martedì 20 settembre 2011

il segnapagine del 20.IX.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Malvino, Il rispetto che si deve a un malato: Chi proprio non riesce a provare per Silvio Berlusconi i sentimenti che bisogna imporsi di provare per un malato accumuli tutta la sua esasperazione in attesa di saldare il conto con quanti hanno alimentato la sua malattia con la cieca adulazione. Il malato va sempre rispettato, chi lo ha portato all’ultimo stadio può essere scorticato vivo. 
Non ne so abbastanza, (ride): Oggi non posso sottacere il fatto che essere chiamati a rispondere di una frase che non costituisce né prova alcun reato, detta nel corso di una conversazione privata con un conoscente, è cosa degna della Gestapo
Francesco Costa, Ora: L’incapacità del governo fa spavento, ma quelli che cincischiano non saranno ben ricordati dalla Storia. A un certo punto bisogna muoversi e dire che si è pronti: e se non si è pronti, fare in modo di diventarlo il prima possibile.
Phastidio, Un giorno di ordinario downgrade: Questo sistema di mini-caste che alla fine ne esprimono una ad esse sovraordinata, contro la quale inveire se non si viene cooptati a pranzo è la vera motivazione del downgrade del paese, il primo di una lunghissima serie.

Dobbiamo difenderci?

del Disagiato

Su La Stampa Guido Ceronetti (vi consiglio di leggere l’articolo) ci dice che i giovani hanno nel proprio vocabolario pochissime parole. “I giovani non vanno volentieri a caccia di vocaboli e dei loro significati”, scrive. Io non faccio il maestro o il professore, quindi non ho a che fare con l’educazione dei giovani, però in libreria (un punto d’osservazione umile e non privilegiato, lo ammetto), in tutti questi anni, mi sono fatto una mia idea. La mia idea è che ci sono giovani che sanno parlare bene e giovani che no, che non danno vitalità alla loro parlata. Non riesco a generalizzare, non riesco a pensare che i giovani non vogliono, che i giovani non fanno, che i giovani non ricercano, che i giovani non affrontano e via dicendo. Insomma, ci sono ragazzi svegli e intelligenti e ragazzi un po’ scemotti e spenti (anche in faccia oltre che nel linguaggio) e sono sicuro, per riprendere il discorso fatto da Ceronetti, che tutti quanti utilizzano il telefonino e chiudono una conversazione con uno o due o tre “Ciao”. 

A proposito, ma siamo sicuri che questi "Ciao" sostituiscano le parole che i giovani non sanno o che non vogliono sapere? Ma come diavolo bisognerebbe chiudere una conversazione? Ma è vero che i ragazzi non hanno parole per parlare? Non so, mi sembra che il discorso stia nella qualità delle parole (e anche qui: chi dice che la parola “lordura”, sia meglio della parola “sporco”? Perché creare così facilmente delle gerarchie lessicali?) e non nella quantità (io solitamente dico "bello", alcuni conoscenti dicono "strabello").

per una teoria degli sbagli inevitabili

di lo Scorfano


Gli sbagli che si fanno a scuola (anzi, meglio: gli sbagli che faccio io a scuola) sono sempre gli stessi (e non solo a scuola, evidentemente: ognuno replica il suo errore per tutta la vita, a bene vedere: sempre quello, immutabile, magari diverso nell'apparenza e nelle sfumature, ma nella sostanza sempre lo stesso errore; tanto che viene il dubbio che sia proprio quell'errore il nostro specchio, la nostra essenza. E che noi passiamo il tempo a cercare di migliorarci - più o meno -, provando a non commettere sempre lo stesso sbaglio, e invece la nostra essenza era proprio lì, in quell'errore: un'essenza a forma di sbaglio, un'anima fatta della materia del nostro errore, sempre uguale a se stesso...)

Ma insomma, l'errore che faccio io a scuola è davvero più o meno sempre quello. E se ancora abitassi nella città ligure che mi vide ragazzo potrei dire, con icastica voce dialettale, che è un errore di invexendu: vale a dire che, mentre sto facendo lezione, mi capita di cercare di coinvolgere qualche alunno distratto e di chiamarlo, farlo parlare, di cercare punti contatto tra la letteratura e la sua storia personale, la sua vita sentimentale, il suo mondo. E, a un certo punto, per troppa confidenza, mi invexendo e supero la linea, oltrepasso il confine della sua ritrosia, e dico una parola di troppo, una battuta scema, qualcosa che lui non ha piacere che io dica (di lui o della sua vita), e lo ferisco, stupidamente;  

lunedì 19 settembre 2011

il segnapagine del 19.IX.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Notiziole di .mau., Subappalti: Io non mi scandalizzo più di tanto perché l'onorevole Ilona Staller in arte Cicciolina inizierà a prendere 3000 euro il mese di vitalizio, dopo che a novembre compierà 60 anni. Meglio: mi scandalizzo della legge e di queste prebende a posteriori: ma la legge c'è, e non vedo perché lei non debba usufruirne.
In coma è meglio, Nel regno degli animali: Uno dei motivi per cui mi piace andare in montagna è che si vedono animali che di solito si incontrano solo nel piatto. Come le mucche, le pecore o i maiali.
E al cinema vacci tu, Spighalatura: Alcuni ricercatori hanno scoperto che la prima registrazione della voce umana non venne effettuata da Edison mediante il suo fonografo nel 1877, come si credeva, bensì venti anni prima dal francese Edouard-Léon Scott de Martinville, con un apparecchio da lui inventato, chiamato fonoautografo.
Renault4, I bastoncini: L'altra sera ho comprato dei bastoncini di pesce. Erano anni che non ne mangiavo. A casa ho letto il retro della scatola, c'era scritto "potete rinvenire i bastoncini sia in padella che al forno". Buffo, ho pensato, i bastoncini vanno fatti rinvenire.

oggetti

di lo Scorfano

Siamo al bancone del bar e il mio amico mi dice: «Sai, ho comprato uno smartphone... molto bello». Io gli dico: «Bravo, ottimo acquisto». Lui mi dice: «Ma non è questa la notizia. La notizia è che ho comprato uno smartphone molto bello, poi appena sono tornato a casa, la prima cosa che ho fatto è stata scartare la confezione, togliere la pellicola protettiva e rigare lo schermo dello smartphone nuovo, in verticale e in orizzontale, per rovinarlo. E dopo, solo dopo, ho cominciato a usarlo».

Io guardo il mio amico. Non so se ridere, se fare finta di niente, non so cosa chiedere: allora abbozzo un sorriso scemo, che lui vede e che interpreta esattamente come un sorriso scemo. E mi dice: «Non voglio più essere contento degli oggetti, Scorfano, non voglio più. Non voglio che la mia felicità dipenda dagli oggetti, nemmeno per quei pochi giorni, nemmeno per quelle 24 ore di gioia che in genere un nuovo acquisto ci concede. Non voglio più. E quando mi comprerò l'auto nuova, la prima cosa che farò sarà rigarla su entrambe le fiancate, ho già deciso. Voglio che gli oggetti mi servano, non voglio che mi facciano felice.»

Poi cambiamo discorso, perché io non so mai cosa replicare a questo tipo di argomenti, e poi usciamo dal bar e ci salutiamo.

Vendere. I libri

del Disagiato

Ieri pomeriggio (sì, era domenica e lavoravo) è venuto in cassa con un libro da pagare un signore che, dopo essersi guardato attorno, mi ha detto: “Io sono l’effetto della legge contro Amazon”. Intendeva la legge Levi, quella che limita gli sconti sia nei negozi, i grandi negozi, sia nei siti come Ibs, Amazon e altri. Ho capito solo dopo qualche secondo che quella sua affermazione e quel suo guardarsi attorno intendevano sottolineare la discreta quantità di gente che c’era in quel momento in negozio, discreta quantità di clienti portata, secondo lui, dalla legge Levi. "Visto che Amazon ha aumentato i prezzi, la gente se ne esce di casa", ha pensato lui. E infatti mi ha detto: “Non si può più pagare quelle cifre su Amazon. E allora eccomi qua, dopo cinque anni che non entro in una libreria”.

E quando ha detto questo, dentro di me ho percepito qualcosa di strano, un sentimento, una sensazione o un suono interiore che aveva a che fare i vantaggi e la competizione. Mi sono sentito, in quel momento, come un uomo che doveva fare la differenza. “Questo signore è entrato in una libreria dopo cinque anni di assenza? Bene, ora devo fargli vedere che ha fatto bene, devo dimostrargli che un conto è comprare libri on line, un conto è entrare in una libreria, guardarsi attorno e avere a che fare con un libraio. Devo fargli vedere che è meglio avere a che fare con un libraio, insomma”. Ecco, ho pensato queste cose, con molta difficoltà, blindato da uno strano dovere e da una singolare necessità. 

domenica 18 settembre 2011

il segnapagine del 18.IX.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Alessandro Gilioli, La somma, la sinistra, i residuati: Dopo la chiacchierata a tre di Vasto (Bersani, Vendola e Di Pietro) nel Pd è tutto un ribollio di proteste da parte di quelli che tifano per un accordo con l’Udc, insomma i Fioroni e il naufrago Follini, più vari altri che ci spiegano come il Pd così “si sposta troppo a sinistra”.
PazzoPerRepubblica, Le 10 domande a Berlusconi: Da domani scatterà forse il tormentone grafico nelle pagine interne? Si accettano scommesse.
Calessina, Nascite, rinasciteC’erano gli alberi, e i campi mezzi marroni e mezzi verdi; e le colline, e il cielo di Toscana che nonostante tutti i difetti di stare qui è uno dei cieli più belli che abbia mai visto, secondo solo a quello di Berlino, mi pare.
alcuni aneddoti dal mio futuro, berghem: Perché la sintesi della sintesi della sintesi, alla fine una parola o due, lascia perplessi perché è sempre più distante dalla realtà. Le valli del dio Po, per esempio, sentono la stessa solfa da decenni.

I soldi che mancano

del Disagiato

Centinaia di milioni di euro (a Brescia) di evasione accertata, l’individuazione di due associazioni a delinquere finalizzate a compiere reati tributari e 89 persone denunciate (di cui 58 bresciani): è il bilancio dell’operazione ’Money for nothing’…Nel mirino degli inquirenti un vorticoso giro di denaro che, dopo una serie di passaggi, tornava nelle mani delle imprese da cui inizialmente era uscito e che, sostanzialmente, non pagavano nulla o quasi, fruendo però dei benefici fiscali che derivavano dalle apparenti spese sostenute. Un sistema ben architettato e finalizzato, secondo gli inquirenti, a coprire un giro di ’nero' quasi incontrollabile.

A Umberto Bossi, quello che un paio di giorni fa ha detto che siccome l’Italia va a picco bisogna preparare un’alternativa e cioè la Padania e che poi ha noiosamente ribadito, per l’ennesima volta, che non c’è possibilità per il Nord di mantenere Roma e tutto l’assistenzialismo del Sud, ecco, bisognerebbe dirgli che a Brescia, in Lombardia, in Padania, sono state emesse fatture inesistenti per un valore di 214 milioni di euro di imponibile e circa 16 milioni di euro di Iva. Parlare per punti cardinali, “giù al Sud”, “qui al Nord”, “assistenzialismo del Sud”, “possibilità per il Nord” è una cosa che mi costa una fatica che non potete neppure immaginare, però, insomma, sarebbe cosa giusta dire a Bossi, quello che pensa a una moneta per la Padania, che la falla che sta facendo affondare l’Italia è (anche) qui al Nord.

Secondo me, poi, questi evasori sono suoi elettori. Ma questo non diciamoglielo, visto che non ne abbiamo le prove. Sarebbe solo cattiveria gratuita.

la miseria

di lo Scorfano

Mi sono detto: ora scrivo qualcosa di intelligente su tutte queste intercettazioni Berlusconi-Tarantini. Lo voglio fare, mi sono detto: perché è insopportabile che, perché è scandaloso che, perché non è civile né decoroso che, perché non possiamo accettare che.

Allora sono andato in giro per l'internet e ho cominciato a rileggere tutti i testi delle telefonate, tutti quelli che trovavo, per farmi un'idea precisa. Ma a un certo punto ho smesso. E non tanto perché non c'è obiettivamente niente di intelligente che io riesca a dire sulle intercettazioni (potrei giusto fare qualche battuta, ma di battute è piena l'internet, non si sopportano quasi più nemmeno quelle). Ho smesso di leggere proprio perché non ce la facevo più.

sabato 17 settembre 2011

il segnapagine del 17.IX.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Daniele Venanzi, Una escort e la sua perversa concezione del mercato: Cercare di giustificare i propri comportamenti discutibili imputandone la colpa al sistema, qualsiasi esso sia, è una tattica vecchia come il mondo. Avrei gradito che almeno uno degli ospiti presenti in studio da Paragone avesse fatto questo appunto.
Federica Sgaggio, la arcuri e le altre: Io, però, ho una domanda: Manuela Arcuri pensava che Berlusconi la invitasse a pranzo o a cena per chiederle un’opinione su come va il mondo? Credeva che la chiamasse per motivi diversi dal tipo di corpo su cui si regge il suo volto?
nonunacosaseria, Un uomoUn giorno – non ricordo il mese e l’anno, ma faceva freddo – sul sagrato vidi un uomo. Malvestito, sporco, capelli neri lunghi untissimi, barbona selvaggia, cappotto lacero e scarponi mezzi rotti. Non sembrava anziano, così a occhio avrà avuto sui cinquant’anni; ...cinquantacinque, va'.

domestici

di lo Scorfano

Un paio di giorni fa Leonardo ha scritto un bel post (in larghissima misura condivisibile) sulle vacanze lunghe degli insegnanti. Ne ha avuto voglia, diciamo; e ne ha avuto anche il coraggio. Perché, si sa, l'argomento è di quelli spinosi, che attirano commenti e osservazioni di ogni possibile fatta e tono, che degenerano facilmente in flame e luoghi comuni e osservazioni maccheroniche sulla «missione » degli insegnanti e il loro essere, allo stato attuale, dei veri e propri «privilegiati».

Non entro nel merito dell'argomento "vacanze lunghe", perché non ne ho voglia e perché molte cose sono state appunto già dette da lui (e anche da me, in altra occasione: e le penso ancora). Voglio però riportare qui parte di un commento che quel post ha attirato. Il commento è di Luca, a cui metto il link proprio perché non voglio parlare male di nessuno e soprattutto alle spalle di nessuno (è per gentilezza, insomma). E il commento è questo:

I muscoli del culo

del Disagiato

Che attorno a Silvio Berlusconi ci fossero così tante ragazze io un po’ l’avevo già capito negli anni ottanta, ai tempi di Drive In, quando mia madre e mio padre ridevano delle battute di Enrico Beruschi e nello stesso momento spiegavano a mio fratello più grande che quel programma l’aveva organizzato un nuovo imprenditore. "Un uomo che allestisce un programma con così tante tette significa che la sua vita è fatta di tette", pensavo allora. A voi sembrerà un ragionamento davvero puerile (in effetti ero solo un bambino) ma allora non potevo che pensarla così. Avevo un amico che cambiava ogni mese bicicletta perché suo papà vendeva biciclette. Avevo anche un amico che ristrutturava casa ogni due anni perché suo papà era muratore e avevo un amico con tante scarpe perché sua mamma vendeva scarpe. Semplice, no? Forse questi erano i caratteri tipici degli anni ottanta? No, non penso. Però se un imprenditore decide di reggere un programma sulle tette significa che la sua vita privata si regge sulle tette.

Se uno vende bici, nella vita non può che avere tante bici. I tic, le nevrosi, le passioni, le manie appaiono sia nella vita privata sia nella vita pubblica o professionale. Ci sono persone che sono capaci a scindere? Io a questa scemenza non ci credo o non ci voglio credere. Si è dei pirla sia mentre ci facciamo una doccia alle sette di sera in casa nostra, sia alle otto di mattina mentre vendiamo libri o sistemiamo documenti in ufficio. Non credo alla scissione o a quello che finito il lavoro torna a casa e “stacca la spina”; credo nella pausa e nell’immobilità. Il pirla, finito di lavorare, può decidere se continuare a fare il pirla a casa sua, oppure può decidere di stare a casa immobile: il pirla immobile è meno pirla di un pirla che si muove. Il pirla immobile non fa danni.

venerdì 16 settembre 2011

il segnapagine del 16.IX.2011

dello Scorfano e del Disagiato

L'estinto, Distribuire acqua fresca ai malati ridurrebbe ancora di più le spese: Un numero sempre più elevato di persone decide di passare alla medicina omeopatica nella speranza di ridurre l'impatto della salute sul bilancio personale.
Yellow letters, Agosto (reprise)Stavo pensando a questa cosa della benzina e della riserva e di quella funzione scema della mia macchina che dice quanti chilometri puoi ancora fare perché mi stavo sentendo così, un po’ in riserva, ma in riserva tipo quando all’improvviso passa da cinquanta a zero e adesso lo sappiamo che non è vero.
Malvino, Ancora sulla verità: Discutiamo senza impiegare la parola «realtà», è solo un ostacolo, trascina con sé cose che non servono a niente”. A maggior ragione dovremmo sbarazzarci della parola «verità».
Linkredulo, Consigli ai malatiPotrei prendermela con medici ed infermieri, con i tagli alla sanità, con una burocrazia assurda che richiede due ore per una qualcosa che richiede due minuti. Potrei prendermela, e sarebbe anche giusto, anche se troppo facile. Ma c'è qualcosa di peggio.

"meno di servizio pubblico rispetto a"

del Disagiato

Ormai dire “Isola dei famosi” significa dire qualcosa che noi sappiamo essere brutto e sgradevole e, ormai, questo lo diciamo con il massimo della lucidità e non certo per orientamento intellettuale. Se si ha un minimo di buon gusto (cosa non così scontata) basta poco per giudicare l’Isola dei famosi come un programma trash, culturalmente basso, privo di decenza e dove gli istinti, gli istinti più bassi, dominano togliendo spazio all’intelligenza e alla grazia. Anzi, è per questi caratteri che il programma fa ascolti e dà successo, se pur breve e labile, ai suoi protagonisti. Stesso discorso vale per il Grande fratello: gli istinti, il nudo, i litigi, l’intimità violata e via dicendo. L’Isola dei famosi è un programma televisivo di bassissima qualità, Parla con me, invece, di alta qualità, dove si fanno interviste semiserie, si ascoltano canzoni semiserie e dove la conduttrice è semiseria. Un programma che è un’immensa strizzatina d’occhio a me, che sono di sinistra e che capisco benissimo l’andazzo divertente e cordiale della trasmissione. Siccome, ripeto, io sono un cittadino di sinistra, quando ho letto che una parte del Cda Rai ha preferito l’Isola dei famosi al programma della Dandini, ho pensato quello che ha pensato il presidente Rai Paolo Garimberti e cioè: “Assurdo, l’Isola dei famosi sì e la Dandini no. Via libera a un programma che è certamente meno di servizio pubblico rispetto a quello della Dandini”. Questo è esattamente ciò che ha dichiarato Garimberti. 

signore si nasce

di lo Scorfano


Ieri le aule del mio istituto erano un autentico inferno: caldo asfissiante, umidità incalcolabile, puzza di sudore, atmosfera da malebolge dantesche. Fare lezione, soprattutto dopo le 11, era difficile, quasi impossibile. Quando a mezzogiorno ho varcato la soglia della seconda (28 adolescenti tutti sudati, più me, tutto sudato anch'io, aula esposta al sole tutta la mattina) ho pensato che sarei svenuto lì, ai piedi della cattedra. E, anche se sapevo bene che non avrei dovuto (perché bisogna chiedere il permesso tramite modulo scritto), ho pensato che li avrei portati giù in cortile, nell'unico angolo ombreggiato e avrei fatto lezione lì. E così ho fatto.

Ho raccomandato loro di fare in silenzio e siamo scesi fino al pianoterra, poi siamo usciti all'aperto dove c'era quel po' di vento settembrino (anche se pareva agosto), li ho fatti sedere sugli scalini di cemento che stanno appena fuori dalle porte di vetro e ho cominciato a spiegare la storia delle origini di Roma. Loro stavano bravi, la lezione procedeva bene, io non rischiavo più di svenire per il caldo, le ascelle e le narici di tutti ne traevano un minimo giovamento. Tutto bene, insomma.

O almeno: tutto bene fino alle 12 e mezza, più o meno. 

giovedì 15 settembre 2011

il segnapagine del 15.IX.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Il Disinformatico, Scarlett Johansson chiama l'Fbi per foto private trafugate...: Parliamoci chiaro: l'unico modo per garantire che vostre immagini di nudo o imbarazzanti o altrimenti private finiscano su Internet contro il vostro volere è non farle. Non sembra un consiglio così difficile da seguire...
Imlmfm, La classe precaria va in paradiso: Proletari? Magari. Neanche quello. Folla di uomini e donne senza discendenza, sterilizzata dal mercato del lavoro, atomizzata in nuclei familiari da una unità, domiciliata in case coabitate. Chi  ammazzò il futuro è già morto, ma ha vissuto bene.
Freddy Nietzsche, La distanza tra noi e Levon: L’idea che la politica onesta prescinda dal come e dal quando è un’idea stupida, facilona, qualunquista e banale. “Senza se e senza ma” sono le malattie esantematiche all’asilo, non le istanze politiche.

una postilla sulla storia dell'arte

di lo Scorfano

E, inoltre, io non riesco a essere molto d'accordo neppure sulla questione della storia dell'arte. Il ministro dice che le ore di storia dell'arte sono rimaste invariate nei licei «umanistici» (definizione che non corrisponde a nulla, ma immagino che il ministro intenda il classico e lo scientifico tradizionale), mentre sono «calate solo negli istituti tecnici perché l’indirizzo di quelle scuole dev’essere un altro. E comunque siamo sopra la media Ocse». Io non so intenda sopra la media Ocse del 2008 o quella del 2011, non sono riuscito a trovare i dati; e ho qualche dubbio anche sul liceo classico, visto quello che si legge sui giornali. Ma non è questo quello che mi importa in questo momento.

Mi importano proprio gli istituti tecnici, invece, e mi importa di più pensare che viviamo in un paese come l'Italia. Cioè nel paese che secondo il premier detiene il 70% dei siti patrimonio dell'umanità Unesco. È una balla, naturalmente; ma è però vero che siamo il paese che ne ha di più al mondo. E che siamo noti con la definizione di «bel paese», e che «bella» è definita l'Italia da secoli di letteratura («Suso in Italia bella giace un laco...») e anche dai settimanali tedeschi, quando parlano male di noi (e del premier).

Ecco, noi abbiamo la bellezza. 

Il commesso e lei

del Disagiato

Ieri c’era questa ragazza che continuava a guardarmi in un modo che non so spiegarvi. È entrata in libreria, ha fatto un giretto rapido nella zona dei libri Gialli e poi ha preso a camminare a caso, senza una meta, per gli stretti corridoi del negozio. Ovviamente, come vi ho già detto, camminava gettandomi occhiate e sorrisi che non lasciavano dubbi. Non che io sia particolarmente sensibile alle belle ragazze che mi guardano in continuazione (io sono superiore a queste cose) però, insomma, lei mi guardava e io la guardavo, lei mi sorrideva e io le sorridevo. Mentre si lavora non bisognerebbe distrarsi, lo so, e per favore non ripetetemelo, però cercate di mettervi nei miei panni o di comprendere la situazione. Quando una bella ragazza (o un bel ragazzo) vi guarda, voi cosa diavolo fate? Non mentite, per favore. Poi, a un certo punto, si è fermata davanti al reparto Classici e si è messa a sfogliare sorridente Le lettere a Lucilio e allora, lì, in piedi, in modo totalmente infantile, mi sono innamorato di lei. Letteralmente. Ho un debole per le Lettere a Lucilio e ogni volta che un cliente qualsiasi si mette a sfogliare quel libro, ecco, io mi immobilizzo dalla contentezza. Una delle mie tante fissazioni: Le lettere a Lucilio di Seneca. Ed è così tanto una fissazione che ho già ripetuto il titolo tre volte in tre secondi. 

mercoledì 14 settembre 2011

il segnapagine del 14.IX.2011

dello Scorfano e del Disagiato

La città invisibile, Gioco di specchi: Grande bagarre sulla presunta dichiarazione attribuita alla Procura di Napoli secondo cui, se Berlusconi non dovesse presentarsi a testimoniare, ricorreranno al provvedimento del cosiddetto accompagnamento coatto.
Nonunacosaseria, Il ritorno di  Ballarò: Ieri sera, dopo qualche mese di salutare astinenza, ho deciso di farmi del male e guardare il noto talkshow politico. Sigla nuova. Era l’ora, diciamocelo. Per il resto, tutto uguale a come li avevo lasciati...
Squonk, Caroselli per un pareggio: Ieri sera da queste parti c’era gente che suonava trombe da stadio alla finestra e che girava in macchina per le vie del quartiere pigiando il clacson in segno di giubilo. Lo facevano perché una squadra di calcio aveva pareggiato una partita...

gli anni, l'ocse, il ministro gelmini

di lo Scorfano

È toccato alla «Stampa» di Torino, per questo mese, dare spazio alla periodica e rituale intervista telecomandata al ministro Gelmini: un'intervista in cui le domande sembrano scritte dopo che sono arrivate le risposte, come spesso accade quando l'interlocutore è la giovane ministra bresciana.

La Gelmini replica alle critiche ricevute in questi giorni, usando spesso i dati del rapporto Ocse diffusi proprio ieri. Per esempio, a proposito delle classi affollate, dice:
Proprio oggi l’Ocse ha diffuso il suo rapporto sulla scuola, e sa che cosa dice? Che la media Ocse è di 23 alunni per classe, e la media italiana di 22. Io capisco le critiche politiche, ma ci sono dati che non possono essere ribaltati.
Invece, a proposito degli investimenti davvero ridotti del nostro paese nell'ambito dell'Istruzione, dice: