del Disagiato

La poesia non gode di ottima salute. Anzi, vedo di dirla meglio questa cosa: la poesia non vende. Nella mia libreria, il reparto dedicato ai versi si restringe sempre di più e i titoli residui, quelli che insistono a rimanere seduti sugli scaffali, sono più o meno sempre gli stessi: Montale perché i professori danno da leggere Montale agli alunni, Neruda, Hikmet e Lorca perché, con tutto rispetto, questi sono i poeti che leggono anche quelli che solitamente non leggono, Bukowski perché, insomma, “dai, Bukowski è troppo forte e beveva un sacco” e poi Alda Merini perché…perché… perché non lo so. Insomma, questi sono i poeti salvati, quelli che dicono addio ai sommersi che fanno ritorno nei magazzini polverosi. Magari in un’altra libreria le cose vanno in modo diverso, magari il centro commerciale attira una clientela tutta particolare, però voglio pensare che l’andazzo sia questo e cioè che di poesia se ne legga davvero poca. Io stesso ne leggo poco. Ho molti amici, lettori forti come si suol dire, che ne leggono poca o non più come una volta.
La clientela è attirata dalla prosa, questa è la mia conclusione. La clientela, il signore o la signora che vuole leggere, è attirata da tutto ciò che fila liscio, che non si inceppa, che non ferma l’occhio durante la lettura. Sono anche dell’idea che i poeti che rimangono in libreria sono i poeti comprensibili, intuibili, immediati. Bukowski, appunto. Neruda e Hikmet, ad esempio. Sono poeti consumabili, che si possono leggere durante la pausa pranzo o che l’amata (o l’amato) alla quale si dedica la poesia capisce al volo e senza troppi sforzi. Sei la mia ebrezza / la mia ebrezza non è passata / non posso farmela passare / non voglio farmela passare. Tre versi di Hikmet (che, ripeto, è il poeta che va per la maggiore) che non hanno bisogno di postille o noticine; tre versi che parlano chiaro a una donna o a un uomo. Allora? Perché si legge così poca poesia? Una risposta, quindi, ho provata già a darla: si legge poca poesia perché la poesia non è così immediata, televisiva e intuibile, perché, al contrario dei vendutissimi libri gialli, non c’è una trama, una svolta, un colpevole. Forse è questo. Quanta poesia si scrive, invece?