mercoledì 14 settembre 2011

polvere e paura

di lo Scorfano

Entro in seconda, dopo tutta un'estate. È una classe del cosiddetto liceo tecnologico, sono quasi tutti maschi, molto svegli, un po' agitati ma bravi: quasi tutti molto studiosi. E poi, l'ho già detto, sono davvero ragazzi parecchio svegli: fanno domande, vogliono sapere, si stupiscono e non mollano l'osso, se credono che io non sono stato abbastanza chiaro. È passata tutta un'estate, li saluto, ma non posso usare due ore consecutive solo per i convenevoli: e poi sono fatti così, non raccontano molto, le storie delle vacanze sono finite già dopo cinque minuti. Allora immagino che abbiano un quaderno e una penna. Ce li hanno. Dico che parliamo un po' dei Promessi sposi, che prendano appunti, e che la volta prossima cominceremo a leggerlo.

E infatti comincio a parlare. E in due ore, mi rendo conto, io dico di tutto e loro mi chiedono di tutto. Non sanno cos'è l'illuminismo, io provo a spiegare loro, in breve, che cosa sia l'illuminismo;

martedì 13 settembre 2011

il segnapagine del 13.IX.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Alberto Cane, La pagliacciata dei ministeri a Monza si fa seria: Ve li ricordate i colpi di gran cassa e gli squilli di tromba con cui i leghisti annunciavano, come fosse un evento epocale, l'apertura a Monza di sedi distaccate di alcuni ministeri, applauditi anche da qualche emerito idiota del Pdl?
Le parole e le cose, La nostra sconcertante mancanza di materialismo: Dopo l’adolescenza, ‘seguire le proprie passioni’ (un tipico consiglio da società dello spettacolo, sul registro demenziale di ‘esprimere se stessi’) senza avere né vocazione né cultura è una ricetta per il fallimento e per la disperazione. 
Le stanze di Gaia, Dopo un agosto di scarpe chiuse: Settembre eccolo, guardalo. Giorni sfranti, afosi, soffocanti. Sempre sudata nell’aula computer a incrociare quadratini, tutto il quotidiano da ripigliare, la noia di internet, la Nina che sta per iniziare la scuola, l’ansia che piglia alla gola... 
Valigia Blu, I calci in culo e le app dell'iPad: Ecco, vedi, caro studente, il problema è proprio questo qua: che tu, non per colpa tua, non sei allenato alla fatica, e nemmeno alla noia. E lo so che le due cose ti possono sembrare una gran pizza, ma invece, nella vita sono fondamentali.
Placida Signora, Curiosità linguistiche: i versi degli animali: Sicuri di conoscerli tutti?

da solo

di  lo Scorfano

Il ragazzo è piccolo di statura e si è seduto nell'ultimo banco, in fondo all'aula. Appena entro (è una prima, sono tutti un po' spaventati, è la primissima ora del primissimo giorno, nessuno si alza, pochissimi mi salutano), appena entro so già che tra qualche giorno dovrò spostarlo in avanti: è troppo piccolo per quel posto. Ma ha lo sguardo attento e vivace. Io dico: «Be', ragazzi, non ci conosciamo, io mi presento, mi chiamo così, vivo in quest'altro paese, vi insegnerò latino per un paio di anni» e aggiungo altre cose (troppe altre cose, ora che ci penso). Poi li chiamo per nome, uno a uno; chiedo loro di dirmi almeno dove abitano, loro eseguono, imbarazzati. Mi dicono «io sono di questo paese qui», «io abito in quest'altro paese qui», «io abito in questo paese a 10 chilometri di distanza dalla scuola». Chiedo loro anche come arrivano a scuola; loro mi dicono in pullman, qualcuno in treno, altri in battello o accompagnati in auto dal padre o dalla madre. Quando arriva il turno del piccolo ragazzino seduto in fondo, uno degli ultimi dell'elenco, mi dice: «Io abito a Palermo».

E tutti, ovviamente, ridono. 

E lui arrossisce, abbassa un po' la testa, sembra ancora più piccolo di quello che è.   

L'educazione scozzese

del Disagiato

Una cosa che in Scozia, tempo fa, mi impressionò parecchio fu il fatto che nei luoghi pubblici, nei negozi, nelle tavole calde, nelle segreterie delle università, da Zara, da McDonald's, nei pub per afferrare una birra, nei localini squallidi per prendere un fish and chips, nelle stazioni dei treni, dei bus e dei taxi tutti quanti, dicevo, facevano la fila ben allineati, composti, dritti e pazienti. Quando dico tutti quanti significa tutti quanti e cioè anche il punk con la spilla con la scritta "vaffanculo". Insomma, in Scozia (e chissà in quante altre parti del mondo) fa la fila anche colui che dovrebbe odiare l’ordine e l’organizzazione. Fa la fila anche chi dovrebbe odiare la fila, appunto. Da quel momento, dentro di me, chissà dove, tengo con cura un’unità di misura, un paragone eccellente, un riferimento che si esprime con questa formuletta: come in Scozia. Bisognerebbe essere ordinati come in Scozia, bisognerebbe essere calmi come in Scozia, bisognerebbe essere composti come in Scozia e bisognerebbe stare in fila come in Scozia.

Già, la fila. E sulla fila ho già speso qualche parola in passato. Anzi, sulla non fila. Da quando lavoro in libreria ho capito che se davanti alla cassa, per pagare, non ci sta una fila (espressione, penso, di educazione e rispetto) non è solo colpa di chi non sta in fila ma anche dei cassieri che non la fanno rispettare. Perché non la fanno rispettare? Perché sa, il cassiere, che nessuno la rispetta, che la gente davanti a lui non è allineata ma sparpagliata e perché il cassiere è stanco di dire “state in fila, per favore” a gente oramai cresciuta da un pezzo. Però io sono stato in Scozia e a me, la gente, non mi frega. 

lunedì 12 settembre 2011

il segnapagine del 12.IX.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Sasaki Fujika, E adesso come farà?: La moglie di Tarantini è distrutta. Non ha idea di come farà a sopravvivere. Le mancano da morire i ventimila euro al mese che le passava il Presidente del Consiglio. Al mese.
Carmen, su Friendfeed: Mio fratello adolescente si lamenta che nessuno lo capisce. L'ho consolato dicendogli che anche a trent'anni è così, ma in più devi pure trovarti un lavoro e pagare l'affitto.
Malvino, "Nulla sarà più come prima": Solo un ex alcolizzato rinato in Cristo poteva raccogliere la sfida di un ubriaco di Allah sul campo dello scontro di civiltà, e così è stato: per combattere la barbarie ci siamo imbarbariti un po’ anche noi...
Antonio Pascale, Bike Sharing 2.0: Incontravo delle persone (a volte dei conoscenti) con la bicicletta in sharing, ed ero invidioso. Loro notavano il mio sguardo e insistevano: il mondo, dicevano, si migliora andando in bicicletta, via dalle polveri sottili e dallo stress. E avete ragione, rispondevo. Ma dove l’avete presa la bici? Qui a Campo dei Fiori, c’è una bella stazione di scambio. Ma dove abiti? chiedevo. Qui a Campo dei fiori, a due passi. Ah! 
Plus1gmt, Ingrana la terza: Allora hai preparato tutto? Sicura? Fammi ricapitolare. Il diario l’abbiamo preso all’Auchan di Olbia, mentre aspettavamo l’imbarco per il ritorno dalla Sardegna. Cercavamo qualche prodotto tipico a buon prezzo e hai notato il diario di Snoopy che qualcuno aveva dimenicato fuori posto...

Al centro del mondo

del Disagiato

Quello che accaduto dieci anni fa negli Stati Uniti è accaduto, per me, anche un po’ per colpa nostra. Non che siamo stati noi occidentali a dire ad alcuni talebani di schiantarsi contro le Torri Gemelle, non voglio assolutamente sostenere questa cosa fantasiosa, ma solo che la nostra fettina di terra, il nostro paesello, l’abbiamo regolato in maniera così strana, con così tanta maleducazione e prepotenza, che poi è accaduto quello che è accaduto. Micheal Houellebecq alla fine di un suo bellissimo romanzo, Piattaforma, scrive: “Rimarrrò fino all’ultimo un figlio dell’Europa, dell’ansia e della vergogna; non ho alcun messaggio di speranza da comunicare. Per l’Occidente non nutro odio, tutt’al più un immenso disprezzo. So soltanto che, dal primo all’ultimo, noi occidentali puzziamo di egoismo, di masochismo e di morte. Abbiamo creato un sistema in cui è diventato semplicemente impossibile vivere; e, come se non bastasse, continuiamo a esportarlo”. Sono parole forti, che rischiano di togliere ossigeno a quello che sto scrivendo, ma non avrei saputo dirlo meglio. Insomma, la mia impressione è che tutto questo da farsi per vendere e comprare a mille all’ora ci restituisca solo ansia e tristezza e, come se non bastasse, questa dimensione la vogliamo esportare e imporre. L'attentato di dieci anni fa è una risposta brutale a questa imposizione.

Io non riesco a condividere nulla delle parole di Mario Calabresi, anzi, mi viene la nausa a respirare il tono pacato e razionale con cui scrive (vero è che questo è il suo mestiere) e non riesco a pensare, come pensa lui, che il pianeta sia devastato da “tensioni religiose”. Le tensioni religiose non esistono, esistono tensioni tra esseri umani, tra chi ha e chi non ha, tra chi vuole imporre e chi si difende da queste imposizioni. La religione, scusate l’interpretazione della faccenda, è solo una scusa, uno strumento, una facciata. Quello che voglio dire è che non abbiamo fatto alcuno giro di boa, come scrive Magris, che non c’è stata nessuna svolta, ma solamente, in maniera troppo tragica, abbiamo capito quanto siamo stati egoisti e muti per tanti anni. Abbiamo visto gli effetti della nostra condotta, l'ansia e la schizofrenia germogliate lontane da noi, da una parte opposta. Ansia e schizofrenia che tocchiamo o sfioriamo ogni giorno a casa nostra. 

i ripetenti

di lo Scorfano

Ci fu un primo giorno di scuola anche l'anno scorso, naturalmente. Fu, come è ovvio, una mattina di settembre e fu una mattina in cui sentii il dispiacere di non avere più il mio vecchio blog, me lo ricordo: perché arrivai a scuola alle 8, parcheggiai e, invece di entrare subito come al solito, facendomi aprire il cancello della scuola e lasciando alle mie spalle i ragazzi, mi fermai nel parcheggio, e aspettai.

Aspettavo che suonasse la campanella dell'entrata, aspettavo che gli oltre mille studenti della scuola si accalcassero e si spingessero e corressero su per le scale, nella speranza di occupare i posti più in fondo, ognuno nella sua aula. Li guardavo e pensavo che erano già tutti diversi: alcuni nuovi, quattordicenni appena arrivati, altri cresciuti, con zaini diversi, con pantaloni appena comprati, con sorrisi su cui si leggevano le tracce dell'estate appena passata. Ero lì e mi fumavo la prima sigaretta della giornata, quando mi si avvicinò Dario.

Dario non era nuovo, invece; Dario era forse l'unico come me. 

domenica 11 settembre 2011

il segnapagine dell'11.IX.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Barnaba, Indignazione: Attraversando nottetempo piazza San Giovanni ho notato l’accampamento degli indignati sul prato: circa una quarantina di tende attorno alle quali si chiacchiera, fuma e suona la chitarra.
Polisblog, Merkel C*lona in**iavabile secondo Berlusconi: C*lona in**iavabile. Diciamolo senza mezzi termini: secondo quel che si legge in giro, sarebbero queste le parole che Silvio Berlusconi avrebbe dedicato ad Angela Merkel nel corso di una telefonata che dovrebbe essere nelle intercettazioni ancora non rese pubbliche.
Le parole e le cose, I destini generali: Anche quello che accade è inscritto nelle regioni profonde di una storia impersonale. Nei prossimi giorni ricorderà le scene dei film dove ha già visto quello che sta per vedere. Intanto addomestica l’anomalia di uno spazio alieno, parla con questi sconosciuti, cerca riparo in una prima persona plurale.

silvio non for ever

di lo Scorfano

Anch'io, come Giovanna Cosenza, ho avuto il coraggio, qualche sera fa, di guardarmi alla tv il documentario «Sivlio for ever», girato da Roberto Faenza e scritto da Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo (sono stato però meno coraggioso di lei e non ho seguito il successivo dibattito: lo confesso). E comunque anch'io, come lei, ho avuto la netta impressione che si trattasse di
una vera e propria agiografia, no, che dico, una beatificazione, in cui Silvio appare come un eroe mattacchione e furbo che, in barba a ogni regola, ne combina di tutti i colori e alla fine vince sempre. Un eroe che avrà pure luci e ombre – ti porta a pensare il documentario – ma guarda quant’è simpatico, acuto, eccezionale.
Uno per il quale fai il tifo dall’inizio alla fine. Pure alla fine, sì, con tutte quelle sventole che lo circondano e la magistratura che lo perseguita. E lui, poverino, che gli vengono pure gli incubi di notte.
Al contrario di quanto mi pare che pensi Giovanna, però, io credo che mi sia stato molto utile guardare un film-documento del genere; e che mi sia stato molto utile proprio perché, a uno come me, è troppo facile che sfugga la dimensione di «umana simpatia» che ispira Berlusconi.  

Poesie

del Disagiato

La poesia non gode di ottima salute. Anzi, vedo di dirla meglio questa cosa: la poesia non vende. Nella mia libreria, il reparto dedicato ai versi si restringe sempre di più e i titoli residui, quelli che insistono a rimanere seduti sugli scaffali, sono più o meno sempre gli stessi: Montale perché i professori danno da leggere Montale agli alunni, Neruda, Hikmet e Lorca perché, con tutto rispetto, questi sono i poeti che leggono anche quelli che solitamente non leggono, Bukowski perché, insomma, “dai, Bukowski è troppo forte e beveva un sacco” e poi Alda Merini perché…perché… perché non lo so. Insomma, questi sono i poeti salvati, quelli che dicono addio ai sommersi che fanno ritorno nei magazzini polverosi. Magari in un’altra libreria le cose vanno in modo diverso, magari il centro commerciale attira una clientela tutta particolare, però voglio pensare che l’andazzo sia questo e cioè che di poesia se ne legga davvero poca. Io stesso ne leggo poco. Ho molti amici, lettori forti come si suol dire, che ne leggono poca o non più come una volta.

La clientela è attirata dalla prosa, questa è la mia conclusione. La clientela, il signore o la signora che vuole leggere, è attirata da tutto ciò che fila liscio, che non si inceppa, che non ferma l’occhio durante la lettura. Sono anche dell’idea che i poeti che rimangono in libreria sono i poeti comprensibili, intuibili, immediati. Bukowski, appunto. Neruda e Hikmet, ad esempio. Sono poeti consumabili, che si possono leggere durante la pausa pranzo o che l’amata (o l’amato) alla quale si dedica la poesia capisce al volo e senza troppi sforzi. Sei la mia ebrezza / la mia ebrezza non è passata / non posso farmela passare / non voglio farmela passare. Tre versi di Hikmet (che, ripeto, è il poeta che va per la maggiore) che non hanno bisogno di postille o noticine; tre versi che parlano chiaro a una donna o a un uomo. Allora? Perché si legge così poca poesia? Una risposta, quindi, ho provata già a darla: si legge poca poesia perché la poesia non è così immediata, televisiva e intuibile, perché, al contrario dei vendutissimi libri gialli, non c’è una trama, una svolta, un colpevole. Forse è questo. Quanta poesia si scrive, invece? 

sabato 10 settembre 2011

il segnapagine del 10.IX.2011

dello Scorfano e del Disagiato

LivePaola, Contro il contante: Una modesta proposta: i pagamenti per contanti devono essere ammessi fino ai quaranta euro. Tutte le transazioni superiori a questa soglia devono avvenire con metodi tracciabili. Devono essere ritirate dalla circolazione tutte le banconote di taglio superiore ai cinquanta euro.
Plus1gmt, Gli anelli più piccoli delle catene: Millemila metri quadrati di fitness, palestre, piscine, spogliatoi, spazi comuni stanno per essere inaugurati a fianco di uno dei tanti non-luoghi dell’hinterland, un’area che già ospita l’immancabile Esselunga, il Decathlon, un Leroy-Merlin, con il contorno di concessionarie di automobili varie.
Prospettiva Z, Non ce lo possiamo permettere, eppure: Fare usare ai propri figli libri usati è vissuto, in questo caso – la mamma ha una diploma di liceo classico-, come un segno dell’impossibilità di dare ai figli il meglio, una sorta di sconfitta, un segno di povertà. e, allora, si rinuncia ad altro pur di dare alla figlia i libri nuovi.

l'idraulico

di lo Scorfano

Giovedì, nel tardo pomeriggio, il rubinetto del lavandino della mia cucina comincia a perdere in modo sospetto. Sono le ore 18, più o meno. La perdita si aggrava nelle ore successive: alle 23 comincio ad avere la cucina allagata e sono costretto a chiudere l'acqua, completamente. Venerdì mattina, alle 8 e mezzo, scendo in paese, dall'unico idraulico che conosco. Lui non c'è: suo padre, che sta lì in ufficio, mi dice subito che non sarà facile: il figlio è impegnato tutto il giorno a 50 chilometri di distanza. Io sapevo che sarebbe andata così, non mi stupisco, chissà quanto dovrò aspettare. Ma lui mi dice: «Provi a chiamarlo, ma non credo». Io chiamo il figlio sul cellulare e lui mi dice: «Farò il possibile».

Alle 18 e mezzo dello stesso giorno si presenta a casa mia. Mi dice, confermando i miei sospetti, che il rubinetto è completamente da buttare, ne prende uno nuovo, lo monta, controlla che non ci siano perdite, tutto funziona: nel giro di 24 ore ho risolto tutto. Lui fa per salutarmi e io gli dico: «Guardi che devo pagare...» Lui mi dice: «Mi scusi, ma non ho qui il blocco della fatture, perché sono venuto di corsa... Faccia così: vada da mio padre, la settimana prossima, e regoli con lui». Poi mi dice quanto dovrò pagare ed è una cifra assolutamente ragionevole. E io, felice di avere in casa l'acqua corrente, penso che a volte la realtà è il contrario di quello che si suppone che sia.
 

un appunto sui vostri ricordi di scuola

di lo Scorfano

Spero mi vorrete scusare se inizio questo post con una sfacciata vanteria: pochi giorni fa è venuto su questo sconclusionato blog un mio ex alunno, ha letto un post che parlava di una poesia e ha lasciato un commento: questo commento. Eugenio, così si chiama l'ex alunno, è stato un mio studente solo per un anno, in seconda liceo: gli ho insegnato un po' di italiano e un po' di latino, quel poco che ho potuto. Dopo lui ha proseguito il suo triennio con altri insegnanti, alcuni molto diversi da me; attualmente è uno studente di fisica all'università e dunque non ha più nessun motivo per lusingarmi. Se avete letto il suo commento, avrete pensato che io ne possa essere stato molto felice e orgoglioso, mi immagino. Ecco: felice sì, lo sono stato; e anche grato (grazie, Eugenio, sei stato gentilissimo); ma orgoglioso no, per niente.

Il motivo è semplice semplice, in realtà: se voi andaste dai 23 compagni di classe che all'epoca erano seduti insieme a Eugenio ad ascoltarmi e se chiedeste loro di quella tal lezione o di quella tal poesia, loro non se la ricorderebbero. O forse se la ricorderebbero, ma vi citerebbero altri episodi di quell'anno scolastico, a loro avviso ben più importanti e significativi. Sarebbero altri aneddoti, altri ricordi, tutt'altre memorie. È normale: non si insegna ai «ragazzi» in generale, mai.

venerdì 9 settembre 2011

il segnapagine del 9.IX.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Leonardo, Un ministro entra in un cesso...: Seduto di fianco a Bonanni, che di tutti i sindacalisti al mondo è probabilmente l'unico ad appartenere a una setta cattolica radicale (i neocatecumenali), Sacconi per spiegarsi meglio decide di raccontare una storiellina, e di tutte le storielline si fa venire in mente proprio quella in cui stuprano delle suore. Cosa direbbe Freud?
Un radiologo, La metafora del motociclista sfracellato: Se fossimo davvero persone perbene, se sulle strade le leggi in vigore non fossero quella del più forte e/o più veloce o del chissenefrega-di-tutti-gli-altri-coglioni-che-mi-incrociano, avremmo gli occhi puntati sulla strada e l’attenzione regolata al massimo livello.
Manteblog, La rigidità del marmo: Visto da qui il punto non è tanto indignarsi per le barzellette idiote e sessiste di Sacconi ma semmai rendersi conto, definitivamente, che nel giro di pochissimi anni ci siamo trovati circondati di decine di Sacconi
Letti separati, Perdonami: Non è la prima volta che muore un mio studente. In ventiquattro anni di insegnamento, a botte di circa tre, quattrocento studenti l’anno, non è così improbabile avere a che fare con tragedie del genere.

strisce

di lo Scorfano

un omaggio alla cultura pop
Ben pochi di voi lo sapranno (per fortuna), ma l'argomento della settimana sui più esclusivi social 2.0 de noantri sono state le «righe». Le strisce, insomma. Bianche e nere, bianche e blu, gialle e verdi, tutti i tipi di righe e di strisce. Non sto a spiegarvi la ragione di questa passione, perché sarebbe lungo e perché nemmeno ne vale la pena. Però, ho pensato che non potevo esimermi dal dire la mia, sul prezioso argomento, e sono dunque qui a farlo. Con la necessaria avvertenza che sui social 2.0 la gente è estrosa/brillante, mentre io tendo al pesante/noioso e quindi il mio contributo sulle righe (o strisce) sarà di necessità parecchio noioso.

Ed è, il mio contributo noioso, questo: che dovremmo effettivamente ripartire tutti dalle strisce, davvero. Come se fosse un piccolo segno che decidiamo di dare, uno schiocco di dita per dire che noi (chi? noi chi? mah) siamo diversi. 

Le strisce, appunto: e, nello specifico, quelle pedonali. Quelle righe bianche sull'asfalto che servono ai pedoni per andare da una parte all'altra di una strada. Quelle strisce lì, insomma.

"Sostegno della creatività letteraria"

del Disagiato

Ieri mattina una bella e sorridente ragazza è entrata in libreria, si è messa a guardare un po’ di libri, si è avvicinata alla cassa dove stavo io e, senza salutare, mi ha detto: “Ah, come è possibile che questa libreria non sia piena?”. “Sai, è anche l’orario”, le ho risposto, “solitamente di pomeriggio c’è più gente”. A questa risposta un po’ bugiarda (avrei dovuto parlarle della crisi culturale ed economica?) lei ha aperto, e lo dico con parecchio rancore, la fiera delle sciocchezze: “Io adoro le librerie, anzi, ti consiglio di legarmi altrimenti te la svaligio. Però quanto costano i libri, santo iddio. E poi il nostro governo ha avuta la geniale idea di fare questa legge sugli sconti che è una schifezza per tutti”. I toni erano questi, giuro, e io non ho potuto fare altro che ribattere così: “Vedrai che un modo per abbassare i prezzi lo troveranno”.

Non so se un modo per fare sconti superiori al 15% si troverà e non so neanche se questa legge serva davvero a “contribuire allo sviluppo del settore librario, al sostegno della creatività letteraria, alla promozione del libro e della lettura” però so, da venditore e lettore di libri, che gli italiani non leggono per il semplice motivo che non hanno voglia di leggere. O, per essere meno superficiali, non sono stati educati alla lettura. Una legge può contribuire a un qualche sviluppo o a un qualsiasi progresso culturale? Forse aiuta. Forse. La mia impressione è che ci siano tanti modi per avere libri a basso prezzo o addirittura gratis. Attraverso le biblioteche, ad esempio. Oppure acquistando là dove circolano libri usati o remainder. Da me, e lo dico con vanto, ci sono classici a tre euro. Non sono edizioni Garzanti con splendide introduzioni, però, insomma, se uno ci tiene così tanto a “farsi una cultura”, beh, se la può cavare con pochi spiccioli. Poi è vero che questa legge limita gli sconti, però si tratta solo di pagare un paio di euro in più e io penso che questo euro in più…non sia poi una tragedia. Vero è che se spalmati nell’arco dei mesi questi due euro diventano soldi e sacrifici. Si può comunque sempre attendere una versione tascabile o si può sempre attendere una promozione che alzi lo sconto dal 15 al 20%. 

giovedì 8 settembre 2011

il segnapagine dell'8.IX.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Taccuino 22, Qualunquismo monnezzistico: Se anche voi come me fate la spesa, da qualche tempo vi sarete accorti di una novità molto ecologica e a prima vista condivisibilissima: non ci sono più i vecchi sacchetti di plastica per portare a casa quello che hai comperato. Il massaio ha nell’ordine tre alternative per il trasporto.
Il mondo visto da un pennuto, SoddisfazioniPrima o poi la si dovra’ smettere con la storiella della separazione tra sport e politica, che e’ una falsità ideologica messa in campo proprio da quelli che usano lo sport per fare politica.
Lavoce.info, Quanto cresce la pressione fiscale: Il grafico mostra l'effetto della manovra finanziaria in termini di pressione fiscale ed entrate in percentuale sul PIL.
Cloridrato di Sviluppina, Piloti precari: I piloti di Formula Uno sono in assoluto la categoria di lavoratori più trascurata. Si è mai sentito qualcuno denunciare le condizioni lavorative in Formula Uno?
Mentecritica, I nodi vengono al pettine: Il problema è che siamo ad un passaggio epocale, siamo al crollo del sistema capitalistico sul quale si sono fondate le economie di tutto il mondo occidentale (altra definizione impropria) e non solo. Il capitalismo non regge perché si basa su un concetto che non esiste in natura: la crescita continua.

lady platone

di lo Scorfano
Non conoscere Lady Gaga è grave quanto non sapere nulla di Platone.
Grazie per l'avvertimento, signor Frankie. Peraltro si tratta di uno slogan molto efficace e riuscito, lo ammetto e mi complimento. Talmente efficace che, ne sono sicuro, già lunedì qualcuno dei miei migliori (sottolineo: migliori) alunni arriverà in classe citandolo.

Però, per quanto efficace, resta una cazzata, signor Frankie. Insomma, diciamo che è un'efficace cazzata (meglio che inefficace, sia chiaro): perché, in realtà, uno dei nuclei fondamentali del sapere (e quindi della cultura) è appunto il saper gerarchizzare le proprie conoscenze; e saperle mettere nella giusta prospettiva, consapevolmente. Non è una questione di accumulo delle conoscenze e delle informazioni, signor Frankie; ma di capacità di organizzarle e gerarchizzarle. E Platone resta più importante, per la cultura occidentale, di Lady Gaga: clamorosamente e incommensurabilmente più importante.

Se non c'è consapevolezza gerarchica, signor Frankie, non c'è cultura; ci può essere uno slogan efficace e riuscito e brillante, questo sì. Che però è un'altra cosa, signor Frankie; anzi, che è proprio il contrario esatto della cultura. (Lo so, lei pensava che il contrario della cultura fosse l'ignoranza, signor Frankie: si sbagliava anche qui, peccato.)

Responsabile

del Disagiato

La mia responsabile, in libreria

a settembre

di lo Scorfano

Mentre tengo immobile la mano, ferma sul registro, non ho quasi il coraggio di guardare: sbircio, ma con poche speranze. So dove sbirciare, so quale sia il collega da cui tutto dipende, il collega che ha esitato, che non si è espresso fino in fondo, quello che forse ha dei dubbi e che quindi, magari, a causa dei dubbi, voterà per il no. Ma sbircio e capisco che non c'è niente da fare: la mano del collega è già a mezz'aria, si è alzata, mentre quello di religione dice a voce bassa: «L'alunno non si avvale», e quindi lui non vota, e quindi i conti sono facili: l'alunno è bocciato.