giovedì 14 luglio 2011

I librai che leggono e i librai

del Disagiato

Quando cinque anni fa cominciai a lavorare in libreria, cioè quel posto dove arrivano libri, bisogna sistemare libri, vendere libri e magari capirci qualcosa di libri, c’erano due mie colleghe che capito il mio andazzo interiore presero a sfottermi perché leggevo libri. “Cosa fai stasera, esci o stai a casa a leggere poesie?”, mi chiese una volta una delle due ridendo e guardando l’altra. Si divertivano un mondo a prendermi per il culo e così tanto che un giorno, all’ennesima loro battuta innocente, io mi offesi seriamente. A quel tempo forgiai su misura questa espressione un po’ sciocca: contraddizioni del capitalismo. Mi sembrava un’espressione buona per spiegare la cosa: il sistema capitalistico non ritiene necessario che il lavoratore conosca il materiale che lavora o che vende. Non serve leggere i poeti per vendere i poeti, insomma. E in effetti le cose stavano e stanno così: non serve aver letto Neruda per vendere un libro di Neruda.

Adesso però trovo questa espressione molto sciocca e sgraziata, come ho già detto. È la reazione di chi tenta di schiacciare il ronzio della mosca anziché la mosca. Quello che penso adesso è che ci sono i librai che leggono e che fanno bene il loro mestiere e i librai che non leggono e che fanno male il loro mestiere. Ci sono i librai che sanno consigliare libri e i librai che se ne stanno muti e impilano volumi. Insomma, come in tutti i lavori, ci sono quelli che fanno ritornare il cliente e quelli che non fanno ritornare il cliente. Vero che la maggior parte dei clienti non ha bisogno del libraio che legge poesie, però, insomma, se il libraio legge poesie è facile che abbia in se, dentro il proprio petto, un po’ di educazione, sentimento e garbo. Molto di più del libraio che di sera guarda una trasmissione condotta da Alfonso Signorini. Se il libraio legge romanzi è facile che sia un po’ aperto di mente, affabile e gentile. Adriano era uno dei più bravi giocatori al mondo ma dal momento in cui ha cominciato a uscire di sera per andare in discoteca non lo è più stato. Sembrerà presuntuoso, ma ci sono i librai bravi e i librai non bravi. E i librai bravi sono bravi perché molte volte, la maggior parte delle volte, invece di uscire stanno a casa a leggere poesie. Fottendosene altamente dei colleghi che lo prenderanno per il culo.

meno bonus meno male

di lo Scorfano


Non so se la notizia sia davvero stata riportata solo dal «Giornale» di famiglia e da «Libero», non ne sono sicuro: però io l’ho trovata solo lì. Ho anche provato a cercare nelle cronache locali della «Repubblica» e del «Corriere», ma niente, non ho trovato niente. E mi è pure dispiaciuto molto, lo ammetto: perché forse non è senza malizia che la notizia è stata trascurata. La quale notizia, in ogni caso, è questa:
Il primo taglio della giunta Pisapia cade come una mannaia sui libri della scuola. A muovere il primo passo concreto verso verso il mix di austerity e aumenti tariffari che è la ragione sociale dell’assessorato al Bilancio di Bruno Tabacci è stato il vicesindaco con delega all’Educazione Maria Grazia Guida. Da lei è arrivato lo stop al bonus libri per i bambini delle scuole medie a partire dall’anno 2012/2013.
Cioè, il comune, che rimborsava a tutte le famiglie milanesi il costo dei libri scolastici della scuola media inferiore, non lo rimborserà più. Non da questo settembre, ma comunque dall’anno prossimo. Non è tutto qui, però. Ecco come prosegue «Libero»:

mercoledì 13 luglio 2011

il segnapagine del 13.VII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Filippo Facci, L'ombra di una legge: Mio padre aveva poco da vivere e mi sussurrò che potevo fare quello di cui avevamo discusso poche settimane prima. Era l’ottobre 2009 e quel momento spazzò via tutto, ogni dibattito, ogni legge, ogni caso Englaro, ogni caso Welby, ogni predica porporale, ogni monologo di Saviano, ogni suicidio di Monicelli, ogni esortazione di principio sul come dobbiamo morire.
Alberto Cane, I valori: E non ci sono più valori, e volete mettere i valori di una volta, e bisogna riscoprire i valori, e poveri questi ragazzi che crescono senza valori. È un continuo rosario, doloroso.
Plus1gmt, Il mare sotto: Al primo piano vive una delle famiglie più mondane che abbia mai conosciuto. La media è di una cena a settimana, d’estate di più perché sfruttano l’ampio balcone, numero variabile di partecipanti tra i dieci e i venti, adulti e bambini.
Carmilla, Fenomenologia del dolore: Parlo del dolore fisico. Non di quello mentale, né del disagio psichico, né dei turbamenti d'amore che chi non ha provato in vita sua? Tutti dolori rispettabili, e capaci di produrre ferite a lunghissima rimarginazione; però...

agnelli e vecchie cameriere

di lo Scorfano
Ci si innamora a vent'anni: dopo si innamorano soltanto le cameriere. (Gianni Agnelli)
Mi sono di nuovo imbattutto in questa frase, stamattina. E di nuovo mi ha infastidito, questa frase. Poi ho pensato che chissenefrega, tanto Gianni Agnelli è morto e magari non l’ha nemmeno mai detta. Poi ho pensato alle cameriere che si innamorano. Mi sono detto che gli innamoramenti delle cameriere devono avere qualcosa a che fare con Gianni Agnelli che è morto, per forza. E ne ho concluso che sì, hanno qualcosa a che fare: ci si innamora a vent’anni perché a vent’anni non si ha paura di morire. Dopo, anche senza saperlo, si ha troppa paura di morire e allora non ci si innamora più. O meglio: Gianni Agnelli non si innamora più. Che intanto è morto. E io anche morirò, questo è certo, ma nel frattempo mi sono innamorato anche dopo i vent’anni, anche dopo i trenta, anche dopo i quaranta. E non sono una cameriera, anche questo è certo. E insomma, meglio essere innamorati che avere così tanta paura della morte da non innamorarsi più, mi sono detto. Meglio le cameriere che Gianni Agnelli, quindi. Senz’altro.

E allora il fatto di essermi innamorato dopo venti (e i trenta e i quaranta) fa di me una persona migliore di Gianni Agnelli? Così mi sono chiesto. E sì, mi sono risposto. Perché tutti quelli che si innamorano sono meglio di quelli che non si innamorano. E quelli che non si innamorano lo sanno anche, secondo me. E allora li chiamano «cameriere» per essere brillanti. Ma non sono brillanti: sono solo persone che non si innamorano e che forse avevano una gran paura di morire. E quella frase sulle cameriere è solo una terribile stronzata, tutto qui. E adesso esco e vengo a prenderti, amore mio.

Uno diritto e uno rovescio

del Disagiato


Domani ti diranno che quello che ieri hai impilato con tanta fatica oggi si è sfasciato. Te lo diranno con una telefonata in pieno pranzo, a tradimento, mentre sei davanti al televisore a mangiare come un innocente. “A proposito”, ti diranno dopo un discorso già avviato, “i vocabolari sono caduti”. E tu rimarrai un po’ a bocca aperta, con la forchetta in mano. “È caduto tutto?”. “Sì, è caduto tutto. A un certo punto abbiamo sentito un fracasso là in fondo al negozio e tutti abbiamo capito che erano i vocabolari che ieri hai impilato tu”.

E allora continuerai a mangiare ripensando a come è potuto succedere. I vocabolari blu, che formavano la pila più alta, li ho messi in mezzo, penserai, quelli verdi a sinistra e tutti gli altri a destra. Un’ora, ho impiegato. Anzi, di più. Ho spostato libri a terra, ho fatto spazio abbondante e ho cominciato la costruzione. Io che è da una vita che vado dove tira il vento ho fatto addirittura dei calcoli per mettere in bella esposizione quei volumi che pesavano tanto. Come è potuto succedere?

martedì 12 luglio 2011

il segnapagine del 12.VII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Luca De Biase, L'assurdo, beffardo aumento della spesa pubblica italiana negli ultimi 10 anni: Chi lavora nella scuola pubblica sa a quali ristrettezze di bilancio è stato sottoposto. Lo sa anche chi lavora negli ospedali. E nei tribunali.
VinoNuovo, L'uomo di fiducia: Non c'è destra o sinistra, Vaticano o ultima parrocchia di provincia: ciascuno ha il suo uomo di fiducia. Molte volte laico (ma non necessariamente), fedele alla causa (al punto da avere una spiccata propensione a diventare più realista del re) e soprattutto devoto nei confronti di chi mostra di fidarsi così tanto di lui.
Nonunacosaseria, L'abolizione delle province e le fesserie di Travaglio: Come sempre più spesso gli capita, Travaglio la racconta a modo suo, ossia mischiando il vero con il falso. E’ che si innamora di una tesi e, per sostenerla, finisce per dimenticare qua e là dati importanti o travisarli.
Sasaki Fujika, Vieni a prenderli: Facciamo un esempio sciocco, voi sapete dove sono i conti corrente di Mondadori? Perché altrimenti serve qualcuno che li scopra. Non so se sono stato più chiaro.

"Non ne abbiamo più bisogno"

del Disagiato

Il fatto (l'articolo è di ieri) che Lotito voglia fare del Colosseo il marchio della sua Polisportiva Lazio e il fatto che Diego Della Valle abbia stretto un patto di tipo economico pubblicitario con Roberto Cecchi, il commissario straordinario all’archeologia di Roma, mi lascia parecchio perplesso. In realtà dovrei aver già capito da tempo che la sponsorizzazione del Colosseo da parte del marchio Tod’s è una delle pochissime vie per far entare soldi nelle casse e dovrei anche aver già capito che in Italia le cose pubbliche, e cioè mie tue e sue, avranno sempre più a che fare con gli interessi del privato. Un peccato, mi dico. Peccato perché, come in questo caso, le logiche culturali si trasformeranno in logiche economiche (e qui i fini sono altri), peccato perché ciò che è nostro diventerà sempre meno nostro. Oggi il Colosseo, domani le scuole e dopo domani gli ospedali. Quale valore dare alla cultura e a chi di cultura si occupa? Ci risponde la stessa responsabile di Confculture (Confindustria) Patrizia Asproni dicendoci:
Sono stanca del Ministero per i Beni e le Attività culturali. Non ne abbiamo più bisogno. Il patrimonio culturale del Paese deve entrare nelle competenze del Ministero dello sviluppo economico.
Leggendo sempre l’articolo sopra menzionato troviamo anche una dichiarazione ottimista di Della Valle:
Speriamo di dare presto notizie concrete di restauri anche a Pompei, Venezia, dove bisogna pensare al Canal Grande, e di un grande intervento anche a Firenze. Vogliamo fare un bel regalo al sindaco Renzi.
Sarebbe cosa giusta che questo discorso lo facesse un politico o un ministro e non un imprenditore. Che di imprenditori noi tutti ne sappiamo qualcosa.


fallimenti misti

di lo Scorfano

Incontro Riccardo, un ragazzo a cui avevo dato un aiuto quando frequentava l’università e doveva preparare l’esame di latino scritto. Lo incontro al cinema, perché Riccardo è il bigliettaio della multisala che sta nel centro commericale vicino al lago: stacca i biglietti, dice «buonasera», sorride, dà il resto a chi ne ha bisogno. E dunque, visto che Riccardo si è laureato in Lettere da almeno un anno con il massimo dei voti, il post potrebbe finire qui, e sarebbe già abbastanza istruttivo per chiunque.

Ma il fatto è che io incontro Riccardo sia all’inizio del film, quando mi stacca il biglietto e mi dà il resto, sia alla fine, quando il suo turno è finito e mi sta aspettando, per salutarmi. Mi racconta che si è laureato, ovviamente; che ha 26 anni e che meno male che ha trovato questo lavoretto alla multisala del centro commerciale, perché altrimenti gli sarebbe venuta voglia di sbattere la testa contro gli spigoli di camera sua.

Io capisco, non dico niente, cerco di evitare discorsi che potrebbero solo metterci entrambi in imbarazzo. In fondo non lo conosco bene, Riccardo: non è mai stato un mio alunno, l’ho visto una decina di volte, qualche anno fa, e gli ho fatto fare un po’ di esercizio di traduzione, mi sono fatto pagare, nient’altro. Però ne avevo notato l’impegno, questo sì; e ne avevo riconosciuto la volontà, senz’altro.

Mentre io taccio, è comunque lui che insiste a parlare di quello di cui io non vorrei parlare. Mi dice che ha preso 110, come punteggio alla triennale, e 110 e lode alla laurea magistrale.

lunedì 11 luglio 2011

saper raccontare

di lo Scorfano

Un’interessante lamentazione di un genitore, oggi, in una lettera al Sole24Ore. Non ci si lamenta della scuola pubblica e nemmeno degli insegnanti o del preside; ci si lamenta però del fatto che il figlio, iscritto alla scuola media, non sappia più (sottolineo: non più) scrivere e parlare. E si scrive:
Le interrogazioni nelle materie letterarie sono state quasi abolite, sostituite da quella che io chiamo «la repubblica delle crocette», cioè i test. Però in questo modo viene tolto ai ragazzi lo stimolo, così necessario in questa età, a una sintesi di pensiero e un’espressività proprie.
Insomma, io lo so per diretta esperienza: le interrogazioni orali costano, all’insegnante, molto tempo e molta fatica. Non c’è periodo in cui io torni a casa distrutto come i giorni in cui concentro, soprattutto nel triennio del liceo, le interrogazioni di letteratura: è fatica psicologica ed emotiva, che nessuno dei ragazzi ovviamente comprende, ma che io sento tutta nel mio fisico. E anch’io preparo e propongo test, intendiamoci. Ma non faccio soltanto quelli, però. Perché resto persuaso che saper raccontare e spiegare quello che si è capito e imparato resti ancora una delle qualità più importanti di uno studente e uno degli obiettivi più formativi tra quelli che mi si chiede nel mio mestiere.

Nella convinzione che, poi, si passa quasi tutta la propria vita a cercare di spiegare e raccontare agli altri quello che si è visto e, forse, capito.

La pistola

del Disagiato

In questi giorni ho letto su FriendFeed brevi e commosse parole di chi ricorda la morte di Carlo Giuliani e sull’Unità vedo che dal 9 luglio, a solo € 7,90, possiamo comprare un film dvd sui fatti di Genova del 2001. “Il massacro di Genova”, si intitola e davanti alla fotografia del dvd c’è una pistola. Una pistola che se ho capito bene dovrebbe appartenere a Mario Placanica, il poliziotto che uccise Carlo Giuliani. Se ho capito bene, ovviamente, perché magari la pistola sta lì, davanti al dvd, solo per impressionare il lettore, per schierarlo o dalla parte dei no global o dalla parte della polizia e senza nessun riferimento all’omicidio. Però non può essere che l’Unità stia dalla parte dei poliziotti e non so neppure come mi sia venuto in mente. Allora facciamo che quella pistola è la pistola di Placanica, quella che uccise un no global e che fece inorridire una parte consistente degli italiani e magari non solo di sinistra. Cosa facevo io mentre quella pistola stava nella mano di Placanica? Che cosa pensavo prima che il proiettile facesse scintilla?

Pensavo molto intimamente che i no global, o i simpatizzanti no global, facessero bene a fare tutto quel bel casino, pensavo che le vetrine dei fastfood era giusto che venissero sfondate e tutte queste cose le pensavo mentre in quel momento facevo il cameriere in un agriturismo della campagnia bresciana. Guardavo la tv tra una portata e l’altra e pansavo: Bastardi. Bastardi i poliziotti, bastardi i Presidenti di Stato, bastardo chiunque volesse impedire una manifestazione di quel genere. Bastardi pure i McDonald's e le banche, che la globalizzazione è una stortura. E mentre Placanica impugnava la pistola perché un estintore gli stava arrivando in faccia, io in mano invece tenevo piatti pensando che avrei voluto essere lì a Genova, a dare un mio contributo nella lotta contro la globalizzazione, contro le idee mostruose dei politici, contro l’economia miope e tiranna. Questo accadeva mentre Placanica impugnava la pistola, che ora sta in una pubblicità davanti a un cofanetto dvd, sotto la scritta A SOLO €7,90.

domenica 10 luglio 2011

il segnapagine del 10.VII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Un radiologo, Lavori oscuri: Il bello è che le segretarie del mio reparto potrebbero fregarsene, fare lo stretto indispensabile, il minimo sindacale nelle ore che competono loro: tanto quella schifezza di stipendio se la portano a casa lo stesso e il terribile della pubblica amministrazione sta proprio in questa evidenza, ossia che chi lavora male guadagna come chi lavora bene, e lo stipendio è misero per entrambi.
Mantellini, Anteprima Punto Informatico: oggi i social network hanno lunghi tentacoli e toccano e condizionano la Internet tutta: indirizzano il traffico verso i siti di news, raccolgono dati anche fuori dai social network stessi con i loro bottoncini e le opzioni di condivisione, influenzano la qualità dei risultati dei motori di ricerca.
Tinni, Vicini: ogni pezzettino di pane che riusciamo a riportare al formicaio continua a sfamarci, ogni granello di polvere con cui costruiamo la nostra casa continua a proteggerci dalle intemperie.
ScuolaOggi, Sulla scuola una manovra ombra: L’articolo 19 del Decreto legge n. 98/2011 che ambiziosamente si presenta come “disposizioni urgenti per la stabilizzazione finanziaria” riguarda la scuola e si compone dei seguenti 16 commi...

Un film quasi tutto interessante

del Disagiato

Guardando When you’re strange, film documentario sui Doors, ho scoperto che il tastierista del gruppo, Ray Manzarek, doveva fare una cosa difficilissima e cioè con una mano suonare la tastiera e con l’altra mano suonare un organo che aveva il compito di sostituire il basso, che nel gruppo mancava. Ho scoperto anche che il chitarrista, Robby Krieger, suonava senza plettro e che prima di suonare nei Doors si era dedicato al Jezz, al flamenco, alla musica indiana e, durante le pause, agli studi di fisica. La famosissima canzone Light my fire l'ha scritta lui. Ho scoperto, ancora, che il batterista, John Densmore, prima studiò pianoforte quasi per forza, poi, finalmente, il suo strumento preferito, cioè la batteria. Si dice che suonasse così tante ore da dimenticare quale fosse il giorno e quale la notte. Insomma, tutta gente che si applicò e che contribuì in maniera decisiva a fare dei Doors un gruppo musicalmente valido.

Guardando questo film documentario sui Doors ho scoperto anche che il padre di Jim Morrison era un ammiraglio di marina, uomo che era si disciplinato sull’obbedienza e le regole. In un' intervista per il film, il padre afferma una cosa che mi ha fatto sobbalzare: afferma di aver scoperto della fama e grandezza del figlio solo quando seppe che Jim era stato sepolto nel famoso cimitero parigino di Pere-Lachaise. Solo in quel momento si accorse chi era suo figlio. Ma la cosa che mi ha lasciato più a bocca aperta è quando suo padre dice: “Jim era una persona che avrei voluto conoscere”. Ecco, questa frase ha fatto il film.

Poi c’è Jim Morrison, che non era considerato un grandissimo cantante, che non aveva studiato musica, che scriveva poesie non tanto belle e che spesso si presentava in ritardo alle prove. Quando si presentava. Beveva, si drogava e diceva molte parolacce in pubblico. Vabbè, questa è la parte noiosa del film, ho avuto molti conosccenti così. Mai un amico, invece, come quelli di cui vi ho parlato sopra. Gente speciale.

metafisica delle mie guide turistiche

di  lo Scorfano

Tutto inizia a gennaio, finite le vacanze di Natale. È in quei giorni che io comincio a dedicarmi con ostinata determinazione a google maps: elaboro itinerari e percorsi, calcolo distanze, valuto spostamenti in automobile o in treno, misuro opportunità di soste e di tragitti. Penso e immagino. All’inizio gli itinerari possibili sono cinque o sei; poi diventano tre, poi ne rimangono solo due. Alla fine decido: e l’itinerario è quello: Germania, Danimarca, Olanda, Belgio, se è quest’anno; oppure qualcos’altro, se è già l’anno prossimo.

Stabilito l’itinerario, compro finalmente le guide turistiche. All’inizio ne compro soltanto una: la sfoglio, la studio, la valuto; ma non ne sono mai soddisfatto. E quindi comincio a comprarne altre, la seconda, la terza, la quarta, fino alla nona o alla decima. A questo punto, in genere, mi fermo.  

sabato 9 luglio 2011

il segnapagine del 9.VII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Tempo Reale, I "Cretin Bond": Nel mondo del commercio, è un’ovvietà dire che si compera il venditore, prima del prodotto. E questo spiega perchè ci sia chi faccia fortune e chi invece vada in malora vendendo esattamente la stessa paccottiglia allo stesso prezzo.
Monachesimo 2.0, Per le ragazze...: Li seguì in una costruzione sotterranea, abbastanza grande, dove radunatesi molte persone di entrambi i sessi (multis ex utroque sexu congregatis), nel silenzio generale, un eresiarca tenne un sermone pieno di bestemmie con cui diede loro delle regole di vita e di comportamento.
Ottagono irregolare, Dove sono capitato: Voi, voi che parlate tanto di andarsene dall'Italia, veniteci qui. Venite a vedere quanto avanti sono al nord. Provate a vivere in un posto dove la cosa migliore che vi sentite dire è l'equivalenza tra vostra moglie, la madre dei vostri figli, e un cane.
Squonk, Commedia all'italiana: In fondo è semplice, basta avere la faccia sufficientemente teflonata per dirlo: tu corrompi un paio di giudici per prenderti quel che non ti spetta, poi quando qualcuno se ne accorge e ti obbliga non a restituire il bene... 

la logica dello scarafaggio

di lo Scorfano

La logica elementare dice che, se trovi uno scarafaggio sul pavimento, significa che la tua casa è piena di scarafaggi. Uno scarafaggio significa decine, centinatia, forse migliaia di scarafaggi. Significa uova dietro ai battiscopa,  significa muri e tubazioni già invasi e colonizzati, significa piano interrato da disinfestare; uno scarafaggio significa che devi farti forza perché la lotta sarà lunga e non è detto che sia vincente. Se trovi uno scarafaggio che cammina tranquillo sui pavimenti di casa tua, la logica elementare ti dice con chiarezza che non sarà eliminando lui che avrai risolto il problema.

Mi viene in mente la logica dello scarafaggio quando, sui quotidiani nazionali, leggo incredulo del deputato Marco Milanese e dei suoi traffici: leggo di nomine truccate, soldi intascati e rapporti con la Guardia di Finanza; leggo di vendita delle poltrone; leggo di corruzione a tutti i livelli; leggo di appalti truccati e inquinati da tangenti; leggo di ristrutturazioni fantasma e case affittate chissà come a chissà chi; leggo di rapporti di potere ben consoclidati e di macchine corruttive ben oliate. Leggo tutto questo e mi pare che questo sia lo scarafaggio. Il quale non è di per sé un problema, naturalmente.

Ma se c’è uno scarafaggio sul pavimento di casa vostra, non illudetevi che sia un caso isolato, entrato da fuori. Avrete invece i muri pieni di uova, le tubature invase di bestioline pronte a uscire, i battiscopa da staccare e disinfettare. È la logica dello scarafaggio: ed è questo che mi lascia senza fiato, quando leggo dell’onorevole Marco Milanese e dei suoi affari sporchi. Perché uno scarafaggio difficilmente significa uno scarafaggio. Più facilmente significa decine, centinaia, migliaia di scarafaggi dappertutto.

La selezione

del Disagiato

Poi, a un certo punto, noi commessi dobbiamo eliminare i libri che stanno in libreria. Lo facciamo volentieri, sia inteso, e lo facciamo volentieri per il semplice motivo che quelli nuovi, quelli che quotidianamente arrivano dentro gli scatoloni, non sappiamo più dove metterli per mera mancanza di spazio. Allora uno di noi dice: “Resi. Qui dobbiamo fare dei resi” e tutti sono contenti di potersi librerare della massa di libri che stanno a parete o sugli espositori. I settori che solitamente si riempiono più in fretta sono: Romanzi, Romanzi Gialli, Fantasy e New Age. Infatti ogni giorno arrivano romanzi, romanzi gialli di danesi o norvegesi da un milione di copie (una bugia ben scritta in copertina), romanzi fantasy da un milione di copie (bugia pure questa) e libri new age, qualsiasi cosa significhi, che hanno cambiato la vita di milioni di persone (bugia, inutile dirlo).

Allora ci si rimbocca le maniche e “si fanno i resi”. Fare i resi significa andare a prendere tutti i libri di ogni settore, visualizzare il titolo sul computer tramite pistola (quella con il laser rosso che va sul codice a barre), guardare la scheda e decidere se rendere o non rendere. La decisione ha dei criteri. Anzi: la decisione avrebbe dei criteri. Il criterio decisivo segue la logica delle date e delle quantità: quando è arrivato, ad esempio, il libro di Federica Bosco, quanti ne abbiamo venduti e quando è stata l’ultima vendita. Mixando queste tre cose, il commesso abbassa o alza il pollice, cioè decide se il libro deve ritornarsene sullo scaffale o se deve invece essere inscatolato e rispedito verso destino incerto. L’umore del commesso è decisivo per il sì o per il no. Se la commessa il giorno prima ha litigato con il fidanzato o se il gatto del commesso in piena notte si è messo a defecare per tutte le stanze di casa, ecco, il libro verrà sicuramente reso, anche se la quantità di vendita è buona e anche se l’ultima vendita è recente. Se la commessa o il commesso è di buon umore il libro rimarrà invece in libreria. Insomma, l’esistenza dei libri subisce i capricci dei librai. Quasi inevitabile. 

venerdì 8 luglio 2011

il segnapagine dell'8.VII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Personalità confusa, Come acquistare un biglietto ferroviario senza fare code...1. Per prima cosa, comodamente seduti a casa vostra, collegatevi al sito delle Ferrovie dello Stato e selezionare il giorno e l'orario del treno. 2. Quindi procedere all'acquisto. 3. La procedura d'acquisto è sicura: occorre rispondere a un lungo questionario al termine del quale il sistema vi avvisa che il posto scelto non è disponibile
Humanitech.it, Supposizioni fiscali: - Se decide di adeguarsi deve versare l’IVA sui redditi presunti, altrimenti avrà un accertamento da parte dell’Agenzia delle Entrate, ed è sicuro al 100% che le emetteranno prima una cartella esattoriale, per pagare questo valore di adeguamento… - Sì, ma io non ho guadagnato questi soldi, devo pagare tasse su redditi presunti? - Sì.
Francesco Costa, Occhio: Possiamo decidere di chiamarle “intercettazioni”, per semplificare, ma quelle del News of the World non sono “intercettazioni” nel senso in cui le intendiamo noi. Non c’è nessuna conversazione intercettata.
Diritto di cronaca, Niente prof per dieci anni: Ricordate i precari della scuola? E le promesse del ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini: nel giro di pochi anni li assumeremo tutti? Il mondo dei giovani ha scoperto come andrà a finire: i precari verranno assunti, e loro rimarranno senza lavoro almeno per una decina d’anni.

la "sarneghera" delle ore 20, ieri

di lo Scorfano

Inizia tutto con un muro d’acqua e con raffiche di vento fortissimo. Viene sempre da Sarnico (Sarneg, in dialetto), il paese all’estremo sud-ovest del lago, e per questo qui la chiamano Sarneghera. Non è un semplice temporale. È di più: spazza via rami, a volte alberi, quasi sempre antenne paraboliche.

Inizia con questo muro d’acqua, laggiù in fondo:

E poi prosegue, come si vede dalle altre foto: 

Il cinema scandinavo

del Disagiato

Jack Vettriano
senza titolo

Questa sera usciremo di casa, finalmente. L’ultima volta è stata due settimane fa e per vedere un film che a forza mi sono fatta piacere. “Ti è piaciuto?”, mi ha chiesto lui quella volta, quando siamo usciti dalla sala cinematografica. “Certo che il piano sequenza del finale batte tutti”, mi ha detto guardando il cielo e accendendosi una sigaretta. Ho dovuto dire di sì, senza aggiungere nulla. Poi siamo rimasti fermi a fumare. Ho guardato una coppia che è sbucata da una via laterale a quella del cinema. Ho sentito qualcosa di molto simile all’invidia e questo mi ha spaventata. Ridevano e si annusavano il collo per chissà quale stupido gioco. Sul collo, poi, si baciavano. Mentre lui mi parlava dell’importanza del cinema scandinavo, dell’uso originale della macchina da presa, dell’assenza di una colonna sonora per rendere il film realtà e la realtà un film, io guardavo una coppia amarsi. A lui ho dovuto dire che il film mi era piaciuto e ho dovuto farlo per evitarmi una discussione tremenda che altrimenti avrebbe allungato oltre l’ambito cinematografico il suo raggio. Mi ha preso tra le sue braccia e mi ha stretta forte. Un alito di vento mi ha scombinato i capelli e lui con una mano me li ha risistemati. L’ho baciato e poi ci siamo diretti verso la sua macchina. Gli ho detto che il film mi era piaciuto, che avevamo fatto bene a uscire. Mi ha riaccompagnata a casa schiacciando l’acceleratore in prossimità dei semafori, per evitare di fermarsi ai rossi. Una volta aspettava i rossi per potermi baciare.


Quella è stata l’ultima volta che siamo usciti, due settimane fa. Stasera andremo a cena al solito ristorante, quello che piace a lui. Perché cambiare quando l’abitudine regala calore? Perché rischiare di cenare in un posto che poi porterà pentimento? Io non muovo obiezione. Vanno bene i film scandinavi, va bene la macchina da presa a spalla, va bene il solito ristorante. Adesso sono sola, in casa mia, e riguardo una foto che mi fece agli inizi della nostra storia d’amore. Ero alla finestra, ero felice. Lui, prima di farmi questa foto, mi disse sorridendo: "Non sei mai stata così bella". Tenevo in mano una sigaretta e guardavo il parcheggio sotto casa. Questo è successo tanto tempo fa.

le vacanze lunghe degli insegnanti

di lo Scorfano

«Be’, però le vostre vacanze sono molto lunghe, no?» mi dice lei. «Sì, insomma, abbastanza» le dico io. «Eh, tre mesi non sono solo abbastanza, sono di più che abbastanza» mi dice lei. «No, in realtà non sono mica tre mesi… Sono meno di due mesi, in realtà. Si finisce l’esame di maturità intorno al 7-8 luglio e si ricomincia alla fine di agosto (io, quest’anno, inizio il giorno 27): sono 50 giorni, a essere precisi» le dico io. «Vabbè, però non è detto che hai l’esame di maturità…» mi dice lei. «Se non ho l’esame, ci sono i corsi di recupero, che è uguale» le dico io. «E vabbè, ma sono poche ore al giorno e poi non sei nemmeno obbligato a tenerli… Tu quest'anno non li hai tenuti, per esempio» mi dice lei. «Sì, è vero: in quel caso finisco intorno al 20 giugno. Che fanno due mesi abbondanti», le dico io. «Ecco, appunto» mi dice lei, «vacanze lunghissime. Beato te.»

E beato me, allora, lo ammetto. Però, mentre lo ammetto, mi chiedo qualcos’altro: a cosa mi devono servire queste vacanze così lunghe? Io credo di saperlo, anche se voi siete già pronti a fare polemica. Io credo di sapere che queste vacanze così lunghe mi debbano servire a riposarmi, ma non solo: perché per quello basterebbe anche di meno.  

giovedì 7 luglio 2011

il segnapagine del 7.VII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Notiziole di .mau., Migliaia di miliardi di euro!: Visto che punire i veri danneggiatori non è così facile, ecco che si fa in modo di bloccare chi è più debole, sperando così di ottenere chissà cosa: il tutto cantandosele e suonandosele, che effettivamente dovrebbe essere il core business della SIAE...
Leonardo, I venti viceré: Per contro, io che ho sempre abitato in una provincia, non faccio molta fatica a identificarla. Quando sento dire che in provincia fanno poco, la mia reazione d'istinto non è chiederne l'abolizione, ma un ulteriore sforzo di decentramento delle competenze regionali (o accentramento di quelle comunali).
Sasaki Fujika, I liberali (il libero mercato, arricchirsi, il popolo delle libertà): Se li votate e vi ritrovate in questi calcoli, amici, sono cazzi vostri. Dovete morire di debiti e provare a far di conto, la prossima volta; no lauree, aritmetica da terza elementare.
Un tal Lucas, Poveri, liberali: Ecco cosa ci lasciano in eredità questi anni di Berlusconi e della Lega al governo. Ci lasciano questo servilismo, questo fottuto senso di libertà di fare quel che cazzo gli pare concesso ai potenti e libertà soltanto di servire da parte della massa plaudente dei servi. 

e i dèenta come i òter

di lo Scorfano

Vicino a casa mia è stato da poco aperto un cantiere edile: una villa in costruzione (posizione meravigliosa, vista lago mozzafiato, ve la consiglio). Ci lavorano quattro muratori locali, alacremente, com’è costume tra gli edili bresciani. I quali, alle 12, ora della pausa pranzo, vengono a mangiare un imponente panino proprio sotto il mio terrazzo, dove c’è ombra e anche una piacevole brezza che sale dal lago. Io, dato che ne ho l’opportunità, ogni tanto li ascolto; e ieri ho ascoltato questo interessante dialogo che trascrivo fedelmente (la traduzione, per i non locali, è dopo il taglio di pagina; ma ve la sconsiglio):
«L’et vest te el Bossi, a Pontida, el völ mandà i ministér a Milà. »
«Eh, ma ’l Bossi l’è fò de cò. »
«I và a Roma e i dèenta come i òter! »
«Pota, sa pöl mia fa chei che i va dré a Berlusconi... »
«La Lega i s’è come i oter, ta ’l dise me. »
«El Bossi, po a lü… T’et vest? El ga mitit el fiöl a la regiù. Sa ciamel come, chel lé? »
«Trota, el sa ciama. »
«Ta gh’et resù! Trota… »
(tutti a ridere)
«… Pota ma l’è stat canat quater volte a scöla, e ades el ciapa quindesmila euro al mes. »
«Osti! »
«I s’è prope com’i oter, cumpagn’ de chei de Roma, ta l’o dit me. »
Che significa, più o meno:  

Gli arancini finalmente

del Disagiato

Ieri mattina una mia collega mi ha scritto un sms: “Non ci crederai mai ma davanti al nostro negozio c’è un banco di arancini. Ci vediamo più tardi”. E io sono stato subito contento. Contento perché a me gli arancini piacciono tanto e contento perché finalmente, durante la mia pausa di venti minuti, avrei saputo senza ombra di dubbio cosa mangiare: arancini. La mattina, quindi, si è trasformata nell’attesa di entrare nel centro commerciale, dirigermi verso il negozio, vedere che la mia collega non mi avesse fatto un cattivo scherzo (lei sa bene quanto mi piacciono gli arancini), entrare in negozio, lavorare e, finalmente, godermi la pausa al sapore di arancino

E quando qualche ora più tardi sono entrato nel centro commerciale ho avuta la prova che tanto desideravo: corridoi popolati da stand e banchi di squisitezze regionali. Davanti alla libreria specialità del sud, tra le quali, eccoli, i miei arancini. A ridurre il dispiacere di avere in negozio odori pungenti però è stato anche il fatto che attorno al negozio si sentivano quei dialetti che mi muovono il sangue: siciliano, napoletano e romano. “A signò, e assagi sta primizia”, diceva uno e il sorriso immediatamente mi si è allargato. Magari è un po’ razzista quello che sto dicendo, ma a me la gente che vive laggiù, al sud, mi mette il buon umore. Mi pare che laggiù i pensieri, se paragonati a quelli che stanno quassù, si muovano con più facilità e ironia, che la parola sia più accurata e, insomma, sarà legato a questioni personali, ma a me i meridionali piacciono. La dico tutta: vorrei vivere al sud e magari in Sicilia. 

mercoledì 6 luglio 2011

il segnapagine del 6.VII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Nonunacosaseria, Il Pd, L'IdV e l'abolizione delle province: Ma di cosa si parla quando si parla di abolire le Province? Secondo alcuni studi si risparmierebbero, da tale innovazione, circa 10 miliardi di euro, secondo altri i miliardi in meno da spendere sarebbero appena 2.
Non ne so abbastanza, Comunicazione di servizio per l'Agcom: Il tenutario di questo blog sa bene di non contare un cazzo; sa bene che la poca visibilità che si è costruito in una ventina d'anni di frequentazione della rete non ha alcuna importanza nella vita reale. Sa bene che i problemi veri sono altri.
Un, due, tre, via: Una pozzanghera: A noi, insomma, non resta che pedalare, in lungo e in largo, passando con le ruote sopra alle pozzanghere per "lasciare la scia", cercando di acchiappare al volo quel semaforo verde, giocando con la pioggia e giocando con il sole.

tasche

di lo Scorfano

Avete qualche risparmio in banca, in titoli di Stato o in obbligazioni? Quindi, inevitabilmente, avete un dossier titoli aperto nella filiale sotto casa vostra? Ecco, vi aspettano pessime notizie (io sono tranquillo: non ho niente…). E non pensate che in fondo avete pochi risparmi, e gli interessi che prendete sono quasi ridicoli, e quindi le notizie non potranno certo essere così terribili: meno soldi avete, investiti in quei titoli, peggio sarà per voi. Meno interessi racimolate, molto peggio sarà per voi. Chi invece ha molti più soldi e prende assai più interessi si dovrà preoccupare molto meno di voi.

Tutto questo grazie a una norma contenuta nella manovra che sta per essere approvata in forma di decreto dal Parlamento in questi giorni: la quale non è tecnicamente una patrimoniale, ci mancherebbe altro (Berlusconi giurò e spergiurò che mai avrebbe concepito una tassa patrimoniale, «liberista» come egli è). Però, anche senza tecnicamente esserlo, ci assomiglia moltissimo.  

"Non si sa mai"

del Disagiato

Mentre in libreria cerco di sistemare una pila di libri di Stephen King mi si avvicina una signora con in mano un’edizione per ragazzi di Piccole donne e mi dice: “Scusi, lei è qua?” (che sta per “Lei lavora qua?”. Molti clienti bresciani si esprimono così). “Sì, lavoro qua”, rispondo io. “Guardi, volevo chiederle se questo libro può andar bene per una ragazzina di tredici anni”. “Sì, va benissimo”, rispondo. E lei a questo punto si porta una mano sul mento, fa una faccia dubbiosa e si mette a fissare il libro. Poi dice: “No, perché non vorrei che…”. “Mi dica signora, non vorrebbe che cosa?”. “Non so, non vorrei che non fosse adatto. Con tutte le schifezze che ci sono in giro non si sa mai”. E io, che nonostante gli anni in libreria ho mantenuto la mia ingenuità pura e intatta, non riesco proprio a comprendere cosa abbia spinto la signora ad afferrare quel libro per poi esaminarlo insieme a me in modo così irrequieto. E allora le chiedo cosa c’è che non va, perché mai non dovrebbe andare bene, perché, signora, questo è un classico della letteratura e sono tante le bambine che leggono Piccole donne. E mentre parlo e mentre i miei occhi scrutano la libreria viene a pungermi una parola: schifezze. “Signora, scusi, ma lei cosa intende per schifezze?”

“Voglio essere sicura che nel libro non ci sia niente di pornografico. Il titolo, Piccole donne, mi suonava male e quindi ho pensato che dentro il libro, insomma, ha capito cosa intendo...”.
E io la guardo e lei mi guarda. E io rido come ridono i commessi e lei ride come ridono i clienti. E poi smetto di ridere e lei smette di ridere.

l'equilibrio dei quaranta

di lo Scorfano

L’amico di infanzia, che non vedevo da un anno e che ora pratica lo yoga e sta visibilmente bene, mi dice: «Solo ora, passati i quaranta, mi rendo conto di avere finalmente raggiunto il mio equilibrio, una sorta di benessere. Mi rendo conto di avere adesso calibrato perfettamente i miei pregi e miei limiti, di sapere quello che voglio e perché, di essere perfettamente a mio agio con me stesso e con la realtà di cui mi sono circondato. Comprendo degli errori fatti nel frattempo e quindi so con certezza quali sono, adesso, le mie priorità e la mia strada. Insomma, ho raggiunto finalmente un equilibrio stabile; e ce l’ho fatta solo dopo i quaranta: prima era stato tutto un andare a tentoni, senza capirci molto, sbagliando sempre e continuamente».

Io lo ascolto. E mentre lo ascolto, ve lo confesso, insieme alla felicità di vederlo stare bene e di saperlo amico mio da sempre, mi prende uno strano sentimento di tensione, quasi un’invidia, una specie di «mancanza»: perché per me non è affatto così. Com’è possibile che io invece no? mi chiedo, mentre lui parla.

martedì 5 luglio 2011

il segnapagine del 5.VII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Phastidio, Spiccioli e sassate: Questo è solo l’ultimo capitolo della storia di un esecutivo convinto di essere in grado di truffare (intellettualmente parlando, sia chiaro) l’universo mondo, e che verrà sanguinosamente randellato dalla realtà. Sfortunatamente, le randellate arriveranno anche ai cittadini. 
Sussidiario, Berlinguer: precari e tirocinio, i giovani hanno ragione:  Questi giovani hanno ragione. Non per un malinteso giovanilismo, ma perché pongono alla politica una questione ineludibile: non si può stare nel mondo senza soddisfare l’esigenza primaria di lavoro delle nuove generazioni.
Non ne so abbastanza, Della provvisoria esecutività delle sentenze: E' proprio per tale verginità ideologica, mi si passi il termine, che mi sento abbastanza titolato per spiegare come la nuova norma proposta dal Governo, tesa a sospendere obbligatoriamente l'efficacia esecutiva delle sentenze di primo e secondo grado, sia una schifezza.
Malpertuis, Il suicidio più bello: Lei riposa fra rottami e macerie, il corpo rilassato, le gambe incrociate e una mano guantata che rigira una collana di perle.
Filippo Zuliani, I numeri della Tav: Ora vediamo i numeri. La valutazione energetica dei sistemi di trasporto cui fanno riferimento i No-TAV è questa, ad opera dell’Università di Siena. La ricerca compara il costo energetico di costruzione, manutenzione e uso di autostrada, ferrovia convenzionale e TAV sulla tratta Milano-Napoli.
Sergio Maistrello, Il lettore che sto diventando: Il lettore in rete non cerca la messa in scena del contenuto, cerca il contenuto e lo cerca all’altezza, altrimenti va altrove. Io, come lettore, mi sto abituando a scomporre la complessità in unità di senso, servendomi di ogni fonte disponibile. Cerco l’articolo prima che il giornale, il post prima che il blog, il messaggio di stato prima che il social network.

Siamo tutti tristi e rivoluzionari

del Disagiato

Ci sono tante persone che mi hanno detto che il film V per Vendetta è un film bellissimo, magari non all’altezza del più datato fumetto ma comunque un film che va controcorrente, una storia che, ha detto un amico anni fa, “Ha delle idee origianali”. Più mi aggiro per l’Europa e più mi accorgo che gli estimatori sono ovunque. In Spagna ci sono quartieri tappezzati di adesivi con la faccina con i baffi, in Portogallo locali con bandiere o poster con la semplicissima scritta V for Vendetta, in Olanda negozi di fumetti che vendono a prezzo mica tanto basso la maschera di V per Vendetta e poi, in Italia, in tangenziale, ieri ho notato appiccicata al muro una locandina che presentava un concerto punk in onore di V per Vendetta e ora, sul Corriere e Repubblica on line, vedo in prima pagina tre facce sorridenti con i baffi (si parla di Hacker). Qualche sera fa un cliente un po’ spaccone ha fatto una citazione da V per Vendetta con espressione da mascalzone latino per incitarmi a scovare un libro che non voleva saltar fuori. Bastava mi dicesse “Insisti commesso” e tutti eravamo più tranquilli. Insomma, ci sono tantissimi rivoluzionari ma il mondo continua a fare un po’ schifo. 

E mi ritorna in mente quando ai tempi del liceo eravamo in tantissimi nei corridoi a dirci con espressione da vittime quanto Jack Frusciante è uscito dal gruppo fosse un libro stupendo. Sui muri del cesso potevamo trovare memorabili frasi di Brizzi, e le potevamo trovare sul portone d’ingresso della scuola, sui diari delle fanciulle in assorbente esterno e interno (citazione da Brizzi), sulle braccia, sulle mani, sulle cartelle, sui banchi e sulle All Star rosse gialle e blu. Tutti a dire che Brizzi aveva ragione e il mondo, aimè, insisteva a puzzare di marcio.

Facciamo così: io dico che il film V per Vendetta fa cagare, voi ve la prendete con me, io tiro fuori la mia spada laser, vi uccido tutti e il mondo diventa più bello. Dai, proviamo.

l'ovvio motivo

di lo Scorfano
 
Da tanto tempo mi trovo costretto a chiedermi perché, quando si occupano di scuola, psicologi e psicoterapeuti finiscano per perdere il senso complessivo delle questioni, invischiandosi in dettagli e non ricordando nulla di quello che la scuola significasse per loro, quando ancora non erano né psicologi né psicoterapeuti (categoria entro la quale ho grandi e stimabilissimi amici, sia inteso).

Per esempio, due giorni fa, sul Corriere della Sera (quotidiano capace di cogliere con acutezza i più brillanti spunti della rete e dei blog, come già sapete), la psicoterapeuta Federica Mormando, «fondatrice di Eurotalent, associazione che dal 1984 lavora per il riconoscimento e il sostegno delle persone particolarmente intelligenti» (pertanto donna con cui non avrò mai niente a che fare), si chiedeva quali fossero le ragioni per cui un ragazzo di scuola superiore (si parla di «debiti») non avesse studiato. E ne proponeva in apertura di articolo tanti, tutti acutissimi: «Frequenta una scuola lontana dai suoi desideri o tendenze? Ha lacune anche nascoste da precedenti immeritate promozioni? È stato un anno particolarmente difficile? È in corso una ribellione generalizzata?»

Intendiamoci, tutte cause possibili e riscontrabili nella realtà, anche da me. Ma ne manca una, la più banale e, proprio per questo, senza dubbio la più diffusa.

Sto dalla tua parte anche se

del Disagiato

Quando ho letto l’accusa nei confronti di Dominique Strauss-Kahn ho pensato subito che lui fosse colpevole. Ho messo in moto quello che tutti chiamano Pregiudizio e cioè un giudizio senza prova. Perché? Semplice: DSK è un uomo potente e mia mamma e mio papà mi hanno insegnato sin da bambino a diffidare degli uomini potenti, perché gli uomini potenti spessissimo non badano alle regole e alla morale e anche perché, forse questo è il nocciolo della questione, i potenti sono più ricchi di me e del mio vicino di casa. Allora, sommando tutte queste cose pensate con la pancia, ho pensato che lui fosse colpevole di aver stuprato una povera e indifesa cameriera di colore. Pregiudizio, insomma.

Di fronte a casa mia c’è una bella casa abitata da un signore che, tenetevi forte, ha in garage due Ferrari (l’ho visto al volante della sua macchina rossa anche poco fa, mentre tornavo dalla libreria). Io lo detesto, inutile dirlo. Lo detesto perché tiene accesa la sua Ferrari una buona ventina di minuti prima di uscire dal suo cancello e sgommare chissà dove. Lo detesto perché non ha ansie, perché non prova rimorso e perché se ne fotte altamente di me e del mio vicino di casa. Però, se devo essere sincero, io la musica, in casa, la tengo a palla almeno un tre quarti d’ora al giorno e nessuno, che io sappia, ha mai detto nulla. Quindi ritengo il signore con le due Ferrari un coglione per il semplice fatto di avere due Ferrari. Pregiudizio. Che magari, invece, è un uomo intelligente e sensibile, nonostante le due Ferrari. Magari. 

lunedì 4 luglio 2011

il segnapagine del 4.VII.2011

dello Scorfano e del Disagiato


Sasaki Fujika, Ma quale terrorismo...: In val di Susa non è in atto nessun tipo, nemmeno trasversale né lontano, di atto terroristico o tentato omicidio. Ci sono delle persone che non vogliono una cosa cosa, facinorosi in cerca di beghe e lo Stato. Qui, tra tutti questi, l'unico che mi deve qualche cosa è Lo Stato.
Annarellix, Val Susa for dummies: Dopo aver letto le più stravaganti asserzioni relative alla Val Susa, inclusa quella di fonti a rischio presenti ad Almense che mi risultava servita dall’acquedotto di Torino, ho deciso di creare una mappa che a grandi linee identifichi dove sono i lochi della Val Susa.
Monachesimo 2.0, Ferramenta cordis: Sempre dal Maestro, Benedetto trae anche l’immagine del monastero come «officina» dove tali strumenti possono essere utilizzati con grande giovamento, a patto che, e questa è un’aggiunta benedettina fondamentale, vi si risieda stabilmente.
Mentecritica, Tav: la battaglia per un paese che non c'è: Si tratta di un raccordo parte di un progetto a livello europeo. Difficile credere che sia stato possibile mettere su un ambaradan di queste dimensioni senza che tante entità non abbiano condiviso ipotesi di sviluppo ed utilizzo almeno plausibili. Probabilmente non è un’opera necessaria, ma solamente utile.

eroi

di lo Scorfano

Mentre in val di Susa volano le pietre e i feriti si contano a centinaia (188 tra gli uomini delle forze dell'ordine, 223 tra i manifestanti), mentre le dichiarazioni politiche superano di gran lunga le migliaia, mentre chi, come me, vorrebbe riuscire a capire qualcosa senza pregiudizi non ci riesce perché gli urli sono più forti di qualsiasi ragionamento e ancora non ha capito quanto e a chi potrà essere utile questa linea ad alta velocità tra Torino e Lione; mentre il ministro Maroni Roberto parla senza esitazioni di "violenza eversiva" e di "azioni di stampo terroristico"...; nel frattempo il comico Grillo Beppe dichiara che i valsusini che protestano sono "eroi" e l'onorevole Casini Pierferdinando replica che no, che gli operai che lavorano e i poliziotti che difendono i cantieri, quelli sono gli "eroi"...

Beato il paese che non ha bisogno di eroi, diceva qualcuno un  bel po' di tempo fa; ecco, verrebbe da dire: ancora più beato il paese che non ha bisogno di questi grilli sparlanti e di questi imbarazzanti casini, soprattutto.

Al museo

del Disagiato


A Bilbao io e il mio amico abbiamo deciso di andare al Museo Guggenheim, anche perché Bilbao è bella però dopo un po’ non si sa cosa fare e allora si va al Guggenheim. Dopo una camminata di circa cinquanta minuti e sotto una quasi pioggia (lì, come nei Paesi Bassi, c’è una quasi pioggia, un quasi sole, un quasi vento e, voglio immaginare, una quasi neve) siamo entrati in questa struttura strana, composta da pezzi di vetro e lamiera, abbiamo acquistato il biglietto (tredici euri) e abbiamo studiato la mappa del museo sull’opuscolo ufficiale.

Tre piani e circa sei stanze per piano. Allora io e l’amico abbiamo guardato opere modernissime e significative, secchi per terra, bottiglie squarciate dentro secchi, gomitoli di lana rosa, una macchina incidentata che rimetteva dal cofano un polipo gommoso, cazzi dipinti su tela, tele dipinte su cazzi, una stanza piena di televisori che il mio amico ha tentato di fotografare ma no, gli ha detto la guardia, non puoi fotografare (il mio amico una fotografia però è riuscito a farla), un quadro di Pollock e insomma, altre cose che io e l’amico insistevamo a non capire del tutto. Non che l’arte ci fosse in quel momento nemica, ma un secchio a terra è un secchio a terra e un polipo che esce dal cofano è una cosa assai strana.

A un certo punto, per andare in bagno, ho  appoggioto la mia guida su una panca.

un mezzo prodigio

di lo Scorfano


Il latino è difficile, si sa. Però, in un liceo, è una materia importante e bisogna studiarlo bene, perché è facile avere le insufficienze in latino. E poi si arriva in quinta e c’è l’esame di maturità, e c’è anche il latino. E il latino è importante e bisogna saperlo ed evitare di essere fregati dal latino proprio all’ultimo anno, quando il peggio è passato. E almeno quel po’ di letteratura bisogna conoscerla, insomma.

Però, sarà pur importante il latino, ma all’esame di maturità non lo chiedono mai, diciamoci la verità: pochissime domande, spesso con il terrore di causare guai e lamenti, timidi tentativi di interrogazioni che prevedono timidissime risposte. E allora, già nell’autunno scorso, io ho ho guardato i miei ex ragazzi di quinta e mi sono detto (e ho detto loro): noi il latino lo studiamo bene, ci mancherebbe, soprattutto la letteratura cristiana del primi secoli, che mi piace assai; però, visto che tempo ne abbiamo a sufficienza, magari facciamo anche qualcos’altro, che ne dite?

Loro hanno detto di sì, ovviamente.      

domenica 3 luglio 2011

il segnapagine del 3.VII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Leonardo, A me, però, Strauss-Kahn fa un po' schifo lo stesso: Se io trovo ancora osceno un mondo in cui un uomo ricco è libero di sbattersi un'inserviente per una cifra ridicola, è per un'antica educazione egalitaria o semplicemente perché il mio gradino sulla scala sociale è rimasto troppo vicino a quello dell'inserviente, troppo remoto da quello di DSK? In una parola: non è la mia semplice invidia?
Wittgenstein, Ma "gridare al" lupo: Se hai gridato al lupo un milione di volte al giorno senza nessuna gerarchia sui lupi, tramutando in lupo ogni ombra intravista da lontano, anche quando poi arrivasse il vero lupo la gente gira pagina. 
Galatea, La scuola secondo Amicone: Il guaio, quando si parla di scuola in tv, è che tutti pensano di essere competenti perché ne han frequentata qualcuna, in gioventù.
La siringa, Alfano e il partito degli... onesti: "Dobbiamo costruire  un partito degli onesti".Bravo!! Davvero un bell’impegno. Eppure questa sua disponibilità fa già tanto discutere. Ma perchè fino ad oggi quel partito non era degli onesti?
ScuolaOggi, Da insegnante precaria a disoccupata: Il primo luglio è il giorno della transustanziazione, proprio così: migliaia di insegnanti passano dallo stato di precari a quello di disoccupati. Un evento-miracolo che si ripete ogni anno, dopo la scadenza di gran parte dei contratti a tempo determinato il 30 giugno.

La rabbia in agosto

del Disagiato

Devo fare il giro largo per dirvi una cosa. Qualche anno fa io e un compagno di classe del liceo eravamo appoggiati a una ringhiera sopra Barcellona, davanti a un panorama straordinario. Lui a un certo punto chiuse gli occhi e mi disse: “Devi fare così per capire il vento. Devi chiudere gli occhi”. Ecco, quella cosa che in questo istante risulta un pochino patetica durò solo qualche secondo e il compagno, ai quei tempi, mi stava pure antipatico, ma da allora imparai il vento, se mi passate l’espressione. Lo imparai così bene che di fronte al vento gli occhi ora non li chiudo mai. Lo ha già fatto il mio compagno per me, quella volta, sopra Barcellona, attaccati a una ringhiera arrugginita.

C’è un film, Quando passi da queste parti..., in cui Peter Falk incontra Jill Clayburgh. Sono entrambi soli e gravemente ammalati. Dovranno morire, ma intanto s’innamorano e si divertono senza raccontarsi delle rispettive malattie e dei prossimi tragici destini. Guardai questo film del 1976, una quindicina di anni fa, in un caldissimo pomeriggio d’ agosto, quel caldo lo ricordo benissimo, e allora mi sembrava di guardare Love Story. Mi sembrava, dico. Perché Peter Falk in realtà era un personaggio più caricaturale, goffo, sentimentale, allegro e, insomma, un uomo che mi fece scordare la calura e che mi fece sorridere. C’è una scena in cui lui dentro un’aula universitaria fa un po’ lo scemo, biascica parole all’orecchio di lei disturbando studenti, suore e professore e che, tanto per risultare simpatico, si infila matite nelle orecchie e nel naso. Una scenetta buffa, niente di più, ma che mi fece venir voglia di essere così anch’io e di essere innamorato e di essere per qualche ora soltanto Peter Falk che guarda Jill Clayrburgh. 

consigli per un viaggio

di lo Scorfano
 
Visto che due anni fa, sul vecchio blog, l’esperimento era riuscito molto bene e mi aveva fruttato ottimi consigli, alcune indicazioni originali e un viaggio più interessante di quello che sarebbe stato senza suggerimenti, ripropongo anche quest’anno un post analogo: un post in cui vi chiedo consigli per le mie vacanze estive (sempre lunghissime, beato me).

Il viaggio è tutto in macchina, tra Germania, Danimarca, Olanda e Belgio. Le tappe sono quelle che vedrete nella cartina dopo il taglio di pagina e sono già prestabilite (nel senso che abbiamo già prenotato tutti gli alberghi, dopo laboriosissima contrattazione, e non è questo il momento per disfare il già faticosamente fatto). Però ogni tappa occupa circa quattro giorni (tranne quella di Aachen, solo un giorno) e dunque le possibilità di giri nei dintorni restano molte; senza contare che anche gli spostamenti prevedono una sosta, perché, avendo tutto già prenotato, non abbiamo nessuna fretta di arrivare a destinazione ("noi" siamo io e la mia ragazza, per intenderci; e le laboriosissime contrattazioni sono state quelle con lei, non con gli albergatori; nemmeno con quelli esosissimi della Danimarca, che un qualunque dio li converta).  

Mentre sei lontano

del Disagiato

Si apre un blog per lo stesso motivo per cui ci si sposa e cioè per noia, per stanchezza di fare altro. Badate che lo dico con l’autorità del fallimento che spesso è un’autorità più capiente e impermeabile di quella di chi le cose le ha fatte con giustezza. Avete presente le ultime pagine di Alta fedeltà di Nick Hornby? Insomma, approfittando di un momento di crisi con la sua ragazza il protagonista si incontra con una Caroline conosciuta per caso e proprio quando la vede si mette a pensare che non ne può più di inizi, di nuovi amori, di cercare di passare il guado saltando da una pietra all’altra, finché non ce ne saranno più. Non ne può più di correre ogni volta che si sente bruciare i piedi e non ne può più di ragionare con le viscere. Perché, per dirla tutta, ma che resti fra voi e me, ho capito che nelle viscere c’è merda. E così, piegati dalla stanchezza, ci si sposa.

O si apre un blog come ho fatto io. Sicuramente il compare Scorfano ha motivi ben più saggi dei miei, ma a me è capitato di volermi sistemare ben bene su una seggiola, di voler far finta di essere uomo un po’ intelligente e di mettermi a scrivere quello che mi capita su un marciapiede perché troppo stanco di fare altro. Mi sono preso una cassetta di legno, ci sono salito sopra e ho cominciato a parlare, come si fa in quel parco di Londra. Poi la smetto con l’accostamento, ma ho fatto come quelli che si sposano per amore ma che invece si sposano perché non ne possono più di andare al bar con gli amici o di ascoltare accanto alla finestra dischi dei Prefab Sprout. Motivo valido, anzi validissimo. 

sabato 2 luglio 2011

il segnapagine del 2.VII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Distanti saluti, Critica ragionata della diversità: La libertà di dire cose contro il pensiero comune, contro la maggioranza, merita una tutela particolare. Ma non bisogna, mai, dimenticarsi che la ragione di questo principio è una semplice: che potremmo avere torto. Non che non c’è chi ha ragione, anzi: che, proprio perché c’è, noi stessi potremmo cambiare idea di fronte a nuovi dati, nuovi ragionamenti, nuove idee.
Sono storie, Sul serio, è solo un cacchio di faisbuc: Siamo tutti lì a polverizzarci in tanti frammenti sconnessi di storie da centosessanta battute e dintorni. Massime esistenziali rapite dai Baci Perugina. Riflessioni Bonsai che Confucio ti fa un baffo. Frasi aperte e mai chiuse che rimangono appese sul tuo status per ore e ore, a volte giorni.
Nonunacosaseria, E' morto un soldato italiano, tutti a casa!: Tra le tante azioni politiche che mi danno fastidio, una è la litania del "torniamo a casa" o del "ripensare la missione" ogni volta che un militare italiano muore in un'operazione internazionale del nostro esercito (in Afghanistan, in Libano, in Iraq o altrove non importa).

sempre un p

di lo Scorfano

Conterà molto anche il suggeritore di Google, non c’è dubbio; perché è ovvio che la prima scelta è quella più comoda per tutti ed è facile che la correttezza sia spesso soltanto figlia della vile comodità. Però il notare che, in circa sei mesi di attività di questo blog, nemmeno il quindici per cento dei navigatori ha digitato (o scelto) l’orribile «pò» con l’accento (quello che la Nokia nei suoi telefoni propone come prima e unica scelta per gli sms, maledetti finlandesi) (quello che mi fa senso anche solo a scriverlo qui) mi dà una limpida sensazione di conforto. Insomma, ero più pessimista nei confronti dell’italica razza e credevo che il degrado ortografico, che, lo sanno tutti, prelude e inevitabilmente annuncia quello morale, fosse sensibilmente più marcato.

(Certo, devo escludere anche tutti i «po» senza né accento né apostrofo. Ma quelli li voglio immaginare dettati dal titolo stesso del blog, che non prevcede alcun segno che non siano le lettere alfabetiche; 

essere valutati da chi

di lo Scorfano


Io ci sto a essere valutato come insegnante. Mi va bene, insomma, sono pronto, non mi oppongo. Penso che potrebbe essere utile a me e alla scuola italiana in generale; e ai ragazzi che la frequenteranno in futuro, ovviamente. Però non mi bastano i test Invalsi: non ho tanta voglia di farmi valutare dagli «esperti» dell’Invalsi, che combinano un casino dietro l’altro e fanno finta di niente. Vorrei per esempio che anche un diirgiente scolastico, che sta nel suo istituto tutti i giorni e lo conosce molto bene, potesse dire la sua. Ma comunque non mi basterebbe nemmeno quello. Perché, più di tutto, vorrei che fossero i ragazzi a valutarmi, i miei studenti. D’altronde lavoro per loro. E d’altronde nessuno meglio di loro sa come io lavoro. Perché sono quelli che mi vedono di più; e sono anche quelli che ci rimettono, se io lavoro male.

Per questo, da quando gira questo mantra della valutazione degli insegnanti, io mi chiedo come si potrebbe fare, quale potrebbe essere il modo migliore per far sì che gli studenti valutassero serenamente i loro insegnanti. E sono giunto a due conclusioni: la prima è che non dovrebbe in nessun modo essere una valutazione anonima; la seconda è che dovrebbe essere fatta non dagli alunni, durante il corso di studi, ma dagli ex alunni, diciamo 9 o 12 mesi dopo. A mente fredda, insomma.      

venerdì 1 luglio 2011

il segnapagine del 1.VII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Il Disinformatico, Bavaglio italiano al Web dal 6 luglio?: Verrà dimostrata invece una sola cosa: che i governi (e, in misura minore, i grandi editori) non hanno la più pallida idea di come funzioni Internet e sono mentalmente fermi all'Ottocento sia con il loro modello di governo, sia con il loro modello di business. Ne pagheranno le conseguenze. 
Amedeo Balbi, Caro Odifreddi ti scrivo: Ecco: quello che mi ha lasciato veramente perplesso, al termine del tuo pur godibilissimo libro, è che mi pare che tu finisca per presentare la scienza unicamentante come un sistema di credenze che cerca di imporre la propria supremazia assoluta sulla verità. Una specie di sostituto della religione, quindi.
Un radiologo, Il barcone della donna più bella del mondo: E poi ho pensato che, davvero, nulla su questo pianeta cambia davvero, nulla ci insegna alcuna lezione, tutto si ripete con stolida pervicacia nei secoli dei secoli.
Nonunacosaseria, Il gran caos del digitale terrestre: I telegiornali non ne parlano, i quotidiani nemmeno. Eppure sta succedendo un gran casino con il passaggio al digitale terrestre. Dice: ma c’è già stato in quasi tutta Italia. Sì, ma ora viene il bello. Il bello... si fa per dire. 
Phastidio, Da Laffer ad Andreotti, via Tremonti: La bomba ad orologeria in realtà c’è tutta, se non si riuscirà a fare ripartire la crescita. Ma, visto che la crescita non riparte solo desiderandolo intensamente, e che non ci sono misure profonde e pesanti di liberalizzazione, è altamente probabile che tra un paio d’anni saremo nei guai.

frammenti di civiltà

di lo Scorfano

In questi ultimi giorni sono usciti due post che hanno molto richiamato la mia attenzione, e che infatti avevo già infilato nel segnapagine. Entrambi parlano del sistema carcerario italiano e delle condizioni in cui versa. 

Il primo, in ordine di tempo, è stato un post di Chamberlain, che diceva pressappoco questo:
l’italia è un paese che rispetta la direttiva europea per la protezione dei suini. le norme sulla superficie sono stabilite secondo il peso dell’animale: 0,15 metri quadri per un suino al di sotto dei 10 kg; 1 metro quadro per animali superiori a 110 kg; 1,64 metri quadri per scrofetta; 2,25 metri quadri per scrofa; 6 metri quadri per un verro (10 metri quadrati se il verro viene impiegato per l’accoppiamento). i pavimenti devono essere non sdrucciolevoli e senza asperità per evitare lesioni ai suini. la zona in cui coricarsi deve essere confortevole, pulita e asciutta.
un detenuto nelle carceri italiane ha, molto spesso, uno spazio vitale pro capite inferiore ai tre metri quadrati. meno di un maiale. ma sicuramente più di un pollo o di un coniglio.
Poi è venuto Malvino, che ha scritto più o meno così:  

le parole che si dicono

di lo Scorfano


Per una serie di combinazioni fortuite e casuali, mi è capitato qualche sera fa (prima dell’affaire Gelmini-Fogazzaro, quindi non fate gli spiritosi) di avere una breve conversazione con Roberto Vecchioni. Più che una conversazione, a dire il vero, è stato un monologo: un mio monologo.

Gli ho raccontato di tanti anni fa, più di trenta anni fa, quando ero un ragazzino dodicenne a cui avevano prestato un suo vecchio disco, con alcune strane canzoni. La più strana si intitolava «A.R.» e io, ben inesperto, non capivo cosa significassero quelle due lettere. Ho raccontato a Vecchioni che, non esistendo ancora Google, avevo fatto molta fatica a scoprire che erano le iniziali di Arthur Rimbaud e che la canzone parlava proprio di quel poeta, di cui ovviamente ignoravo l’esistenza.

Da quel giorno (dal giorno in cui scoprii chi era Arthur Rimbaud) la mia vita cambiò.