mercoledì 15 giugno 2011

la crepa da cui si ricomincia

di lo Scorfano

Il congedo dalle classi quinte è sempre uno dei momenti più strani, forse anche più difficili, per un insegnante delle scuole superiori. È un bilancio improvviso, imposto, in cui i fallimenti risaltano in modo forte, in cui i pochi successi spesso sbiadiscono nel caldo di giugno. Oggi, sul «Fatto Quotidiano», ho trovato la lettera di una collega ai suoi alunni di quinta, e ho pensato che mi è piaciuta: perché parte da un momento di stanchezza e non da un momento di condivisione, perché racconta dell’indifferenza degli studenti di fronte alla lettura di Pasolini, perché non ha nessun entusiasmo da raccontare. Perché parte dal sentire la «crepa nel cuore» di tutte le innumerevoli cose che non funzionano e non, come sarebbe troppo più facile, dalla luce di quelle poche che funzionano. E ripartire dal fallimento e non dal successo è, da sempre, il nostro più umano e sincero riscatto.

Una parte della lettera è qui, dopo il taglio di pagina. Sul «Fatto Quotidiano» c’è tutta la storia:      

la logica del recinto

di lo Scorfano

Mi tengo in mente, portandomelo dietro da diversi giorni come se fosse un punto interrogativo, questo numero: 49. Che non è il numero di un quorum non raggiunto (per fortuna), ma la percentuale degli studenti che, conclusa quest’anno la terza media, si iscriveranno in uno dei sei indirizzi liceali della scuola superiore italiana: 49 per cento del totale degli studenti italiani. Cioè, tantissimi, in rapida e continua crescita, cioè sempre di più, cioè tutti liceali.

È un numero che mi lascia molto perplesso, vi dico la verità; un numero che indica una strada che è stata definitivamente intrapresa dalle famiglie italiane, ma che è in contraddizione con la realtà: perché il paese ha più bisogno di bravi tecnici che di mediocri laureati in discipline umanistiche o simili. Perché è più facile trovare lavoro con un buon diploma di istituto tecnico che con una pessima laurea; perché le scelte liceali sono spesso subite dai ragazzi, frutto di ambizioni familiari più che personali, e determinano poi un percorso scolastico difficile, a volte mortificante per l’alunno stesso, sovente del tutto inutile.

Non mi piace questo numero 49: non mi piace per ragioni oggettivamente statistiche, ma anche per più semplici motivi personali, dettati da quello che vedo tutti i giorni.      

La porta socchiusa

del Disagiato

Qualche giorno fa è venuta in libreria per fare delle fotocopie una commessa dell’erboristeria che sta lì vicino a noi. Era abbronzatissima, lo si vedeva anche da lontano, ma si vedeva anche chiaramente che aveva in volto una qualche scocciatura. “Sono tornata stanotte dalla Grecia e tornare a lavorare ti giuro che è un inferno.”, mi ha detto con rabbia. Allora, come fanno tutti i commessi banali del mondo nei tempi morti, ci siamo detti che viaggiare è bellissimo, che a volte non si vorrebbe tornare, che chi ce l’ha fatto fare e che sarebbe bello, questo ci siamo detto io e lei davanti a una fotocopiatrice, darsi una possibilità, ricominciare da capo, altrove, lontano da questo maledettissimo centro commerciale e solo per provare ad essere felici e magari diversi. Questi sono i discorsi che vanno per la maggiore tra i commessi che si ritrovano faccia a faccia per caso. 

Allora, per chiudere il discorso con un filo di speranza, le ho detto con faccia seria e convinta “Beh, io medito sempre la fuga, si può sempre scappare” e lei, prendendo le sue fotocopie con faccia seria e convinta, ha mosso la testa come a dire “Hai ragione”, “Vedrai che scapperemo lontano”.

martedì 14 giugno 2011

il segnapagine del 14.VI.2011

del Disagiato e dello Scorfano

Tempo reale, Assenti ingiustificati: Alla grande festa civica e civile di questi referendum manca un ospite, che era stato invitato ma non si è presentato: manca “il connazionale all’estero”. 
Jonkind, La cultura del sodio e dello iodio: Il Paese ha discusso di cose che fino ad allora ignorava in tutto o almeno in parte, ha raccolto informazioni, i cittadini hanno ascoltato il parere degli altri cittadini e hanno capito se avevano un’opinione da esprimere oppure no. Il cittadino ha preso coscienza di sé come elettore, oppure ha capito che non gli importava nulla. 
Notiziole di .mau., Dopo i referendum: parliamo di importanza della rete? Gli unici posti dove ho visto parlare di voto distinto ai due referendum sull'acqua, con un SÌ alla scheda rossa e un NO alla gialla, sono stati quelli in rete. In pratica la scheda gialla è quella che ha avuto il minor numero di no. Qualcosa vorrà pur dire.
Un radiologo, La perla finale di AnnoZero: Il guaio è che spesso chi ci governa nemmeno sa di cosa sta parlando. Da cui un consiglio sincero: dosare bene le proprie uscite televisive, perchè certe performance in prima serata rappresentano un vero e proprio suicidio mediatico.
Squonk, "Pazienza": Quei numeri mi confermavano quello che sapevo e che sapevamo tutti: i promotori dei referendum avevano raccolto le firme per un motivo e gli elettori avevano votato per un altro...
Carmilla, Carnivale: - Non li vuole più nessuno - commenta l'assessore - e pensare che all'inizio invece li volevano tutti. E' per questo che i ministeri sono diventati itineranti. Il decentramento al nord chiesto dalla Lega scontentava centro e sud, e così li hanno trasformati in strutture semoventi perché potessero girare tutta l'Italia.

Che bella la Fisica di Feynman

del Disagiato

Vi giuro che non è colpa mia se sono diventato un po’ sfacciato quando si tratta di soldi. Il fatto è che un buon 99% dei clienti, affezionati o no, dopo avermi chiesto un libro classico aggiunge: “Per favore, il più economico”. E allora io spiego che se loro cercano, ad esempio, “Il barone rampante” o “Se questo è un uomo”, non posso che dare una versione economica, tascabile o, come ormai dicono quasi tutti in negozio, una versione non rigida, che i classici rilegati ormai appartengono a un’era precedente e sono quasi di valore. 

Quindi, come blindato da una saggia abitudine, accontento i clienti facendoli spendere poco. Se mi presentano una lista di libri per la scuola, io so che in questi mesi di crisi economica quello che importa ai genitori non sono più i libri con meno pagine (accadeva un po’ di tempo fa, questo), ma i libri che costano meno. Oppure: “Scusi, potrebbe consigliarmi un libro leggero e divertente? Devo fare un regalo a un giovanotto.”,“Mah, le consiglio o Alta fedeltà di Nick Hornby o Le domande di Brian di David Nicholls, anche se il primo per me è più bello”. “Mmmm, e quale dei due costa meno?”, “Il secondo”, “Allora prendo il secondo”. Dialogo quotidiano. 

come da sempre, per sempre

di  lo Scorfano

Il punto di partenza è un piccolo episodio scolastico.

È uno degli ultimi giorni di scuola, forse giovedì o venerdì: io sono nel cortile, nell’intervallo, e approfitto del poco sole per fare due passi e fumare una sigaretta. Davanti a me ci sono due ragazzine, di quindici o sedici anni, che vanno verso la palestra. Si affaccia un ragazzo da una finestra della sua classe: è un ragazzo di origine maghrebina, potrebbe essere marocchino o tunisino; lo chiameremo Ismail.

Dunque, Ismail si affaccia e grida qualcosa a una delle due ragazze che camminano davanti a me. La ragazza invocata non si gira, lui insiste a chiamarla, usando un’espressione del tipo: «Ehi, tu, con la maglietta verde!». Alla fine lei si gira. «Sei molto carina!» le urla lui dalla finestra; lei sorride, mentre finge di volerlo zittire. Lui non molla: «Come ti chiami?» «Monica» dice lei a questo punto. «E di cognome?» chiede lui; e lei risponde. Quindi lui, senza essere stato interrogato, sempre dalla finestra, urla: «Io mi chiamo Ismail».

Io, che mi sto godendo la scena, mi aspetto che a questo punto Ismail scenda in cortile, che venga a bloccarla prima che lei entri in palestra, che le chieda un numero di telefono o qualcosa: insomma, mi aspetto che l’approccio continui così come, secondo me, si deve.             

lunedì 13 giugno 2011

il segnapagine del 13. VI. 2011

dello Scorfano e del Disagiato


Piovono rane, Abbiamo vinto noi: Intendo proprio noi: i “lillipuziani” della democrazia, i rompiscatole ignoti dell’attivismo che ho visto ieri al parco, i volontari del TaxiQuorum e delle mille altre idee online e offline dei giorni scorsi. Insomma quelli che da soli contano uno ma che forse, tutti insieme, possono contare più di tutto.
un tal Lucas, La rivoluzione è l'unica riforma: Vero, la Rivoluzione è l'unica Riforma possibile in un Paese come l'Italia. Ma chi la fa la Rivoluzione? Coloro che non hanno privilegi, coloro che non appartengono ad alcuna corporazione, coloro che non sono affetti dal morbo del demagogo?
Vibrisse, Capitali privati: Sembra che i “capitali privati” possano essere presi dai sindaci più o meno come la donzelletta passeggiando tra i campi raccoglie un mazzolin di rose e viole. Cioè: senza dare niente in cambio.
Federica Sgaggio, La blogger gay e la mobilitazione immobile: Questa bufala della blogger gay siriana arrestata viene considerata in molti commenti qualcosa di simile alla prova provata del fatto che, eh, insomma, il web è un campo minato nel quale è bene essere prudenti, verificare con attenzione, guardare a occhi aperti…
Non ne so abbastanza, Quorum?!?: Il Ministro Maroni ha lasciato trapelare una dichiarazione che, pur non dicendo di fatto nulla, lascia intendere che il quorum sarà raggiunto. Non è ben chiaro perché abbia detto una cosa del genere.

quelli che però è lo stesso

di lo Scorfano

Forse Claudio Giunta esagera, quando scrive che «in un paese meno distratto del nostro, Quelli che però è lo stesso di Silvia Dai Pra’, diario di una giovane insegnante in una scuola professionale della periferia romana, avrebbe una risonanza non molto diversa da quella che ha avuto Gomorra. O anche maggiore, dato che la camorra riguarda solo un pezzo del paese, e uno può vivere tutta la vita senza mai vederla da vicino, mentre la scuola riguarda tutti». Forse esagera perché è pur vero che la camorra è un fenomeno criminale che riguarda tutti, eccome, e che è assolutamente il caso che riguardi tutti da molto vicino.

Ma anche la scuola ci riguarda tutti. Ed è pur vero che il libro di Silvia dai Pra’, in bilico tra romanzo di scuola, diario di scuola e reportage sulla condizione della scuola, è un libro che descrive perfettamente lo stato delle cose nel mondo dell’istruzione pubblica, e in particolare della periferia dell’istruzione pubblica. Perché non c’è solo il precariato dell’autrice, in questo piccolo ma decisivo libro (precariato che già da solo basterebbe a farne una lettura indispensabile); c’è anche e soprattutto il degrado nazionale, declinato in tutte le sue possibili (e a volte imprevedibili) forme:      

"Noi abbiamo portato Lady Gaga"

del Disagiato

Volevo dire che a me le manifestazioni colorate e festose dei gay e per i diritti dei gay non sono mai piaciute. Non che non stia dalla loro parte, però per chissà quale tara mentale ho sempre associato l’urlo di rabbia e la rivendicazione alla serietà e all’ordine. Non so se vi ricordate della vicenda degli extracomunitari di Brescia, quella che a novembre dell’anno scorso portò sei stranieri su una grù per chiedere la regolarizzazione dei loro documenti, ecco, io quella protesta verticale la vidi con i mei occhi, sotto una pioggia che durò quasi una settimana, nel grigiore del quartiere Carmine che ospitava la gru e nel mezzo di una sofferenza molto silenziosa e anche se poi le cose non sono andate a buon fine, o non del tutto, quello sfogo mi parve civile oltre che estremo.

Lo so, il paragone tra le due cose è un po’ tirato per i capelli però non mi riesce di considerare l’Europride romano una manifestazione costruttiva e civile e, ve la dico tutta, anche perché a questa manifestazione a rappresentare le vittime dell’intolleranza e della persecuzione gli organizzaori e i partecipanti hanno scelto, e si è scelta da sola, Lady Gaga. Perché invitare Lady Gaga a parlare di orgoglio omosessuale e di diritti dei gay? Ci (mi ci metto anch’io per pura partecipazione emotiva) meritiamo proprio un bel discorso da parte di Lady Gaga sul diritti e l’amore? ("siamo rivoluzionari dell'amore", "sono qui per difendere l'amore"). Perché non chiamare come ospite d'onore un intellettuale o perlomeno uno che che per mestiere racconta, pensa e viene perseguitato? 

domenica 12 giugno 2011

il segnapagine del 12.VI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Il grande marziano, Referendum: ciò che importa (per me): Mi piacerebbe avere la dimostrazione che i cittadini hanno (di nuovo) voglia di credere e interessarsi in qualcosa d'altro, oltre che ai polpacci di Ibrahimovic e all'accumulo dei punti sulle tessere sconto.
Minima & moralia, Un tentativo di analisi della poetica veltroniana: L’inizio del buio è un testo paradigmatico per comprendere varie patologie della cultura e della politica italiana di oggi. È un documento equivalente a quelle riviste-libro che ogni tanto, in campagna elettorale, Silvio Berlusconi fa recapitare per posta agli italiani.
Galassia malinconica, Catena di memoria: Stamattina, nel cortile della scuola adibita a seggio, prima di entrare per dare le mie risposte ai quesiti referendari, sono incorsa nell' arrivo di un' ambulanza dei servizi sociali. Vi è scesa un' anziana e fragile signora in carrozzina, con un bel volto impreziosito dalle onorevoli rughe degli ultraottantenni.
Wittgenstein, Tabacci: dia retta, no: Non si fanno gli interessi degli elettori che ti hanno mandato in parlamento lavorando in parlamento due giorni alla settimana e praticamente solo per usare il proprio voto. E non si fanno gli interessi dei milanesi che ti hanno come assessore sottraendo due giorni alla settimana al lavoro di assessore.

forza nuova italia

di lo Scorfano

Immagino che tutti quelli che si sono sentiti oltraggiati qualche giorno fa, quando a proposito del recente scandalo di calcioscommesse, il portiere della nazionale, Gianluigi Buffon, ha voluto paragonare il trattamento mediatico subito da alcuni suoi colleghi all’impiccagione di Benito Mussolini in piazzale Loreto, immagino che molti di costoro si fossero dimenticati di questa scena:

Non si ricordavano, in tanti, o forse non se ne erano neppure mai accorti, che quando vincemmo i mondiali tedeschi del 2006 ci piacque (più o meno a tutti) festeggiare la vittoria, acclamando e applaudendo i nostri “eroi” che sfilavano su un autobus scoperto, esibendo uno striscione inequivocabilmente firmato Forza Nuova. C'era proprio Buffon, in primo piano, ma c'erano anche altri.

Non era un caso quella volta, ovviamente (benché fossimo troppo occupati a festeggiare). Non è un caso  nemmeno oggi.

l'ultimo giorno di scuola (Par. XXXIII)

di lo Scorfano

Entro in quinta, per l’ultima lezione. Ho due ore davanti e ho già pensato, lo confesso, di passarle chiacchierando un po’ con loro dell’esame di maturità, del futuro, delle ansie che sentono, di quello che vogliono loro: è l’ultimo giorno di scuola, insomma.

Ma quello che vogliono loro è per me del tutto inatteso. Mi dicono: «Può spiegarci l’ultimo canto del Paradiso, per favore, prof?» Io rimango perplesso: «Perché? Non lo avete già letto con il vostro insegnante di italiano?» (io insegno solo latino, in questa classe, da sempre). E loro mi dicono: «Sì, ce lo ha già spiegato, ma era tardi e abbiamo fatto un po’ in fretta. Se ce lo spiegasse lei sarebbe meglio, che magari esce qualcosa nel tema dell’esame di maturità».

Capisco e, benché sfinito, corro in biblioteca, prendo il primo volume del Paradiso che trovo (ovviamente non ho il mio con me) e torno in classe, a spiegare, anche l’ultimo giorno di scuola, per le ultime due ore dell’anno, con questi quattordici ragazzi che ho visto e e che mi hanno ascoltato per tre anni. Incomincio a leggere e spiegare, loro sono attenti, la lezione fila via liscia, sembra tutto facile. Ma appena superata la prima parte del canto, quella con la preghiera alla Vergine, arriva una terzina e mi scopro a leggerla come se non l’avessi mai letta prima d’ora, come succede spesso quando si legge Dante.      

sabato 11 giugno 2011

il segnapagine dell'11.VI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

ilNichilista, L'Italia non è un paese per giovani: «La maggior parte dei giovani entrati sul mercato del lavoro a cavallo della crisi sono scivolati nell’inattività ... Il fenomeno del sottoinquadramento è aumentato dal 15,4% nel 2004 al 21,1% nel 2010. Sono oltre 2 milioni i giovani in panchina. La cosa grave è che questa è una situazione persistente e non è una condizione di passaggio»
Gravità zero, Perché Sì: L’Italia, paradossalmente, si trova di fronte un’opportunità. Non avendo investito in passato nel nucleare, ora è libera di investire nelle sorgenti alternative di energia, senza doversi preoccupare di riconvertire specialisti, mezzi e strutture impegnati in una tecnologia che sta diventando obsoleta.
Minima & moralia, La Lega no: La Lega non deve essere legittimata, come non vanno legittimate – ancora: evidentemente – le violazioni dei diritti umani. Ecco. Un appunto, minimo. Che vada tra le cose utili per i nipoti. 
Freddy Nietzsche, "It's a trap": Ieri sera è andata in onda forse la migliore puntata di Annozero. Liberi dalla gerla di regole e divieti che gravavano sul fortino santoriano, tutti hanno dato il meglio.
Barabba, Trucchi della borghesia (22): Il "piuttosto che" disgiuntivo.

turandomi il naso

di lo Scorfano


Posso dirlo? Io domani andrò a votare solo perché do a questi referendum un significato politico (e perché, sotto sotto, ce lo danno tutti, il significato politico, altro che no). In sostanza io andrò a votare pur essendo molto pessimista sul raggiungimento del quorum (e non da solo), per votare Sì al quesito sul legittimo impedimento, che pure mi pare svuotato di molto valore, dopo la sentenza di gennaio della Corte costiuzionale. Perché spero che il 51% di Sì, faccia passare la voglia al premier di riprovarci (benchè io dubiti fortemente anche di questo).

Per il resto votero due Sì e un No (alla scheda gialla). Lo farò perché mi fido di alcuni amici che dicono sia giusto fare così (e anche perché alla fine conta solo il quorum, chissenefrega dei No). Ma, onestamente, posso dirlo?, non ci ho capito niente.     

Quando eravamo grandi

del Disagiato

In libreria, in fondo a sinistra, c’è una stanza dedicata ai libri per l’infanzia e per l’adolescenza. Dalla cassa e dalla zona che sta vicino all’entrata del negozio, questa stanza non è visibile. Bisogna, appunto, andare in fondo al negozio e guardare a sinistra per vedere se tutto è sotto controllo. Insomma, se un ragazzino decide di guardare uno dei pochissimi libri pornografici o erotici che teniamo in negozio, ecco, va a guardarselo in quella stanza. Lì noi non possiamo vedere e sapere che sta guardando un libro erotico Però se il ragazzino non è solo ma accompagnato da due o tre coetanei, allora la cosa cambia. Già, perché il gruppetto si dirige in massa verso i visibilissimi scaffali che ospitano le pagine sconce, afferra il libro sconcio e poi con passo sconcio va nella stanza dei bambini, in un angolo, facendo cerchio e rumoreggiando. Questa scena capita spesso, in libreria, anche se a volte sono talmente bravi, gli imberbi, che non si fanno notare. Allora succede che nella stanza in fondo a sinistra io trovi sopolto dai Barbapapà e dagli Stilton il libro con le donne nude. Al che, e vi giuro che ora non so dirvi il perché, io penso: “Mi hanno fregato”.

Non solo i maschietti fanno questa cosa ma anche le ragazzine, con la differenza che le ragazzine (attendo smentita o conferma di un collega) rumoreggiano di più, soffocano l’emozione o l’eccitazone non proprio così bene ed è quindi assai più difficile che il sottoscritto commesso di libreria venga fregato. E, ripeto, non so dirvi perché io mi senta fregato. Perché sto invecchiando, molto probabilmente o solo perché io queste cose alla loro età le facevo allo stesso modo e cioè, come è naturale, di nascosto, in silenzio, fregando qualcuno e assottigliando il senso di colpa che nasce dal guardare su carta un paio di tette o un amplesso.

venerdì 10 giugno 2011

il segnapagine del 10.VI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Linkiesta, L'ultimo giorno di scuola: Il processo di risparmio già avviato nel 2008 prosegue. 20 mila insegnanti e 15 mila lavoratori tecnico-amministrativi si avviano agli ultimi giorni di lavoro. Centinaia di classi saranno soppresse in tutta Italia. Dove va la scuola italiana che già pensa all’anno scolastico 2011-2012?
Un piccolo blues (della costa ovest), Adesso vi racconto com'è la Turchia: Ci è passato in mente di tutto. Rimanere tappati in casa per tre giorni, quindi uscire e dire a tutti che Istanbul è una figata e si mangia benissimo, specie quel piatto caratteristico che poi avremmo cercato su Google. Far esplodere l’aeroporto di Pisa.
Mila Spicola, Isterica e povera prof: “Un poveraccio isterico”. Così mi è capitato di sentire apostrofare il loro professore da dei ragazzi neanche messi tanto male su un autobus giorni fa. Volevo prenderli a ceffoni, ma la tirata a lucido non se la sono scampata. 
D-Avanti, Cambia: Loro, lo sanno. Renato Brunetta ad Annozero fa l’isterico, ma non buca; persino a Roberto Castelli rompe i coglioni: insieme la buttano in caciara, ma non funziona più. Berlusconi di colpo è pelato. E’ unto, lo vedi in tv e ti viene in mente il cerone

Controllo della filiera

del Disagiato

Ieri sera sono stato fuori a cena con tre ottimi amici in un ottimo ristorante. Come succede solitamente negli ottimi ristoranti o, perlomeno, dove so che spenderò all’incirca cinquanta euro per riempirmi la pancia, il menù proponeva antipasti, primi e secondi assolutamente incomprensibili, e così incomprensibili che ho cominciato a sudare e a far finta di leggere. Non so cosa sia un flan, non so cosa sia il latte allo scalogno, l’anguns, il coulis, la fricassea e, insomma, non so un bel tubo. Allora, come succede in questi casi, ieri mi sono fatto consigliare una cosa innominabile. C’era della carne, questo l’ho capito. Quando il cameriere (ma in questi posti sono sicuro che non si dice “cameriere”) è arrivato al tavolo con il mio piatto in mano, mi ha detto: “Se vuole, può richiedere il codice per sapere che vitello sta mangiando”. Dopo essermi preso due secondi per elaborare la frase, ho chiesto a cosa si riferisse. E lui mi ha spiegato che quel pezzo di vitello era contrassegnato da un codice che se inserito nel sito dell’allevamento avrebbe dato le informazioni sull’animale che ho mangiato, sulla sua famiglia e su chi quella famiglia l’ha allevata. Agghiacciante. Però il codice, dopo aver speso più di cinquanta euro e dopo aver mangiato benissimo, me lo sono fatto dare e arrivato a casa sono andato a leggermi un paio di cose sulla bestia che ho mangiato allegramente nell’ottimo ristorante e con gli ottimi amici.

la schizofrenia della gelmini e i voti in pagella

di lo Scorfano

I voti, in una scuola, sono importanti; i voti in pagella lo sono naturalmente ancora di più, perché paiono a molti un traguardo. I voti sono importanti soprattutto per i ragazzi e le famiglie, che ci tengono molto e vogliono avidamente saperli. Per un insegnante lo sarebbero un po’ meno, ma visto che sono così rilevanti per i ragazzi, alla fine diventano importanti anche per un insegnante. Ecco perché quando si arriva a giugno, in prossimità degli scrutinii finali e quindi dei voti decisivi, tutta la scuola va in fibrillazione, i ragazzi sono nervosi, i prof sono stressati, i corridoi trasudano ansia e preoccupazione. Ed ecco perché qualunque operazione ministeriale compiuta sui voti è operazione delicata, che incide nella carne della scuola, che cambia le carte in tavola anche in modo doloroso. E il ministro dovrebbe (sottolineo: dovrebbe) saperlo.

Perché i voti, ovviamente, non sono realtà immutabilmente platoniche, codificati una volta per sempre dal dio della scuola: sono semplici strumenti di misurazione, obbediscono a criteri che variano con il passare degli anni, sono approssimazioni che qualcuno cerca di rendere sempre meno imperfette. E questo qualcuno deve essere capace a renderli sempre meno imperfetti, i benedetti voti, altrimenti sono guai. E infatti, da qualche anno a questa parte, sono soprattutto guai.

Nelle scuole superiori, per esempio, il ministro in  carica è intervenuto sui voti di fine anno con un paio di provvedimenti, uno molto noto, l’altro quasi ignoto a chi non lavora dentro le mura di una scuola.         

giovedì 9 giugno 2011

il segnapagine del 9.VI.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Francesco Costa, Un po' di numeri su affluenza e quorum: Se ai prossimi referendum andassero a votare tutti gli elettori che al ballottaggio hanno scelto Pisapia, tutti, andrebbero a votare 365.657 persone. Abbondantemente sotto il quorum. 
La voce del Maestro, Nonna: Io nonna me la ricordo come se fosse ieri l’ultima volta che l’ho vista. Se n’è andata da qualche anno, portata via dall’unica malattia che abbia mai avuto. Perché io nonna non me la ricordo mai nemmeno con un raffreddore.
La vita è sogno, La fine dell'anno scolastico: Ed è così perché sei giovane e vivi alla giornata, e l'estate è lunga un secolo vista da giugno, e vista da settembre è un battito di ali di farfalla. È normale, ovvio. Ed è un lavoro, questo, per me, ma anche per te. È solo latino.
Galassia malinconica, Ancora psico-patologia di una blogger: Ah, io odio la villania e detesto i cafoni, soprattutto i cafoni-moderati, ignoranti la loro ignoranza, odio i quaqquaraqquà, i rivoluzionari in poltrona, quelli che pensano di gettar fumo negli occhi, i poetastri, i filosofi bugiardi, i doppiogiochisti.

un taglio classico

di lo Scorfano

Ah, i classici! Immortali e sempre facondi, in ogni dove e in ogni quando. Ah, i classici! E ci sarebbe anche quella famosa frase di Italo Calvino, sempre citata, che dovrei avere voglia di andare a ripescare, quella che dice che un classico è un libro che non ha mai finito di dire quello che ha da dire, o qualcosa del genere, quella lì insomma… Solo che io adesso non ho mica voglia di andare a ripescarla, che ho tante cose da fare oggi pomeriggio. Ma, insomma, la sostanza resta pur sempre quella, immutabile e perenne: ah, i classici!

Tra i quali classici, va da sé, c’è, imperitura, l’opera del padre Dante. La quale ha molti meriti (tra cui quello di avermi rovinato la vita), ma purtroppo anche molte colpe (tra cui quella di avermi rovinato la vita per esempio). E tra le quali colpe c’è anche quella (imperdonabile, lo dico con franchezza) di avere suscitato una sterminata bibliografia critica ed esegetica, un pullulare verminoso di commenti e glosse e rivisitazioni e riletture.

Ecco, le rivisitazioni e le riletture dei classici, per esempio: avreste voi mai pensato che la Divina Commedia del padre Dante sarebbe potuta anche diventare un cammino sapienziale per acconciatori?