martedì 23 agosto 2011

Carta di caramella

del Disagiato

Sostiene Federico che Matteo Renzi non è un cattivo sindaco ma che però c’è qualcosa che non gli quadra. Ma andiamo con ordine.

Federico, che anche da qui ringrazio per l’estrema gentilezza, mi ha ospitato per qualche giorno a casa sua, che sta a due passi dal centro di Firenze. L’estrema gentilezza sta nell’avermi concesso un letto, nell’avermi portato in montagna (Camaldoli, distante dall'afa) e al mare (una deliziosa spiaggia della Maremma, nell'afa), nell’avermi dato da mangiare, nell’avermi sopportato e nell’avermi illustrato tutte quelle cose che fanno bella Firenze. Camminando nel caldo feroce di questi giorni, attaccato a un palo, abbiamo incontrato questo adesivo (lo so, sono un pessimo fotografo):

Io ho sorriso, Federico mi ha guardato sorridere (e fare questa fotografia) e poi, già che c'eravamo, abbiamo parlato del sindaco di Firenze Matteo Renzi.

lunedì 22 agosto 2011

il segnapagine del 22.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Dis.amb.iguando, La campagna contro gli evasori fiscali: lo stereotipo visivo che rappresenta l’evasore fiscale: ha la barba incolta e lo sguardo torvo di uno che ti pare subito un poco di buono, mentre gli evasori veri, quelli che fanno il grosso dell’evasione in Italia, hanno la faccia perbene...
Non leggere questo blog, Il primo al mondo: Ora che la fine di Gheddafi sembra vicina, il nostro Ministro degli Esteri sta rilasciando dichiarazioni ed interviste di questo tipo. Il primo a telefonare, l'intervento militare che ci ha dato ragione, l'Italia-apripista, è tutto merito nostro, siamo i più fichi di tutti, eccetera eccetera. Io la ricordavo un pochino diversa. 
Linkiesta, Che fine hanno fatto i diktat di Pontida?: Era il 19 giugno a Pontida. La Lega Nord distribuiva a manifestanti e giornalisti un volantino con «i fatti in tempi certi». Una serie di diktat, con tanto di precise scadenze, che Berlusconi avrebbe dovuto rispettare se voleva mantenere l’appoggio del Carroccio. Non è stato ottenuto nulla, o quasi.

la fine

di lo Scorfano

Uno come me, senza troppe pretese, prima di partire per la Danimarca, si fa l’idea che lo Jutland (la penisola principale del territorio danese) finisca a punta, come pare dalle cartine geografiche che ci sono nelle guide. Poi arriva lì, dopo tanti chilometri di auto, prende una piccola camera d’albergo, appoggia le valigie sul pavimento, non si fa nemmeno la doccia ed esce, per andare a vedere. Anche perché la padrona del piccolo albergo gli ha appena detto, l’indice puntato sulla cartina del piccolo luogo, che quella è la strada che porta verso «the end», la fine.

Allora uno come me, senza pretese ma con ansiose curiosità, riprende subito l’auto e va. Raggiunge un parcheggio a pagamento (i danesi si fanno pagare assai per queste cose), chiude la macchina e comincia a camminare sulla spiaggia. La passeggiata è lunga, più di mezz’ora. Ma alla fine c’è la sorpresa:   

color che son sospesi

di lo Scorfano

Oggi è il 22 agosto. Faccio due conti rapidi e facilissimi e capisco che tra sette giorni, una settimana, il giorno lunedì 29 agosto, sarò di nuovo a scuola: 8.30 collegio docenti, 10.00 prova scritta di latino. E non è tanto il fastidio per tutto quello che ricomincia, non è quello: è proprio quel «prova scritta di latino» che mi agita e mi innervosisce.

Provo a pensare a come mi sento: fuori fase, direi. Fuori scuola, se esistesse il modo di dire. E, me lo immagino, anche i miei quattro alunni con il debito di latino si sentiranno così: del tutto «fuori scuola», è normale. Ma lunedì mattina, alle ore 10.00, ci vedremo, ci saluteremo, io consegnerò loro un brano da tradurre, poi lo correggerò nel pomeriggio stesso di lunedì, poi martedì 30 li interrogherò sul programma che abbiamo svolto fino a giugno, il 2 di settembre ci sarà un veloce scrutinio, poi usciranno i tabelloni da cui loro sapranno se andranno in quarta o se invece ripeteranno la terza; se avranno «riparato», come si diceva trent’anni fa, quando lo studente ero io e gli esami erano appunto «di riparazione».

Oggi si chiama «sospensione del giudizio», invece:  

domenica 21 agosto 2011

il segnapagine del 21.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Cattiva maestra, E le cicale: Caldo pomeriggio d’estate, attraverso un parco cittadino con un’amica chiacchierando del più e del meno mentre qualcuno cerca di sfuggire al caldo disteso sotto le fronde degli alberi, un gruppo di ragazzini gioca vicino a una fontana e il tizio che vende gelati fa affari d’oro. 
Champ's version, Di italianità, vacche ed Agnelli: Più in generale, mi sembra veramente assurdo porre il problema della nazionalità di chi compra le azioni. Se un’azienda è in Borsa, significa che è sul mercato. Se è sul mercato significa che chi ha i soldi se la compra.
Squonk, La spiaggia dei tartari: Di solito sono il primo ad arrivare in spiaggia, la mattina. Passo nello spogliatoio, mi sfilo la maglietta che ho messo a casa e indosso la canottiera rossa, quella con la scritta “Salvataggio”. 
Gramellini, L'estate morale: Dove sono finite le berluschine di Villa Certosa, le suffragette di Gheddafi, la casa di Montecarlo del cognato di Fini, il cognato di Fini medesimo? E le feste oltraggiose dei ricchi volgari, i dibattiti sul nulla pieno di vuoto, il cazzeggio elevato a nobile arte? Nell'estate del nostro scontento ci riscopriamo più sobri e più seri.

giovani vecchi

di lo Scorfano
 
Se poi vogliamo avere un'idea della disastrosa eredità che quelle leggi ci hanno lasciato, basta elaborare i dati del Casellario centrale dei pensionati, aggiornati al primo gennaio 2001. Si scopre che ci trasciniamo ancora più di mezzo milione di pensioni baby, liquidate a lavoratori con meno di 50 anni d'età: 535.752 per la precisione, che costano allo Stato circa 9,5 miliardi di euro l'anno. Ancora oggi l'Inpdap, l'ente di previdenza del pubblico impiego, paga 428.802 pensioni concesse sotto i 50 anni: di queste più di 239 mila vanno a donne e quasi 185 mila a uomini, per una spesa nel 2010 di 7,4 miliardi. A queste pensioni si sommano 106.905 pensioni liquidate a persone con meno di 50 anni nel sistema Inps (regimi speciali e prepensionamenti) per un costo di altri 2 miliardi.
Ecco, a me questa cosa che in Italia esistessero le cosiddette baby-pensioni mi aveva sempre mandato in bestia (sarà perché conoscevo una persona in baby-pensione e mi stava molto antipatica, sarà pure solo per questo);   

luoghi (comuni) dall'Europa

di lo Scorfano

Sul traghetto che dalla Germania del Nord porta alla Danimarca, in mezzo al mare sulla tratta Puttgarden-Rodby, in acque forse non più territoriali, sono andato in bagno a fare la pipì. Volevo poi lavarmi le mani, come è mia abitudine, ma dei tre lavandini presenti nessuno funzionava: abituato ai cessi pubblici tedeschi, imbattibili e a pagamento, sono rimasto sconcertato per l’inconveniente, immobile e attonito davanti allo specchio. Un signore che era lì vicino a me (un signore tedesco) mi ha guardato e, ridendo fortissimo di risata tedesca, mi ha detto: «Too close to Danmark, ahahahahaha».

Benché sia per noi sorprendente, è infatti così: in Germania le cose funzionano, in Danimarca, mediamente, no. E resta vero che i danesi sono biondi e gentilissimi e vanno in bicicletta, come luogo comune vuole. Ed è anche vero che hanno una bellissima bandiera ovunque sventolante. Però non è mica tanto vero che sono sempre educati e civilissimi, anzi: 

sabato 20 agosto 2011

il segnapagine del 20.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Jonkind, Le conseguenze della Crisi: Certo, un conto da non residente. La Svizzera è un paese solido, senza debito pubblico. Il franco svizzero è praticamente sicuro come l’oro. Nessuno le farà la patrimoniale. Lei può fare senz’altro un conto da non residente in Svizzera, resta inteso che lo Stato Italiano non lo saprebbe a meno che…
Vulvia, Marx aveva ragione: Karl Marx aveva ragione. Ad un certo punto, il capitalismo può auto-distruggersi. Non si può continuare a trasferire reddito dal lavoro al capitale senza causare eccesso di capacità produttiva e calo della domanda aggregata. Questo è ciò che è accaduto.
Luca De Biase, Audience driven journalism: Il pubblico decide in base a reazioni prevedibili, non razionali, orientate alla soddisfazione di curiosità immediate e non solo in base a valutazioni profonde e consapevoli del valore artistico, informativo o culturale dei programmi.
Freddy Nietzsche, Siccome il moto perpetuo non esiste: I raggi che arrivano da quella palla di fuoco nucleare che si chiama Sole arrivano sulla superficie terrestre, e eccitano le particelle, che quindi vibrano tutte eccitate, e particelle eccitate è quello che per noi animali significa caldo...

l'apnea

di lo Scorfano

Sono qui e non ho niente da dire. Assolutamente niente di niente da dire. Le dita che si appoggianno sulla tastiera non trovano più i tasti, picchiettano il vuoto, gli occhi si stringono davanti al monitor; le mani riconoscono l’atto di battere su quei piccoli cubi di plastica bianca come un gesto del tutto innaturale. Innaturale.

Ma sono qui, intanto. Con questo niente che sto provando a dire e che pare impossibile da dire. Cerco una frase che racconti come ci si risiede davanti allo schermo di un pc dopo un mese di oblio, una parola che abbia la forza di scrivere se stessa, e non la trovo; mi accendo una sigaretta, respiro, fa caldo. Resto qui senza aver niente da dire: a mantenere la parola data, sono qui.

Aspetto e fumo e ascolto il rumore del ventilatore. Potrei dire della Danimarca o della bruttezza solo in parte riscattata di Amsterdam. 

venerdì 19 agosto 2011

il segnapagine del 19.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Distanti saluti, Cambiare musica (un grafico, trent'anni di musica)
Eleapocket, Persuasi di essere migliori, per definizione: In poche righe, chi è Scalfari, cos’è «la Repubblica», cos’è il giornalismo italiano, chi sono gli italiani, chi sono i lettori de «la Repubblica» ma anche non.
Phastidio, Ad ognuno la propria sciagura: Fatto pari a 100 il livello di “picco” del Pil per ogni paese (asse delle ordinate) ed il numero di trimestri trascorsi da quel picco (asse delle ascisse), si può osservare che, nell’ambito del G7, solo il Canada ha completamente recuperato il buco di attività, mentre le maglie nere sono Italia e Giappone. 
Galatea, Il paralibro: È che mentre ero nella libreria e girellavo in cerca di, pensa un po’, libri, sono rimasta affascinata dalla quantità di roba che non era libri, e che stavano lì. Più della metà della libreria era piena di altro.

Le cannonate di Branco

del Disagiato

Dopo questo post abbandonerò la nave per pochi giorni. Vi saluto, quindi.

                                                                 
                                                                    ***

Le guardie del centro commerciale ogni tanto entrano in libreria per vedere se è arrivato qualcosa di interessante. Solitamente sono libri su Mussolini, sul fascismo, sulla seconda guerra mondiale e sui movimenti di estrema destra (non vi voglio impressionare, le cose stanno così). Roby, una delle guardie, invece cerca anche libri sugli ultrà, visto che negli anni novanta è stato un capo ultrà del Brescia. Roby è enorme, rasato, tatuato e muscoloso e, devo ammetterlo, molto gentile. Come si suol dire, l’apparenza inganna o a vederlo non si direbbe. Qualche giorno fa Roby è entrato in libreria e siccome attualmente la società Brescia Calcio sta facendo una campagna acquisti vergognosa gli ho chiesto, mentre mettevo libri su uno scaffale, cosa mai ne pensasse lui. “Mancano i soldi”, mi ha detto dopo un grugnito di rabbia. “Allora perché il presidente non molla la squadra?”, gli ho chiesto ancora e lui mi ha risposto che quel bastardo ha un sacco di debiti e che se molla la squadra le cose gli si complicano.

Poi, per scovare un pochino di speranza e complicità, me ne sono uscito così: “Ci vorrebbe un arabo, di quelli ricchi, che comprano la squadra e ci fanno vincere, finalmente”. Questa cosa l’ho detto ingenuamente, sperando che anche lui avesse lo stesso sogno e cioè vedere arrivare un uomo potente dagli Emirati Arabi, con miliardi da spendere in giocatori stellari e uno stadio nuovo. E mentre dicevo questa cosa pensavo alle cannonate di Branco.  

giovedì 18 agosto 2011

il segnapagine del 18.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Notiziole di .mau., A furia di Omeopatare: Ricordate la storia di Blog(0) e la Boiron? Beh, le cose sono andate un po' avanti. Il buon Fabio Turone (sì, abbiamo giornalisti scientifici in Italia, anche se non li trovi così facilmente su Cor&Rep) ha infatti scritto un articolo al riguardo, articolo pubblicato sul British Medical Journal. Però...
Radio Free Mouth, Bravissimo: "Il mio dottore è bravissimo." Quante volte ho sentito dire questa cosa da un paziente. E ogni volta mi girano le palle. Il motivo è semplice: questa frase non ha assolutamente senso. Come fa un paziente a dare un giudizio del genere?
Piovono Rane, Il costo è salito: "Un europarlamentare ci ha chiesto di creargli un blog che contenesse commenti positivi dei visitatori. Abbiamo dovuto inventare profili di utenti e scrivere post fasulli".
Stefano Menichini, L'instabile ministro Bossi: Avrete notato che ormai nessuno reagisce, fra i molti che quotidianamente vengono colpiti dai sanguinosi e improvvisi insulti di Bossi, dalle sue pernacchie, dalle sue linguacce, dai suoi diti medi alzati, dalle sue sconcezze. È il comportamento tipico – e apprezzabile – di chi si rende conto di aver contro una persona che non ha tutto il controllo di sé.
unradiologo.net, L'Italia ai tempi della crisi: L’Italia ai tempi della crisi è anche temperanza, controllo interiore, distanza dalle cose. Se no diventa tutto uno sfanculamento: e poi è guerra tra poveracci.

Non ci sono più i valori

del Disagiato

A partire dagli stessi Anni 70, la crescita dei redditi, la rivoluzione dei consumi e la comparsa di sempre nuovi beni d’uso quotidiano, hanno cominciato ad occupare sempre di più l’orizzonte delle nostre società, sempre più condizionando le attese degli individui e la formazione della loro stessa soggettività. In questo modo dal dibattito ufficiale delle democrazie è stato rapidamente espulso ogni elemento ideale. Nelle società democratiche, nelle nostre società, non hanno trovato più spazio un qualunque discorso pubblico riguardante il mondo dei valori personali e collettivi, la qualità della vita individuale e della convivenza, le prospettive del futuro.
Volevo far notare ai lettori di ieri di Ernesto Galli della Loggia che non è vero che nelle democrazie di oggi non ci sono più ideali e che non è vero che c’è, come lo chiama lui, un assottigliamento spirituale della cultura democratica. Quello che è successo è che i nuovi “beni d’uso quotidiano” sono diventati “i valori personali e collettivi, la qualità della vita individuale e della convivenza, le prospettive del futuro”. Non aver compreso questo, a mio avviso, significa non aver compreso il ruolo delle televisioni di Silvio Berlusconi e quindi la propaganda, l’informazione e la politica che gli appartengono. L’elemento ideale che secondo Ernesto Galli della Loggia è stato espulso dal dibattito ufficiale delle democrazie è, appunto, quello che volgarmente potremmo chiamare civiltà dei consumi. I valori ci sono, gli ideali ci sono e pure i sentimenti politici ci sono, solo che ora hanno un’altra forma. 

mercoledì 17 agosto 2011

Senza darlo a vedere

del Disagiato

Ieri sera ho visto un film di Clint Eastwood che parla di esseri umani che hanno avuto, o vogliono avere, un contatto con l’aldilà. Il film è Hereafter ed è fatto essenzialmente di tasti di pianoforte, come lo sono quasi tutti i film di Clint Eastwood. In questo film è merito del pianoforte se un tema così poco terreno non si trasforma in un qualcosa di troppo singolare. È merito del pianoforte se la vita dopo la morte e il dialogo con i defunti non diventano la prospettiva ingombrante del film ed è merito del pianoforte se ho capito che tutte le persone che vengono in libreria a comperare libri sugli angeli e sull’aldilà sono persone sole. Perché è di questo che parla il film e cioè di persone che per un motivo o per l’altro sono sole. E allora vogliono sapere cosa c’è dall’altra parte del muro. E allora si aggrappano al rametto che sporge per non cascare giù. Cercano una speranza, insomma.

E allora il pianoforte che ogni tanto compare in questo film mi ha fatto pensare a una cosa. Mi ha fatto pensare che forse non solo l’ultraterreno e i sensitivi hanno a che fare con la solitudine, ma anche la mia mania per i romanzi e la poesia e il mio tempo speso dentro questo blog e davanti a FriendFeed. E ho pensato che magari anche per voi è lo stesso. Stiamo cercando speranza, compagnia e affetto, uguale uguale a quelli che leggono i libri sugli angeli o i libri di Roberto Giacobbo. Solo che lo facciamo un po’ meglio e senza darlo a vedere.

martedì 16 agosto 2011

il segnapagine del 16.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Yellow letters, Agosto #3: Anche se crescere, da un certo punto in poi, vuole dire anche invecchiare, ma con te va bene, con te va bene, sono disposta a correre questo rischio, sono disposta a correre il rischio di vivere, crescere, invecchiare, morire.
Radio Berlino, Eppure, il governo qualche tassa in più potrebbe chiederla: "Minimum Tax" sulla paghetta dei bambini. Introduzione di un prelievo fisso in base alla quantità della prole, con apertura di "mini-partite iva". I bambini si trasformeranno così in "piccoli imprenditori", per gestire al meglio le proprie attività ricreative e il commercio di figurine.
Malvino, Erano promesse da marinaio: C’è chi pretende di rinsaldare il patto tra paese e governo sul mancato rispetto del programma elettorale. “Crediamoci ancora”, esorta Alessandro Sallusti (il Giornale, 14.8.2011). Ma è sempre possibile far meglio (o peggio, secondo i gusti) e allora ecco Giuliano Ferrara, l’intelligentissimo, che non cede alla constatazione della congiuntura non prevista o dell’evenienza di forza maggiore.

L'uomo intelligente e l'uomo scemo

del Disagiato

Dire quello che si pensa non è una virtù. Recentemente un amico mi ha detto a proposito della sua ragazza: “Mi piace perché dice quello che pensa”. Ecco, solo per questo motivo, e con un briciolo di presunzione, volevo dirgli di stare attento, perché una persona che dice quello che pensa è una persona scema. Però per non finire la serata a cazzotti, questa cosa non l’ho detta. Le persone Davvero Intelligenti, quelle che le vedi subito dalla faccia, sono quelle che sempre (sempre) hanno un’idea intelligente e poi dicono una cosa intelligente. La stessa che hanno pensato, insomma. Queste persone sono intelligenti sia che stiano parlando della frutta andata a male rimasta in frigorifero, sia che stiano riflettendo sull’Epistola a don Federico d’Aragona di Lorenzo de’ Medici. Sono persone Davvero Intelligenti, punto e basta. Di persone Davvero Intelligenti, però, al mondo ce ne sono poche, oppure se ne stanno rintanate in casa perché hanno capito che il mondo fa acqua da tutte le parti e che la soluzione definitiva è quella di rimanere rintanati in casa.

Poi ci sono le persone intelligenti e al mondo ce ne sono tante. Anzi, ce ne sono. Le persone intelligenti sono quelle che hanno pensieri scemi ma che cercano, prima che questo pensiero arrivi alla bocca, di renderlo sensato, educato, esprimibile e a volte Davvero Intelligente. Un lavoro duro, ma le persone intelligenti sono intelligenti perché, appunto, pensano prima di parlare. “La mia ragazza mi piace perché è scema ma dice cose intelligenti” è quello che avrei voluto che mi dicesse il mio amico. Allora io gli avrei risposto: “No, non è scema. Semplicemente è una ragazza che pensa prima di parlare. Non è una che dice quello che pensa”. Se fosse stata una persona Davvero Intelligente, come quella di cui parlavamo prima, non si sarebbe fidanzata con lui. Le ragazze davvero intelligenti hanno deciso di stare in casa e per incontrarle devi aspettare che escano a comprare il pane. Insomma, le persone intelligenti sono quelle che pensano prima di parlare, che adoperano un filtro, che modellano una proposizione mentre questa fa il suo tragitto e cioè la strada che dal cervello va alla bocca. 

lunedì 15 agosto 2011

I rivoluzionari

del Disagiato

L’altro giorno Calderoli ha affermato con sicurezza da vendere, come è solito fare lui, che la Lega è un partito rivoluzionario pur scegliendo una linea di responsabilità. Ecco, io non so esattamente quali contraddizioni porti l’essere responsabili e rivoluzionari allo stesso tempo, però so cosa significa essere rivoluzionari. Non perché lo sono, ma perché un pochino lo immagino. Significa, penso, avere un’idea ben strutturata e poi difenderla. Significa tutelare quelli che da anni, insieme a te, lottano per una causa, discutibile o meno, e che poi per colpa di multiformi congiunture economiche si ritrovano a boccheggiare. Ma per Calderoli evidentemente non è così, visto che sempre l’altro giorno ha detto ai suoi soldati di non discutere la linea di governo. Pena, l'emarginazione.

Essere rivoluzionari significa anche essere responsabili delle proprie parole. Se a luglio dichiari che "se non basta una manovra del genere, ci sarebbe da chiedersi che siamo entrati a fare in Europa. Stiamo facendo un risanamento dei conti importante, siamo tra i Paesi virtuosi della Ue. Chiaro che la manovra non si discute, anche se qualcosa potrà cambiare”, ecco, se a luglio dichiari questa cosa e poi ad agosto appesantisci la manovra, come minimo devi avere di fronte agli uomini del tuo partito e davanti ai microfoni un atteggiamento timido e confuso e non una postura da generale. Anche se la manovra è stata squarciata e appesantita non per colpa tua.

Poi magari si scopre che essere rivoluzionari non significa un bel niente.

domenica 14 agosto 2011

il segnapagine del 14.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Leonardo, L'assedio in pausa caffè: Funziona anche con Tuttosport. In questo reparto quindi noi lavoriamo con delle idee semplici semplici, che possono venire in mente ai vostri papà e alle vostre mamme, vedete? Stanno in quel cestone, il cestone dei Luoghi Comuni, noi li chiamiamo così. Allora tutte le volte che serve un editoriale, io prendo uno o due luoghi comuni (ma è meglio prenderne uno solo per volta) e li assemblo su una scocca.
Tempo reale, Ma come fanno i marinai: “Era una promessa da marinaio escludere, appunto “tassativamente”, che il governo Berlusconi potesse mai prelevare quattrini dalle nostre tasche a fronte del debito pubblico”. Noooo?
Phastidio, Conoscere per deliberare: vita in Provincia: Grazie ad un prezioso lettore, vi presentiamo un paio di documenti, elaborati dalla Unione delle Province d’Italia, in cui si spiega cosa fa una provincia e quali sono i suoi costi di funzionamento. Quello che emerge da tali dati (...) è che i costi di funzionamento delle nostre province sono molto contenuti, rispetto a quelli degli altri enti locali ed amministrativi italiani.
Nomfup, Formigabile: Un video.

Una soluzione

del Disagiato

Ieri, terminato il mio turno in libreria, mi sono visto con Alessandro. Alessandro è stato per un paio di anni mio compagno al liceo, poi lui è stato bocciato e di conseguenza ci si è persi di vista. Nonostante le strade si siano divise, ogni tanti ci facciamo lunghe telefonate e in queste lunghe telefonate fissiamo il giorno per una serata insieme. “Come i vecchi tempi”, ci diciamo al telefono e allora come i vecchi tempi ci si incontra nella piazza principale di Brescia e come i vecchi tempi andiamo a mangiare un kebab, a bere una birra e infine a fumarci una sigaretta sulle panchine dei giardinetti vicini alla nostra vecchia scuola. Alessandro è un assiduo frequentatore di centri sociali e, diversamente da me, lui non parla. Lui agisce.

Infatti Alessandro organizza manifestazioni, riunioni, dibattiti e proteste. L’ultima protesta organizzata con successo da Alessandro è stata quella sotto il comune di Brescia contro il sindaco Paroli. Il sindaco Paroli, in parole povere, venne pizzicato a spendere soldi pubblici per cose sue. “Noi non ce ne staremo di certo con le mani in mano”, mi disse qualche giorno prima della manifestazione Alessandro. “Tu sei dei nostri?”, mi chiese poi. E io dovetti rispondergli che una collega si era improvvisamente ammalata (dissi con faccia tragica “gravemente ammalata") e che per questo dovevo raddoppiare le mie ore di lavoro. “Peccato”, mi disse Alessandro quella volta. 

Cose che non accadono in libreria

del Disagiato

Heat- La sfida.

Robert De Niro è in una libreria per acquistare un libro sui metalli che potrebbe tornargli utile per la rapina che sta organizzando. Alle sue spalle, mentre lui legge in piedi, passa una bella ragazza, con le mani in tasca e lo sguardo interessato. Qui comincia una storia d’amore. Comincia in una libreria e per questo, e solo per questo, per me è una delle storie d’amore più belle della storia del cinema. Tutto ciò che di bello inizia in una libreria, però, non può che essere frutto di fervida fantasia.


Robert De Niro, nella scena dopo, entra in una sorta di mensa o comunque in un ristorante con tavolata e, accompagnato dalla ristoratrice, si va a sedere proprio vicino alla ragazza della libreria. Si siede, toglie dalla busta un libro, decide dopo richiesta di un cameriere di prendere un caffè e poi si rivolge alla ragazza: “Mi passa il latte, per favore?”.

sabato 13 agosto 2011

il segnapagine del 13.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Massimo Gramellini, Il lamento del Medio Alto: Non è dunque il prelievo in sé a indignarmi. Ma la sua assoluta inutilità. In attesa di riforme strutturali, che dopo vent'anni di chiacchiere sono ancora e sempre «allo studio», i miei soldi serviranno solo a perpetuare un sistema che non mi piace, a garantire la pace sociale dei furbi, non quella dei poveri.
nonunacosaseria, L'asino di Di Pietro: Un giorno qualcuno ha raccontato ad Antonio Di Pietro il paradosso di Buridano (un asino affamato e assetato è accovacciato esattamente tra due mucchi di fieno con, vicino a ognuno, un secchio d'acqua, ma non c'è niente che lo determini ad andare da una parte piuttosto che dall'altra. Perciò, resta fermo e muore).
Freddy Nietzsche, Al Posto di Pigi: Non so praticamente niente di Hadley Freeman. So che è una giornalista sulla trentina, sa scrivere, e si occupa di cose femminili. Il che non vuole dire soltanto che è specializzata in cose femminili, ma che il Guardian ha uno spazio per quei temi, e ha uno spazio per quei punti di vista.

Io e Marzia siamo diversi

del Disagiato

La mia giovane collega Marzia legge pochissimi libri e quando li legge sono romanzetti rosa. Marzia, poi, non legge quotidiani, settimanali, mensili o riviste più o meno specializzate e neppure segue telegiornali o programmi di approfondimento politico. Non sa bene cosa succede dalle nostre parti e nel resto del mondo. Se io le dico “Allora, hai sentito cosa è successo in Tunisia?”, Marzia mi risponde “In Tunisia? Cosa è successo in Tunisia?”. Mi risponde così perché non guarda telegiornali e non legge libri che non siano storie d’amore. A lei piace tanto l’amore e così tanto che non le importa leggere d’altro. “L’amore è la cosa più importante della vita”, mi ha detto una volta con una tazzina di caffè in mano. Sia come sia, Marzia si è fidanzata ed è andata a convivere con Marco. L’amore, appunto. Ora Marzia, oltre all’amore, ha una casa, una macchina, dei cani, un giardino, poltrone, tavoli, tavolini, tappeti, un garage, scarpe, ciabatte, vestiti, trucchi, profumi e tante altre cose che riempiono la sua vita e che sta riordinando in queste ore.

Marzia, che nulla sa di politica e di letteratura e di storia e di geografia, mi ha detto ad alta voce, qualche mese fa, che vota Berlusconi e la Lega. “Berlusconi o la Lega?”, le ho chiesto quella volta a Marzia che, accidenti, non è in grado di fare un ragionamento sensato, e lei ha trattenuto un risatina isterica ed è diventata rossa e, insomma, poi abbiamo cambiato discorso e ci siamo messi a parlar male del culo grosso di una nostra collega. Ho capito che vota quello che gli suggerisce Marco e ho anche capito, però, che Marzia non va alla cieca. Lei è d’accordo con quanto dice il suo moroso (lei lo chiama moroso) e cioè che in Italia ci sono quelli che vengono qui e che ci rubano il lavoro e che pretendono i soldi: questi sono quelli negri o quelli che arrivano dall’Africa. Pure gli zingari, però, sono pericolosi e anche gli albanesi. Me le ha dette lei queste cose e quando in negozio entra un uomo di colore, Marzia fa una faccia accartocciata. Quando l’uomo di colore se ne esce, la faccia di Marzia si distende. 

Poi viene il vino


Ren Cenere lavora in un ristorante (il suo ristorante) e qualche sera fa, davanti ad alcuni aneddoti e a un paio (?) di bottiglie, gli ho chiesto chiaro e tondo di farci un regalo: "Perché non scrivi qualcosa per il nostro blog? Qualcosa sulla ragnatela, o dintorni, nella quale bene o male ti sei impigliato". E siccome lui ha l'animo buono, ha visto bene di farcelo, questo regalo. Che ora pubblichiamo con tanto di ringraziamento.

Ho un ristorante e ci lavoro, ma questo poco ci importa.
Mettiamo una sera qualsiasi, in cui la migliore donna della vostra vita venga a prendervi all’ora di chiusura per ricordarvi di quanto eravate, e forse siete, tuttora innamorati di lei: e voi le chiedete di uscire a bere. Siamo stupidamente abituati alle ridicole descrizioni che i cosiddetti sommelier fanno dei vini bevuti, ma io che non sono professionale, ma solo appassionato, vorrei farvi una breve descrizione di cosa voglia dire il vino giusto al momento giusto. Lei è di fronte a voi, stupenda e disponibile, e l’eternità del passato vi schiaccia le intenzioni come la pressione della Fossa delle Marianne. Percorrete il suo corpo come un continente da esplorare, ma siete senza mezzi per la sopravvivenza, con un orso alle spalle e il ruggito di un enorme cascata d’intenzione che vi squassa lo stomaco. 

Decidete di aprire, così a intuito senza pensarci su troppo, uno dei migliori vini che avete in cantina, un Sancerre del 2006 del miglior produttore che quella terra abbia messo a disposizione del mondo. I suoi occhi sono l’eco dell’innamoramento, i suo gesti dipingono i segni dell’antica fiamma, siete arresi ma nello stesso tempo coscienti, convinti che quella è la sera giusta, nel momento giusto, nella vita giusta, nell’eternità giusta, perché tutto si riduce allora al momento giusto nella giusta declinazione eterna. Poi viene il vino. 

venerdì 12 agosto 2011

"Nemmeno per un attimo"

del Disagiato

Bisogna mettere l’odio da parte. Spero che quello che è accaduto a mio figlio sia di esempio per gli altri giovani. Il ragazzo che lo ha ucciso? Non ho bisogno di perdonarlo perché nemmeno per un attimo ho pensato di odiarlo

Molto probabilmente è indelicato scrivere di una madre che ha perso un figlio ma quando ho letto questa dichiarazione (la si può definire dichiarazione?) ho provato un qualcosa di molto simile alla commozione. Leggere di una madre che mette da parte l’odio verso uno straniero che ha tagliato la gola alla sua creatura mi ha fortemente impressionato. Faccio notare che il carnefice era straniero non per sottolineare chissà qual differenza di pelle o di cultura, ma per il semplice motivo che qui, nel nord del nostro paese, quando uno straniero infrange la legge spesso si crea un clima da caccia alle streghe. Figuriamoci, quindi, quando la sua mano commette omicidio.

“Continuo a credere nell’intima bontà dell’uomo”, scriveva il 15 luglio del 1944 Anna Frank. Per la prima volta in vita mia sono stato investito dal significato di questa frase che sempre ho letto come uno slogan buono per le manifestazioni di piazza. Non so da quanto tempo un essere umano non contribuiva a spingermi con la sua umanità, perché di umanità intatta si tratta, a credere nell’intima bontà dell’uomo. Perché, come scrive sempre Anna Frank, mi è impossibile costruire tutto sulla base della morte, della miseria, della confusione.


giovedì 11 agosto 2011

il segnapagine del 11.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Mercato e libertà, Crisi economiche e finanziarie: Gli economisti distinguono crisi economiche e crisi finanziarie: esistono crisi economiche senza complicazioni finanziarie, anche se non esistono crisi finanziarie senza complicazioni reali.
Francesco Costa, Da che parte della Storia: La cosa più terrorizzante di quello che sta succedendo in Italia non è tanto il crollo dei mercati, che condividiamo con paesi ben più solidi del nostro, bensì il fatto che il Governo pensa di uscire da queste secche – che poi sono quelle in cui, con alti e bassi, ci troviamo da quindici anni – aggiungendo o togliendo un paio di frasette nella Costituzione, sulla libertà d’impresa o sul pareggio di bilancio.
El Pais, Tremonti habla de ajustes "incisivos"...: Muchas palabras y pocos puntos claros. Giulio Tremonti, ministro de Economía italiano, ha tocado esta mañana muchas medidas de ajuste pero no ha llegado a concretar ninguna.
Piste, Io non ti amo e neanche tu: Prima o poi qualcuno a Rai1 - privatizzata o meno - farà due conti e dirà: sai che c'è? Invece di pagare format per pacchi e giochi vari, a settembre nell'access prime time ci lasciamo Da Da Da, che mal che vada ti fa il 20% gratis

Volete un sacchetto?

del Disagiato

Da un paio di settimane, in negozio, abbiamo cominciato a far pagare i sacchetti di carta che diamo insieme ai libri. Pochi centesimi in cambio di una shopper, come li chiamano quelli che stanno in certi uffici e che provvedono ai rifornimenti. Shopper piccole, medie e grandi. “Scusi, vuole anche il sacchetto?”, chiediamo ora. E il cliente, informato del prezzo delle shopper da un cartello che abbiamo appeso vicino alla cassa, dici sì, no, boh, non so, arriderci e grazie. Una grana, per noi commessi, abituarsi al fatto che ora il sacchetto non va più dato automaticamente e gratuitamente. Quando sullo schermo di uno dei nostri computer è comparsa una circolare che ci diceva che “i sacchetti d’ora in avanti dovete farli pagare” io ho pensato che era giusto e che, anzi, dovevamo spicciarci prima. Del sacchetto nella maggior parte dei casi se ne può fare a meno e quindi, se il cliente lo vuole, è giusto far calare un prezzo, una tassa. E infatti ne abbiamo ridotto le consegne. Tanto di guadagnato per l’ambiente, mi verrebbe da dire.

Ieri, a una coppia innamorata di ragazzi, ho chiesto “Volete un sacchetto?” e loro mi hanno risposto sì in coro (gli innamorati che comprano libri insieme parlano sempre in coro). Allora ho messo sul conto i pochi centesimi, ho preso il loro libro (non ricordo che libro fosse, però ricordo che era un libro da innamorati) e l’ho messo dentro il sacchetto più piccolo che avevamo. “Buona giornata”, mi hanno detto in coro e insieme, mano nella mano, sono usciti dal negozio. Poi, dopo qualche metro, si sono fermati e insieme hanno cominciato a studiare lo scontrino.

mercoledì 10 agosto 2011

il segnapagine del 10.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Rangle, I supponenti: Li riconosci subito, arrivano a testa bassa, fan finta di essere umili, i malfidati, parlano con la vocina sottile, sospirano, aspirano, fanno le smorfie.
Alcuni aneddoti dal mio futuro, Dallo zoo al bioparco: Poi, la domenica di estate a ridosso di ferragosto, le strade sono deserte. In giro vedi solo le stesse facce disperate, quelli un po’ sbandati e i reduci della vera generazione X, la generazione con la croce sopra nel senso che c’è stata una strage un po’ di anni fa dalla quale ne sono usciti superstiti ben pochi.
Bioetica, La nave dei disperati: È un vascello fantasma, un relitto che continua a restare a galla nonostante cada a pezzi. A bordo, un popolo di spettri disperati che convivono con topi, rottami, sporcizia: esseri umani a cui è stata negata ogni dignità.
Diciottobrumaio, Il loro impegno per la pace: Ho capito, non gliene importa un dattero a nessuno, tantomeno a ferragosto. Giorgio Napolitano starà nuotando nelle acque limpide del Golfo e intanto a Majer, villaggio a una decina di chilometri da Zlitan, 150 km a est di Tripoli, gli aeri della Nato hanno messo a tacere oltre 80 pericolosi miliziani di Gheddafi: 33 bambini, 32 donne e 20 uomini, appartenenti a una ventina di famiglie diverse.

Il panico

del Disagiato

La canzone degli Smiths, Panic, che comincia così, Panic on the streets of London, Panic on the streets of Birmingham, e che ultimamente qualcuno, Sofri ad esempio, ha citato non troppo seriamente riferendosi ai fatti inglesi di questi giorni, in verità non ha nulla a che vedere con un'idea di ribellione o collasso sociale. Messi su carta, conditi con un po’ di silenzio, questi versi fanno di certo impressione: Panico per le strade di Londra e panico per le strade di Birmingham. Solo che, ripeto, la canzone non ha niente a che fare con i movimenti giovanili, le sommosse, gli incendi, le proteste e certe classi sociali in difficoltà. Morrissey, in questa canzone del 1987, se la prese con il Dj Steve Wright, che subito dopo aver annunciato la tragedia di Chernobyl, annunciò l’uscita del nuovo singolo degli Wham!, I’m your man.

Il panico è tutto interiore, insomma. Ci si arrabbia per una stupida canzonetta, per la superficialità di certi dj e per un genere musicale, la disco music, che il cantante reputava squallido. E il fatto, caspita, è che Morrissey anche quando sembra voglia fare la rivoluzione, invece si sta lamentando che nessuno gli vuole bene o che la vita, la sua vita vista da una camera da letto, non ha l'appiglio giusto. A un certo punto della canzone, Morrissey dice: Because the music that they constantly play it says no nothing to me about my life, hang the blessed dj. La musica che mettono non dice niente della mia vita, impiccate il dj, fate qualcosa. Questo ci sta dicendo il cantante. Con le canzoni degli Smiths si finisce sempre qui, a dire questa cosa e cioè che nessuno mi vuole bene e che ho bisogno di carezze.

Un po' dopo

del Disagiato



Davanti a questa spiaggia con bidoni della spazzatura (se ingrandite si vedono), davanti a questo sole che stava precipitando dall’altra parte del mondo e davanti al mare increspato da un alito di vento che scendeva da un paio di colline che stavano alla nostra destra, io e un amico ci siamo arrivati qualche settimana fa. Ci siamo arrivati stanchi, dopo tre ore di pullman, delusi da una cena costosa e pessima, con i vestiti inzuppati di sudore e con il desiderio di trovare quanto prima una stanza d’albergo per posare i nostri zaini, dormire e lavarci. Solo che passavamo di lì e come si fumano le sigarette, cioè per riempire un vuoto, in quel momento mi è venuto di fare questa fotografia. Senza alcuna emozione particolare o memorabile. Solo una fotografia nel pieno della stanchezza, in attesa di un letto e di prospettive migliori.

martedì 9 agosto 2011

il segnapagine del 09.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Blog(0), Caso Boiron vs blog: update: Pensate che il post “diffamatorio” nelle sue prime 56 ore di vita era stato letto da MENO di 150 persone (dati alla mano).Lo stesso post, dopo la “pulizia” richiesta dalla multinazionale, sta facendo migliaia di contatti al giorno. E se il mio blog ha moltiplicato gli accessi, non si contano i commenti e le visite su tutti i siti collegati, per non parlare delle centinaia di re-post su facebook, google plus, twitter e tumblr.
un tal Lucas, Misteri dell'impaginazione: Voi non ci crederete, ma c'è un profondo nesso in questa homepage di Repubblica.it (ore 7 e 40). Le Borse sotto gli occhi (vedasi l'operatore finanziario disperato che se le tiene per non farle esplodere).
Vibrisse, bollettini: Letteratura come arte applicata: Da una parte che chi si propone di lavorare per una «letteratura di qualità», ed eventualmente tenta di stilarne le classifiche (vedi Tq, le classifiche di Dedalus/Pordenonelegge). Dall’altra parte c’è chi domanda a chi spetti, e perché certuni sembra si arroghino, di stabilire che cosa è e che cosa non è «letteratura di qualità».
Vittorio Sabadin, La rivolta dei senza famiglia: Mentre tutti tendono a dare la colpa della rivolta alla crisi economica globale, solo il «Daily Telegraph», in questi giorni, ha sostenuto la tesi che i tagli del welfare non c’entrano nulla e che la rivolta ha ragioni più antiche e complesse.

I cattivi montaggi

del Disagiato

Alla fine, ieri, Umberto Bossi non ci ha mostrato nessuna bozza che indicasse come salvaguardare le nostre imprese. Alla fine Bossi si è dimostrato quello che è e cioè un quaquaraquà come ce n’è tanti dalle sue parti. Se non fosse che…Se non fosse che Bossi, in realtà, è capace di impressionarci con parole pungenti e poi, invece, dribblare le proprie responsabilità. Da uno che (l'altro ieri) afferma "Lunedì viene Tremonti a casa mia, la Lega ha una bella idea per salvare le nostre imprese prima che sia troppo tardi", come minimo ci si aspetta una soluzione, un progetto, un paio di parole improvvisate che diano l’idea dello stato di salute del suo partito. Invece nulla. Tremonti e Calderoli si ritrovano con Bossi e alla fine da parte di quest’ultimo abbiamo solo un "Ci siamo scambiati le idee". Nessuna bella idea, quindi.

Da un esponente di governo che afferma "Quando l'Italia è entrata nell'euro lo ha fatto con paesi come l'Irlanda che faceva le padelle, la Grecia che non faceva un cazzo, e il nostro Sud che faceva, come la Grecia, un cazzo", come minimo ci si aspetta, o ci si aspetterebbe, dopo un incontro tra ministri, una presa di posizione altrettanto feroce. Invece il giorno dopo aver affermato che l’Irlanda faceva le padelle e ll sud italia e la Grecia un cazzo, Bossi è stato capace di dirci solo che dobbiamo seguire le direttive della Ue e che non possiamo fare altrimenti. Io, però, quando Bossi attendeva di incontrare Tremonti, sapevo che le cose sarebbero andate così. E lo sapevo non perché sono intelligente. No, non per questo. Lo sapevo perché sono un grande fanatico del Montaggio parallelo. Ma proprio tanto. 

lunedì 8 agosto 2011

il segnapagine del 08.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

DIS.AMB.IGUANDO, I costi della politica raccontati da un parlamentare del Pd: Dove sta il problema? Che in Italia una gran parte di queste risorse sono trasferite cash ai singoli parlamentari che le amministrano un po’ come vogliono. Negli altri paesi, una parte consistente è invece gestita, per conto del parlamentare, dall’amministrazione della camera di appartenenza.
In coma è meglio, Tonno scatenato: Un po’ di tempo fa mi è apparso Dio. Non un Padre Pio qualsiasi, ma Dio in persona. Me lo ricordo perché era giovedì e mi stavo tagliando le unghie dei piedi, che è una cosa che non faccio praticamente mai e comunque mai di giovedì.
Malvino, I limiti della nonviolenza: Volendo trovare a tutti i costi un difetto a Massimo Bordin, direi sia quello di non aver mai rotto una sedia sul groppone di Marco Pannella, cosa che il vecchiaccio ha meritato innumerevoli volte. Ieri, per esempio.
Cloridrato di sviluppina, Double dip (un breve editoriale): Il panorama politico è devastante. Invidio sinceramente quelli che oggi guarderanno il TG1 e leggeranno il Resto del Carlino ricavandone l’impressione...
L'orizzonte degli eventi, La situazione Tina: In soldoni e tradotto in tutte le lingue: "il mondo è questo e ve lo ciucciate così". Con la globalizzazione, il mercato dei pirati della Malesia, le borse, gli Standard & Poors (dove i poors saremmo noi) e la forbice tra quelli che pagano sempre e gli altri che non pagano mai che ormai si sta spezzando.

Invece di riposare

del Disagiato

Lavorare di domenica non è un piacere per nessuno, come potete immaginare. Già a me lavorare non piace, quindi figuratevi lavorare di domenica, quando il quartiere che mi ospita dorme in un silenzio punteggiato solo dal rumore delle posate e quando gli altri, quelli che hanno la sfortuna di conoscermi ed essermi amici, mi chiamano per propormi un film in dvd o un birra piccola oppure vengo da te e poi vediamo. “No, devo lavorare”, rispondo e allora sul telefono si spalmano risposte un po’ deluse ma non troppo: “Ah, già, mi ero dimenticato che questa settimana lavori pure di domenica”. I centri commerciali sono fatti così, hanno queste cose che si chiamano “aperture straordinarie” e che cadono sempre nella prima domenica del mese (in Lombardia) e che capitano, anche se non sempre, a fine mese: per la festa dei funghi, per la festa del porco, per la festa del paese, per la festa dei ciabattini e via dicendo. Strategie commerciali: si inventano qualsiasi cosa pur di portare soldi nelle casse dei negozi.

Quello che voglio dire è che nonostante lo sconforto anche di domenica noi commessi riusciamo ad abbandonare mariti, mogli, fidanzati o gatti per trascinarci in negozio. Riusciamo a metterci un buon vestito e buone scarpe e riusciamo a trovare il giusto tono di voce per parlare e rispondere. Riusciamo a fare tutto questo nonostante sia domenica, nonostante ci abbiano insegnato che di domenica si riposa e cioè quando anche gli altri si riposano e il mondo è un po’ più fermo per farci riposare. Allora ieri mi sono vestito, ho fatto le scale dal mio terzo piano in giù, e una volta arrivato davanti alla porta di uno dei due appartamenti al piano terra, ho visto questa cosa:

domenica 7 agosto 2011

Va bene se

del Disagiato

“Va bene se sul pacchetto regalo le metto un fiocco rosso?”.
“No, no, no, guarda che il libro devo regalarlo a un’amica, niente di compromettente, sono felicemente sposato e ho pure due figli. Quindi, per favore, non metterlo rosso ma se ce l’hai un colore un po’ neutro, non troppo accesso. È solo un’amica, niente di più”.

                                                                      ***
“Scusi, avete il diario di Anna Falchi?”
“Di Anna Frank, forse?”.
“Bravo, quello”.

                                                                     ***

“Salve, mi servirebbe una cartolina del Marocco”.
“Non ho capito”.
“Mi servirebbe una cartolina del Marocco”
“Una cartina, vorrebbe dire”
“No, no, intendo proprio una cartolina del Marocco, quella con la fotografia da spedire”.
“Ah, ah, ah, no mi dispiace, non vendiamo cartoline, ah, ah, ah.”.
“Non riesco a trovarla da nessuna parte, cazzo. Vabbè, grazie comunque” 

sabato 6 agosto 2011

il segnapagine del 06.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Distanti saluti, Parliamo di islamofobia: Islamofobia è una parola fasulla perché cerca di accostare al razzismo il rifiuto di una religione. È una parola clericale, come lo è cristianofobia, che Ratzinger usa tutte le volte che quelli come me fanno richieste sacrosante come la rimozione del crocifisso dalle aule.
Ocasapiens, Dopo: Nonostante le promesse di Obama e Medvedev nell’aprile di un anno fa, il disarmo nucleare è fermo. Chissà perché ne parlano soltanto, e poco, Stati Uniti e Russia?
Il nuovo mondo di Galatea, Menta omeopatica: Quindi non avevo menta sufficiente per farmi un’acqua e menta, e stavo già enumerando tutti gli insulti noti, quando mi è venuta in mente Giada, che è la mia amica patita di omeopatia. Ché Giada all’omeopatia ci crede, e non si limita a crederci come quelli che vanno dal medico e si fanno prescrivere le gocce omeopatiche senza capire bene cosa siano e perché siano differenti dalle medicine ufficiali.
Il Nichilista, Come vanno le aziende quotate del Cav: Il colosso della comunicazione Mediaset, per esempio, ha visto ridursi la sua quotazione del 15% nell’ultima settimana, passando dai 2,99 euro del 29 luglio ai 2,54 del 4 agosto. L’emorragia è anche più consistente rispetto a un mese fa, quando il valore si attestava intorno ai 3,25 euro. Il 4 agosto 2010, poi, un’azione Mediaset valeva 4,94 euro, cioè quasi il doppio.

I mariti delle commesse

del Disagiato

I mariti delle commesse, venuti a prendere le mogli, arrivano sempre un po’ prima della chiusura del centro commerciale per avere il tempo di vedere come va la vita dalle nostre parti, che si dice, quale buon vento ciao, come stai. Hanno la faccia da gente tradita, da chi stava afferrando qualcosa ma poi tutto si è sgretolato, si è mosso e il bersaglio è stato mancato. Allora gli è toccato ricominciare e basta guardarli in faccia, i mariti delle commesse, per capire che sono alla loro ennesima partenza. I mariti delle commesse hanno sempre pantaloni belli e scarpe brutte e per favore non chiedetemi il perché. Perché? Perché tornano a casa dall’ufficio, si mettono in ciabatte, cenano, portano fuori il cane con le scarpe da giardinetto, quelle che se anche si sporcano di escrementi chissenefrega, e poi vanno a prendere la moglie che fa la commessa da tanti anni, che è arrivata fino alla terza media oppure ha cominciato le superiori ma poi ha incontrato lui ed è finita parcheggiata in una profumeria.

I mariti delle commesse quando entrano nel centro commerciale guardano sempre in alto e non chiedetemi il perché. Perché? Perché i rumori del centro commerciale vanno a finire tutti in alto e sembra che lassù stia accadendo qualcosa mentre invece è solo un effetto acustico. Allora entrano, guardano in alto, sempre e alla stessa ora, e poi vanno a sedersi sulla panchina che sta di fronte al supermercato e, per cortesia, non chiedetemi il perché. Perché? Si vanno a sedere sulle panchine che stanno accanto all’entrata del supermercato perché lì, in quei paraggi, possono vedere le commesse giovani e non sposate che lavorano nei negozi di abbigliamento. Guardano i culi delle commesse, insomma, e spesso i mariti si incontrano e commentano e valutano. “Guarda lì che roba, hai visto?”, dice uno. “Sì, sì, ho visto”, dice l’altro. E poi riprendono a parlare di terzini mediocri che domenica hanno mancato la palla. 

venerdì 5 agosto 2011

il segnapagine del 05.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Sono storie, Primus inter pares: Se vi capita, guardatevi la galleria di foto sul sito della Casa Bianca, che raccontano la stagione complicata di Barack Obama e dell’America nell’epoca della sua bancarotta tecnica. E’ la storia difficile di un uomo chiamato a prendere decisioni difficili.
Un tal Lucas, A silvio buco: Berlusconi vuole evitare questa sofferenza del "passo indietro". E vuole evitarla perché crede ancora, dannatamente, di essere indispensabile. È un io malato da tempo il suo, come quello di tanti d'altronde.
Luca De Biase, Quante tasse: Usa V. Resto del Mondo: Kevin Slavin segnala: la media Usa è bassa soprattutto perché le tasse sui super-ricchi sono state abbassate drasticamente.
rispettarelosceno, Assecondare la claustrofobia: E poi io sono diventata una spacciatrice! Una volta c’erano le sostanze per andare fuori: ti facevi una bomba ed iniziavi a parlare così: questo sistema non va bene … Adesso per flipparti il cervello ci vogliono i discorsi. Ed io spaccio i discorsi! Chiaro? Ma le persone come te non hanno grande simpatia per le parole, le spiegazioni, per i discorsi!
Metilparaben, L'uomo senza scarpe: Ieri sera un tizio mi ha fermato in mezzo alla strada. Parlava con un accento straniero, non saprei dire di che posto, era un tantino brillo, ma solo un po', e camminava scalzo.

Chi state difendendo

del Disagiato

Solo per chiarire, volevo sottolineare che quando un'associazione (i bibliotecari, per esempio) o un privato scrive una lettera al Presidente della Repubblica per lamentarsi della legge sui libri che partirà a settembre (i libri non godranno più di notevoli sconti), in quello stesso momento sta difendendo dei cittadini che solitamente leggono libri d'intrattenimento. Ognuno fa e legge quello che vuole, ci mancherebbe, però non vorrei che pensaste che i lettori toccati dalla legge siano tutti interessati alla buona letteratura. Quando difendiamo i diritti dei lettori in realtà stiamo difendendo gente che legge libri come questi:



I più intellettuali, quelli che indossano la giacca con le toppe sui gomiti, ultimamente leggono questo: 

giovedì 4 agosto 2011

il segnapagine del 04.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

diciottobrumaio, Scarface: Il presidente del consiglio ieri al parlamento ha dimostrato realmente la sua cifra di statista, soprattutto quando ha citato la Salerno-Reggio Calabria. Nulla esprime meglio questa situazione dell’antica frase: In girum imus nocte et consumimur igni. Giriamo intorno nella notte e siamo divorati dal fuoco.
noiseFromAmerika, Università italiana: fuori i (cog)nomi: Molti settori accademici hanno una notevole scarsità di cognomi e quindi un'alta probabilità di essere severamente influenzati dal nepotismo. Va notato che estraendo i campioni dalla distribuzione di tutti gli accademici, si tiene conto del fatto che alcuni cognomi sono frequenti, mentre la maggior parte sono rari.
Daveblog, Assistenza clienti Telecom: In conclusione: maledetto bisogno. E maledetta pigrizia: ho mandato a quel paese tutte le compagnie telefoniche che mi telefonano a casa la sera per offrirmi le loro promozioni, giurando fedeltá a Telecom per togliermele dalle scatole, ma Telecom non mi merita e la sua assistenza clienti fa pena. Questa è la frase che vorrei che Google indicizzasse, come se il Daveblog fosse il Washington Post.

Ma come fate?

del Disagiato

Ieri sera, con un amico, sono stato a una delle tante Case del Popolo di Brescia, un localino dove si suona musica che alla radio non ascolti mai (anche ieri sera si suonava), dove ci sono giornali di sinistra sui tavoli, dove i toni sono amichevoli e dove l’arredamento cadente neanche lo noti, perché quello che conta, alla fine, è quello che abbiamo dentro. Si mangia molto bene, alla Casa del Popolo, si beve ottimo vino e i ragazzi che gestiscono l’ambiente sono molto gentili. E comunque, ripeto, lì, in quel posto, quello che conta è quello che abbiamo dentro. Qualcuno là in fondo ha ruttato? Non importa, capita, quello che conta è quello che abbiamo dentro. L’apparenza, l’esteriorità, lasciamoli a quelli che stanno nei locali fighetti, dalla parte opposta del centro città. Molte delle persone che conosco, lì dentro, è gente che ha studiato letteratura o filosofia o scienze politiche o altre cose che con la pratica hanno poco a che fare. E in effetti hanno così poco a che fare con la pratica che sono in molti ad essere disoccupati. In molti, ieri sera, eravamo gente che ha letto Marx, Adorno, Primo Levi e Franzen, gente che si interessa di quello che succede nei baesi baschi e o nel profondo sud del suolo americano.

Alcuni organizzano feste popolari, altri manifestazioni, altri ancora sono i capoccia del centro sociale bresciano e io non è che li conosca bene, però, insomma, si condividono alcune cose che hanno a che fare con il rancore, la politica e le cene da quattro soldi. 

mercoledì 3 agosto 2011

il segnapagine del 03.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Non ne so abbastanza, Solidarietà di casta: Immagino che la cosa andrà avanti, e che il povero tenutario di quel blog dovrà affrontare di nuovo la Grande Casa Farmaceutica, la quale probabilmente ritiene che il proprio fatturato le conferisca, oltre che grassi utili, una sorta di monopolio del sapere e della scienza. Questo comporterà rogne e spese: è un rischio a cui va incontro chiunque scriva -aggratis e per passione- sulla rete.
Piste, Ancora più deserto di così: Cioè, dopo che hai toccato il fondo, hai scavato, hai consumato pale e badili, le unghie, hai scoperto Facchinetti Jr, più sotto cosa c'è? Quali creature lovecraftiane?
minima&moralia, Mezzanotte Strega: Storia della mia gente: che libro è? È bello? È brutto? È così così? Secondo me è il libro più brutto che uno scrittore di talento come Nesi abbia scritto: dichiaratamente moralista, utilizza nella maniera più stanca e prevedibile le capacità stilistiche che Nesi ha saputo dimostrare in una serie di opere infinitamente migliori.
nonunacosaseria, In bocca al lupo, Elisa!: “Senti, ma... lì da voi come sta andando?” (“so di essere indiscreta, ma anche voi siete nella cacca?”)
Luxemburg(rosa), In alto o in basso?: Il mese scorso, per esempio, ne è germinato uno, di camelia, arrivato, raccattato e messo in tasca durante una passeggiata nella prefettura di Fukushima, in un giardino che non so se c’è ancora.

Il potere del commesso

del Disagiato

Ieri pomeriggio una giovane ragazza è venuta con aria da pulcino bagnato in cassa, dove mi trovavo io, e mi ha detto: “Scusi se la disturbo, ma posso chiederle una cosa?”. “Dimmi pure” “Ecco, volevo solo sapere se state cercando personale” e mentre mi chiedeva questa cosa incassava la testa nelle spalle, come fanno le persone quando sanno di essere di troppo ma che, per sventura, sono costrette a buttarsi nella mischia. Alla sua domanda formulata con tanta gentilezza e dolcezza le ho risposto: “Guarda, in questo momento non stiamo cercando, però ti consiglio di lasciare il curriculum, se ce l’hai”. “Sì, sì, ce l’ho qui con me”, mi ha detto e allora dalla sua borsa ha tirato fuori una cartelletta e dalla cartelletta ha estratto un paio di fogli con nome, cognome, data di nascita e via dicendo. “Ancora una cosa”, ha aggiunto incassando di nuovo la testa e con voce vellutata, “io qua ho scritto che sono disponibile per un orario part time, ma se ce ne fosse bisogno, ecco, io potrei anche adeguarmi e vedere di fare un full time o comunque qualche ora in più rispetto a quello che prevede un part time”. “Beh, sì, questo è ottimo”.

E dentro di me, mentre le manovre economiche nel centro commerciale continuavano, ho pensato che quella ragazza, con quella dolcezza e gentilezza, sarebbe stata un bene per la libreria. Anzi, per tutte le librerie e i negozi e le fabbriche e le scuole. Poi, però, succede che dico questa cosa:

martedì 2 agosto 2011

il segnapagine del 02.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

Notiziole di .mau., cosa nostra: Come forse sapete, il sindaco di Milano ha azzerato il consiglio di amministrazione di ATM, suscitando grande gioia tra molti utenti del servizio pubblico milanese di trasporti. Naturalmente la cosa non è andata molto a genio all'ormai ex presidente e amministratore delegato Elio Catania, che non ha mancato di puntualizzare le sue ragioni con una piccata dichiarazione.
Vivere a orecchio, A che punto siamo:(s)considerazioni disordinate generali: Per esempio, se doveste misurare il nostro paese rispetto a quello che era 40 anni fa cosa direste? Io direi che i passi indietro che sono stati fatti sono numerosi, perchè allora, nonostante ci fosse una democrazia bloccata, in un'Italia che era finita nella parte dell'occidente, le regole venivano rispettate.
Marco Cedolin, Economie e canaglie: Almeno tua moglie questa estate è riuscita a raggranellare qualche weekend di lavoro nello stand promozionale all’interno di un ipermercato e perfino tuo figlio ha lavorato quasi 3 mesi in quel call center. Era a 30 km di distanza e ha speso in benzina quasi tanto quanto ha guadagnato, ma a 30 anni e con una laurea in tasca, non può mica restare tutto il giorno a casa con quei giochini.
Sono io, Pappadorisi: Su repubblica di oggi leggevo l'indignazione bipartisan per le critiche alla casta e subito dopo ho letto sul sito Ansa che da domani e per la durata di un mese, i parlamentari di ogni bandiera politica saranno in ferie, quelli del Pdl poi ricordano che ogni anno in questo periodo si svolge un vero e proprio pellegrinaggio.

Le cose che cambieranno

del Disagiato

C’è una bellissima signora dai grandi occhi azzurri che ultimamente entra in libreria quasi tutti i giorni. Viene con i figli piccoli, di fretta, tanto per dare una sbirciatina a certi libri che stanno sugli scaffali del reparto Psicologia. In verità è sempre venuta, in libreria, ma ora deve essere accaduto qualcosa che le ha cambiato la vita. Azzardo, visto che non costa nulla: si sta separando dal marito. L’ho capito la settimana scorsa da un libro che teneva in mano. Era uno di quei libri che cercano di spiegare al lettore come dire ai figli che mamma e papà non staranno più assieme, che le cose presto per loro cambieranno, che mamma e papà non è che non si amano più ma semplicemente il tempo ha fatto loro capire di essere diversi. Uno di quei libri che consigliano al lettore quali distanze o misure prendere nei confronti dei figli, quali parole e toni adottare per dire che qualcosa si è rotto, che per loro ci saranno altre camere da letto, altre cucine, altri armadi e altri pezzi di cielo da guardare dalla finestra.

Insomma, ho capito che si sta separando dal fatto che teneva in mano un libro che spiega al lettore come dire ai figli nel modo più dolce possibile che presto conosceranno l’infelicità, la furia dell’inverno o senza la mamma o senza il papà, che verranno accompagnati a scuola o dalla mamma o dal papà, che verranno accompagnati da un oculista o in palestra dalla mamma o dal papà e che non esisterà più, per loro, la sorpresa. Ci sarà solo o la mamma o il papà, con l’eccezione aritmetica del sabato o della domenica. Un libro che spiega come dosare le lacrime, come saper gestite il volume della propria voce e delle proprie emozioni e come saper dare il giusto ritmo al proprio dolore. Mettere la virgola al posto giusto diventerà l’essenziale, tutto diventerà duro o fragile, pianto o sorriso, abbraccio o distacco, parole dette in cucine ritinteggiate recentemente o silenzi in camere costantemente in penombra. Perché i figli sono fragili e ora che mamma e papà si stanno lasciano lo saranno ancora di più. 

lunedì 1 agosto 2011

il segnapagine del 01.VIII.2011

dello Scorfano e del Disagiato

nonunacosaseria, L'omofobia al governo: Umberto Bossi ha un unico pregio: pensa quello che dice e dice quello che pensa.
Booksblog, Che fine hanno fatto i cadaveri di alcuni scrittori?: Molte volte le tombe degli scrittori (ma dei personaggi famosi in genere: cantanti, papi, vip e via dicendo) sono mete di pellegrinaggio, inteso in senso non strettamente religioso: quasi come se stare vicino allo scrittore, seppur morto, potesse instaurare una sorta di rapporto fisico che superi quello letterario della pagina scritta.
Leonardo, Storia di Carola e di sua sorella: Era Carola una giovane di nobili natali a cui la Natura, così parca abitualmente, così prudente nel dispensare i suoi doni ai mortali, aveva viceversa profuso un'avvenenza e un fascino senza pari.
In coma è meglio, Meccanica irrazionale: Un fenomeno che non è stato ancora studiato con la dovuta attenzione è l’aggrovigliamento dei cavi. Si tratta di un fenomeno ben noto, in particolare a chi per professione o per diletto conduce una vita a stretto contatto con cavi, fili o cordicelle di vario genere.

L'ordine

del Disagiato

In teoria, e dico in teoria, il mestiere del libraio implicherebbe anche una buona conoscenza dell’ordine oltre che una buona conoscenza dei libri e della loro casa editrice. In teoria, e dico in teoria, il mestiere del libraio implicherebbe anche la capacità di fare una buona esposizione dei volumi in vendita per attirare l’occhio distratto del cliente. In teoria il libraio dovrebbe saper fare queste cose e cioè saper collocare i libri nel posto giusto, saper scovare rapidamente un titolo, sapersi muovere nell’ordine alfabetico senza esitazione e saper, infine, sopportare il disordine a fine serata. Il libraio deve avere un po’ di disciplina, insomma, e per avere un po’ di disciplina deve amare l’ordine e la pulizia. Altrimenti non ci si muove, altrimenti il cliente aspetta e sbuffa, altrimenti i colleghi si innervosiscono per le pause e i dubbi dettati dal disordine. Ecco, tutto questo per questioni di mercato più che per questione di principio. Essere efficienti e disciplinati significa poter accontentare più clienti e più il cliente è contento più il cliente si sente amato e più il cliente si sente amato più torna. A questo, ripeto, serve la disciplina: a fare più soldi vendendo più libri.

Poi una sera di qualche mese fa è giunta in negozio la notizia che sarebbero arrivati due bancali di libri tascabili e in offerta. Ma con una novità: non esporli in maniera accurata. “Cosa vuol dire non esporli in maniera accurata?”, ho chiesto alla mia collega. E lei, stupita quanto me, ha cercato di interpretare la direttiva: “Penso voglia dire di collocarli in un grande cesto o espositore alla rinfusa, senza badare a un ordine alfabetico, senza badare agli autori o alle collane. Penso voglia dire questo”. “Sì, ma l’ordine che fine fa?”, ho ribattuto io.