di fare informazione ma, così, di punto in bianco, sottolineerei che trattasi anche di un eccellente modo di fare business.
Wikipedia, Comunicato del 4 ottobre: Cara lettrice, caro lettore, in queste ore Wikipedia in lingua italiana rischia di non poter più continuare a fornire quel servizio che nel corso degli anni ti è stato utile e che adesso, come al solito, stavi cercando.

i numeri e la propaganda

di lo Scorfano

Ieri, Salvo Intravaia su «la Repubblica» ha finalmente (diamo a Salvo quel che è di Salvo, insomma) provato a fare un po' di chiarezza su alcuni numeri della scuola dell'era gelminiana. E ha spiegato, cifre e percentuali alla mano (a me sono sembrate giuste, ma altri più bravi di me potranno, se è il caso, correggere) che uno dei vanti del ministro Gelmini è un vanto del tutto insensato (e forse è un vero e proprio falso): la scuola «del merito e del rigore», la scuola che finalmente torna severa come quella «di una volta», la scuola che tutti in Italia vogliamo (tranne quando a essere bocciati sono i nostri figli), quella scuola che la Gelmini non ha mai frequentato da studentessa ma ha sbandierato per tre anni da ministro, come fosse una sua personale creazione, quella è una scuola che non esiste. Perché le bocciature diminuiscono costantemente, di anno in anno, da quando è lei a dettare le regole.

Ora, io parto sempre dall'assunto che una scuola buona non è affatto una scuola che boccia tanto. Io penso che bocciare serva, per esempio, e anche molto, se una bocciatura è giusta e meditata; ma se tu, insegnante, bocci tanto e tanto spesso, be', qualcosa di sbagliato lo hai fatto anche tu, che eri sulla cattedra. E quindi, questa lunga menata «del merito e del rigore» del ministro Gelmini non mi ha convinto proprio mai.

I castighi

del Disagiato


To bite off more than one can chew è un’espressione che in inglese sta più o meno per “riempirsi la bocca più di quanto si sia in grado di masticare”. Mettere troppa carne al fuoco, insomma. Ecco, tra poco mi riempirò la bocca e farò, davanti a voi, molta fatica a masticare. Non conosco nei dettagli la storia di Amanda Knox e di Raffaele Sollecito, non conosco per niente gli atti processuali e dell’ultima sentenza, quella che ha definitivamente scarcerato i due ragazzi, ho visto in televisione solo le parti più spettacolari, dolorose e commoventi. Cosa posso dire, conoscendo così poco? Posso solo dire che la spettacolarizzazione, questa come tante altre, di un fatto di cronaca secondo me non ha in sé nulla di negativo. È giusto che circolino pettegolezzi, è giusto che qualcuno vada in uno studio televisivo ed è giusto che chi conosce i protagonisti della brutta vicenda parli, racconti e aggiunga qualcosa. È giusto, insomma, che la gente sappia. Sono scandali e gli scandali fanno questa brutta fine qui, vanno sulla bocca di tutti, si deformano, si dimezzano, poi si ingigantiscono e le parole dei giornali si aggiungono alle parole dette in televisione. “Che gli scandali avvengano”, dice Gesù, secondo una bella traduzione (anche se contestabile) di Luca Canali, nel Vangelo di San Matteo (18,7).

Ecco, lo so, mi sto riempiendo la bocca e la masticazione comincia a impigliarsi, però mi sembra buona cosa sottolineare che gli scandali, se avvenuti e conosciuti, ci danno la possibilità di mettere in controluce gli errori umani (spesso tremendi, ammettiamolo), di raccontarci il percorso che hanno condotto alcuni individui a sbagliare e, infine, la possibilità di ricapitolarci, di rimetterci in piedi e di non ripetere il gesto dell’assassino. Ecco, a questo dovrebbe servire la cronaca e cioè ad amplificare gli scandali, a renderli noti e utili. Perché un giorno potrei essere io, l’assassino. Perché un giorno potrebbe accadere a me o a te o a lui. Chissà.

martedì 4 ottobre 2011

il segnapagine del 4.X.2011

dello Scorfano e del Disagiato

La vita è sogno, Vi presento la folla: Non mi pongo né come colpevolista né come innocentista, perché io (a differenza di molti di voi, a giudicare quello che scrivete) quella notte del 2007 NON ero nemmeno nelle vicinanze di Perugia, voglio solo darvi un'idea del valore, dello spessore, della razionalità e della moderazione della nostra opinione pubblica nazionale.
Il ratto della sabauda, Essere preparati: Non importa qualsiasi prefisso anteporrete o posporrete alla parola Sud (centro Sud, Sud Italia, quasi Sud, AlfaSud). Lei ignorerà tutto tranne la parola Sud.
Digito Ergo Sum, L'istat dal basso: Oggi invece mi trovo nella situazione di dover constatare che chi aveva un lavoro in qualche caso l’ha perso, e non riesce più a rientare, alcuni lo hanno ancora ma fanno CIG a rotazione o ferie forzate.
Metilparaben, Lo sapevate, che potranno rettificare?: Questa è una prova generale di quello che potrà accadere se il comma 29 dell'articolo 1 del DDL di riforma delle intercettazioni, sinteticamente definito comma "ammazzablog", dovesse entrare in vigore così com'è. Buona rettifica a tutti.

La palla

del Disagiato



Questo disegno l’ho trovato in libreria, nella stanzetta dei bambini. L’ho trovato per terra, macchiato da un’impronta di scarpa. Mancava pochissimo all’orario di chiusura, un orario in cui i commessi sono fragili, e sarà per questa vulnerabilità che quando ho guardato il disegno io ci ho visto un portiere battuto guardare la palla entrare in rete. Allora mi è venuto un brivido e ho spalancato gli occhi. Poi sono andato dalla mia collega e le ho detto: “Un bambino ha disegnato un portiere che guarda la palla entrare in rete. Non lo trovi meraviglioso?”. E allora la mia collega ha preso in mano il foglio, l’ha fissato e poi ha sorriso. “Perché sorridi?”, le ho chiesto. “Sorrido perché tu sei tutto matto”, mi ha risposto mentre si avviava a chiudere il negozio. “Perché? Non è un portiere che guarda la palla entrare in rete?”. E allora lei mi ha spiegato che no, che quello è o un attaccante che ha tirato la palla o un portiere che deve prenderla, la palla, e che quel bambino, non conoscendo ancora la prospettiva e la misura delle cose, ha fatto le righe della porta davanti e non dietro. Io ho guardato la mia collega, ho ripreso il foglio, l'ho piegato e me lo sono messo in tasca.

cosa non mi piace

di lo Scorfano


Alcune parole turbano e infastidiscono (o almeno: turbano e infastidiscono me). E in quest'ultimo fine settimana, ho dovuto ascoltare o leggere alcune dichiarazioni, in vario modo pubbliche, che ho trovato sinceramente sgradevoli e/o inopportune e/o stupide; e che, appunto, mi hanno turbato. E allora me le voglio appuntare qui, a futura memoria, o anche soltanto per capire se sono solo io o se, almeno su qualcuna, il mio turbamento è condiviso.

Mi hanno innanzitutto infastidito le parole a pagamento di Diego Della Valle: molto. Mi ha sinceramente un po' scioccato l'idea che un grande imprenditore, uno che siede in consigli di amministrazione di rilievo assoluto per le sorti della nostra malconcia economia nazionale, possa comprare una pagina su vari quotidiani importanti del paese per pronunciare frasi che cominciano con le parole «i politici» (io lo impedisco ai miei alunni quindicenni, figuriamoci un po'...). Frasi che sarebbero a malapena accettabili se le urlasse ridendo il mio vicino di casa al bar, in piazza; ma che diventano quasi offensive (per me) se le scrive uno come Diego Della Valle. «I politici» non significa nulla, «la buona parte degli appartenenti a tutti gli schieramenti politici» significa forse ancora meno. Da un uomo così potente ci si aspettano prese di posizione chiare, parole che vadano al punto e che indichino responsabilità precise e possibili alternative; non un qualunquismo generico da mercato del paese. Che è poi, alla fine dei conti, lo stesso qualunquismo generico che finisce per meritarsi, letteralmente, la classe politica che appunto ha.

lunedì 3 ottobre 2011

un saluto

Un saluto alla gentile Mad., di cui ci mancheranno il garbo, l'ironia, la forza, l'intelligenza... tutto. Un saluto, l'ultimo, virtuale come lo sono stati tutti i nostri saluti e i nostri incontri, sul web. Ci mancheranno così tanto anche quelli. E un abbraccio forte a M.

cosa ci piace

di lo Scorfano

Alla fine, dunque, io e il Disagiato siamo andati alla Blogfest di Riva del Garda, questo fine settimana, e non abbiamo vinto niente. Cioè, abbiamo proprio perso di brutto, a dirla tutta; e non abbiamo fatto nemmeno secondi, o terzi, o quarti.

E però abbiamo passato una serata davvero piacevole e interessante, in compagnia di alcune gradevolissime e speciali persone (che non avevamo mai conosciuto prima) tra cui lui, lui e lui (e anche un paio di ragazze, la cui vita è – fortuna loro – tutta reale e poco virtuale); e conoscendone alcune altre che ci è dispiaciuto di avere soltanto salutato. E quindi, insomma, il bilancio a me è sembrato subito molto positivo: una sconfitta, ma un bel successo.

Tanto che, mentre tornavamo a casa in auto, io ho guardato il Disagiato e gli ho detto: «Però, è andata bene, no?» E lui mi ha detto: «Benissimo, secondo me».  

I grandi temi dell'uomo e dell'attualità

del Disagiato

Era il 2007 quando in libreria cominciarono ad arrivare questi libri dalla grafica molto semplice e seria, pubblicati dalla casa editrice Chiarelettere e per molti di noi (o almeno per me) arrivò il momento di leggere inchieste ben costruite da professionisti non proprio di destra, non proprio di sinistra, e saggi polemici e ben documentati di facile lettura grazie alla scorrevolezza e semplicità della prosa. Travaglio, ad esempio, poi Marco Lillo, Peter Gomez, Michele Ainis, Bruno Tinti e si discuteva di leggi strane, ambigue, di scuola, di giornalismo, di rifiuti ma anche, facendo un leggerissimo scarto, di Fabrizio De André e poi di Gaber, perché questi (e so che voi siete d'accordo) sono stati più che cantanti, più che cantautori. Insomma, magari fu una mia impressione, ma Chiarelettere mise a disposizione una prosa semplice per conoscere, diciamo così, argomenti importanti, spesso complessi e tecnici e quasi sempre d’attualità. E quasi sempre queste cose mettevano prurito a Silvio Berlusconi e per questo la casa editrice avvicinò al reparto Storia Attualità della libreria quei loschi personaggi che fino ad allora avevano frequentato la periferia del centro commerciale e che ossigenavano le idee essenzialmente con l’Espresso, Repubblica, Panorama (sì, anche Panorama) l'Unità e.

Da allora, dalle primissime uscite, sono passati quattro anni abbondati e si può dire che la casa editrice ce l’ha fatta. Cosa significa che ce l’ha fatta? Significa che ha un buon seguito, che ogni uscita è accolta da una domanda sempre più che tiepida, che certi titoli vendono tanto, tantissimo, che i giornali ritagliano sempre una spazio per una buona recensione, che le recensioni funzionano, muovono lettori, spingono anche i più pigri in libreria da me e più che altro ce l’ha fatta significa che qualcuno, leggendo questi libri, comincia a mettere in dubbio i pozzi da avvelenare. A questo servono i libri o no? A creare dubbi oltre che certezze. 

domenica 2 ottobre 2011

il segnapagine del 2.X.2011

dello Scorfano e del Disagiato

La versione di Chamberlain, Il sonno della politica genera Scilip***: Il manifesto di Della Valle rilancia questa idea che qui sia tutto da rifare, che il sistema sia marcio, e con gli strumenti che abbiamo non si possa fare più niente. Ma questa è la stessa idea che ha portato B. a fare l’unto dal signore, a scendere in campo e a sollevarci dalla fatica di ricostruire una classe politica.
Non leggere questo blog, Ufficiale, il Pdl si vergogna di B.: Non era mai successo. Lo hanno fatto sparire. Perché porta male. E perché da un po' di tempo a questa parte, non è più sinonimo di risorsa. Ma di zavorra. Di peso, di imbarazzo. "Ci fa solo perdere voti", dicono da quelle parti. Tra 15 giorni il voto in Molise, e dal simbolo del candidato Pdl - Michele Iorio - è stato cancellato l'onnipresente "Berlusconi", nei secoli cubitale.

Cose di libreria

del Disagiato

Magari lo sapete già, ma quando vi dicono “Questo libro lo trovate nelle migliori librerie” significa che “questo libro” non lo troverete da nessuna parte. Qualche giorno fa una signora mi ha chiesto un libro sulla tiroide (chiedo scusa per l’imprecisione ma non ricordo il titolo) pubblicato da una casa editrice sconosciuta a me, alle mie colleghe e al nostro programma di ricerca. ”Ma come”, mi ha detto la signora con problemi alla tiroide, “la pubblicità sul giornale diceva che il libro lo si poteva trovare nelle migliori librerie e io allora sono venuta qui da voi”. Allora con un sorriso ho ringraziato per aver pensato a noi (la mia era la commozione tipica degli ingenui) e poi le ho spiegato che quello che mi chiedeva era un libro specializzato, che la casa editrice probabilmente era davvero troppo piccola per distribuire il libro in tutte le librerie e che quando dicono “nelle migliori librerie” significa in poche, pochissime librerie.

Alcuni libri, quelli autofinanziati o autopromossi, provano anche con un altro canale e cioè con le edicole. Allora dicono: “Nelle migliori edicole”. Come avrete capito questo significa in alcune o pochissime edicole italiane. Labirinto femminile di Alfonso Luigi Marra, ad esempio, nelle recensioni veniva pubblicizzato così: “Nelle migliori edicole italiane”. Guardando i libri invenduti una mia collega è solita dire: “Questo libri non se lo fila nessuno”. Ecco, i libri distribuiti nelle migliori librerie o nelle migliori edicole italiane non se li fila nessuno. Anzi, già sanno che non se li filerà nessuno.

gli avanzi

di lo Scorfano

Secondo me è una questione di mesi, forse di settimane. Secondo me, ce ne liberiamo molto presto, e per fortuna. Secondo me (e secondo voci e analisi ben più autorevoli e fondate della mia), Berlusconi mollerà tra poco: costretto dai suoi stessi alleati, abbandonato dalle sue proprie forze, distrutto dal discredito internazionale più che da quello interno. Secondo me, tutto abbastanza bene, insomma (anche se poi non so cosa e come si potrà fare, per uscire dal guaio in cui ci siamo cacciati; e nemmeno so bene chi potrà farlo, se devo dirla tutta).

Però, sempre secondo me, tutto bene ma non benissimo, nel complesso. Perché resteranno le macerie, i detriti, gli scarti di lavorazione, la rumenta, gli avanzi dell'ignobile banchetto: ne saremo invasi. E si farà molto palese (più palese di quel che già è) uno dei più clamorosi torti del presidente Berlusconi, uno dei suoi errori più devastanti: per se stesso e per l'Italia tutta, purtroppo.  

sabato 1 ottobre 2011

nativi

di lo Scorfano

Un breve appunto, per dire questo: che, grazie a un breve sondaggio da me svolto nelle mie classi di quest'anno (due di liceo scientifico, una di liceo tecnologico; età comprese tra i 14 e i 18 anni), e quindi privo di qualsiasi valore statistico (per voi; per me ha un valore più che statistico: è con loro che passo le mie mattine; è a loro che penso spesso durante il pomeriggio), posso rivelarvi quanto segue:

1. La maggior parte dei ragazzi (più dell'80%) non conosce la differenza tra un browser e un motore di ricerca; non solo: alcuni di loro si ostinano anche per dieci minuti consecutivi a negare che qualsivoglia differenza esista. Poi capiscono e fanno un «Aaah!»;

2. Quasi la metà di loro non è in grado di dire (a me) il nome del browser che usa per navigare in rete;

3. La maggior parte di loro (70%) considera Facebook pari a Internet; cioè non fa differenza tra le due cose; Facebook è la rete di cui il resto è soltanto un'occasionale appendice;

Il servizio pubblico e i programmi culturali

del Disagiato

Più o meno un paio di settimane fa, e più precisamente il 20 settembre, Aldo Grasso sul Corriere della Sera ha scritto a proposito del programma di Stefano Bollani: “Bollani ci ha regalato una serata che si potrebbe persino definire didattica, se l’aggettivo non avesse quel sapore impersonale che di solito gli attribuiamo”. Ora, lo so che ci sono personalità più importanti e decisive di un critico televisivo che parla di Bollani, però Aldo Grasso è persona che quotidianamente viene invitata a dire la sua e quando una persona viene invitata quotidianamente a dire la sua significa che c’è molta gente che gli crede. Insomma, nel suo settore è un’autorità. Però c’è una cosa che di Aldo Grasso non mi piace e cioè che appena esce dai bordi di quella scatoletta che lui riesce a decifrare così bene, non appena va fuori dai confini televisivi, ecco che già non mi trovo d’accordo con lui o, più semplicemente, fatico a seguirlo. Ammetto di non aver visto il programma con Bollani, però quel “sapore impersonale che di solito” attribuiamo alla parola “didattico” mi ha fatto sorridere. Davvero alla parola “didattico” tutti quanti noi attribuiamo un sapore impersonale? E l’espressione “sapore impersonale” non è forse priva di senso? 

Cosa voleva dirci Aldo Grasso? Provo a interpretare: il programma con Stefano Bollani sarebbe didattico se “didattico” non fosse sinonimo di noioso e serio. Bollani invece è uno “che non si prende troppo sul serio” e che sa scherzare su di sé. Insomma, il suo programma è qualcosa di più di didattico. Allora la cultura (stiamo parlando di cultura, vero?) che forma deve avere? Come deve essere il suo sapore?